Il frerismo indica l'ideologia e la strategia ispirate dai Fratelli Musulmani sin dalla loro fondazione nel 1928 ad opera di Hassan al-Banna. A differenza del salafismo (incentrato sulla pietà individuale) o del jihadismo (ricorso alla violenza armata), il frerismo privilegia una trasformazione lenta e istituzionale delle società ospitanti. I seguenti concetti ne strutturano la comprensione, organizzati dai fondamenti dottrinali alle modalità tattiche di azione.
I. Un salafismo politico moderno e espansivo
Un programma d'azione per il califfato
Per Florence Bergeaud-Blackler, il sistema d’azione frerista è un programma volto a ripristinare il califfato e a diffonderlo nel mondo. Esso non si riduce a un’organizzazione centralizzata né alla sola confraternita dei Fratelli Musulmani in senso stretto; indica piuttosto una modalità operativa ideologica, sociale e politica fondata sulla diffusione graduale delle norme islamiche negli ambiti ordinari della vita democratica. Questo sistema agisce meno attraverso lo scontro aperto che attraverso l’entrismo, la rete associativa, la retorica vittimistica, la mobilitazione giuridica, la legittimazione accademica e l’investimento nelle mediazioni sociali – istruzione, cultura, azione sociale, consumo, lotta contro le discriminazioni, rappresentanza dei musulmani. Mira così a creare un contesto normativo favorevole a una progressiva islamizzazione delle pratiche e dei quadri percettivi, avanzando sotto forme legali (da cui la sua denominazione di «islamismo legalista»), rispettabili e istituzionalmente accettabili. In questa prospettiva, il frerismo è un sistema di azione indiretta, che mira non tanto alla presa brutale del potere quanto alla trasformazione delle regole del gioco, delle sensibilità collettive e delle soglie di accettabilità nelle società europee.
Perché indicarlo con frerismo?
Lo si chiama «frerismo» proprio per non ridurre il fenomeno all'organizzazione dei Fratelli Musulmani intesa in senso stretto.
Il termine permette di distinguere due cose:
- Da un lato, c'è la confraternita storica, con le sue strutture, le sue sezioni, i suoi dirigenti e i suoi membri ufficiali.
- D'altra parte, ne deriva un sistema d’azione più ampio, diffuso e adattabile, che riprende lo spirito, le finalità, i repertori e i metodi della matrice frerista senza passare necessariamente attraverso un’appartenenza organica esplicita.
È caratterizzato da diversi concetti chiave:
1. L'integralismo
Il frerismo viene definito un’ideologia politico-religiosa di carattere integralista, di cui i Fratelli Musulmani sono «il primo gruppo a rivendicarne l’appartenenza» e ne «costituiscono inizialmente la matrice» [4]. L’integralismo coniuga tre dimensioni: una visione apologetica che produce una norma-canone, una dimensione di realizzazione sociale al tempo stesso collettiva e individuale, e un obiettivo politico incentrato sulla sharia ma adattato a uno spazio secolarizzato [4]. Si tratta di sottoporre tutte le sfere della vita – economica, educativa, culturale, giuridica, politica – alla norma islamica, attraverso percorsi graduali e compatibili con le forme istituzionali della società ospitante. L’integralismo costituisce la finalità alla quale tutti gli altri concetti sono subordinati.
2. L'adattabilità
La forza del frerismo risiede nella sua capacità di non riprodurre mai il proprio modello così com’è, ma di adattarlo e reinterpretarlo in base al contesto politico e al ruolo dei musulmani nella società ospitante. Questa adattabilità spiega la sua forza e la sua diffusione mondiale. Si distinguono due grandi poli ideologici: quello di Hassan al-Banna, definito wasatiyya (islam della via di mezzo), di cui Youssef al-Qaradawi è il principale punto di riferimento contemporaneo; e quello di Sayyid Qutb (1906-1966), più radicale, il cui pensiero è servito da fondamento a diversi gruppi violenti, se non addirittura terroristici. Questa flessibilità consente la coesistenza, all’interno di una stessa corrente, di discorsi apparentemente contraddittori a seconda dei destinatari. L’adattabilità è la caratteristica che rende l’integralismo operante in un contesto non musulmano.
II. Strategie generali
3. Il tamkin (empowerment / consolidamento)
Il tamkin (in arabo: «affermazione», «consolidamento», «emancipazione») è un concetto centrale del pensiero frerista che indica sia un obiettivo finale – il dominio politico globale dell’Islam – sia la strategia graduale per raggiungerlo.
Trova le sue radici nella distinzione coranica tra marhalat al-istid'āf (fase di debolezza, periodo meccano) e marhalat al-tamkīn (fase di empowerment, periodo medinese), che fornisce il quadro di riferimento strategico per giustificare le Fratelli Musulmani: fintanto che la umma si trova in una posizione di debolezza in un determinato territorio, la predicazione (da'wa), la dissimulazione e il lavoro istituzionale sono privilegiati; una volta acquisita la forza, diventa possibile l'imposizione della norma islamica.
Secondo il teorico frerista libico 'Ali al-Sallabi, il tamkin indica «il dominio dell'Islam su ogni altra religione e la sua sovranità sull'intera umanità». Nella letteratura interna alla confraternita, l’obiettivo deve essere raggiunto attraverso quattro fasi successive: (1) diffusione dell’Islam, (2) selezione e formazione degli individui, (3) risoluzione delle debolezze strutturali, (4) il tamkin vero e proprio.
Le principali fonti primarie sono il «Documento di Tamkine» (13 pagine), sequestrato dalla polizia egiziana nel 1992, e «Il Progetto», sequestrato nel 2001 nei pressi di Lugano nella villa di Youssef Nada, analizzato da Sylvain Besson (La Conquête de l'Occident, Seuil, 2005). Gli scritti di Yūsuf al-Qaradawi teorizzano le condizioni di transizione tra le due fasi. Il concetto è spesso associato al tawtine (insediamento / sedentarizzazione), strategia di radicamento territoriale in Occidente documentata in particolare da Mohamed Louizi.
4. La guerra ibrida
La guerra ibrida dei Fratelli Musulmani indica la combinazione coordinata di mezzi non militari volti a trasformare progressivamente le società ospitanti. Le controstrategie efficaci «possono avere successo solo se il carattere ibrido dell’approccio dei Fratelli Musulmani è stato pienamente chiarito » [11]. Essa articola diversi ambiti d’azione simultanei: quello giuridico (precedenti favorevoli, costi reputazionali per i critici, normalizzazione delle posizioni) [7]; l’intimidazione mirata, che non prende più di mira solo gli oppositori politici e mediatici ma «sempre più anche giudici, pubblici ministeri, insegnanti e funzionari pubblici» [17]; la destabilizzazione (isolamento dei critici, denuncia pubblica, normalizzazione della violenza come mezzo di confronto) [17]; il controllo territoriale informale (assunzione di «funzioni informali di mantenimento dell’ordine per controllare i quartieri a maggioranza musulmana») [17]; il finanziamento, con contributi considerevoli provenienti in particolare dal Qatar, dal Kuwait e dalla Turchia [21].
5. La da’wa (predicazione strategica)
La da’wa, ovvero la predicazione, è una delle leve della progressiva islamizzazione delle società. È utilizzata da tutte le correnti islamiste, ma occupa un ruolo diverso: dominante tra i salafiti e i Tablighi, rimane importante per i Fratelli Musulmani che la combinano con l'entrismo istituzionale [4]. Nel contesto frerista, la daawa mira meno a una conversione religiosa individuale che alla progressiva strutturazione di un quadro di riferimento islamico all’interno delle comunità musulmane europee.
III. Strategie operative
6. L'entrismo
L'entrismo è la strategia fondamentale del frerismo nel contesto europeo. Il Ministero dell'Interno francese lo definisce come «l'approccio proattivo di alcuni attori o movimenti separatisti volto a infiltrarsi nelle istituzioni, associazioni o strutture pubbliche o private con l’obiettivo di far prevalere progressivamente una visione politica dell’Islam, spesso nascondendo le proprie vere intenzioni dietro un discorso apparentemente conforme ai principi repubblicani» [6].
Questa strategia si basa su un trittico fondamentale: occultamento – doppio linguaggio – vittimizzazione [6, 15]. Questi tre pilastri funzionano come un sistema articolato:
- L'occultamento consiste nel nascondere l'identità organizzativa frerista stessa e i reali obiettivi dottrinali: affiliazioni strutturali non dichiarate, finanziamenti opachi, dottrina integralista soffocata nella sfera pubblica. Si basa su una cultura della segretezza ereditata dalla fondazione della confraternita da parte di Hassan al-Banna [6].
- Il doppio discorso consiste nel mantenere due linguaggi a seconda del pubblico di riferimento: un discorso misurato e repubblicano rivolto alle istituzioni, ai media e al grande pubblico occidentale; un discorso dottrinale e integralista rivolto ai fedeli, spesso in arabo, nelle prediche interne o negli scritti teologici [15].
- La vittimizzazione consiste nel presentarsi come vittima di un'ostilità strutturale delle società occidentali (in particolare attraverso la categoria dell’«islamofobia») per neutralizzare la critica, mobilitare alleanze politiche e giuridiche e trasformare l’analisi critica dell’ideologia in un’aggressione contro i musulmani in quanto gruppo [6, 15].
L'entrismo si basa sul reclutamento mirato di élite (ingegneri, avvocati, accademici, imprenditori) che ricoprono posizioni strategiche e su un coinvolgimento sistematico delle istituzioni locali, nazionali, europee e internazionali [15]. In Europa, i Fratelli Musulmani hanno deliberatamente rinunciato a creare partiti islamisti per privilegiare questa strategia di influenza a lungo termine.
7. Il legalismo
Il legalismo indica l'uso strategico del quadro giuridico democratico da parte dei Fratelli Musulmani come vettore principale di trasformazione delle società ospitanti. Esso costituisce la firma metodologica del frerismo europeo, che ha esplicitamente rinunciato – nel contesto occidentale – alla conquista violenta o rivoluzionaria del potere per privilegiare le vie legali offerte dallo Stato di diritto. Il legalismo frerista opera su tre livelli interconnessi: la conformità formale alle norme dello Stato di diritto (costituzione di associazioni ai sensi della legge del 1901 o equivalenti ASBL, rispetto degli obblighi dichiarativi, richiesta di sovvenzioni pubbliche, partecipazione ai meccanismi di dialogo istituzionale con le confessioni religiose); la strumentalizzazione offensiva del diritto (ricorso ai tribunali per stabilire precedenti favorevoli, ricorso sistematico alle legislazioni antidiscriminatorie per trasformare «l’esame legittimo dell’ideologia islamista in violazioni perseguibili dei diritti civili » e «normalizzare le proprie posizioni stabilendo quadri giuridici favorevoli ai propri obiettivi a lungo termine») [7]; la progressiva riconfigurazione delle norme attraverso la mobilitazione dei quadri giuridici dei diritti umani e degli strumenti internazionali (ONU, Consiglio d’Europa, OCI). Il legalismo distingue così strutturalmente il frerismo dal jihadismo: laddove quest’ultimo contesta frontalmente la legittimità dell’ordine giuridico occidentale, il frerismo lo investe come risorsa e campo di battaglia.
8. La sovversione
La sovversione frerista è una forma di jihad non violenta che «non ricorre direttamente alla violenza fisica, ma piuttosto alla coercizione psicologica». Consiste nel «rivoltare la forza del nemico contro se stesso senza che se ne renda conto, indurlo a modificare il proprio comportamento e a rinnegare i propri valori di sua spontanea volontà» [8]. Questo processo, che richiede pazienza, si avvale di tre leve: il diversivo, la demoralizzazione e il doppio linguaggio [8]. La sovversione mira in particolare a rendere gli schemi interpretativi islamici il discorso dominante nella politica, nei media e nel mondo accademico, e a delegittimare qualsiasi critica definendola «islamofobia» o «ostilità verso l’Islam» [21]. Essa costituisce la forma dominante della jihad nelle società occidentali secolarizzate, distinta dalla jihad offensiva e militare [8]. Il legalismo e la sovversione formano una coppia operativa: il primo garantisce la facciata di rispettabilità che la seconda sfrutta in profondità per riconfigurare le categorie mentali e morali delle società ospitanti.
9. Comunitarismo / separatismo
Il comunitarismo frerista si riferisce alla progressiva costituzione di un ambiente musulmano organizzato in uno spazio collettivo relativamente autonomo, con le proprie istituzioni e le proprie reti associative, educative, mediatiche, economiche e talvolta politiche. Questa logica può assumere una forma comunitarista quando mira innanzitutto a rafforzare un senso di appartenenza distinto all’interno della società globale; può evolvere verso il separatismo quando tende al rifiuto pratico delle norme comuni a favore di norme concorrenti. Ma né il comunitarismo né il separatismo bastano a definire interamente la sua dinamica. La loro vocazione profonda è espansionistica: non si tratta solo di distinguersi, ma di estendere la propria influenza, di incidere sul contesto sociale e istituzionale e di trasformare progressivamente le regole del gioco. È in questa prospettiva che vanno compresi i mezzi di influenza, di entrismo e di infiltrazione: essi non sono marginali, ma sono al centro di una strategia di diffusione, di radicamento e di conquista normativa. Il comunitarismo ne costituisce quindi la base sociale, il separatismo una delle forme possibili e l’entrismo una delle principali modalità operative al servizio di una logica di espansione.
IV. Tattiche
10. Il doppio linguaggio
Il doppio linguaggio è il secondo pilastro del trittico dell'entrismo (cfr. §6). Consiste nel manifestare pubblicamente l'adesione ai valori repubblicani e democratici, pur perseguendo, internamente, obiettivi incompatibili con essi [15]. Consente al contempo di rassicurare le istituzioni, garantire finanziamenti pubblici, legittimarsi agli occhi dei rappresentanti eletti e mantenere la coesione dottrinale interna. A questo proposito, la DGSI sottolinea che la confraternita «offre un’immagine elitaria, colta e quindi rassicurante, che accompagna con iniziative rivolte alle istituzioni locali, nazionali, europee e mondiali allo scopo di legittimarsi» [15]. Essa opera sia come tattica discorsiva (scelta del registro in base al pubblico) sia come leva di sovversione (contribuendo alla demoralizzazione delle società ospitanti attraverso la dissonanza alimentata tra l’immagine pubblica e gli obiettivi reali).
11. La vittimizzazione
La vittimizzazione è il terzo pilastro del trittico dell’entrismo (vedi §6). Consiste nel presentarsi come vittima di una società occidentale presumibilmente strutturalmente ostile (in particolare attraverso la categoria dell’«islamofobia»), al fine di neutralizzare la critica, mobilitare alleanze politiche e giuridiche (diritti umani, antirazzismo, decolonialismo) e conquistare una legittimità morale nella sfera pubblica. Trasforma l’analisi critica dell’ideologia in un’aggressione contro i musulmani in quanto gruppo [6, 15]. Costituisce inoltre il principale motore discorsivo del legalismo offensivo, che ne fa uno strumento contenzioso dinanzi alle giurisdizioni nazionali ed europee.
Fonti documentarie citate
Fonti in versione integrale nella banca dati del CERIF
Relazioni istituzionali e parlamentari
- [3] Groupe de travail LR présidé par la sénatrice Jacqueline Eustache-Brinio, L'islamisme : obstacle à notre cohésion nationale ?
- [4] Ministère de l'Intérieur (France), Frères musulmans et islamisme politique en France.
- [6] Assemblée nationale ; Xavier Breton ; Matthieu Bloch, Rapport fait au nom de la Commission d'enquête sur les liens existants entre les représentants de mouvements politiques et des organisations et réseaux soutenant l'action terroriste ou propageant l'idéologie islamiste, p. 47.
- [10] Comité R Belgique - services de renseignements, Enquête de contrôle relative au suivi par les services de renseignement des Frères musulmans et de la menace éventuelle que ceux-ci constituent en Belgique, p. 8.
- [15] Assemblée nationale ; Xavier Breton ; Matthieu Bloch, Rapport fait au nom de la Commission d'enquête […], p. 48.
Documenti di ricerca e relazioni peritali
- [1] Florence Bergeaud-Blackler, Le frérisme et ses réseaux.
- [2] Arbeitskreis Politischer Islam (AK Polis), Gründungsresolution, p. 2.
- [11] Heiko Heinisch, Nina Scholz, Gustav E. Gustenau, Politischer Islam hybride Bedrohung (traduction DeepL française).
- [17] Heiko Heinisch, Nina Scholz, Gustav E. Gustenau, Politischer Islam hybride Bedrohung (traduction DeepL française).
- [21] Heiko Heinisch, Nina Scholz, Gustav E. Gustenau, Politischer Islam hybride Bedrohung (traduction DeepL française).
Studi sulle reti Fratelli Musulmani
- [5] The Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP), L'influence croissante de la confrérie des Frères musulmans sur la politique, le monde universitaire et la société civile au Canada (trad. fr.), p. 15.
- [7] ISGAP, The Muslim Brotherhood's Strategic Entryism into the United States: A Systemic Analysis, p. 72.
- [9] ISGAP, An Examination of SJP's Messaging and Recruitment Tactics, p. 68.
- [12] ISGAP, The Growing Influence of the Muslim Brotherhood on Politics, Academia and Civil Society in Canada, p. 20.
- [14] ISGAP, L'influence croissante de la confrérie des Frères musulmans […] au Canada (trad. fr.), p. 15.
- [18] ISGAP, The Growing Influence of the Muslim Brotherhood […] in Canada, p. 15.
- [19] ISGAP, L'influence croissante de la confrérie des Frères musulmans […] au Canada (trad. fr.), p. 7.