Aggiornamento settimanale
ogni lunedì alle 7
Parigi e Washington prendono di mira la stessa corrente nella stessa settimana, ma con strumenti opposti. La Francia ricorre alla polizia amministrativa per tenere gli imam a distanza dal Papa; gli Stati Uniti discutono se inserire la principale lobby musulmana americana, il CAIR, nella lista nera del terrorismo internazionale.
🇮🇹 Il 25 settembre Roma ha approvato il primo provvedimento governativo europeo della serie: divieto di indossare il velo integrale a scuola e limite massimo del 30% di alunni non italofoni per classe. Il dibattito è passato dalle commissioni parlamentari alla fase legislativa.
🇦🇹 A Vienna si incrociano due movimenti inaspettati: la principale organizzazione cattolica laica austriaca, sostenuta dai vescovi, chiede l’istituzione di un’agenzia pubblica incaricata di documentare i movimenti religiosi antidemocratici; nella stessa settimana, una federazione della Comunità islamica del Paese viene segnalata per aver patrocinato un club dipendente dalla Diyanet turca.
Aggiornamento settimanale sulle reti frerista, sulle loro attività e modalità operative, sugli studi, i rapporti e le indagini che le documentano, nonché sulle misure adottate dagli Stati in Europa e in Nord America. Pubblicato ogni lunedì alle 7:00 (ora di Parigi).
Come funziona il monitoraggio settimanale del CERIF? Clicca per espandere: cosa vedi, da dove proviene, le fonti consultate, i criteri di selezione.
What is it?
The Observatory publishes a weekly watch every Monday at 7 AM on Muslim Brotherhood networks and organized political Islam. You'll find 9 carefully selected articles on average from verified sources, organized by geographic zone (France, Europe, United States, Canada, Australasia).
How does it work?
- IN BRIEF (top): three paragraphs that give the week's significance - not a repetition of articles, but an analysis of convergences, shifts, silences.
- IN DETAIL (bottom): articles organized by region in clickable tabs. Click a zone to see only what's happening there.
Where does it come from?
The watch draws on a public list of about 125 sources maintained by CERIF: some forty specialised research centres (GWU Program on Extremism, ISGAP, Hudson Institute, Policy Exchange, AK Polis, DPI Austria, EM2C…) and some sixty press titles (France, Belgium, UK, US, Canada, Germany, Austria, Spain, Italy…), plus official sources: ministries, prefectures, courts, parliaments.
Every Monday an automated assistant reads the research centres one by one and sweeps the press and official sources through targeted searches, zone by zone. Some major dailies block automated reading; they are then covered by search rather than direct reading. A source-by-source coverage report is kept for each edition.
Selection criteria: each article must directly address Muslim Brotherhood networks or organised political Islam, date from less than two weeks ago, and link precisely to a primary source or an established press title. Aggregators and sites of uncertain reliability are excluded.
Who validates?
Nothing is published without review: each edition is proposed as a draft, then read and validated by CERIF's team before going online. The cycle combines systematic coverage with human editorial judgment.
Fare clic su una zona per visualizzare solo i suoi articoli.
Francia
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Parigi e Saint-Denis
Secondo le informazioni fornite da Europe 1 e confermate dal JDD, il Ministero dell'Interno (Beauvau) ha emanato diversi decreti ministeriali rivolti a «persone ritenute radicalizzate» vicine alla corrente islamista, con il divieto di presentarsi a Parigi e a Saint-Denis durante la visita di papa Leone XIV dal 25 al 28 settembre 2026. Si tratta di una serie di decreti individuali, non di una misura generale: ogni decreto è firmato dal ministro dell’Interno e si basa su una nota dei servizi di intelligence territoriali. Si tratta della prima applicazione su larga scala di questi divieti ministeriali dall’inizio dell’anno scolastico, dopo lo scioglimento dell’Associazione culturale di Aulnay Sud (16 settembre, cfr. S39).
Europe 1 · 24 settembre 2026
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Parigi
L'ex imam Noureddine Aoussat, 65 anni, franco-algerino, ex cappellano della Grande Moschea di Parigi ed ex docente alla Sorbona, il 12 settembre 2026 è stato sottoposto a una misura individuale di controllo amministrativo e sorveglianza firmata dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che gli vieta di recarsi a Parigi, a Saint-Denis, a Lourdes e nella Mosella dal 25 al 28 settembre 2026, con l’obbligo di presentarsi quotidianamente alle ore 14. Il motivo addotto da Beauvau è una «minaccia di particolare gravità» per l’ordine pubblico in occasione della visita di papa Leone XIV. Aoussat ha presentato un ricorso d’urgenza per la sospensione del provvedimento dinanzi al tribunale amministrativo di Parigi; il giudice dei provvedimenti d’urgenza ha respinto la sua richiesta il 27 settembre 2026 senza entrare nel merito, lasciando che la misura producesse i suoi effetti fino al termine della visita pontificia.
Mizane Info · 27 settembre 2026
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Chalon-sur-Saône
Il 22 settembre 2026 il tribunale amministrativo di Digione ha ordinato all’associazione religiosa musulmana che dal 1978 occupava i locali comunali al numero 4 di rue Edgar-Quinet, a Chalon-sur-Saône, di liberare i locali entro quindici giorni. Il tribunale si è basato sull’articolo 2 della legge del 9 dicembre 1905, che vieta a un comune di mettere gratuitamente a disposizione di un’associazione religiosa un locale comunale. Il sindaco Gilles Platret (Indipendente di destra) ha «accolto con favore» la decisione, che presenta come un ripristino del «diritto fondamentale» del Comune. Il Consiglio contro l’islamofobia in Europa (ex CCIF) ha denunciato una «violazione del principio di uguaglianza». Si tratta della prima decisione amministrativa francese di questo inizio anno sul regime dei contratti di locazione comunali concessi alle associazioni religiose musulmane.
France 3 Borgogna-Franca Contea · 25 settembre 2026
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Strasburgo / Metz
Il 26 settembre 2026, *Le Point* pubblica un’inchiesta che torna sulla segnalazione, avvenuta il 18 settembre da parte dell’avv. Carine Chaix, legale della ricercatrice Florence Bergeaud-Blackler, nei confronti del procuratore finanziario presso la Camera dei conti regionale del Grand Est, del ministro dell’Istruzione superiore e del procuratore della Repubblica. Oggetto della segnalazione: la copertura da parte dell’Università di Strasburgo delle spese legali di Iman El Feki, dottoranda a contratto, in un procedimento per diffamazione intentato contro la ricercatrice, nonostante la presidente dell’università avesse dichiarato il 22 maggio 2025 che la tutela funzionale non era applicabile. Il caso entra in una nuova fase dopo la contro-indagine danese Magaard resa pubblica la settimana precedente (cfr. S39).
Le Point · 26 settembre 2026
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Bruxelles / Parigi
Il 23 settembre 2026 *Le Figaro* pubblica un’inchiesta in cui si afferma che la Commissione europea continua a cofinanziare le attività del Forum europeo delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane (FEMYSO), nonostante sia stato identificato fin dal 2020 come un'emanazione della rete dei Fratelli Musulmani, attraverso una serie di consorzi a cascata: il programma DEAR (Sviluppo dell’istruzione e della sensibilizzazione) finanzia il progetto TACKLE promosso da Avocats sans frontières, che a sua volta versa i fondi a FEMYSO. Il cofinanziamento diretto era tuttavia stato sospeso nel 2022, in seguito alla polemica scatenata dai tweet di Sarah Zouak e Amel Yacef. L’inchiesta è stata pubblicata in concomitanza con il Contributo CERIF n. 2026/30 pubblicato dall’Arbeitskreis Politischer Islam (AK Polis) il 21 settembre 2026, che documenta la tracciabilità finanziaria. Il 24 settembre, Front Populaire riporta la vicenda con il titolo «Bruxelles finanzia (ancora) l’entrismo islamista dei Fratelli Musulmani».
AK Polis (Contributo CERIF n. 2026/30) · 23 settembre 2026
Europa
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Roma
Il 25 settembre 2026 il Consiglio dei ministri italiano ha approvato, su proposta della ministra dell’Istruzione Giuseppa Valditara, un decreto-legge che vieta l’uso del velo integrale (burqa, niqab e qualsiasi altro copricapo che copra il volto) nelle scuole pubbliche e private convenzionate, fissando al 30% la quota massima di alunni non italofoni per classe. L’hijab che lascia il volto visibile rimane consentito. Le multe possono arrivare fino a 1.000 euro per i responsabili delle strutture. Il decreto ha efficacia immediata e deve essere ratificato dal Parlamento entro sessanta giorni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di «buon senso»; la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein denuncia un «decreto vergognoso». Si tratta del primo atto governativo europeo di una serie che, in Austria e nel Regno Unito, per il momento è rimasta in fase parlamentare.
Al Jazeera · 25 settembre 2026
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Londra
Il Ministero dell’Interno britannico ha rivelato al *Guardian*, in una risposta a una richiesta di accesso ai documenti pubblicata il 26 settembre 2026, di aver erogato 66 milioni di sterline a moschee e luoghi di culto musulmani tramite il proprio programma di sicurezza d’emergenza istituito dopo i disordini di Southport dell’estate del 2024, su un stanziamento complessivo di 69 milioni destinato a tutti i luoghi di culto. Il bilancio ricorrente del programma (Places of Worship Protective Security Funding Scheme) è passato da circa 73.000 sterline nel 2016-2017 a 41 milioni nell’aprile 2026. La dotazione per il 2026-2027 ammonta a 77,4 milioni di sterline, di cui 40 milioni destinati alle moschee. Questi dati ufficiali, finora frammentari, entrano nel dibattito pubblico in un momento in cui diversi beneficiari storici del programma sono vicini alla corrente frerista o alle reti Deobandi.
The Guardian (tramite AOL) · 26 settembre 2026
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Vienna
Il 22 settembre 2026, il quotidiano *Die Presse* pubblica un’inchiesta che documenta il sostegno finanziario, da parte di una federazione affiliata alla Comunità religiosa islamica d’Austria (Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich, IGGÖ), a un’associazione vicina al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dipendente dalla Diyanet, l’autorità religiosa statale turca. La federazione in questione fa capo all’ATIB (Unione Turco-Islamica), considerata dalle autorità austriache come il prolungamento istituzionale della Diyanet. L’indagine giunge mentre la commissione costituzionale del Nationalrat sta esaminando, dal 17 settembre (cfr. S39), il progetto dell’FPÖ volto a vietare le attività politico-islamiste, e mentre la ministra dell’Integrazione Claudia Bauer aveva dichiarato all’inizio di settembre di non «escludere nulla» riguardo all’IGGÖ.
Die Presse · 22 settembre 2026
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Vienna
L'Azione Cattolica austriaca (Katholische Aktion Österreich), la principale organizzazione laica della Conferenza Episcopale Austriaca, il 27 settembre 2026 ha chiesto al governo federale la creazione di un’agenzia pubblica dedicata alla documentazione delle «agitazioni religiose antidemocratiche». Questa presa di posizione istituzionale, senza precedenti noti a questo livello da parte cattolica, converge con il mandato della Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), istituita nel 2020 dal governo austriaco. Essa giunge nella stessa settimana in cui «Die Presse» ha riportato la notizia del patrocinio ATIB-IGGÖ e in cui la ministra dell’Integrazione Claudia Bauer, il 26 settembre, ha annunciato la sua intenzione di «rafforzare il controllo» dello Stato sull’insegnamento religioso confessionale.
Kathpress · 27 settembre 2026
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Münster
Il 24 settembre 2026 l’Università di Münster (Westphalische Wilhelms-Universität) ha inaugurato ufficialmente la prima facoltà tedesca di teologia islamica riconosciuta dallo Stato, sotto la direzione del teologo Mouhanad Khorchide, alla presenza del rettore Johannes Wessels. Il consiglio confessionale che sovrintende alle nomine è composto per un terzo da rappresentanti del Consiglio islamico tedesco (Islamrat), presieduto da Burhan Kesici, il cui membro principale è Milli Görüş (IGMG). L’IGMG è classificata come «islamista» dal Bundesamt für Verfassungsschutz (Ufficio federale per la protezione della Costituzione). Il consiglio dispone di un diritto di veto sulle nomine universitarie. L’Arbeitskreis Politischer Islam (AK Polis) definisce l’inaugurazione un «falso inizio» («Fehlstart») e ricorda l’attentato islamista perpetrato contro il Christopher Street Day di Berlino nel luglio 2026.
AK Polis · 24 settembre 2026
Stati Uniti
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Washington
Il 22 settembre 2026 è stata diffusa una serie coordinata di comunicati da parte dei repubblicani in cui si chiedeva all’amministrazione Trump di designare il Council on American-Islamic Relations (CAIR) come organizzazione terroristica straniera (Foreign Terrorist Organization, FTO). Tra i firmatari figurano: il senatore Ted Cruz (R-TX), che aveva interrogato il direttore dell’FBI Kash Patel su questo punto durante un’audizione della Commissione Giustizia del Senato la settimana precedente; il deputato Randy Fine (R-FL), autore del disegno di legge HR 4097 che affida al Dipartimento di Stato un esame entro novanta giorni; Chip Roy (R-TX), autore dell’HR 8236 («Designating Hamas Affiliates in America Act of 2026», sedici cofirmatari repubblicani); e Buddy Carter (R-GA). Tutti riprendono la stessa argomentazione tratta dal processo alla Holy Land Foundation (Dallas, 2008), in cui il CAIR figurava come «complice non incriminato». Non è stato individuato alcun sostegno da parte dei democratici. La designazione come organizzazione terroristica straniera (FTO) comporterebbe la sospensione dell’esenzione fiscale, il congelamento dei beni e la criminalizzazione del sostegno materiale. L’articolo di sintesi di The Center Square è stato ripreso da Just The News, Texas Scorecard, Jewish Insider e diverse emittenti Sinclair (WCIV, WEAR, WPBN, Fox Baltimore).
Just The News (tramite The Center Square) · 22 settembre 2026
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Washington / Alexandria
Islamic Relief USA (Alexandria, Virginia; 150 milioni di dollari di bilancio annuale), la principale organizzazione umanitaria musulmana degli Stati Uniti, il 15 settembre 2026 ha cambiato la propria denominazione in Islamic Development and Empowerment in America (IDEA), dopo diversi anni di pressioni da parte del Congresso. Una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti aveva richiesto all’IRS di avviare un’indagine nel settembre 2024 e poi nell’ottobre 2025. Il 12 settembre 2026, l’Assemblea Generale di Islamic Relief Worldwide (Birmingham) aveva votato all’unanimità l’esclusione di Islamic Relief USA dalla federazione internazionale. La notizia ha avuto grande risonanza mediatica a partire dal 22 settembre 2026 (Religion News Service, Devex, Civil Society Media, Third Sector, CharityWatch), conferendo una dimensione nazionale a quello che costituisce il primo cambiamento statutario di una grande organizzazione musulmana americana sotto la seconda amministrazione Trump.
Religion News Service · 22 settembre 2026
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Washington / Detroit
Il 27 settembre 2026 il Middle East Forum ha pubblicato un rapporto in cui si documenta che almeno due moschee 501(c)(3) esenti da imposte del Michigan abbiano fatto campagna dal pulpito a favore del candidato democratico Abdul El-Sayed prima delle primarie democratiche per il Senato del 4 agosto 2026, che egli ha vinto con 13.792 voti. L’imam Mohammad Ali Elahi (Islamic House of Wisdom, Dearborn Heights) è citato per nome: «Voterò per quest’uomo… votare è wajib quanto la preghiera». Due moschee hanno ospitato il candidato dal pulpito. L’argomentazione giuridica si basa sul divieto imposto alle organizzazioni 501(c)(3) di intervenire in una campagna elettorale. Questo rapporto fa direttamente seguito alla lettera del deputato Keith Self (R-TX) al Tesoro del 16 settembre, in cui si richiedeva un’indagine dell’IRS contro l’Islamic Society of North America (ISNA) dopo il suo 63° congresso annuale a Detroit (cfr. S39). Si apre così un secondo fronte fiscale, questa volta a livello degli stessi luoghi di culto.
Middle East Forum · 27 settembre 2026
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- Parigi e Saint-Denis - Il Ministero dell'Interno emana diversi decreti ministeriali di divieto di comparire nei confronti di imam e figure islamiste durante la visita di Papa Leone XIV dal 25 al 28 settembre 2026, una misura preventiva su larga scala motivata dalla minaccia all'ordine pubblico
Secondo le informazioni fornite da Europe 1 e confermate dal JDD, il Ministero dell'Interno (Beauvau) ha emanato diversi decreti ministeriali rivolti a «persone ritenute radicalizzate» vicine alla corrente islamista, con il divieto di presentarsi a Parigi e a Saint-Denis durante la visita di papa Leone XIV dal 25 al 28 settembre 2026. Si tratta di una serie di decreti individuali, non di una misura generale: ogni decreto è firmato dal ministro dell’Interno e si basa su una nota dei servizi di intelligence territoriali. Si tratta della prima applicazione su larga scala di questi divieti ministeriali dall’inizio dell’anno scolastico, dopo lo scioglimento dell’Associazione culturale di Aulnay Sud (16 settembre, cfr. S39).
Leggi nell'edizione → - Parigi - L'imam franco-algerino Noureddine Aoussat, 65 anni, ex cappellano della Sorbona, è stato sottoposto a una misura individuale di controllo amministrativo e di sorveglianza (MICAS) datata 12 settembre che gli vieta l'accesso a Parigi, Saint-Denis, Lourdes e la Mosella dal 25 al 28 settembre 2026; il 27 settembre il tribunale amministrativo di Parigi respinge la sua richiesta di sospensione in via d’urgenza senza entrare nel merito della questione
L'ex imam Noureddine Aoussat, 65 anni, franco-algerino, ex cappellano della Grande Moschea di Parigi ed ex docente alla Sorbona, il 12 settembre 2026 è stato sottoposto a una misura individuale di controllo amministrativo e sorveglianza firmata dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che gli vieta di recarsi a Parigi, a Saint-Denis, a Lourdes e nella Mosella dal 25 al 28 settembre 2026, con l’obbligo di presentarsi quotidianamente alle ore 14. Il motivo addotto da Beauvau è una «minaccia di particolare gravità» per l’ordine pubblico in occasione della visita di papa Leone XIV. Aoussat ha presentato un ricorso d’urgenza per la sospensione del provvedimento dinanzi al tribunale amministrativo di Parigi; il giudice dei provvedimenti d’urgenza ha respinto la sua richiesta il 27 settembre 2026 senza entrare nel merito, lasciando che la misura producesse i suoi effetti fino al termine della visita pontificia.
Leggi nell'edizione → - Chalon-sur-Saône - Il 22 settembre 2026 il Tribunale amministrativo di Digione ordina all’associazione religiosa musulmana che dal 1978 occupa i locali comunali al numero 4 di rue Edgar-Quinet di lasciare i locali entro quindici giorni, in base al divieto previsto dalla legge del 1905 di mettere a disposizione gratuitamente un locale di culto
Il 22 settembre 2026 il tribunale amministrativo di Digione ha ordinato all’associazione religiosa musulmana che dal 1978 occupava i locali comunali al numero 4 di rue Edgar-Quinet, a Chalon-sur-Saône, di liberare i locali entro quindici giorni. Il tribunale si è basato sull’articolo 2 della legge del 9 dicembre 1905, che vieta a un comune di mettere gratuitamente a disposizione di un’associazione religiosa un locale comunale. Il sindaco Gilles Platret (Indipendente di destra) ha «accolto con favore» la decisione, che presenta come un ripristino del «diritto fondamentale» del Comune. Il Consiglio contro l’islamofobia in Europa (ex CCIF) ha denunciato una «violazione del principio di uguaglianza». Si tratta della prima decisione amministrativa francese di questo inizio anno sul regime dei contratti di locazione comunali concessi alle associazioni religiose musulmane.
Leggi nell'edizione → - Strasburgo / Metz - Il 26 settembre, *Le Point* torna a occuparsi della denuncia presentata il 18 settembre dall’avv. Carine Chaix, avvocata della ricercatrice Florence Bergeaud-Blackler, al procuratore finanziario presso la Camera dei conti regionale del Grand Est in merito alla copertura, da parte dell’Università di Strasburgo, delle spese legali di una dottoranda a contratto coinvolta in un procedimento per diffamazione contro la ricercatrice
Il 26 settembre 2026, *Le Point* pubblica un’inchiesta che torna sulla segnalazione, avvenuta il 18 settembre da parte dell’avv. Carine Chaix, legale della ricercatrice Florence Bergeaud-Blackler, nei confronti del procuratore finanziario presso la Camera dei conti regionale del Grand Est, del ministro dell’Istruzione superiore e del procuratore della Repubblica. Oggetto della segnalazione: la copertura da parte dell’Università di Strasburgo delle spese legali di Iman El Feki, dottoranda a contratto, in un procedimento per diffamazione intentato contro la ricercatrice, nonostante la presidente dell’università avesse dichiarato il 22 maggio 2025 che la tutela funzionale non era applicabile. Il caso entra in una nuova fase dopo la contro-indagine danese Magaard resa pubblica la settimana precedente (cfr. S39).
Leggi nell'edizione → - Bruxelles / Parigi - Il 23 settembre Le Figaro riporta la notizia del cofinanziamento europeo indiretto del Forum europeo delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane (FEMYSO) attraverso il programma DEAR e il progetto TACKLE promosso da Avocats sans frontières, nonostante la prevista sospensione del finanziamento diretto nel 2022; indagine parallela dell’AK Polis (Contributo CERIF n. 2026/30)
Il 23 settembre 2026 *Le Figaro* pubblica un’inchiesta in cui si afferma che la Commissione europea continua a cofinanziare le attività del Forum europeo delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane (FEMYSO), nonostante sia stato identificato fin dal 2020 come un'emanazione della rete dei Fratelli Musulmani, attraverso una serie di consorzi a cascata: il programma DEAR (Sviluppo dell’istruzione e della sensibilizzazione) finanzia il progetto TACKLE promosso da Avocats sans frontières, che a sua volta versa i fondi a FEMYSO. Il cofinanziamento diretto era tuttavia stato sospeso nel 2022, in seguito alla polemica scatenata dai tweet di Sarah Zouak e Amel Yacef. L’inchiesta è stata pubblicata in concomitanza con il Contributo CERIF n. 2026/30 pubblicato dall’Arbeitskreis Politischer Islam (AK Polis) il 21 settembre 2026, che documenta la tracciabilità finanziaria. Il 24 settembre, Front Populaire riporta la vicenda con il titolo «Bruxelles finanzia (ancora) l’entrismo islamista dei Fratelli Musulmani».
Leggi nell'edizione → - Roma - Il 25 settembre il Consiglio dei ministri italiano ha adottato un decreto-legge che vieta il velo integrale (burqa, niqab) nelle scuole pubbliche e private convenzionate e fissa al 30% la quota massima di alunni non italofoni per classe; sanzioni fino a 1.000 euro, con entrata in vigore immediata e ratifica parlamentare entro sessanta giorni
Il 25 settembre 2026 il Consiglio dei ministri italiano ha approvato, su proposta della ministra dell’Istruzione Giuseppa Valditara, un decreto-legge che vieta l’uso del velo integrale (burqa, niqab e qualsiasi altro copricapo che copra il volto) nelle scuole pubbliche e private convenzionate, fissando al 30% la quota massima di alunni non italofoni per classe. L’hijab che lascia il volto visibile rimane consentito. Le multe possono arrivare fino a 1.000 euro per i responsabili delle strutture. Il decreto ha efficacia immediata e deve essere ratificato dal Parlamento entro sessanta giorni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di «buon senso»; la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein denuncia un «decreto vergognoso». Si tratta del primo atto governativo europeo di una serie che, in Austria e nel Regno Unito, per il momento è rimasta in fase parlamentare.
Leggi nell'edizione → - Londra - Il Ministero dell'Interno britannico ha reso noto di aver erogato 66 milioni di sterline alle moschee e ai luoghi di culto musulmani attraverso il proprio programma di sicurezza rafforzata varato in seguito alle rivolte di Southport (2024), su una dotazione complessiva di 69 milioni destinata a tutti i luoghi di culto; il bilancio ricorrente del programma ammonta ora a 41 milioni all’anno
Il Ministero dell’Interno britannico ha rivelato al *Guardian*, in una risposta a una richiesta di accesso ai documenti pubblicata il 26 settembre 2026, di aver erogato 66 milioni di sterline a moschee e luoghi di culto musulmani tramite il proprio programma di sicurezza d’emergenza istituito dopo i disordini di Southport dell’estate del 2024, su un stanziamento complessivo di 69 milioni destinato a tutti i luoghi di culto. Il bilancio ricorrente del programma (Places of Worship Protective Security Funding Scheme) è passato da circa 73.000 sterline nel 2016-2017 a 41 milioni nell’aprile 2026. La dotazione per il 2026-2027 ammonta a 77,4 milioni di sterline, di cui 40 milioni destinati alle moschee. Questi dati ufficiali, finora frammentari, entrano nel dibattito pubblico in un momento in cui diversi beneficiari storici del programma sono vicini alla corrente frerista o alle reti Deobandi.
Leggi nell'edizione → - Vienna - Il quotidiano "Die Presse" riporta il 22 settembre che una federazione della Comunità religiosa islamica austriaca (IGGÖ) finanzia un'associazione legata al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dipendente dalla Diyanet, l'autorità religiosa statale turca
Il 22 settembre 2026, il quotidiano *Die Presse* pubblica un’inchiesta che documenta il sostegno finanziario, da parte di una federazione affiliata alla Comunità religiosa islamica d’Austria (Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich, IGGÖ), a un’associazione vicina al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dipendente dalla Diyanet, l’autorità religiosa statale turca. La federazione in questione fa capo all’ATIB (Unione Turco-Islamica), considerata dalle autorità austriache come il prolungamento istituzionale della Diyanet. L’indagine giunge mentre la commissione costituzionale del Nationalrat sta esaminando, dal 17 settembre (cfr. S39), il progetto dell’FPÖ volto a vietare le attività politico-islamiste, e mentre la ministra dell’Integrazione Claudia Bauer aveva dichiarato all’inizio di settembre di non «escludere nulla» riguardo all’IGGÖ.
Leggi nell'edizione → - Vienna - L'Azione Cattolica austriaca (Katholische Aktion Österreich), organismo laico della Conferenza Episcopale Austriaca, ha chiesto il 27 settembre al governo federale l'istituzione di un'agenzia pubblica incaricata di documentare le «agitazioni religiose antidemocratiche»
L'Azione Cattolica austriaca (Katholische Aktion Österreich), la principale organizzazione laica della Conferenza Episcopale Austriaca, il 27 settembre 2026 ha chiesto al governo federale la creazione di un’agenzia pubblica dedicata alla documentazione delle «agitazioni religiose antidemocratiche». Questa presa di posizione istituzionale, senza precedenti noti a questo livello da parte cattolica, converge con il mandato della Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), istituita nel 2020 dal governo austriaco. Essa giunge nella stessa settimana in cui «Die Presse» ha riportato la notizia del patrocinio ATIB-IGGÖ e in cui la ministra dell’Integrazione Claudia Bauer, il 26 settembre, ha annunciato la sua intenzione di «rafforzare il controllo» dello Stato sull’insegnamento religioso confessionale.
Leggi nell'edizione → - Münster - Il 24 settembre l’Università di Münster inaugurerà ufficialmente la prima facoltà tedesca di teologia islamica; il consiglio confessionale dispone di un diritto di veto sulle nomine, e un terzo dei seggi spetta al Consiglio islamico presieduto da Burhan Kesici, il cui nucleo associativo (Milli Görüş, IGMG) è classificato come «islamista» dal Verfassungsschutz
Il 24 settembre 2026 l’Università di Münster (Westphalische Wilhelms-Universität) ha inaugurato ufficialmente la prima facoltà tedesca di teologia islamica riconosciuta dallo Stato, sotto la direzione del teologo Mouhanad Khorchide, alla presenza del rettore Johannes Wessels. Il consiglio confessionale che sovrintende alle nomine è composto per un terzo da rappresentanti del Consiglio islamico tedesco (Islamrat), presieduto da Burhan Kesici, il cui membro principale è Milli Görüş (IGMG). L’IGMG è classificata come «islamista» dal Bundesamt für Verfassungsschutz (Ufficio federale per la protezione della Costituzione). Il consiglio dispone di un diritto di veto sulle nomine universitarie. L’Arbeitskreis Politischer Islam (AK Polis) definisce l’inaugurazione un «falso inizio» («Fehlstart») e ricorda l’attentato islamista perpetrato contro il Christopher Street Day di Berlino nel luglio 2026.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 22 settembre è stata lanciata una serie coordinata di comunicati da parte dei repubblicani in cui si chiedeva all’amministrazione Trump di designare il Council on American-Islamic Relations (CAIR) come organizzazione terroristica straniera (FTO); il senatore Ted Cruz (Texas) e i deputati Randy Fine (Florida), Chip Roy (Texas) e Buddy Carter (Georgia) hanno sostenuto la stessa tesi: «CAIR = braccio di frerismo = fronte di Hamas»
Il 22 settembre 2026 è stata diffusa una serie coordinata di comunicati da parte dei repubblicani in cui si chiedeva all’amministrazione Trump di designare il Council on American-Islamic Relations (CAIR) come organizzazione terroristica straniera (Foreign Terrorist Organization, FTO). Tra i firmatari figurano: il senatore Ted Cruz (R-TX), che aveva interrogato il direttore dell’FBI Kash Patel su questo punto durante un’audizione della Commissione Giustizia del Senato la settimana precedente; il deputato Randy Fine (R-FL), autore del disegno di legge HR 4097 che affida al Dipartimento di Stato un esame entro novanta giorni; Chip Roy (R-TX), autore dell’HR 8236 («Designating Hamas Affiliates in America Act of 2026», sedici cofirmatari repubblicani); e Buddy Carter (R-GA). Tutti riprendono la stessa argomentazione tratta dal processo alla Holy Land Foundation (Dallas, 2008), in cui il CAIR figurava come «complice non incriminato». Non è stato individuato alcun sostegno da parte dei democratici. La designazione come organizzazione terroristica straniera (FTO) comporterebbe la sospensione dell’esenzione fiscale, il congelamento dei beni e la criminalizzazione del sostegno materiale. L’articolo di sintesi di The Center Square è stato ripreso da Just The News, Texas Scorecard, Jewish Insider e diverse emittenti Sinclair (WCIV, WEAR, WPBN, Fox Baltimore).
Leggi nell'edizione → - Washington / Alexandria - Sotto la pressione del Congresso e di una minaccia di revoca del suo status fiscale 501(c)(3), Islamic Relief USA (con un bilancio annuale di 150 milioni di dollari) ha cambiato il proprio nome in Islamic Development and Empowerment in America (IDEA) il 15 settembre; la notizia ha acquisito risonanza mediatica a livello nazionale a partire dal 22 settembre, dieci giorni dopo il voto di espulsione da parte della federazione internazionale Islamic Relief Worldwide
Islamic Relief USA (Alexandria, Virginia; 150 milioni di dollari di bilancio annuale), la principale organizzazione umanitaria musulmana degli Stati Uniti, il 15 settembre 2026 ha cambiato la propria denominazione in Islamic Development and Empowerment in America (IDEA), dopo diversi anni di pressioni da parte del Congresso. Una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti aveva richiesto all’IRS di avviare un’indagine nel settembre 2024 e poi nell’ottobre 2025. Il 12 settembre 2026, l’Assemblea Generale di Islamic Relief Worldwide (Birmingham) aveva votato all’unanimità l’esclusione di Islamic Relief USA dalla federazione internazionale. La notizia ha avuto grande risonanza mediatica a partire dal 22 settembre 2026 (Religion News Service, Devex, Civil Society Media, Third Sector, CharityWatch), conferendo una dimensione nazionale a quello che costituisce il primo cambiamento statutario di una grande organizzazione musulmana americana sotto la seconda amministrazione Trump.
Leggi nell'edizione → - Washington / Detroit - Il 27 settembre il Middle East Forum ha pubblicato un rapporto in cui si documenta che almeno due moschee del Michigan, esenti ai sensi della sezione 501(c)(3), hanno condotto una campagna dal pulpito a favore del candidato democratico Abdul El-Sayed prima delle primarie democratiche per il Senato del 4 agosto 2026; l’indagine fa seguito alla segnalazione presentata all’IRS dal deputato Keith Self (R-TX) il 16 settembre contro l’Islamic Society of North America (ISNA)
Il 27 settembre 2026 il Middle East Forum ha pubblicato un rapporto in cui si documenta che almeno due moschee 501(c)(3) esenti da imposte del Michigan abbiano fatto campagna dal pulpito a favore del candidato democratico Abdul El-Sayed prima delle primarie democratiche per il Senato del 4 agosto 2026, che egli ha vinto con 13.792 voti. L’imam Mohammad Ali Elahi (Islamic House of Wisdom, Dearborn Heights) è citato per nome: «Voterò per quest’uomo… votare è wajib quanto la preghiera». Due moschee hanno ospitato il candidato dal pulpito. L’argomentazione giuridica si basa sul divieto imposto alle organizzazioni 501(c)(3) di intervenire in una campagna elettorale. Questo rapporto fa direttamente seguito alla lettera del deputato Keith Self (R-TX) al Tesoro del 16 settembre, in cui si richiedeva un’indagine dell’IRS contro l’Islamic Society of North America (ISNA) dopo il suo 63° congresso annuale a Detroit (cfr. S39). Si apre così un secondo fronte fiscale, questa volta a livello degli stessi luoghi di culto.
Leggi nell'edizione → - Aulnay-sous-Bois - Il 16 settembre il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, ha sciolto l’Associazione culturale di Aulnay Sud, che dal 2018 gestiva la moschea del quartiere di Chanteloup (circa 300 fedeli); il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 17 settembre, si basa sui commi 6° e 7° dell’articolo L. 212-1 del Codice della sicurezza interna - incitamento all’odio o alla violenza e azioni volte a provocare atti di terrorismo, in riferimento alle prediche di oratori che esaltano il martirio e la vendetta; il procedimento è stato preceduto dal congelamento dei fondi di uno dei relatori (2 luglio), da un decreto prefettizio di chiusura per sei mesi (27 luglio) convalidato dal Tribunale amministrativo di Montreuil e da un procedimento contraddittorio svoltosi dal 3 al 22 luglio; il ricorso è di competenza del Consiglio di Stato in prima e ultima istanza
Il 16 settembre 2026, il Consiglio dei ministri ha deliberato, su proposta del ministro dell'Interno Laurent Nuñez, lo scioglimento dell'Associazione culturale di Aulnay Sud (Seine-Saint-Denis), che dal 2018 gestiva la moschea del quartiere Chanteloup ad Aulnay-sous-Bois, frequentata da circa 300 fedeli. Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 17 settembre, si basa sui commi 6° e 7° dell’articolo L. 212-1 del codice della sicurezza interna: istigazione all’odio o alla violenza e azioni volte a provocare atti di terrorismo, in riferimento a prediche di oratori che esaltano il martirio e la vendetta. La procedura è stata preceduta dal congelamento dei fondi di uno dei relatori il 2 luglio, da un decreto prefettizio di chiusura per sei mesi emanato il 27 luglio e convalidato in agosto dal tribunale amministrativo di Montreuil, e da un procedimento contraddittorio svoltosi dal 3 al 22 luglio. Il ricorso contro il decreto spetta, in prima e ultima istanza, al Consiglio di Stato. Si tratta del primo provvedimento visibile del Ministero dell’Interno nel dossier frerista dall’inizio dell’anno scolastico, dopo un mese di agosto in cui non si era fatto vedere (cfr. S38).
Leggi nell'edizione → - Parigi - Marine Le Pen (RN) annuncia il 16 settembre, nel programma «L'événement» su France 2, un referendum «sulla lotta contro l'islamismo» che prevede una serie di misure: divieto progressivo del velo negli spazi pubblici, a partire dalle università, dalle gite scolastiche, dalle federazioni sportive e dagli edifici pubblici; chiusura delle «moschee radicali»; controllo dei finanziamenti esteri; espulsione degli «imam che tengono discorsi inaccettabili»; e messa al bando dei Fratelli Musulmani; la leader distacca questo referendum dal suo progetto costituzionale sull’immigrazione per farne una seconda consultazione nel corso del quinquennio
Il 16 settembre 2026, Marine Le Pen, durante la trasmissione «L'événement» su France 2, ha precisato il calendario di un referendum «sulla lotta contro l’islamismo» qualora venisse eletta nel 2027. Il testo prevedrebbe il progressivo divieto del velo negli spazi pubblici, a partire da un decreto rivolto alle università, alle gite scolastiche, alle federazioni sportive e agli edifici pubblici; la chiusura delle «moschee radicali»; il controllo dei finanziamenti stranieri; l’espulsione degli «imam che tengono discorsi inaccettabili»; e la messa al bando dei Fratelli Musulmani. La leader distacca questa consultazione dal suo referendum costituzionale sull’immigrazione, precisando che sarebbe organizzata nel corso del quinquennio, non immediatamente. L’annuncio prosegue la sequenza avviata il 31 agosto dal RN e poi discussa da Bruno Retailleau (LR) su Europe 1 l’8 settembre (trattata in S38): la fattibilità giuridica del velo e la messa al bando del frerismo rientrano esplicitamente nelle competenze presidenziali. Il presidente del CFCM Chems-Eddine Hafiz risponde già il 14 settembre su Beur FM («I musulmani non sono ospiti della Repubblica»).
Leggi nell'edizione → - Parigi - La deputata Constance Le Grip (Ensemble pour la République, Hauts-de-Seine, 6ª circoscrizione) ha presentato il 15 settembre l'interrogazione scritta n. 18209 intitolata «Finanziamenti europei al FEMYSO e lotta contro l'entrismo islamista», indirizzata al ministro incaricato degli Affari europei; essa mette in guardia sulla persistenza di finanziamenti europei destinati a progetti che coinvolgono il Forum europeo delle organizzazioni musulmane giovanili e studentesche (FEMYSO), storico satellite europeo dei Fratelli Musulmani, e chiede quali finanziamenti vadano a beneficio diretto o indiretto del FEMYSO e quali iniziative Parigi intenda portare avanti presso la Commissione europea per rafforzare la trasparenza e il controllo; l’interrogazione precede di sei giorni la conferenza EADAI che il FEMYSO terrà al Parlamento europeo il 21 settembre
Il 15 settembre 2026, la deputata Constance Le Grip (Ensemble pour la République, Hauts-de-Seine, 6° collegio elettorale) ha presentato l’interrogazione scritta n. 18209 «Finanziamenti europei al FEMYSO e lotta contro l’entrismo islamista», indirizzata al ministro delegato presso il ministro dell’Europa e degli Affari esteri, incaricato per l’Europa. Il testo mette in guardia sulla persistenza di finanziamenti europei a progetti che coinvolgono il Forum europeo delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane (FEMYSO), nonostante i legami documentati con i Fratelli Musulmani, e ricorda la dichiarazione del 2022 con cui la Commissione indicava che il FEMYSO non riceveva più finanziamenti diretti. Chiede al governo quali informazioni possieda su tali finanziamenti e quali iniziative intenda intraprendere presso la Commissione europea per rafforzare la trasparenza e il controllo delle sovvenzioni. L’interrogazione è stata presentata sei giorni prima che il FEMYSO tenesse al Parlamento europeo la sua conferenza annuale «European Action Day Against Islamophobia» del 21 settembre (cfr. voce Europa): Parigi anticipa la posizione della Commissione prima dell’evento di Bruxelles e introduce il controllo dei flussi europei nel dibattito parlamentare francese.
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il settimanale *Politique Matin* pubblica il 14 settembre un articolo di approfondimento intitolato «Florence Bergeaud-Blackler: quando una controversia scientifica diventa una questione di reputazione», che esamina, sulla scia della controindagine danese di Tina Magaard (Weekendavisen, 11 settembre), già trattata nel numero S38, il modo in cui le critiche accademiche rivolte a «Broderismen» (traduzione danese di «frerismo e le sue reti») e riprese a febbraio da Le Monde siano sfociate in accuse personali; il 19 settembre, una videoconferenza intitolata « Fratelli Musulmani: come si impongono le loro norme?» ha esteso la controversia al grande pubblico
Il 14 settembre 2026, il settimanale *Politique Matin* pubblica un lungo articolo intitolato «Florence Bergeaud-Blackler: quando una controversia scientifica diventa una questione di reputazione». L’articolo si basa sulla controindagine pubblicata l’11 settembre sul quotidiano danese Weekendavisen dalla ricercatrice Tina Magaard (ex Università di Aarhus), di cui si è parlato in S38, ed esamina come le critiche di Lene Kühle e Manni Crone contro «Broderismen » (traduzione danese di « frerismo e le sue reti »), riprese da Le Monde nel febbraio 2026, siano uscite dal campo scientifico per sfociare in un’accusa personale. L’articolo solleva esplicitamente la questione dell’autocensura dei ricercatori su argomenti delicati quando l’attacco alla reputazione prende il sopravvento sulla revisione tra pari. Politique Matin pubblica il giorno successivo un secondo articolo, «L’inchiesta danese che indebolisce le accuse contro il suo libro», incentrato questa volta sui cinque problemi metodologici individuati da Magaard. Il 19 settembre, una videoconferenza intitolata «I Fratelli Musulmani: come si impongono le loro norme?» ha esteso la controversia al grande pubblico. Le Monde non ha ancora risposto.
Leggi nell'edizione → - Strasburgo / Parigi - L'avv. Carine Chaix, legale della ricercatrice Florence Bergeaud-Blackler (CNRS), il 18 settembre ha presentato una denuncia al procuratore finanziario della Camera dei conti regionale del Grand Est in merito alla copertura, da parte dell’Università di Strasburgo, delle spese legali di Iman El Feki, dottoranda a contratto che nel marzo 2025 ha avviato un procedimento per diffamazione contro la ricercatrice; l’università aveva tuttavia indicato in una lettera del 22 maggio 2025 firmata dalla sua presidente Frédérique Berrod che la dottoranda non poteva beneficiare della tutela funzionale prevista per i funzionari pubblici, ma il finanziamento sarebbe stato comunque garantito; copia inviata al ministro dell’Istruzione superiore e al procuratore della Repubblica; il caso, reso pubblico il 21 settembre da Opinion Internationale, apre un filone finanziario distinto da quello accademico e mediatico (cfr. contro-inchiesta danese, Politique Matin, S38-S39)
Il 18 settembre 2026, l’avv. Carine Chaix, legale della ricercatrice Florence Bergeaud-Blackler (CNRS, autrice di « frerismo e le sue reti »), ha presentato una segnalazione al procuratore finanziario della Camera dei conti regionale del Grand Est in merito alla copertura, da parte dell’Università di Strasburgo, delle spese legali di Iman El Feki, dottoranda a contratto, in un procedimento per diffamazione avviato nel marzo 2025 da quest’ultima contro la ricercatrice. Una lettera del 22 maggio 2025 firmata dalla presidente dell’università Frédérique Berrod indicava tuttavia che la dottoranda non poteva beneficiare della tutela funzionale dei funzionari pubblici; il finanziamento sarebbe stato comunque garantito. La segnalazione, resa pubblica il 21 settembre da Opinion Internationale, mette in discussione la base giuridica di tale spesa pubblica e la sua conformità alla missione statutaria dell’istituzione. Ne è stata inviata copia al ministro dell’Istruzione superiore e al procuratore della Repubblica. La segnalazione apre un percorso finanziario e amministrativo distinto da quello accademico e mediatico seguito dal febbraio 2026 (contro-indagine danese Magaard, articoli di Politique Matin – cfr. punto precedente).
Leggi nell'edizione → - Parigi - L'islamologo Gilles Kepel, ospite il 20 settembre su Europe 1, descrive «un problema di guida spirituale e intellettuale nell'Islam francese» e collega questa mancanza di guida alla penetrazione delle reti frerista nel settore associativo ed educativo, in un momento in cui lo scioglimento dell’Associazione culturale di Aulnay Sud (16 settembre) e il referendum annunciato da Marine Le Pen (16 settembre) pongono la questione all’ordine del giorno della campagna presidenziale
Il 20 settembre 2026, l'islamologo Gilles Kepel (École normale supérieure) è ospite di Europe 1. In quell’occasione descrive «un problema di guida spirituale e intellettuale nell’Islam francese» e collega questo vuoto istituzionale alla penetrazione delle reti frerista nel tessuto associativo ed educativo. L’intervento ha luogo in un momento in cui lo scioglimento dell’Associazione culturale di Aulnay Sud (16 settembre) e la proposta di referendum di Marine Le Pen (16 settembre) rendono la questione dell’islamismo politico un tema pre-presidenziale. Esso riprende in ambito universitario la linea argomentativa sostenuta dal 2023 da Florence Bergeaud-Blackler.
Leggi nell'edizione → - Vienna - Il 17 settembre la commissione costituzionale del Nationalrat (Consiglio nazionale austriaco) esamina il progetto di risoluzione presentato dal Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ, principale partito di opposizione) volto a vietare qualsiasi attività «politico-islamista», sciogliere le organizzazioni affiliate a tale ideologia e revocare la cittadinanza austriaca a coloro che vi aderiscono o la sostengono; il progetto prende di mira in particolare Fratelli Musulmani, Hezbollah e Hizb ut-Tahrir, e lascia aperta la possibilità di un'azione contro l'Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich (IGGÖ); si inserisce nella scia dell'annuncio, del 31 agosto, da parte del cancelliere Christian Stocker (ÖVP) di una riforma costituzionale contro l’«islam politico» e dell’annuncio da parte della ministra dell’Integrazione Claudia Bauer (ÖVP, trattata in S37) di un progetto di legge di messa al bando
Il 17 settembre 2026, la commissione costituzionale del Nationalrat austriaco ha discusso il progetto di risoluzione presentato dall’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs, principale partito di opposizione) volto a vietare qualsiasi attività «politico-islamista», a sciogliere le organizzazioni affiliate a tale ideologia e a revocare la cittadinanza austriaca a coloro che vi aderiscono o la sostengono. Il testo prende di mira esplicitamente Fratelli Musulmani, Hezbollah e Hizb ut-Tahrir; lascia aperta la possibilità di intervenire contro l’Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich (IGGÖ), l’organismo ufficiale della comunità musulmana. Il progetto dà seguito, sul piano legislativo, all’annuncio del 31 agosto da parte del cancelliere Christian Stocker (ÖVP) di una riforma costituzionale contro l’«islam politico», e a quella del 5 settembre da parte della ministra dell’Integrazione Claudia Bauer (ÖVP, trattata in S37) relativa a un progetto di legge di messa al bando. L’Austria è il primo paese dell’Europa continentale a portare un simile dispositivo a livello costituzionale.
Leggi nell'edizione → - Londra - Il 17 settembre il Daily Express riporta un ampliamento del sostegno parlamentare, a Westminster, alla messa al bando dei Fratelli Musulmani da parte del Ministero dell’Interno; l’articolo fa seguito al forum TRENDS dell’8 settembre alla Camera dei Lord (di cui si è parlato in S38), durante il quale l’ex deputato Daniel Kawczynski aveva esplicitamente invocato tale messa al bando, e all’analisi contemporanea del Middle East Forum (18 settembre, a firma di Sam Westrop) che rimproverava alla baronessa laburista Sayeeda Warsi, ex presidente del Partito Conservatore, il suo rifiuto di definire la questione
Il 17 settembre 2026, il Daily Express riferisce di un crescente movimento trasversale a Westminster a favore della messa al bando dei Fratelli Musulmani da parte del Ministero dell’Interno britannico. L'articolo fa seguito al forum TRENDS Research and Advisory tenutosi l'8 settembre alla Camera dei Lord (di cui si è parlato in S38), durante il quale l'ex deputato conservatore Daniel Kawczynski aveva esplicitamente chiesto al Ministero dell'Interno di mettere al bando il movimento. Il giorno successivo, 18 settembre, il Middle East Forum pubblica un’analisi di Sam Westrop intitolata «Baroness Warsi: Incapace – o restia – a difendere la società civile nel Regno Unito», che rimprovera all’ex presidente del Partito Conservatore, oggi baronessa laburista, il suo rifiuto di affrontare la questione e la sua mancanza di sostegno alla società civile che si trova a confrontarsi con le organizzazioni legate alla Fratellanza. Il dossier britannico rimane, in questa fase, in discussione parlamentare, senza alcun annuncio da parte del governo Starmer.
Leggi nell'edizione → - Lambeth - Il 17 settembre l'arcivescova di Canterbury Sarah Mullally ha revocato l'Ordine Hubert Walter per la riconciliazione e la cooperazione interconfessionale che aveva conferito l'11 settembre al chierico pakistano Hafiz Muhammad Tahir Mehmood Ashrafi; la revoca fa seguito a una polemica online che ha messo in luce le posizioni di Ashrafi contro l’abrogazione delle leggi pakistane sulla blasfemia e sul matrimonio minorile, le sue lodi a Osama bin Laden, le sue accuse secondo cui ebrei e cristiani cospirano contro il Pakistan nucleare e il suo sostegno agli attentati suicidi; la vicenda riaccende a Londra la questione del controllo dei precedenti delle figure religiose onorate dalle istituzioni britanniche
Il 17 settembre 2026, l'arcivescova di Canterbury Sarah Mullally ha ritirato l'Hubert Walter Award for Reconciliation and Interfaith Cooperation che aveva consegnato sei giorni prima, l'11 settembre a Lambeth Palace, al chierico pakistano Hafiz Muhammad Tahir Mehmood Ashrafi. La revoca fa seguito a una controversia pubblica che ha messo in luce le posizioni di Ashrafi: opposizione all'abrogazione delle leggi pakistane sulla blasfemia e sul matrimonio minorile, elogi pubblici di Osama bin Laden, accuse secondo cui ebrei e cristiani cospirerebbero contro il Pakistan nucleare, sostegno agli attentati suicidi. L’Ufficio dell’arcivescovo aveva chiesto chiarimenti su questi punti prima di revocare l’onorificenza. L’episodio riaccende, a Londra, la questione del controllo delle figure religiose associate alle istituzioni britanniche e fa eco alle discussioni parlamentari in corso sulla messa al bando dei Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - Berlino - Il 16 settembre il Bundeskabinett ha approvato il «Piano in 10 punti per una migliore protezione dal terrorismo islamista » presentato dai ministri dell’Interno e della Giustizia, in risposta all’attentato avvenuto il 25 luglio 2026 durante il Christopher Street Day di Berlino (auto lanciata contro la folla al Tiergarten, con un morto e 31 feriti); il piano armonizza tra il governo federale e i Länder le norme relative ai braccialetti elettronici e alla detenzione preventiva di persone pericolose, porta a un anno la pena minima per le aggressioni con arma da taglio, ancora esplicitamente l’interesse della sicurezza pubblica nel diritto penale minorile, prevede un piano d’azione congiunto tra Stato federale e Länder «contro l’islamismo», estende le competenze della polizia e dei servizi di intelligence e introduce la conservazione degli indirizzi IP per le indagini online
Il 16 settembre 2026, il governo federale tedesco ha approvato un piano intitolato «Rafforzare la sicurezza, preservare la libertà, prevenire la radicalizzazione – Piano in 10 punti per una migliore protezione dal terrorismo islamista». Il testo, presentato congiuntamente dal ministro federale dell’Interno e dal ministro federale della Giustizia, è stato elaborato in risposta all’attentato avvenuto durante il Christopher Street Day di Berlino il 25 luglio 2026 (auto lanciata contro la folla al Tiergarten, con un morto e 31 feriti). Esso armonizza tra Stato federale e Länder le norme relative ai braccialetti elettronici e alla detenzione preventiva di persone pericolose, porta a un anno la pena minima per le aggressioni con arma da taglio, consolida l’interesse di pubblica sicurezza nel diritto penale minorile, prevede un piano d’azione congiunto tra governo federale e Länder «contro l’islamismo», estende le competenze della polizia e dei servizi di intelligence e introduce la conservazione degli indirizzi IP per le indagini online. Il governo sottolinea di agire «senza compromettere lo Stato di diritto». La Germania si allinea così, attraverso un provvedimento a livello di Consiglio dei ministri e per via federale, alla sequenza austro-britannica della settimana sul contenimento pubblico dell’islam politico.
Leggi nell'edizione → - Francoforte sul Meno - L'etnologa Susanne Schröter, ex direttrice del Frankfurter Forschungszentrum Globaler Islam (FFGI), chiuso dalla Goethe-Universität il 30 settembre 2025 a seguito di pressioni istituzionali, annuncia il 16 settembre l'avvio dell'Institut für Demokratie und Islam (Indemis, Francoforte); l’associazione si pone come missione quella di dare voce alle «voci musulmane liberali» e di studiare «tutte le forme di islamismo», compreso l’islamismo «legalista» non violento, al fine di informare la politica, la giustizia, l’istruzione, i media e la società civile; membri fondatori: Ahmad Mansour (psicologo, Berlino) e Ali Ertan Toprak (presidente della Comunità curda in Germania, Berlino/Amburgo); comitato scientifico composto da Mouhanad Khorchide (teologia islamica, Münster) e Ruud Koopmans (ricerca sulle migrazioni, Berlino)
Il 16 settembre 2026, l'etnologa Susanne Schröter, ex direttrice del Frankfurter Forschungszentrum Globaler Islam (FFGI) chiuso dalla Goethe-Universität il 30 settembre 2025 a seguito di pressioni istituzionali, annuncia il lancio a Francoforte dell'Institut für Demokratie und Islam (Indemis). L’associazione si pone come missione quella di dare voce alle «voci musulmane liberali» e di studiare «tutte le forme di islamismo», compreso l’islamismo «legalista» non violento, per informare la politica, la giustizia, l’istruzione, i media e la società civile. Tra i membri fondatori figurano lo psicologo Ahmad Mansour (Berlino) e il presidente della Kurdische Gemeinde Deutschland Ali Ertan Toprak (Berlino/Amburgo). Il comitato scientifico riunisce il teologo Mouhanad Khorchide (Università di Münster) e il sociologo Ruud Koopmans (Wissenschaftszentrum Berlin für Sozialforschung). La coincidenza temporale è sorprendente: proprio lo stesso 16 settembre in cui il governo federale adotta il suo piano in dieci punti contro il terrorismo islamista (cfr. punto precedente), la società civile universitaria ricostituisce, attraverso un’iniziativa associativa privata, il centro di competenza tedesco sull’Islam politico che l’università aveva chiuso un anno prima.
Leggi nell'edizione → - Londra/Alexandria - Il 12 settembre Islamic Relief Worldwide (Birmingham) ha deliberato, con voto dell’assemblea generale, l’esclusione definitiva della propria affiliata statunitense Islamic Relief USA (Alexandria, Virginia) dalla federazione internazionale; la filiale, che a marzo aveva citato in giudizio la casa madre presso il tribunale del distretto meridionale di New York per preservare il proprio status fiscale 501(c)(3) a seguito dell’indagine della Commissione Ways and Means della Camera dei Rappresentanti sui presunti legami di IRW con Hamas e l’antisemitismo, si è ribattezzata tre giorni dopo «Islamic Development & Empowerment in America» (IDEA); nel 2024, IRUSA generava 50,4 milioni di sterline per l’IRW, pari a quasi un quinto del suo reddito complessivo (analisi del GW Program on Extremism)
Il 12 settembre 2026, l'assemblea generale di Islamic Relief Worldwide (Birmingham, Regno Unito), casa madre della federazione Islamic Relief, ha votato l’esclusione definitiva della sua affiliata statunitense Islamic Relief USA (Alexandria, Virginia), invocando una rottura di fiducia e un danno arrecato «all’operato dell’intera federazione». La rottura è il risultato di un procedimento giudiziario avviato nel marzo 2026 dalla stessa IRUSA dinanzi al Distretto Meridionale di New York, in cui la filiale accusava IRW di mettere a rischio il proprio status fiscale 501(c)(3) a seguito dell’inchiesta della Commissione Ways and Means della Camera dei Rappresentanti, che documentava i presunti legami di IRW con Hamas e una storia di comportamenti antisemiti. Tre giorni dopo il voto, IRUSA ha chiuso il proprio sito storico e ne ha lanciato uno nuovo con il nome «Islamic Development & Empowerment in America» (IDEA), segnalando la propria volontà di tagliare i ponti con la federazione d’origine. La separazione ha un impatto finanziario determinante: nel 2024, secondo l’analisi del GW Program on Extremism, IRUSA generava 50,4 milioni di sterline per l’IRW, pari a quasi un quinto del suo reddito complessivo. La rottura documenta pubblicamente la fragilità controversa di una delle principali ONG islamiche transatlantiche.
Leggi nell'edizione → - Bruxelles - Il Forum europeo delle organizzazioni musulmane giovanili e studentesche (FEMYSO), organizzazione definita dalla nota amministrativa francese del 2020 come il principale braccio europeo dei giovani Fratelli Musulmani, terrà il 21 settembre presso il Parlamento europeo la sua conferenza annuale EADAI (European Action Day Against Islamophobia), cofinanziata dalla Commissione europea; l'evento riunisce eurodeputati, decisori politici e giornalisti in tavole rotonde sull'islamofobia e si svolge in un momento in cui tre Stati europei (Austria, Regno Unito, Francia) stanno discutendo attivamente della messa al bando del movimento da cui ha avuto origine FEMYSO
Il 21 settembre 2026, il Forum europeo delle organizzazioni musulmane giovanili e studentesche (FEMYSO), organizzazione identificata nella nota amministrativa francese del novembre 2020 come il principale canale europeo per i giovani dei Fratelli Musulmani, terrà al Parlamento europeo a Bruxelles la sua conferenza annuale EADAI (European Action Day Against Islamophobia), cofinanziata dalla Commissione europea. L’incontro riunisce eurodeputati, decisori politici, giornalisti e rappresentanti della società civile in tavole rotonde dedicate all’«islamofobia sistemica» in Europa. La scelta del calendario – la stessa settimana in cui il Nationalrat austriaco esamina un progetto di messa al bando, in cui Westminster documenta un’iniziativa parlamentare equivalente e in cui il Consiglio dei ministri francese scioglie un’associazione legata a una moschea radicalizzata – illustra la contraddizione politica in cui si trova l’Unione europea: finanzia pubblicamente un’organizzazione associativa appartenente alla stessa corrente che i suoi Stati membri cercano di contenere.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 16 settembre il deputato Keith Self (R-TX) ha inviato una lettera al segretario al Tesoro Scott Bessent in cui chiedeva l’avvio di un’indagine da parte dell’IRS nei confronti dell’Islamic Society of North America (ISNA) dopo il suo 63° congresso annuale tenutosi a Detroit (nel weekend del Labor Day, dal 4 al 7 settembre), dove la campagna del candidato democratico al Senato del Michigan Abdul El-Sayed ha allestito uno stand, sollecitando donazioni (tra cui un contributo di 50 dollari in cambio di una maglietta elettorale) e ha reclutato volontari, ed è stata presentata sul palco dal CEO dell’ISNA Azhar Azeez come «il candidato democratico del Michigan al Senato degli Stati Uniti per il 2026»; il direttore generale dell’ISNA avrebbe così violato il divieto imposto alle organizzazioni 501(c)(3) di intervenire in una campagna elettorale
Il 16 settembre 2026, il deputato Keith Self (R-TX) ha inviato al segretario al Tesoro Scott Bessent una lettera in cui chiedeva all’IRS di indagare sull’Islamic Society of North America (ISNA) per una presunta violazione del divieto imposto alle organizzazioni 501(c)(3) di intervenire in una campagna elettorale. La lettera si basa sul reportage esclusivo del Middle East Forum sul 63° congresso annuale dell’ISNA tenutosi a Detroit dal 4 al 7 settembre. La lettera documenta che il CEO dell’ISNA, Azhar Azeez, aveva presentato Abdul El-Sayed sul palco come «il candidato democratico del Michigan al Senato degli Stati Uniti per il 2026», che la campagna disponeva di uno stand con striscioni «Abdul for U.S. Senate» e «Muslims for Abdul», che i suoi collaboratori abbiano sollecitato donazioni e volontari, distribuito un codice QR per contribuire e offerto una maglietta della campagna in cambio di una donazione di 50 dollari. Questa iniziativa prosegue la sequenza avviata in S38 dalla copertura di Fox News della convention di Detroit e si inserisce nel mutamento americano descritto nell’introduzione: bloccata sul piano delle nomine statali, la pressione federale si sposta sul versante fiscale e contenzioso.
Leggi nell'edizione → - Dearborn (Michigan) - La giurista Margot Cleveland (The Federalist, American Freedom Law Center) ha citato in giudizio il 17 settembre dinanzi alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti il sindaco di origini libanesi Abdullah Hammoud e la città per violazione della clausola di separazione tra Stato e Chiesa (Establishment Clause) del Primo Emendamento e della clausola di uguale protezione del Quattordicesimo Emendamento; la denuncia accusa l’amministrazione comunale di aver speso 6.500 dollari di fondi pubblici per striscioni con la scritta «Ramadan Kareem» e luci a forma di mezzaluna e stella sull’illuminazione pubblica, senza destinare una somma equivalente a Pasqua, alla Pasqua ebraica, Natale, Rosh Hashanah o Yom Kippur, nonostante le ripetute richieste della ricorrente; la denuncia comprende anche una parte relativa alle ritorsioni ai sensi del Primo Emendamento
Il 17 settembre 2026, la giurista Margot Cleveland, collaboratrice abituale di The Federalist e rappresentata dall’American Freedom Law Center (AFLC), ha citato in giudizio dinanzi alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti il sindaco di Dearborn (Michigan, contea di Wayne) Abdullah Hammoud e l’amministrazione comunale, per violazione della clausola sulla libertà di stabilimento del Primo Emendamento, della clausola sulla parità di protezione del Quattordicesimo Emendamento e per ritorsioni ai sensi del Primo Emendamento. La denuncia accusa la città di aver speso circa 6.500 dollari di fondi pubblici – 1.500 dollari in striscioni con la scritta «Ramadan Kareem » e 5.000 dollari per installazioni luminose raffiguranti la mezzaluna e la stella sull’illuminazione comunale – senza destinare un importo equivalente nel bilancio a Pasqua, alla Pasqua ebraica, a Natale, a Rosh Hashanah o allo Yom Kippur, nonostante le sue ripetute richieste. La citazione in giudizio trasforma una controversia locale sulle decorazioni religiose in un banco di prova costituzionale della neutralità comunale in una città la cui popolazione è in maggioranza arabo-musulmana e il cui sindaco è democratico. Si ricollega, sul versante civile, all’indagine fiscale avviata da Keith Self sull’ISNA: i due casi statunitensi della settimana convergono sulla contestazione per via giudiziaria dello spazio pubblico concesso alle strutture islamiche.
Leggi nell'edizione → - San Diego (California) - Il 15 settembre il consiglio comunale ha approvato all'unanimità, su proposta del consigliere Sean Elo-Rivera e del presidente del consiglio Joe LaCava, una risoluzione che fornisce una definizione ufficiale di «islamofobia»; il testo, basato sulla definizione adottata a livello internazionale dal CAIR, FEMYSO e dall’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, definisce l’islamofobia come «una forma di razzismo, pregiudizio, discriminazione, ostilità o odio» diretta contro i musulmani, reali o percepiti come tali, e i loro beni, che può manifestarsi in particolare attraverso le parole, le pratiche istituzionali, l’esclusione, intimidazione o violenza; l’adozione è stata salutata in una conferenza stampa al municipio da Tazheen Nizam, direttrice esecutiva del CAIR-San Diego – secondo l’organizzazione, si tratta della prima risoluzione di questo tipo in California e della terza a livello nazionale; l’adozione è avvenuta quattro mesi dopo la sparatoria del 18 maggio all’Islamic Center di San Diego (due adolescenti suprematisti bianchi, tre morti)
Il 15 settembre 2026, il consiglio comunale di San Diego ha approvato all’unanimità, su proposta del consigliere Sean Elo-Rivera e del presidente del consiglio Joe LaCava, una risoluzione che fornisce una definizione ufficiale di «islamofobia». Il testo definisce l’islamofobia come «una forma di razzismo, pregiudizio, discriminazione, ostilità o odio» diretta contro i musulmani «o le persone percepite come musulmane, o i loro beni», che può manifestarsi «attraverso parole, azioni, pratiche istituzionali, esclusione, intimidazione, molestia o violenza». La formulazione riprende la terminologia diffusa a livello internazionale dalle organizzazioni di lobbying frerista (CAIR, FEMYSO, Organizzazione della Cooperazione Islamica). Tazheen Nizam, direttrice esecutiva del CAIR-San Diego, è intervenuta pubblicamente in una conferenza stampa presso il municipio per salutare la misura. Secondo il CAIR, si tratta della prima risoluzione di questo tipo adottata in California e della terza a livello nazionale. L’adozione avviene quattro mesi dopo la sparatoria del 18 maggio 2026 all’Islamic Center di San Diego (due adolescenti suprematisti bianchi, tre morti). Un segnale politico in netto contrasto con l’inserimento del CAIR nell’elenco delle organizzazioni «terroristiche» da parte della Florida (11 settembre, articolo S38) e del Texas: nella stessa settimana, le autorità municipali della California hanno invece integrato nella legislazione locale la terminologia promossa dal movimento.
Leggi nell'edizione → - Washington - La Fox News del 5 agosto, riportata nella rassegna stampa settimanale, riporta che la campagna di Abdul El-Sayed per il Senato del Michigan ha raccolto 115.000 dollari da 41 persone legate al Council on American-Islamic Relations (CAIR), un’organizzazione designata come gruppo terroristico dagli Emirati Arabi Uniti, dalla Florida e dal Texas; tra i donatori figurano la presidente del consiglio di amministrazione nazionale del CAIR Manal Fakhoury, il tesoriere Eyas Abdeen e il suocero del candidato Jukaku Tayeb, membro fondatore del comitato dell’ISNA; l’articolo torna alla ribalta perché costituisce la base fattuale su cui Keith Self fonda la sua inchiesta sull’IRS
L'articolo di Fox News (di Andrew Mark Miller e Kiera McDonald) pubblicato il 5 agosto 2026 con il titolo «Abdul El-Sayed ha ricevuto 115.000 dollari da donatori affiliati al CAIR, secondo i dati disponibili» torna alla ribalta questa settimana perché costituisce la base fattuale su cui Keith Self fonda la sua richiesta di indagine da parte dell’IRS. L’articolo documenta che la campagna di Abdul El-Sayed per il Senato del Michigan ha raccolto almeno 115.000 dollari da 41 persone legate al Council on American-Islamic Relations (CAIR), un’organizzazione designata come gruppo terroristico dagli Emirati Arabi Uniti, dalla Florida e dal Texas. L’elenco dei donatori comprende la presidente del consiglio di amministrazione nazionale del CAIR Manal Fakhoury, il tesoriere nazionale Eyas Abdeen e il suocero di El-Sayed, Jukaku Tayeb, membro fondatore del comitato dell’ISNA. Il CAIR era stato indicato come co-cospiratore non incriminato nel caso federale della Holy Land Foundation (2007) relativo al finanziamento del terrorismo; l’organizzazione contesta tale qualifica. El-Sayed ha battuto la deputata democratica Haley Stevens alle primarie e a novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers.
Leggi nell'edizione → - Ottawa - Il rapporto dell’ISGAP (Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy) «Assault on Democratic Values and Principles: How Islamist Entryism Weakens Civil Society and Higher Education in Canada», pubblicato il 24 agosto da Charles Asher Small, continua a circolare sulla stampa e nei campus nella settimana dal 14 al 21 settembre; il rapporto documenta 3,8 milioni di dollari canadesi di finanziamenti legati al Qatar solo presso l’Università di Waterloo (oltre 10,5 milioni se si includono le borse di studio), una campagna coordinata che ha ottenuto 344 appoggi da parte di candidati alle elezioni federali del 2025, e ricorda l’indagine condotta dall’ARC (Agenzia canadese delle entrate) nel 2021 sulla Muslim Association of Canada; propone la creazione di un regime nazionale di dichiarazione dei finanziamenti stranieri destinati alle università e alle associazioni, attualmente assente in Canada
Il rapporto “Assault on Democratic Values and Principles: How Islamist Entryism Weakens Civil Society and Higher Education in Canada”, pubblicato il 24 agosto 2026 dall’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP) sotto la guida del suo direttore esecutivo Charles Asher Small, continua a circolare sulla stampa canadese e nei campus universitari nella settimana dal 14 al 21 settembre. Il rapporto documenta circa 3,8 milioni di dollari canadesi di finanziamenti legati al Qatar solo presso l’Università di Waterloo (oltre 10,5 milioni se si includono le borse di studio), una campagna coordinata che ha ottenuto l’appoggio di 344 candidati di quattro partiti politici alle elezioni federali canadesi del 2025 nell’ambito di un’unica iniziativa, e ricorda l’indagine della Muslim Association of Canada da parte dell’Agenzia delle Entrate canadese (CRA) nel 2021 per attività politica estera e irregolarità finanziarie. Il rapporto raccomanda l’istituzione di un regime nazionale di dichiarazione dei finanziamenti esteri destinati alle università e alle associazioni, oggi assente nel diritto canadese. In un paese che ha appena adottato la legge n. 9 sulla laicità in Québec (S37-S38), ciò si inserisce in un movimento istituzionale volto a rendere visibili i flussi e le reti.
Leggi nell'edizione → - Sydney - Lo storico britannico Lord Andrew Roberts (barone Roberts of Belgravia), ospite del gala annuale del Centre for Independent Studies (CIS) a Sydney, il 16 settembre tiene un discorso in cui esorta i governi occidentali a «bandire i Fratelli Musulmani e la loro rete di aziende, associazioni, ONG e media», definendo il movimento «la più grande organizzazione jihadista al mondo»; l'appello è stato ripreso il 18 settembre dal direttore nazionale del partito Family First e candidato al Consiglio Legislativo del Nuovo Galles del Sud, Lyle Shelton, che ha chiesto al governo federale di Albanese di intervenire, facendo riferimento agli attacchi incendiari antisemiti verificatisi nell'ultimo anno in Australia
Il 16 settembre 2026, lo storico britannico Lord Andrew Roberts (barone Roberts of Belgravia), ospite del gala annuale del Centre for Independent Studies (CIS) a Sydney, ha tenuto un discorso in cui ha esortato i governi occidentali a «bandire i Fratelli Musulmani e la loro rete di aziende, associazioni, ONG e media», definendo il movimento «la più grande organizzazione jihadista al mondo» e ritenendo incompatibile con una seria politica di lotta all’antisemitismo il fatto di lasciare che tali reti operino senza ostacoli. Il 18 settembre, Lyle Shelton, direttore nazionale del partito Family First e candidato al Consiglio Legislativo del Nuovo Galles del Sud, ha fatto eco all’appello e ha chiesto sia al governo federale di Anthony Albanese sia alle agenzie di sicurezza australiane di esaminare con urgenza la Confraternita e le sue reti australiane, alla luce degli eventi successivi al 7 ottobre e della strage di Bondi (dicembre 2025). La vicenda collega l’Australia al movimento transatlantico documentato questa settimana a Vienna, Londra e Parigi.
Leggi nell'edizione → - Parigi - L'11 settembre il Palazzo del Lussemburgo ospiterà la seconda parte del sesto Forum annuale del think tank emiratino TRENDS Research and Advisory sull'Islam politico, dopo una prima sessione alla Camera dei Lord; la senatrice Nathalie Goulet (Orne), l’ex vicepresidente della commissione per gli Affari europei André Reichardt, l’ex ambasciatore britannico Sir John Jenkins, Khalifa Mubarak Al Dhaheri (Mohamed bin Zayed University), Wael Saleh e Yamine Sétoul chiedono di armonizzare le legislazioni europee sui finanziamenti esteri e di creare dispositivi comuni di vigilanza digitale per contrastare il ricorso delle reti frerista all’intelligenza artificiale e ai videogiochi
L'11 settembre 2026, si è tenuto al Palazzo del Lussemburgo il sesto Forum annuale di TRENDS Research and Advisory (think tank degli Emirati Arabi Uniti con sede ad Abu Dhabi) dedicato all’Islam politico, dal titolo «Una risposta europea unitaria alla minaccia dei Fratelli Musulmani». L’evento fa seguito a una prima sessione tenutasi tre giorni prima alla Camera dei Lord a Londra. Il convegno ha riunito la senatrice Nathalie Goulet (Orne), l’ex vicepresidente della commissione per gli Affari europei André Reichardt, l’ex ambasciatore britannico Sir John Jenkins, Khalifa Mubarak Al Dhaheri (Mohamed bin Zayed University for Humanities), Yamine Sétoul e Wael Saleh (TRENDS Francia/Canada). I relatori hanno chiesto di armonizzare le legislazioni europee in materia di finanziamenti esteri, di rafforzare la sorveglianza dei flussi finanziari e di creare dispositivi comuni di vigilanza digitale per contrastare il ricorso da parte delle reti frerista all’intelligenza artificiale e ai videogiochi a fini di reclutamento.
Leggi nell'edizione → - Lille - La commissione di concertazione per l'istruzione privata, adita dal prefetto della regione Hauts-de-France Bertrand Gaume, si è pronunciata il 10 settembre con 18 voti contro 3 (3 astensioni) contro il ripristino del contratto di associazione del liceo musulmano Averroès, rescisso nel dicembre 2023; la relazione rileva le violazioni dei principi fondamentali della Repubblica e ricorda i diversi milioni di euro di finanziamenti qatarioti di cui hanno beneficiato il liceo e il Centro islamico di Villeneuve-d’Ascq; l’istituto, fuori contratto dall’8 luglio 2026 (annullamento in appello della sentenza di ripristino per vizio di procedura), accoglie in questo inizio d’anno scolastico 380 studenti, di cui il 61% beneficiari di borse di studio
Il 10 settembre 2026, la commissione di concertazione sull’istruzione privata, adita dal prefetto della regione Hauts-de-France Bertrand Gaume, si è pronunciata con 18 voti contro 3 e 3 astensioni, contro il ripristino del contratto di associazione del liceo musulmano Averroès di Lille, rescisso nel dicembre 2023. La relazione riprende le «gravi violazioni dei principi fondamentali della Repubblica» invocate nel 2023, nonché i presunti legami con il movimento frerista e i finanziamenti del Qatar – diversi milioni di euro che, secondo la commissione, sarebbero stati destinati al liceo e al Centro islamico di Villeneuve-d’Ascq. L’istituto, fuori contratto dall’8 luglio 2026 (annullamento in appello della sentenza di ripristino per vizio di procedura), accoglie a questo inizio anno scolastico 380 studenti, di cui il 61% beneficiari di borse di studio; il suo direttore, Éric Dufour, ha annunciato che il contenzioso proseguirà. Il prefetto dovrà rendere ufficiale la sua decisione nei prossimi giorni. Nel 2008 Averroès è stato il primo liceo musulmano della Francia metropolitana ad aver ottenuto un contratto di questo tipo.
Leggi nell'edizione → - Parigi/Copenaghen - Il 12 settembre il CERIF pubblica un articolo che riprende l’analisi della ricercatrice danese Tina Magaard (Weekendavisen, 11 settembre), la quale confuta le critiche mosse quest’estate da Lene Kühle e Manni Crone al libro «Broderismen » (traduzione danese di « frerismo e le sue reti » di Florence Bergeaud-Blackler) e riprese da Le Monde; l’analisi individua cinque problemi sistematici: errori minori trasformati in accuse sproporzionate, posizioni attribuite a Florence Bergeaud-Blackler che non corrispondono alle sue dichiarazioni, accuse inventate e prive di fondamento, manipolazione delle citazioni (tra cui l’eliminazione della parola «solo» in una citazione di Besson) e messa in dubbio infondata dell’autenticità dei documenti
L'11 settembre 2026, la ricercatrice danese Tina Magaard (ex Università di Aarhus) pubblica sul settimanale Weekendavisen una lunga e metodica analisi delle critiche mosse quest'estate da Lene Kühle e Manni Crone al libro «Broderismen » (traduzione danese di « frerismo e le sue reti » di Florence Bergeaud-Blackler), critiche che Le Monde aveva ripreso nel febbraio 2026. Magaard individua cinque problemi sistematici: errori minori trasformati in accuse sproporzionate, posizioni attribuite a Florence Bergeaud-Blackler senza che corrispondano alle sue dichiarazioni, accuse inventate e prive di fondamento, manipolazione delle citazioni (tra cui l’omissione della parola «solo» in una citazione di Besson) e messa in dubbio infondata dell’autenticità dei documenti. Il 12 settembre il CERIF pubblica un articolo che riprende l’analisi; «Opinion Internationale» e «La Nouvelle Revue Politique» lo ripropongono il 13 settembre. «Le Monde», ad oggi, non ha reagito.
Leggi nell'edizione → - Parigi - Bruno Retailleau (Les Républicains), ospite del programma «Objectif Élysée 2027» su Europe 1 e CNEWS l’8 settembre, ritiene «inapplicabile» allo stato attuale il divieto di indossare il velo negli spazi pubblici proposto dal Rassemblement national; sostiene un divieto «ove possibile» (sport, scuola, università) e collega la presenza del velo all’immigrazione, invocando la «riduzione dell’immigrazione» come condizione per una diminuzione di questo segno di abbigliamento
L'8 settembre 2026, Bruno Retailleau, presidente dei Républicains e candidato dichiarato alle elezioni presidenziali del 2027, è ospite del programma «Objectif Élysée 2027» su Europe 1 e CNEWS. Ritiene «inapplicabile» allo stato attuale la proposta del Rassemblement National di vietare il velo negli spazi pubblici, rilanciata da Marine Le Pen il 31 agosto. Sostiene un divieto «ladove possibile» – nello sport, a scuola, all’università – e collega la presenza del velo all’immigrazione, invocando la «riduzione dell’immigrazione» come condizione per un ridimensionamento di questo segno distintivo nell’abbigliamento. La dichiarazione prosegue la dinamica avviata nella S37: la frattura tra la destra parlamentare e il Rassemblement National sul velo si cristallizza sulla fattibilità giuridica, più che sulla sostanza.
Leggi nell'edizione → - Londra - L'8 settembre la Camera dei Lord ospiterà il sesto Forum annuale del think tank degli Emirati Arabi Uniti TRENDS Research and Advisory sulle reti dei Fratelli Musulmani in Europa; la baronessa Deech, la baronessa Foster of Oxton, Lady Olga Maitland, l’ex vice primo ministro Sir Oliver Dowden, l’ex ministro laburista Ivan Lewis, Lord Walney, l’ex deputato Daniel Kawczynski, Tom Wilson (Counter Extremism Group) e Alan Mendoza (Henry Jackson Society) interverranno all’evento; Kawczynski esorta il Ministero dell’Interno a mettere al bando i Fratelli Musulmani, Lord Walney denuncia un «punto cieco» che consente alle reti frerista di infiltrarsi nelle associazioni di beneficenza e nel settore dell’istruzione
L'8 settembre 2026, la Camera dei Lord ha ospitato il sesto forum annuale del think tank emiratino TRENDS Research and Advisory (Abu Dhabi) dedicato all’Islam politico, incentrato quest’anno sulle reti dei Fratelli Musulmani in Europa, sul loro finanziamento, sulla loro influenza nel campo dell’istruzione e in ambito digitale. Sono intervenuti la baronessa Deech, la baronessa Foster of Oxton e Lady Olga Maitland, l’ex vice primo ministro Sir Oliver Dowden, l’ex ministro laburista Ivan Lewis, Lord Walney, l’ex deputato Daniel Kawczynski, Tom Wilson (Counter Extremism Group) e Alan Mendoza (Henry Jackson Society). Kawczynski ha esplicitamente invitato il Ministero dell’Interno a mettere al bando i Fratelli Musulmani; Lord Walney ha parlato di un «punto cieco» che consente alle reti e ai think tank frerista di infiltrarsi nelle organizzazioni caritative e nel settore dell’istruzione. Khalifa Mubarak Al Dhaheri (Mohamed bin Zayed University) ha descritto il Regno Unito come «un centro di lunga data per individui e reti associate ai Fratelli Musulmani e all’islam politico». La sessione è proseguita l’11 settembre al Palais du Luxembourg a Parigi.
Leggi nell'edizione → - Bruxelles - L'11 settembre, nel documento «Detecting and countering misuse of AI: September 2026», Anthropic ha rivelato un'operazione di influenza attribuita «con un alto grado di certezza» a funzionari del governo degli Emirati Arabi Uniti, denominata internamente «Deadshot»; l’autore ha utilizzato Claude come strumento centrale di una «operazione transatlantica e regionale coordinata per smantellare la Fratellanza Musulmana a livello mondiale»: circa 300 account falsi sui social media, una falsa ONG che usurpava l’identità di un’organizzazione svizzera per i diritti umani, la redazione di testimonianze presentate al Consiglio dei diritti umani dell’ONU e la compilazione di dossier personali su 18 membri del Parlamento europeo e giornalisti incaricati del caso
L'11 settembre 2026, Anthropic pubblica il suo rapporto «Detecting and countering misuse of AI: September 2026», che attribuisce «con un elevato grado di certezza» a funzionari del governo degli Emirati Arabi Uniti. L’operazione, denominata internamente «Deadshot» e identificata con il codice GTG-84002, ha utilizzato Claude come strumento centrale di una «operazione transatlantica e regionale coordinata per smantellare la Fratellanza Musulmana a livello mondiale»: circa 300 account falsi sui social media, una falsa ONG che usurpava l’identità di un’organizzazione svizzera per i diritti umani, la redazione di testimonianze presentate al Consiglio dei diritti umani dell’ONU e la compilazione di dossier personali su 18 membri del Parlamento europeo e giornalisti incaricati del caso. L’operazione mirava contemporaneamente a influenzare la percezione del ruolo degli Emirati Arabi Uniti nella guerra in Sudan e a costituire dossier di controaccusa contro i relatori speciali dell’ONU che avevano criticato la condotta degli Emirati. La rivelazione arriva tre giorni dopo il forum TRENDS alla Camera dei Lord e lo stesso giorno del suo seguito al Palazzo del Lussemburgo – altri strumenti, questa volta dichiarati, della stessa politica pubblica degli Emirati.
Leggi nell'edizione → - Londra - Il direttore generale dell’MI5, Sir Ken McCallum, nel suo resoconto annuale dell’11 settembre alla Thames House, attribuisce nuovamente alla minaccia islamista il 75% dell’attività antiterroristica britannica (il 25% è attribuibile all’estrema destra), cita un complotto islamista recentemente sventato che mirava a uccidere «centinaia» di persone con armi da fuoco nella comunità ebraica di Manchester e descrive una crescente ostilità da parte dello Stato attraverso intermediari criminali; avverte che il prossimo «shock strategico» simile all’11 settembre potrebbe prepararsi proprio dove i servizi di sicurezza prestano meno attenzione
L'11 settembre 2026, alla Thames House, il direttore generale dell'MI5 Sir Ken McCallum presenta il suo rapporto annuale sulla minaccia in occasione del 25° anniversario dell'11 settembre. Ricorda che la ripartizione 75% minacce islamiste / 25% estrema destra rimane la struttura portante dell’operato antiterroristico britannico e cita un complotto islamista recentemente sventato che mirava a uccidere «centinaia» di persone con armi da fuoco nella comunità ebraica di Manchester. Descrive una crescente ostilità da parte di Stati (sabotaggi tramite proxy criminali, attacchi informatici alle centrali elettriche) e un’aspirazione jihadista ancora viva ad attacchi di massa. Avverte che il prossimo «shock strategico» simile all’11 settembre potrebbe prepararsi proprio dove i servizi di intelligence prestano meno attenzione. Il discorso si inserisce nello stesso contesto del forum TRENDS alla Camera dei Lord che, tre giorni prima, aveva esortato Whitehall a mettere al bando i Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - Vienna - Il 10 settembre il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI) pubblica il suo rapporto annuale 2026 intitolato «Neue islamistische Identitätsangebote als Herausforderung», che documenta lo stretto legame tra Diyanet e ATIB in Austria (imam inviati da Ankara, sermoni del venerdì centralizzati), Hamas come «ramo palestinese» della Fratellanza, che unisce attività caritatevoli e politiche, e un nuovo ecosistema dell’islam politico «lifestyle» attraverso influencer, centri fitness (Rujulah 1000, Deenathletic) e la manipolazione mirata di Wikipedia; la consigliera comunale dell’ÖVP Caroline Hungerländer chiede nel corso della giornata la verifica di tutte le sovvenzioni comunali viennesi
Il 10 settembre 2026, la Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), centro di documentazione austriaco fondato nel 2020, pubblica il suo rapporto annuale 2026 dal titolo «Neue islamistische Identitätsangebote als Herausforderung » («Nuove offerte identitarie islamiste come sfida»). Il rapporto documenta lo stretto legame tra l’autorità religiosa turca Diyanet e l’associazione ATIB in Austria – imam inviati da Ankara, sermoni del venerdì centralizzati –, analizza Hamas come «ramo palestinese» della Fratellanza, che combina un’attività caritatevole e politica, e descrive un nuovo ecosistema dell’islam politico «lifestyle» attraverso influencer, campi di fitness (Rujulah 1000, Deenathletic) e la manipolazione mirata di Wikipedia. La consigliera comunale dell’ÖVP Caroline Hungerländer ha chiesto nel corso della giornata la verifica di tutte le sovvenzioni comunali viennesi per individuare eventuali legami con strutture dell’islam politico, accusando la coalizione SPÖ-Neos di «chiudere un occhio». La pubblicazione fa seguito all’annuncio fatto il 5 settembre dalla ministra dell’Integrazione Claudia Bauer (ÖVP) di un disegno di legge volto a vietare la Fratellanza Musulmana, Hezbollah e Hizb ut-Tahrir (trattato in S37).
Leggi nell'edizione → - Tallahassee - L'11 settembre, in meno di due minuti, il governatore DeSantis e il suo gabinetto hanno approvato il regolamento che autorizza il Florida Department of Law Enforcement a raccomandare la designazione di organizzazioni come gruppi terroristici nazionali o stranieri; in questa fase sono interessate tre entità: il Council on American-Islamic Relations (CAIR), i Fratelli Musulmani e Antifa, mentre sono all’esame oltre 90 altre raccomandazioni; la designazione entra in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione sul Florida Administrative Register, con un termine di sette giorni a disposizione delle organizzazioni per presentare ricorso per iscritto; il regolamento aggira l’ingiunzione federale emessa a marzo contro il decreto di DeSantis del dicembre 2025; il CAIR annuncia immediatamente un nuovo ricorso
L'11 settembre 2026, in occasione del 25° anniversario degli attentati, il governatore Ron DeSantis e il gabinetto della Florida hanno approvato in meno di due minuti il regolamento che autorizza il Florida Department of Law Enforcement, guidato dal commissario Mark Glass, a raccomandare la designazione di organizzazioni come gruppi terroristici nazionali o stranieri. Tre entità sono attualmente oggetto di tale provvedimento: il Council on American-Islamic Relations (CAIR), i Fratelli Musulmani e Antifa; oltre 90 altre raccomandazioni sono al vaglio. La designazione entra in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione sul Florida Administrative Register; le organizzazioni hanno sette giorni di tempo per presentare ricorso per iscritto. L’esecutivo del dicembre 2025 aveva già tentato tale designazione tramite decreto, bloccata nel marzo 2026 da un giudice federale per probabile violazione del Primo Emendamento, decisione contro la quale l’amministrazione ha presentato ricorso. Il voto aggira tale blocco ricorrendo a un regolamento adottato sulla base della legge HB 1471, entrata in vigore il 1° luglio 2026, che prevede il divieto di finanziamenti pubblici e sanzioni penali per il sostegno materiale. CAIR-Florida annuncia immediatamente un nuovo contenzioso dinanzi alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della Florida.
Leggi nell'edizione → - Dallas - Al congresso di metà mandato del Partito Repubblicano del Texas (8-11 settembre), il governatore Greg Abbott promette di «vietare la sharia in Texas» e ricorda la designazione statale del CAIR come «Confraternita musulmana»; Ted Cruz incentra il suo discorso sulla «sconfitta degli islamisti e dei comunisti» e descrive una «nuova alleanza rosso-verde» tra democratici, comunisti e islamisti; USA Today presenta la questione islamica come un punto focale inaspettato dell’evento; Due giorni dopo, il CAIR chiede ai responsabili politici di prendere le distanze da Cruz dopo che un partecipante ha menzionato minacce contro il sindaco Mamdani, Abdul El-Sayed e il rappresentante texano James Talarico
La convention del Partito Repubblicano del Texas in vista delle elezioni di medio termine si è tenuta a Dallas dall’8 all’11 settembre 2026. Il governatore Greg Abbott ha promesso di «vietare completamente la sharia in Texas» e ha ricordato la designazione statale del 18 novembre 2025 che prendeva di mira il CAIR e la Fratellanza Musulmana; Ted Cruz ha tenuto un discorso incentrato sulla «sconfitta degli islamisti e dei comunisti», descrivendo una «nuova e pericolosa alleanza rosso-verde» tra democratici, comunisti e islamisti, e affermando che «la sharia non ha posto in America». USA Today, così come la copertura mediatica locale (KERA, Houston Public Media, TPR), presenta la questione islamica come un punto focale inaspettato dell’evento. Il CAIR invita pubblicamente i responsabili politici a prendere le distanze dal senatore Cruz dopo che un partecipante alla convention ha menzionato minacce contro il sindaco Mamdani, Abdul El-Sayed e il rappresentante texano James Talarico. La vicenda prosegue la linea aperta dalla dichiarazione di Abbott e dalla SB 1900, spostandola dal terreno amministrativo al discorso elettorale.
Leggi nell'edizione → - San Antonio - Il deputato Chip Roy (R-TX), in una lettera del 26 agosto indirizzata al procuratore generale Todd Blanche, al segretario al Tesoro Scott Bessent e al segretario alla Guerra Pete Hegseth, chiede un’indagine federale sul Northside Islamic Center di San Antonio (NICSA), adducendo presunti legami con i Fratelli Musulmani, le dichiarazioni dell’imam AbdulRahman Kattab che definiva il 7 ottobre 2023 «giorno di commemorazione» e la vicinanza alla base militare di Camp Bullis; Il NICSA risponde pubblicamente il 7 settembre condannando «il terrorismo, l’estremismo, l’antisemitismo, l’islamofobia»; il 9 settembre, Chip Roy prosegue la discussione su Blaze Media evocando una «presa di controllo islamica» del Texas
In una lettera datata 26 agosto 2026 indirizzata al procuratore generale Todd Blanche (DOJ), al segretario al Tesoro Scott Bessent e al segretario alla Guerra Pete Hegseth, il deputato Chip Roy (R-TX) ha richiesto un'indagine federale nei confronti del Northside Islamic Center of San Antonio (NICSA), invocando presunti legami con i Fratelli Musulmani - «designata come organizzazione terroristica dal Texas» - le dichiarazioni dell’imam AbdulRahman Kattab che definiva il 7 ottobre 2023 un «giorno di commemorazione», e la vicinanza del progetto di un campus polifunzionale di 7,25 acri a circa 18 miglia da Camp Bullis. Il Northside Islamic Center ha risposto pubblicamente il 7 settembre 2026 condannando «il terrorismo, l’estremismo, l’antisemitismo, l’islamofobia» senza entrare nel merito di ciascuna delle accuse e invitando i rappresentanti politici e i vicini a consultare il proprio statuto. Il 9 settembre, Chip Roy ha proseguito la discussione in una trasmissione di Blaze Media, evocando una «presa di controllo islamica» del Texas e la presunta esistenza di oltre seicento organizzazioni islamiche senza scopo di lucro nello Stato.
Leggi nell'edizione → - Detroit - Il 10 settembre Fox News ha documentato il congresso del 2026 dell’Islamic Society of North America (ISNA), tenutosi a Detroit nel weekend del Labor Day, durante il quale il candidato democratico al Senato del Michigan Abdul El-Sayed ha ricevuto un’«accoglienza da eroe»; l’articolo riporta che, durante una tavola rotonda sull’«islamofobia in aumento», un appello pubblico a emettere «una fatwa contro il gruppo bipartisan di legislatori» che ha votato a favore della restrizione dei finanziamenti federali alle università che boicottano Israele, e documenta la presenza di figure controverse (Baqir Berry, Hassan Qazwini, Yasir Qadhi, Siraj Wahhaj); l’articolo precedente (5 settembre) riportava che l’ISNA aveva allontanato il predicatore pakistano Mufti Tariq Masood dopo aver esaminato le sue dichiarazioni passate
Il 10 settembre 2026, Fox News (Robert Schmad) ha documentato il congresso annuale dell’Islamic Society of North America (ISNA) tenutosi a Detroit nel weekend del Labor Day (4-7 settembre). Il candidato democratico al Senato del Michigan, Abdul El-Sayed, ha ricevuto «un fragoroso applauso» e grida di «we love you» al suo ingresso sul palco. Durante una tavola rotonda sull’«islamofobia in aumento», un partecipante ha pubblicamente chiesto di emettere «una fatwa contro il gruppo bipartisan di legislatori» che ha votato a favore della restrizione degli aiuti federali alle università che boicottano Israele, richiesta accolta da applausi. L’articolo documenta inoltre la presenza di figure controverse: Baqir Berry che pregava per i «mujahideen» in Palestina e in Libano, Hassan Qazwini che invocava Dio affinché «concedesse la vittoria ai nostri Fratelli in Iran», l’imam texano Yasir Qadhi (le cui dichiarazioni di negazione dell’Olocausto sono state successivamente ritrattate) e Siraj Wahhaj (indicato come possibile complice dell’attentato al World Trade Center del 1993 senza essere mai stato incriminato). Il 9 settembre il Middle East Forum ha pubblicato un’analisi in cui si sottolinea che l’ISNA ha permesso a un candidato al Senato degli Stati Uniti di fare campagna elettorale all’interno della convention. La sequenza fa seguito a quella della S37 sulla fatwa di Qaradaghi (IUMS, Qatar) che definisce Mamdani ed El-Sayed «benedizioni» del 7 ottobre.
Leggi nell'edizione → - Washington - L'11 settembre Jonathan Schanzer pubblica su FDD.org «The post-9/11 Global War on Terrorism won - by keeping our homeland safe»: in questo bilancio sui venticinque anni della lotta globale al terrorismo, l’autore attribuisce all’amministrazione Trump il merito di aver designato, tramite ordini esecutivi del gennaio 2026, le filiali estere di Fratelli Musulmani come entità terroristiche (Egitto, Libano, Giordania) e ha fatto della cooperazione con il Qatar e la Turchia la condizione successiva per una politica federale coerente
L'11 settembre 2026, in occasione del 25° anniversario degli attentati, Jonathan Schanzer pubblica su FDD.org un articolo di analisi intitolato «The post-9/11 Global War on Terrorism won - by keeping our homeland safe». In esso attribuisce all’amministrazione Trump il merito di aver designato, tramite ordini esecutivi del gennaio 2026, le filiali estere della Fratelli Musulmani come entità terroristiche in Egitto, Libano e Giordania, sottolineando al contempo che la matrice ideologica della Fratellanza continua a radicalizzare una gioventù globalizzata. L’articolo individua nella cooperazione con il Qatar e la Turchia la condizione fondamentale per una politica federale coerente e articola la linea federale con le iniziative statali (Texas, Florida, Oklahoma).
Leggi nell'edizione → - Montréal - La Federazione studentesca dei college del Québec (FECQ) rende pubblica questa settimana una presa di posizione in cui denuncia gli effetti concreti della legge n. 9 sui cégep, una settimana dopo la sua entrata in vigore (di cui si è parlato nella S37); mette in guardia contro un inasprimento che, al di là dei simboli religiosi, limiterebbe l’accesso di alcune studentesse musulmane all’istruzione superiore; è la prima grande federazione rappresentativa del mondo dei college a passare dalla contestazione di principio alla constatazione dell’applicazione della legge
Mentre la legge n. 9 sulla laicità dello Stato è entrata in vigore il 1° settembre 2026 nei college e nelle università del Québec (copertura in S37), la Federazione studentesca dei college del Québec (FECQ) rende pubblica questa settimana una presa di posizione in cui denuncia gli effetti concreti della legge sui cégep: mette in guardia contro un inasprimento che, al di là della questione dei simboli religiosi, limiterebbe, secondo la federazione, l’accesso di alcune studentesse musulmane all’istruzione superiore. Si tratta della prima grande federazione rappresentativa del mondo dei college a passare dalla contestazione di principio alla constatazione dell’applicazione pratica. Questa opposizione istituzionale si aggiunge alle chiusure delle sale di preghiera dei college Dawson e Vanier e alla fine delle preghiere nelle strutture della Société de transport de Montréal, già documentate.
Leggi nell'edizione → - Canberra - In un discorso pronunciato l'11 settembre in occasione del 25° anniversario dell'11 settembre, il direttore generale dell’ASIO Mike Burgess ha rivelato che i servizi di intelligence interni australiani hanno sventato 16 progetti di attentati dalla strage di Bondi (dicembre 2025), portando a 33 il numero di complotti di grande portata sventati dal 2014; egli avverte che «il terrorismo transnazionale è riemerso come una minaccia alla sicurezza grave e insidiosa», citando al-Qaeda, lo Stato Islamico e i loro affiliati «che sfruttano gli spazi permissivi del mondo reale e di quello online» e minacciano nuovamente la comunità ebraica australiana
L'11 settembre 2026, in un discorso pronunciato in occasione del 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre, il direttore generale dell'ASIO (Australian Security Intelligence Organisation) Mike Burgess ha dichiarato che i servizi di intelligence interni hanno sventato 16 progetti di attentati dalla strage di Bondi (dicembre 2025), portando a 33 il numero di complotti di grande portata sventati dal 2014. Ha avvertito che «venticinque anni dopo, il terrorismo transnazionale è riemerso come una minaccia alla sicurezza grave e insidiosa», citando al-Qaeda, lo Stato Islamico e i loro affiliati che «sfruttano gli spazi permissivi del mondo reale e online» e «dimostrano una rinnovata capacità di compiere o ispirare attentati al di là delle loro zone di influenza immediata». Tra i casi sventati di recente figurano un progetto di attentato antisemita, minacce di morte nei confronti di musulmani e un sostenitore della violenza razzista trovato in possesso di armi. Burgess ha inoltre messo in guardia da una nuova ondata di violenza orchestrata dall’Iran in Australia, a seguito di attacchi incendiari contro edifici legati alla comunità ebraica australiana.
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il 31 agosto Marine Le Pen annuncia su X che, se verrà eletta nel 2027, sottoporrà a referendum una «grande legge per la lotta contro le ideologie islamiste» che includerà la «penalizzazione del velo islamista»; la proposta, avanzata in mattinata su BFMTV dal deputato del RN Jean-Philippe Tanguy (Somme), è stata confermata nel corso della giornata da Jordan Bardella, il quale ha precisato che «non si tratta di istituire una polizia dell’abbigliamento»; l’AFP rileva, il 5 settembre, che l’articolo 11 della Costituzione non prevede i simboli religiosi nell’ambito del referendum presidenziale e che l’entourage di Marine Le Pen ammette di voler «aggirare» il Consiglio costituzionale attraverso la via referendaria
Il 31 agosto 2026, Marine Le Pen, presidente del gruppo Rassemblement National all’Assemblea nazionale, annuncia sul suo account X che, qualora dovesse diventare presidente nel 2027, sottoporrà a referendum una «grande legge di lotta contro le ideologie islamiste» accompagnata da una «sanzione penale» e che includa esplicitamente la «penalizzazione del velo islamista». La proposta è stata resa nota quella stessa mattina su BFMTV dal deputato del RN Jean-Philippe Tanguy (Somme), il quale ha paragonato le multe previste a quelle previste per il mancato uso della cintura di sicurezza. Jordan Bardella, presidente del RN, la conferma nel corso della giornata precisando che «non si tratta di istituire una polizia dell’abbigliamento». Il 5 settembre 2026, France 24 (AFP) rileva che una revisione costituzionale tramite referendum presidenziale su questo tema si scontrerebbe con l’articolo 11 della Costituzione, che limita l’ambito all’organizzazione dei poteri pubblici, alle riforme economiche, sociali o ambientali e alla ratifica dei trattati; i simboli religiosi non rientrano in tale ambito. L’entourage di Marine Le Pen ammette di voler «aggirare» il Consiglio costituzionale attraverso la via referendaria. Édouard Philippe (Horizons) ricorda nel frattempo che occorre applicare «le leggi esistenti».
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il 1° settembre CNEWS, Europe 1 e Le JDD pubblicano un sondaggio CSA sul divieto di indossare il velo negli spazi pubblici: il 60% dei francesi intervistati è favorevole, il 53% sostiene l'introduzione di una multa come sanzione, in calo rispetto a novembre 2025 (quasi sette su dieci); tutte le fasce d’età sono in maggioranza favorevoli, tranne quella dei 18-24enni (39%); a sinistra, solo il 30% è favorevole, con il 74% di opposizione tra gli elettori di LFI, il 78% tra gli Ecologisti, il 58% tra i Socialisti e il 61% tra quelli di Renaissance
Il 1° settembre 2026, CNEWS, Europe 1 e Le JDD pubblicano un sondaggio CSA sul divieto di indossare il velo islamico negli spazi pubblici. Il 60% dei francesi intervistati è favorevole al divieto e il 53% approva l’applicazione di una multa come sanzione. Questi dati sono in calo rispetto a un sondaggio del novembre 2025 (quasi sette su dieci). Tutte le fasce d’età sono in maggioranza favorevoli, tranne quella dei 18-24enni (39% a favore). Il 62% delle donne è favorevole, contro il 58% degli uomini. A sinistra, solo il 30% approva la misura; il 74% degli elettori di «La France insoumise», il 78% degli elettori ecologisti, il 58% degli elettori socialisti e il 61% degli elettori di «Renaissance» vi si oppongono. Il sondaggio è stato pubblicato all’indomani dell’annuncio da parte di Marine Le Pen (RN) di una proposta di referendum nel 2027 sulla «penalizzazione del velo islamista».
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il 1° settembre, su FigaroVox, “Le Figaro” pubblica un articolo di Florence Bergeaud-Blackler intitolato «Il referendum del RN sul divieto di indossare il velo rischierebbe di fare il gioco degli islamisti? »: la presidente del CERIF ritiene che un divieto generale punibile con una multa sia difficile da applicare e politicamente rischioso, e preferisce il divieto di indossare il velo per le minorenni
Il 1° settembre 2026, Le Figaro pubblica su FigaroVox un articolo di Florence Bergeaud-Blackler, antropologa e presidente del CERIF, in risposta all'annuncio fatto da Marine Le Pen il 31 agosto di indire un referendum sul divieto di indossare il velo negli spazi pubblici. Ritiene che un divieto generale accompagnato da una sanzione pecuniaria sarebbe difficile da tradurre in norme applicabili e politicamente rischioso, al punto da poter avvantaggiare gli islamisti che intende combattere, offrendo loro una posizione di vittime. Si pronuncia a favore di una misura mirata: il divieto di indossare il velo per le minorenni, che definisce una questione urgente. Il contributo fa seguito alle sue dichiarazioni rilasciate nella stessa settimana su Europe 1 e completa, in questa edizione, la sequenza aperta dall’annuncio del RN e dal sondaggio CSA del 1° settembre.
Leggi nell'edizione → - Vienna - Il 5 settembre la ministra austriaca per l'Integrazione Claudia Bauer (ÖVP) ha annunciato all'APA che sta preparando un disegno di legge volto a vietare la Confraternita Musulmana, nonché Hezbollah e Hizb ut-Tahrir, in quattro ambiti giuridici contemporaneamente: diritto associativo, diritto di culto, diritto di soggiorno, diritto di riunione; definisce la Fratellanza «un’organizzazione terroristica il cui obiettivo principale è islamizzare gradualmente i nostri Stati europei» e non esclude che il testo possa incidere sulla struttura interna della Comunità religiosa islamica in Austria (IGGÖ), alla quale chiede una «presa di posizione chiara» sui limiti
Il 5 settembre 2026, l’Agenzia di stampa austriaca (APA), ripresa da news.at e da tutta la stampa quotidiana, riferisce che la ministra dell’Integrazione Claudia Bauer (ÖVP) sta preparando un disegno di legge volto a vietare la Fratellanza Musulmana (Muslimbruderschaft), Hezbollah e Hizb ut-Tahrir. Il testo dovrebbe intervenire contemporaneamente su quattro ambiti giuridici: diritto delle associazioni, diritto di culto, diritto di soggiorno e diritto di riunione – una misura senza precedenti in un paese dell’Unione europea. Bauer definisce la Fratellanza Musulmana una «Terrororganisation, die als Hauptziel hat, unsere europäischen Staaten schrittweise zu islamisieren» (organizzazione terroristica il cui obiettivo principale è islamizzare progressivamente i nostri Stati europei) e denuncia una «infiltrazione invisibile» delle istituzioni da parte dell’Islam politico. Indica di non escludere che il futuro testo possa incidere sulla struttura interna dell’Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich (IGGÖ), la comunità religiosa musulmana ufficiale del Paese, alla quale chiede una «presa di posizione chiara» sui confini tra pratica religiosa e Islam politico. L’annuncio si inserisce nella continuità del lavoro condotto dal 2020 dal Dokumentationsstelle Politischer Islam e prolunga, a livello europeo, la sequenza statunitense di designazioni (Egitto, Giordania, Libano – gennaio 2026; Mahmoud al-Abyari – luglio 2026; dichiarazioni degli Stati: Texas novembre 2025, Florida luglio 2026, Oklahoma agosto 2026).
Leggi nell'edizione → - Londra - Il 2 settembre il Gatestone Institute ha pubblicato un’analisi di Robert Williams (“Nothing Spontaneous About Anti-Israel Protests”) basata su un rapporto di NGO Monitor che identifica sei organizzazioni britanniche come organizzatrici di 32 delle 40 manifestazioni pro-Hamas censite nel Regno Unito - Stop the War Coalition, Friends of Al-Aqsa, Muslim Association of Britain, Palestinian Forum in Britain, Palestine Solidarity Campaign, CND; quattro delle quali, secondo il rapporto, presentano legami documentati con Hamas o la Fratellanza Musulmana, mentre Ismail Patel (Friends of Al-Aqsa) viene descritto come avente «una sovrapposizione di lunga data» con figure legate a Fratelli; il rapporto descrive «cerchi concentrici» di finanziamento che coinvolgono Iran, Cina, Russia e Qatar
Il 2 settembre 2026, il Gatestone Institute pubblica un’analisi di Robert Williams intitolata «Nothing Spontaneous About Anti-Israel Protests». Il testo si basa su un rapporto pubblicato da NGO Monitor che identifica sei organizzazioni britanniche come organizzatrici di 32 delle 40 manifestazioni a favore di Hamas censite nel Regno Unito dall’ottobre 2023: Stop the War Coalition, Friends of Al-Aqsa, Muslim Association of Britain (MAB), Palestinian Forum in Britain (PFB), Palestine Solidarity Campaign (PSC), Campaign for Nuclear Disarmament (CND). Quattro di esse – Friends of Al-Aqsa, MAB, PFB, PSC – presentano, secondo il rapporto, legami documentati con Hamas o la Fratellanza Musulmana. Ismail Patel, fondatore di Friends of Al-Aqsa, è descritto come avente «una sovrapposizione di lunga data» con figure legate a Fratelli. Il rapporto identifica quelli che definisce «cerchi concentrici» di finanziamento e sostegno ideologico che coinvolgono l’Iran, la Cina, la Russia e il Qatar. L’articolo prosegue, sul versante civile, la sequenza transatlantica in corso – designazione OFAC di Mahmoud al-Abyari (23 luglio 2026), editoriale di Simcox su The Spectator (22 agosto 2026) – che evidenzia il divario tra l’approccio statunitense nei confronti della Confraternita e l’inerzia britannica sulla stessa questione.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 31 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un editoriale di Khaled Abu Toameh («Il pericoloso progetto egiziano di “unità” palestinese per legittimare i terroristi») dedicato al dialogo tra Fatah e Hamas preparato dal Cairo in vista delle elezioni palestinesi del novembre 2026 sotto la bandiera dell’«unità nazionale»; l’autore sottolinea la contraddizione interna dell’iniziativa egiziana: nel gennaio 2026 il Cairo ha designato la propria branca dei Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica, cercando al contempo di riabilitare politicamente Hamas, branca palestinese della stessa Confraternita - e invita l’amministrazione Trump a chiarire che non si può esigere contemporaneamente il disarmo di Hamas e la sua integrazione come negoziatore legittimo
Il 31 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Khaled Abu Toameh intitolato «Il pericoloso progetto egiziano di "unità" palestinese per legittimare i terroristi». Il testo è dedicato al dialogo tra Fatah e Hamas preparato dalle autorità egiziane in vista delle elezioni palestinesi del novembre 2026, sotto la bandiera dell’«unità nazionale». Abu Toameh sottolinea la contraddizione interna di questa strategia: nel gennaio 2026 il Cairo ha designato la propria branca dei Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica, cercando al contempo di riabilitare politicamente Hamas, branca palestinese della Fratellanza. L’autore invita l’amministrazione Trump a chiarire che non è possibile esigere contemporaneamente il disarmo di Hamas e accettarlo come negoziatore legittimo. L’editoriale riprende la sua analisi del 27 agosto («America's New Scam?: Hamas Elections by Another Name is Still Hamas») e apre la rubrica settimanale dedicata ad Abu Toameh.
Leggi nell'edizione → - Dallas - Fox News riporta il 2 settembre che la Southern Methodist University (SMU) ha annullato il simposio «Unapologetically Muslim: Youth Leadership Conference» che il CAIR-Texas avrebbe dovuto tenere nel proprio campus il 19 settembre, invocando il decreto del governatore Greg Abbott del 18 novembre 2025 che designa il CAIR e la Fratellanza Musulmana come «organizzazioni terroristiche straniere e organizzazioni criminali transnazionali» ai sensi della legge texana SB 1900 (2023); la designazione rimane a livello statale – non esiste un equivalente federale – ma produce qui il suo primo effetto non giudiziario documentato: un’istituzione privata rinuncia ad ospitare un evento associativo del CAIR per timore delle sanzioni civili previste dalla legge
Il 2 settembre 2026 alle 12:29 EDT, Fox News riferisce che la Southern Methodist University (SMU, Dallas) ha annullato la «Unapologetically Muslim: Youth Leadership Conference» che la sezione texana del Council on American-Islamic Relations (CAIR-Texas) avrebbe dovuto tenere nel proprio campus il 19 settembre 2026. L’università fa riferimento al decreto firmato il 18 novembre 2025 dal governatore Greg Abbott che designa il CAIR e la Fratellanza Musulmana come «organizzazioni terroristiche straniere e organizzazioni criminali transnazionali» ai sensi della legge texana SB 1900 del 2023. La designazione è strettamente statale e non ha un equivalente a livello federale. Si tratta del primo effetto non giudiziario documentato del decreto: un’istituzione privata rifiuta di ospitare un evento associativo del CAIR per timore di azioni civili previste dalla legge. Il CAIR-Texas dichiara di «non avere e non avere paura delle campagne diffamatorie lanciate da politici della linea “Israel First” come il signor Abbott» e prosegue il contenzioso federale contro il proclama. Reason (Ryan Curtis, 4 settembre 2026) documenta le conseguenze giuridiche (sequestri, precedenti penali, pene aggravate) che il regime SB 1900 comporta quando viene applicato a un’organizzazione civica, e ricorda che la legge era stata inizialmente concepita per colpire i cartelli transnazionali.
Leggi nell'edizione → - Gaza - Il 3 settembre il "Long War Journal" della FDD pubblica un aggiornamento settimanale di Samuel Ben-Ur (“L’IDF cattura il capo della sicurezza di Hamas, segnala 29 violazioni del cessate il fuoco a Gaza il 19 agosto – 3 settembre») in cui si riferisce che il 1° settembre le forze speciali israeliane hanno catturato a Gaza City, nel settore di Katiba, Moein Muhammad al-Arabeed, descritto come capo dell’apparato di sicurezza interna di Hamas per l’intera Striscia; l’articolo rileva 29 violazioni del cessate il fuoco tra il 19 agosto e il 3 settembre e documenta lo stallo del piano in 15 punti del «Board of Peace» – disarmo, trasferimento dell’autorità al NCAG, ritiro graduale di Israele – che Israele respinge in assenza di un effettivo disarmo
Il 3 settembre 2026, il Long War Journal della FDD pubblica un aggiornamento settimanale di Samuel Ben-Ur intitolato «L’IDF cattura il capo della sicurezza di Hamas e segnala 29 violazioni del cessate il fuoco a Gaza dal 19 agosto al 3 settembre». Il testo riferisce che il 1° settembre le forze speciali israeliane hanno catturato a Gaza City, nel settore di Katiba, Moein Muhammad al-Arabeed, presentato come capo dell’apparato di sicurezza interna di Hamas per l’intera Striscia. L’articolo elenca 29 violazioni del cessate il fuoco avvenute tra il 19 agosto e il 3 settembre 2026. Documenta inoltre lo stallo del piano in 15 punti del «Board of Peace» – disarmo, trasferimento dell’autorità alla National Civil Administration for Gaza (NCAG), ritiro graduale di Israele – che Israele si rifiuta di applicare in assenza di un effettivo disarmo di Hamas. L’articolo si inserisce in una serie di editoriali di Abu Toameh su Gatestone (31 agosto, 3 settembre) sulla reistituzionalizzazione politica di Hamas e sul suo rifiuto di disarmarsi.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 3 settembre il Gatestone Institute ha pubblicato un secondo editoriale di Khaled Abu Toameh (“Hamas non ha alcuna intenzione di deporre le armi - Allora perché gli Stati Uniti continuano a negoziare?» in cui vengono riportate le dichiarazioni pubbliche di Osama Hamdan e Khaled Qaddoumi secondo cui «nemmeno un proiettile lascerà Gaza» e le armi rimarranno «nelle mani dei palestinesi»; l’autore denuncia lo slittamento dei negoziati scaturiti dal Piano di pace in 20 punti di Trump, passati dalla demilitarizzazione richiesta allo «stoccaggio» e al «confinamento» delle armi, il che consente a Hamas di conservare la propria leva militare e il proprio status politico
Il 3 settembre 2026, il Gatestone Institute pubblica un secondo editoriale di Khaled Abu Toameh nel corso della settimana, intitolato «Hamas non ha alcuna intenzione di deporre le armi – Allora perché gli Stati Uniti continuano a negoziare?». Il testo riporta le dichiarazioni pubbliche di Osama Hamdan e Khaled Qaddoumi, leader di Hamas, secondo cui «nemmeno un proiettile uscirà da Gaza» e le armi rimarranno «nelle mani dei palestinesi». Abu Toameh denuncia lo slittamento osservabile nei negoziati scaturiti dal Piano di pace di Trump in 20 punti: la richiesta iniziale di smilitarizzazione è stata sostituita dai concetti di «stoccaggio» e «confinamento» delle armi, che consentono a Hamas di conservare la propria influenza militare e il proprio status politico. L’editoriale fa da contrappunto a quello del 31 agosto sull’unità tra Fatah e Hamas preparata dal Cairo, e si collega all’articolo del Long War Journal dello stesso giorno sulla cattura di Al-Arabeed e sulle 29 violazioni del cessate il fuoco.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 5 settembre MEMRI TV ha pubblicato online una registrazione di Ali al-Qaradaghi, segretario generale dell’International Union of Muslim Scholars (IUMS, con sede in Qatar e identificata come struttura intellettuale legata alla Fratellanza Musulmana): durante un convegno tenutosi in Turchia ad agosto, Qaradaghi afferma che «senza il diluvio di Al-Aqsa [7 ottobre 2023] e senza che i sionisti fossero stati messi in difficoltà, ciò che sta accadendo in Europa e in America non avrebbe avuto luogo, Mamdani non sarebbe diventato governatore dello Stato di New York e Abdulrahman El-Sayed non avrebbe condotto una campagna elettorale da 73 milioni di dollari» e definisce questi eventi «benedizioni del diluvio di Al-Aqsa»; la dichiarazione illustra chiaramente, dal punto di vista di frerista stesso, la catena di significati Confraternita – Hamas – 7 ottobre – politici musulmani progressisti americani
Il 5 settembre 2026, il MEMRI (Middle East Media Research Institute) ha pubblicato online una registrazione tradotta di Ali al-Qaradaghi, segretario generale dell’International Union of Muslim Scholars (IUMS), organizzazione con sede in Qatar e identificata in diversi studi accademici e parlamentari (tra cui la testimonianza di Klepach dinanzi alla commissione Cruz del 5 agosto 2026) come struttura intellettuale legata alla Fratellanza Musulmana. In occasione di un convegno tenutosi in Turchia nell’agosto 2026, Qaradaghi afferma: «Se non fosse stato per l’Al-Aqsa Flood, e se i sionisti non fossero stati messi alla vergogna, ciò che sta accadendo in Europa e in America non starebbe accadendo, Mamdani non sarebbe diventato governatore dello Stato di New York [sic], e Abdulrahman El-Sayed non avrebbe sconfitto una campagna elettorale del valore di 73 milioni di dollari», concludendo: «Queste sono le benedizioni dell’Inondazione di Al-Aqsa». La dichiarazione attribuisce esplicitamente al 7 ottobre 2023 l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York e la vittoria di Abdul El-Sayed alle primarie democratiche del Michigan. Viene ripresa lo stesso giorno dal *New York Post*, da *Townhall* (Scott McClallen) e dall’intera stampa conservatrice americana. Essa formula, dal punto di vista dello stesso frerista, la catena di nesso Confraternita – Hamas – 7 ottobre – politici musulmani progressisti americani, fino ad allora enunciata solo dagli avversari dello frerismo.
Leggi nell'edizione → - Montréal - Il 1° settembre entrano in vigore le disposizioni della Legge sul rafforzamento della laicità in Québec (“Legge 9”, approvata in primavera) che vietano le pratiche religiose nei college, nelle università e nei luoghi sotto l’autorità comunale; le sale di preghiera del Dawson College e del Vanier College, a Montréal, sono state chiuse, la Société de transport de Montréal pone fine alle preghiere nelle proprie strutture e i cégep interessati devono rimuovere gli oggetti religiosi messi a disposizione degli utenti – un fatto raro nel contesto nordamericano di uno Stato che affronta le richieste di adeguamenti per l’Islam attraverso la via legislativa piuttosto che quella giurisdizionale
Il 1° settembre 2026 segna l’entrata in vigore delle disposizioni della Legge sul rafforzamento della laicità in Québec (detta «Legge 9», approvata nella primavera del 2026) che vietano le pratiche religiose – preghiera, sermoni, prediche, cerimonie – nei college, nelle università e nei luoghi sotto l’autorità municipale. Le sale di preghiera del Dawson College e del Vanier College, a Montréal, sono state chiuse; la Société de transport de Montréal (STM) ha posto fine alle preghiere all’interno delle proprie strutture. I cégep interessati devono rimuovere gli oggetti religiosi messi a disposizione degli utenti. L’uso di simboli religiosi rimane autorizzato e le pratiche culturali e spirituali delle Prime Nazioni e degli Inuit sono esentate da alcune disposizioni. Il testo proroga l’indagine governativa condotta nel 2025 sui college Dawson e Vanier (rapporto presentato nel giugno 2025 che raccomandava un «inasprimento delle misure» riguardo ai locali di preghiera e ai «clan studenteschi»). La ministra dell’Istruzione superiore Pascale Déry definisce pubblicamente il 1° settembre come «la fine delle sale di preghiera nei nostri istituti di istruzione superiore». Si tratta di una mossa singolare nel contesto nordamericano: uno Stato affronta le richieste di adeguamenti per l’islam attraverso la via legislativa piuttosto che quella giurisdizionale.
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il 27 agosto, *La Nouvelle Revue Politique* pubblica un’intervista di Arnaud Benedetti a Florence Bergeaud-Blackler intitolata «Il frerismo non vuole un mercato di nicchia, vuole imporre la propria norma»; l’antropologa, presidente del CERIF, inserisce la «halal romance» – un genere romanzesco con codici islamici individuato al Salone del Libro di Parigi – nel suo quadro di analisi della «jihad attraverso il mercato»: la «halalizzazione» opera in due fasi: individuare un divieto e poi proporre un equivalente consentito, con l’obiettivo di estendere la norma islamica a tutti gli ambiti della vita, compresi la cultura e il tempo libero
Il 27 agosto 2026, La Nouvelle Revue Politique pubblica un'intervista di Arnaud Benedetti a Florence Bergeaud-Blackler, antropologa, ricercatrice presso il CNRS e presidente del CERIF, dal titolo «Il frerismo non vuole un mercato di nicchia, vuole imporre la propria norma». L’intervista fa seguito all’individuazione di un genere romanzesco con codici islamici – la «halal romance» – individuato al Salone del Libro di Parigi (opera «Nous malgré tout» di LK Imany, edizioni Scrineo; casa editrice Mawadab fondata nel 2025 nella regione di Lille). Bergeaud-Blackler ricolloca il fenomeno nel quadro analitico sviluppato in «Il jihad attraverso il mercato » (Odile Jacob, 2025): la «halalizzazione» funziona in due fasi – indicare un divieto e poi proporre un equivalente consentito – e mira a estendere la norma islamica a tutti i segmenti della vita, compresi cultura, letteratura, cosmetici, turismo e finanza. L’intervista sottolinea che la strategia non è commerciale ma normativa: «il frerismo non vuole un mercato di nicchia, vuole imporre la propria norma». Si inserisce nel solco del suo intervento del 24 agosto nel programma mattutino di Europe 1 (Alexandre Le Mer), in cui definiva il «romanzo halal» un «progetto proselitistico» che rifiuta la letteratura classica francese. L’articolo è stato poi ripubblicato il 28 agosto sul suo Substack.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il 24 agosto AK Polis ha pubblicato un'analisi dettagliata dell'inserimento nell'elenco dell'OFAC (Executive Order 13224) del 23 luglio 2026 nei confronti di Mahmoud al-Abyari, segretario generale del Segretariato generale della Fratellanza Musulmana e caporedattore di Risalat al-Ikhwan, cittadino con doppia nazionalità egiziana e austriaca, nato a Vienna nel 1952 e residente a Londra; il dossier ripercorre le reti europee del soggetto in questione – l’ambiente viennese degli anni ’80 (Islamische Vereinigung in Österreich), la cerchia tedesca attorno a Ibrahim El-Zayat (ex presidente dell’IGD, ex direttore dell’Europe Trust) – e sei entità soggette a sanzioni congiunte (Indonesia, Gaza, Turchia) accusate di convogliare fondi verso l’ala militare di Hamas
Il 24 agosto 2026, AK Polis pubblica un’analisi dettagliata intitolata «Sanzioni statunitensi contro i Fratelli Musulmani: Washington inserisce Mahmoud al-Abyari, cittadino con doppia cittadinanza austriaca, nella lista dei terroristi». Il testo riporta la designazione effettuata il 23 luglio dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense, ai sensi dell’Executive Order 13224, nei confronti di Mahmoud al-Abyari, segretario generale del Segretariato generale della Fratellanza Musulmana e caporedattore di Risalat al-Ikhwan, cittadino con doppia nazionalità egiziana e austriaca, nato il 5 giugno 1952 e residente nel Regno Unito. Al-Abyari è stato inserito nell’elenco per aver sostenuto, attraverso strutture di raccolta fondi presentate come caritatevoli, il finanziamento dell’ala militare di Hamas. Sono state soggette a sanzioni anche sei entità e persone fisiche: Tujah Bulah Global / Seven Spikes Global (Indonesia), Madad Palestine Charitable Society (Gaza), El-Kahira for General Trading (Turchia), Khuldun Khamis Zakaria Alden, Zaid Issam Ahmed Al-Jebouri e Abdullah Issam Ahmad Al-Jebouri. L’analisi ripercorre le reti europee storicamente documentate attorno ad al-Abyari: partecipazione all’ambiente viennese degli anni ’80 (Islamische Vereinigung in Österreich), collegamenti con il circuito tedesco incentrato su Ibrahim El-Zayat, ex presidente dell’Islamische Gemeinschaft in Deutschland (IGD, 2002-2010) ed ex direttore dell’Europe Trust (2005-2014). AK Polis sottolinea che la misura statunitense, prendendo di mira un dirigente residente a Londra e titolare di un passaporto europeo, «riflette una crescente pressione da parte di Washington sui governi europei affinché agiscano contro le strutture della Fratellanza». Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato: «L’amministrazione Trump perseguirà senza pietà i terroristi e coloro che li finanziano».
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Robin Simcox, ex Commissario per la lotta all’estremismo del Regno Unito (2021-2025), pubblica il 22 agosto su The Spectator un editoriale intitolato «Perché il Regno Unito non pone un freno ai Fratelli Musulmani? »; a seguito della designazione da parte dell’OFAC di Mahmoud al-Abyari – dirigente frerista residente a Londra – egli documenta che gli Stati Uniti, l’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti abbiano designato o vietato la Fratellanza, mentre il Regno Unito la considera un «grattacapo politico»; osserva che il rapporto del 2014 e le successive strategie non hanno sortito alcun effetto e che la Charity Commission non dispone dei poteri investigativi necessari, mentre Interpal rimane soggetta a sanzioni negli Stati Uniti da ventitré anni pur operando legalmente nel Regno Unito
Il 22 agosto 2026, The Spectator pubblica un articolo di Robin Simcox, Commissario per la lotta all’estremismo del Regno Unito dal 2021 al 2025, intitolato «Why won’t the UK curtail the Muslim Brotherhood?». L’autore prende le mosse dalla designazione da parte dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del 23 luglio 2026 nei confronti di Mahmoud al-Abyari, descritto dal Tesoro statunitense come «alto dirigente dei Fratelli Musulmani egiziani» con «una lunga storia di ruoli dirigenziali di alto livello », anche all’interno del Segretariato generale della Fratellanza, e residente a Londra. Simcox osserva che la nuova posizione di Washington ha provocato «panico» a Whitehall, dal momento che il Regno Unito non ha, in realtà, alcuna argomentazione da opporre riguardo al proprio modo di gestire la questione. Ricorda che Stati Uniti, Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno designato o vietato la Fratellanza, mentre Londra la considera un «grattacapo politico». Il testo documenta il susseguirsi di fallimenti del rapporto Jenkins del 2014 e delle strategie successive – con la questione che è stata accantonata «nella pila delle questioni troppo difficili» ad ogni riorganizzazione – e sottolinea che la Charity Commission non dispone dei poteri investigativi necessari: Interpal rimane designata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti da ventitré anni, pur operando legalmente nel Regno Unito. Cita infine la strategia antiterrorismo statunitense del maggio 2026, il cui autore, Sebastian Gorka, descrive la Confraternita come «the granddaddy of them all» dei gruppi jihadisti.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 20 agosto il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato il comunicato SB0611 «Il Tesoro inasprisce le sanzioni contro Hezbollah e prende di mira una rete che contrabbanda milioni in contanti per conto di Hezbollah», con cui, ai sensi dell’Ordine Esecutivo 13224, viene nuovamente designato Hezbollah come «proxy iraniano» comandato dalla forza Al-Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC-QF), e che sanziona dieci persone appartenenti a una rete di contrabbando di contanti tra Libano, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Iran, guidata dall’uomo d’affari turco Yunus Alper Yilmaz; tale provvedimento riapre giuridicamente la questione della responsabilità dello Stato libanese nelle operazioni di Hezbollah
Il 20 agosto 2026, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti pubblica il comunicato SB0611 intitolato «Il Tesoro inasprisce le sanzioni contro Hezbollah e prende di mira una rete che contrabbanda milioni in contanti a favore di Hezbollah». La decisione, adottata ai sensi dell’Executive Order 13224 e successive modifiche, si articola in due parti. Primo aspetto: la precedente designazione di Hezbollah viene modificata per specificare esplicitamente che l’organizzazione è «di proprietà, controllata o diretta da, oppure» agisce per conto della forza Al-Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC-QF). Un funzionario del Dipartimento di Stato sottolinea che questa ridefinizione «specifica che Hezbollah è un proxy iraniano, non un’organizzazione autonoma come implicava la precedente designazione», il che riapre giuridicamente la questione della responsabilità dello Stato libanese nelle sue operazioni. Secondo aspetto: dieci persone sono state sanzionate in quanto membri di una rete di contrabbando di contanti che sfruttava corrieri che viaggiavano su voli commerciali tra il Libano, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran, rete guidata dall’uomo d’affari turco Yunus Alper Yilmaz e che coinvolge Halil Ibrahim Kacmaz, Onder Dede, Vasfi Akyuz, Mehmet Akyuz, Mehmet Acur, Feyyad Karasalih, Masoud Mousafar, Gulay Kaya Savci ed Emrah Ayaz. Secondo il Dipartimento del Tesoro, questa rete trasporta «fino a centinaia di milioni di dollari» tramite contrabbando di contanti per conto di Hezbollah, al di fuori del sistema finanziario formale. Questa azione prosegue la linea politica statunitense sui «proxy» islamisti già applicata contro le sezioni giordana, libanese ed egiziana dei Fratelli Musulmani (gennaio 2026) e contro Mahmoud al-Abyari (23 luglio 2026).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 27 agosto Khaled Abu Toameh ha pubblicato sul Gatestone Institute un articolo dal titolo «America's New Scam?: «Le elezioni di Hamas con un altro nome sono pur sempre Hamas», in cui critica la manovra proposta dall’amministrazione americana che consentirebbe a figure affiliate ad Hamas di candidarsi alle elezioni palestinesi sotto una nuova veste politica; l’autore sostiene che il cambio di nome non cancella l’ideologia dell’organizzazione nata dalla matrice frerista, e che l’operazione rischia di convalidare a posteriori l’integrazione politica di organizzazioni qualificate come terroristiche dagli Stati Uniti e dall’Unione europea
Il 27 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Khaled Abu Toameh intitolato «America's New Scam? : Hamas Elections by Another Name is Still Hamas». L’autore critica apertamente una manovra politico-diplomatica presentata dall’amministrazione statunitense che consentirebbe a figure affiliate ad Hamas – organizzazione nata dalla matrice frerista e designata come terroristica dagli Stati Uniti (gennaio 1995), dall’Unione europea (2001) e dal Regno Unito (novembre 2021) - di presentarsi alle prossime elezioni palestinesi sotto un nuovo quadro politico ribattezzato. Abu Toameh sostiene che il cambio di etichetta non cancella l’ideologia dell’organizzazione e che l’operazione rischia di convalidare a posteriori un’integrazione politica di organizzazioni qualificate come terroristiche dalle capitali occidentali. L’editoriale fa parte della serie pubblicata dalla stessa redazione sulla ricostituzione politica dei movimenti palestinesi originari del frerismo (Abu Toameh, 24 agosto 2026, «Repurposed Jihadists: Palestinian Terrorist Organizations Reborn as Political Parties») e nel più ampio dibattito statunitense sui proxy iraniani e sul trattamento riservato a Hezbollah (cfr. SB0611 del 20 agosto).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 28 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Con Coughlin (“Syria: Turkey's New Battleground Against Israel”) che documenta il continuo sostegno turco a Hamas e le ambizioni geostrategiche di Erdoğan in Siria; l’autore collega le dichiarazioni anti-israeliane della presidenza turca a un progetto regionale più ampio che coinvolge Ankara, Doha e l’ala militare di Hamas, e ricollega questa interpretazione all’accordo di difesa di La Mecca del 7 agosto 2026 (Arabia Saudita – Turchia – Pakistan), già commentato dalla redazione (Abu Toameh, 17 agosto 2026)
Il 28 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un'analisi di Con Coughlin, corrispondente per le questioni di difesa del Daily Telegraph, intitolata «Siria: il nuovo campo di battaglia della Turchia contro Israele». Coughlin documenta il continuo sostegno turco a Hamas e le ambizioni geostrategiche del presidente Erdoğan in Siria, dove Ankara opera a livello militare e politico in un contesto di riorganizzazione dello spazio statale siriano dopo la caduta del regime di Assad e l’insediamento del regime guidato da Ahmed al-Sharaa. L’autore collega le recenti dichiarazioni anti-israeliane della presidenza turca a un progetto regionale più ampio che coinvolge Ankara, Doha e l’ala militare di Hamas, e collega la sua analisi all’accordo di difesa collettiva firmato alla Mecca il 7 agosto 2026 tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan – già commentato dalla stessa redazione (Khaled Abu Toameh, «The Mecca Agreement: A Threat to Regional Security?», 17 agosto 2026). L’articolo fa parte della serie ricorrente di Gatestone sui legami tra Turchia, Qatar e la Fratellanza (Coughlin, 2 agosto; Abu Toameh, 17 agosto; Canlorbe / del Valle, 12 agosto; Rehov, 30 agosto).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 30 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato in rapida successione due articoli di opinione con contenuti convergenti: Pierre Rehov («Why Is the Trump Administration Determined to Arm Hostile Jihadist States That Will Outlast It?») critica gli accordi di fornitura di armi degli Stati Uniti con la Turchia e l’Arabia Saudita, sottolineando lo storico finanziamento iraniano di Hamas attraverso Istanbul; Majid Rafizadeh («Il regime iraniano: “L’unica soluzione è costruire una bomba nucleare e lanciarla”») analizza la retorica nucleare di esponenti del regime iraniano e invita a rafforzare la massima pressione già espressa nel comunicato SB0611 del 20 agosto su Hezbollah
Il 30 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica in rapida successione due articoli di opinione con contenuti convergenti. Pierre Rehov, nel suo «Why Is the Trump Administration Determined to Arm Hostile Jihadist States That Will Outlast It? », critica apertamente gli accordi sugli armamenti conclusi dagli Stati Uniti con la Turchia e l’Arabia Saudita, sottolineando che questi Stati adottano posizioni anti-israeliane convergenti e che da anni i finanziamenti iraniani a Hamas transitano per Istanbul. Majid Rafizadeh, in «Iran's Regime: 'The Only Solution Is to Build a Nuclear Bomb and Fire It'», analizza la retorica nucleare di esponenti del regime iraniano e invita a rafforzare la massima pressione su Teheran, in linea con il comunicato SB0611 del 20 agosto con cui l’OFAC ha nuovamente designato Hezbollah come proxy dell’IRGC-QF e ha sanzionato dieci membri della rete di contrabbando di contanti Yilmaz. Entrambi i testi si inseriscono nella linea editoriale di Gatestone che documenta la convergenza tra l’ecosistema frerista sunnita (Turchia – Qatar – Hamas) e il sistema sciita iraniano (Hezbollah – Houthi – milizie irachene e siriane), linea sviluppata dall’inizio dell’estate (Rafizadeh, 8 e 22 agosto; Abu Toameh, 17 e 24 agosto; Coughlin, 28 agosto; Millière, 23 agosto).
Leggi nell'edizione → - Germania - Due sentenze della Corte federale di giustizia (Bundesgerichtshof, StB 37/25 del 21 agosto 2025 e StB 42/25 del 3 settembre 2025), riportate alla ribalta alla fine di agosto 2026 dal Middle East Forum, attestano l’esistenza di una «Legalresidentur» permanente dei servizi segreti turchi (MIT) presso il consolato generale della Turchia a Hürth, nei pressi di Colonia; una dipendente amministrativa del consolato e un’agente di polizia di Colonia sono perseguite per aver trasmesso, da marzo 2024 a febbraio 2025, informazioni riservate provenienti dagli archivi di polizia su persone sotto sorveglianza, tra cui attivisti curdi e oppositori del governo turco
In due sentenze pronunciate nell’ambito dell’indagine del procuratore generale federale per attività di agente al servizio di un servizio di intelligence straniero (§ 99 StGB), la Corte federale di giustizia tedesca (Bundesgerichtshof, StB 37/25 del 21 agosto 2025 e StB 42/25 del 3 settembre 2025) ha constatato che una «Legalresidentur» del MIT, dotata di funzionari di intelligence permanenti, sia presente presso il consolato generale della Turchia a Hürth (Renania Settentrionale-Vestfalia). Una dipendente amministrativa del consolato, residente in Germania dal 1995, forniva supporto logistico e amministrativo agli agenti del MIT, effettuava ricerche e redigeva rapporti trasmessi alle autorità di sicurezza turche; dal 2021 era in contatto regolare, tramite telefono e messaggistica crittografata, con un’agente di polizia di Colonia che, tra marzo 2024 e febbraio 2025, le avrebbe trasmesso informazioni riservate provenienti dai sistemi informativi della polizia, riguardanti in particolare militanti curdi del PKK e oppositori del governo turco. Tra i documenti citati figurano intercettazioni G10, un rapporto del Verfassungsschutz della Renania Settentrionale-Vestfalia del 28 marzo 2025 e i sequestri effettuati il 9 luglio 2025 in base a mandati del 2 luglio; la Corte respinge l’immunità consolare invocata ai sensi dell’articolo 43 della Convenzione di Vienna. Queste decisioni, rese pubbliche nel settembre 2025, vengono analizzate il 26 agosto 2026 dal Middle East Forum. Il caso mette in luce l’intreccio tra l’apparato consolare turco in Germania e le reti politico-religiose evidenziate nei precedenti rapporti sulla DITIB e su Milli Görüş.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il 20 agosto AK Polis pubblica la recensione del libro di Sebastian Schnelle «Gemeinsam gegen die moderne Welt: Der Islamismus als reaktionäre Absage an Demokratie und Gleichberechtigung», che ripercorre le continuità ideologiche della Fratellanza Musulmana dalla sua fondazione da parte di Hasan al-Bannā nel 1928 fino alle attuali strutture europee, incentrate su tre costanti: unione tra religione e politica, rifiuto della «decadenza occidentale» e restrizioni patriarcali sul ruolo delle donne; l’autore traccia un parallelo con i discorsi sulla decadenza dell’estremismo di destra europeo
Il 20 agosto 2026, AK Polis pubblica una recensione dettagliata del saggio di Sebastian Schnelle «Gemeinsam gegen die moderne Welt: Der Islamismus als reaktionäre Absage an Demokratie und Gleichberechtigung» («Insieme contro il mondo moderno: l’islamismo come rifiuto reazionario della democrazia e dell’uguaglianza»). L’opera ripercorre le continuità ideologiche della Fratellanza Musulmana dalla sua fondazione ad opera di Hasan al-Bannā nel 1928 fino alle attuali strutture europee, individuando tre costanti: l’unione tra religione e politica, il rifiuto della «decadenza occidentale» e le restrizioni patriarcali sul ruolo delle donne. Schnelle traccia un parallelo con i discorsi sulla decadenza dell’estremismo di destra europeo, sostenendo che entrambi i corpi di pensiero si fondano sulla stessa rivendicazione di «verità eterne» incompatibili con il pluralismo democratico. L’opera esamina le continuità personali e ideologiche che collegano la matrice storica egiziana alle federazioni europee contemporanee appartenenti alla corrente frerista, e conclude che il progetto politico frerista rimane fondamentalmente incompatibile con le società liberali aperte.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il 19 agosto AK Polis pubblica un contributo di Matthias Basedau (GIGA) che propone un'operazionalizzazione in tre dimensioni misurabili del concetto di religione – pratiche rituali, credenze dottrinali, appartenenza istituzionale – al fine di analizzare i meccanismi attraverso i quali ciascuna di esse influisce sulla pace o sulla violenza; l’articolo arricchisce il dibattito tedesco sull’analisi comparata delle correnti religiose, sulla scia della controversia apertasi dopo l’attentato islamista contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino (25 luglio 2026)
Il 19 agosto 2026, AK Polis pubblica un articolo del ricercatore Matthias Basedau, del German Institute for Global and Area Studies (GIGA) di Amburgo, specialista in relazioni tra religione, conflitto e pace. Basedau propone un'operazionalizzazione del concetto di religione in tre dimensioni misurabili – pratiche rituali, credenze dottrinali, appartenenza istituzionale – al fine di analizzare «i meccanismi attraverso i quali ciascuna di queste dimensioni influisce sulla pace o sulla violenza». Il contributo si inserisce nel dibattito aperto in Germania dopo l’attentato islamista del 25 luglio 2026 contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino, in cui diversi sociologi avevano presentato le federazioni musulmane come attori nella prevenzione della radicalizzazione islamista, tesi contestata da Murat Kayman (AK Polis, 7 agosto 2026). Il contributo arricchisce il dibattito tedesco sull’analisi comparata delle correnti religiose, di cui la Confraternita musulmana e i suoi rappresentanti europei sono parte integrante.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - La Statutory Independent Inquiry into Grooming Gangs (Inchiesta indipendente prevista dalla legge sulle reti di sfruttamento sessuale organizzato dei minori), avviata il 13 aprile 2026 dal Ministro dell’Interno e dotata di 65 milioni di sterline in tre anni, pubblica in agosto la sua newsletter e annuncia il lancio di un «National Listening Project», l’apertura delle candidature per i «Core Participants» in vista dell’udienza nazionale di rendicontazione (National Accountability Hearing, prevista per la fine del 2026 – inizio 2027) e l’introduzione di nuove misure a favore delle vittime e dei sopravvissuti; l’indagine esaminerà in modo esplicito il ruolo dell’etnia, della religione e della cultura in questi crimini
Nell’agosto 2026, la Commissione d’inchiesta indipendente sulle bande di adescamento pubblica la sua newsletter mensile e annuncia tre novità. Avvia un «National Listening Project» aperto alle vittime, ai sopravvissuti e ai testimoni; apre le candidature per i «Core Participants» in vista dell’«National Accountability Hearing» previsto per la fine del 2026 – inizio del 2027; introduce nuove modalità di raccolta delle testimonianze per le vittime e i sopravvissuti. L’inchiesta, avviata formalmente il 13 aprile 2026 dal Ministro dell’Interno, dispone di un budget di 65 milioni di sterline su tre anni e copre l’intero territorio dell’Inghilterra e del Galles. I termini di riferimento adottati dal Ministro dell’Interno indicano che l’indagine «esaminerà esplicitamente il ruolo dell’etnia, della religione e della cultura» in questi crimini, nonché le carenze istituzionali e normative. Questa iniziativa ufficiale si inserisce nel solco dei lavori pubblicati nel 2026 (rapporto di Mark Durie sul legame tra islam e sfruttamento sessuale organizzato), sui quali il CERIF ha redatto una nota di lettura.
Leggi nell'edizione → - Oklahoma - Il 18 agosto Oklahoma Voice ha pubblicato un’analisi di studiosi specializzati nelle relazioni tra lo Stato e le comunità musulmane, in cui l’Executive Order 2026-29, firmato dal governatore Kevin Stitt il 12 agosto, viene definito «teatro politico» volto a fomentare timori anti-musulmani in un anno elettorale; la direttrice esecutiva del CAIR Oklahoma, Veronica Laizure-Henry, ha rifiutato l’intervista a causa delle controversie in corso e ha fatto riferimento alla denuncia federale presentata il 3 agosto 2026 dall’Islamic Society of Tulsa e dal CAIR contro la città di Broken Arrow, in base al Religious Land Use and Institutionalized Persons Act del 2000 (RLUIPA), in seguito al rifiuto del consiglio comunale di modificare la destinazione d’uso di un terreno per un progetto che prevedeva la realizzazione di una moschea, un centro comunitario e un banco alimentare – controversia oggetto anche di un’indagine del Dipartimento di Giustizia avviata il 17 luglio 2026 ai sensi dello stesso RLUIPA
Il 18 agosto 2026, Oklahoma Voice pubblica un’analisi intitolata «L’indagine ordinata dal governatore dell’Oklahoma demonizzerà i musulmani, secondo un esperto», che raccoglie le posizioni di studiosi specializzati nelle relazioni tra Stato e le comunità musulmane, i quali definiscono l’Ordine Esecutivo 2026-29, firmato il 12 agosto dal governatore repubblicano Kevin Stitt, una «messinscena politica» volta a fomentare l’allarme anti-musulmano in un anno elettorale. Intervistata dalla testata, la direttrice esecutiva del CAIR Oklahoma, Veronica Laizure-Henry, ha rifiutato l’intervista a causa dei contenziosi in corso e ha inviato una risposta scritta che rimanda alla denuncia federale presentata il 3 agosto 2026 dall’Islamic Society of Tulsa e dal CAIR dinanzi alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti District Court for the Northern District of Oklahoma contro la città di Broken Arrow. La denuncia di 63 pagine invoca il Religious Land Use and Institutionalized Persons Act del 2000 (RLUIPA) a seguito del rifiuto, nel gennaio 2026, da parte del consiglio comunale di Broken Arrow di modificare la destinazione d’uso di un terreno per un progetto che prevedeva una moschea, un centro comunitario, un banco alimentare e spazi commerciali. Il contenzioso è oggetto anche di un’indagine del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avviata il 17 luglio 2026 ai sensi dello stesso RLUIPA. La risposta scritta del CAIR Oklahoma ricorda che l’organizzazione ha ottenuto per via giudiziaria l’invalidazione dell’emendamento «anti-Sharia» della Costituzione dell’Oklahoma nel 2010 e sostiene che «il lavoro sul campo del CAIR è proprio il motivo per cui il governatore Stitt prende di mira questa organizzazione con teorie del complotto ormai smentite». Questa vicenda si ricollega direttamente all’offensiva federale e statale documentata nella settimana 34 (audizione di Ted Cruz del 5 agosto, decreto di Stitt del 12 agosto, copertura mediatica su El-Sayed / CAIR dal 10 al 13 agosto).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 17 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un’analisi di Khaled Abu Toameh (“The Mecca Agreement: A Threat to Regional Security?”) sull’accordo di difesa collettiva firmato alla Mecca il 7 agosto 2026 da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan; Abu Toameh sottolinea i legami storici della Turchia con Hamas – nato dalla matrice frerista - presentato da Ankara come alleato di convenienza, nonché la vicinanza del Qatar al regime siriano di Ahmed al-Sharaa, in un insieme definito come un blocco islamista sunnita che desta preoccupazione per gli interessi occidentali e israeliani
Il 17 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un’analisi di Khaled Abu Toameh intitolata «The Mecca Agreement: A Threat to Regional Security?». L’autore analizza l’accordo di difesa collettiva firmato alla Mecca il 7 agosto 2026 da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, in base al quale qualsiasi attacco armato contro uno dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti. Abu Toameh sottolinea che i tre firmatari adottano una posizione anti-israeliana convergente e che la Turchia intrattiene stretti rapporti con Hamas – nato dalla matrice frerista – che considera un alleato di convenienza nella regione. Ricorda inoltre la vicinanza del Qatar al regime siriano di Ahmed al-Sharaa, descritto come un «alleato di primo piano» di Doha, e teme che questo avvicinamento, favorito dal percepito ritiro dell’influenza americana, possa consolidare un blocco islamista sunnita ostile agli interessi occidentali e israeliani e aprire la strada a una posizione regionale più aggressiva. L’analisi è in linea con la recente linea editoriale di Gatestone (Coughlin, 2 agosto; Rafizadeh, 8 agosto; Canlorbe / del Valle, 12 agosto) sui legami tra Turchia, Qatar e la Fratellanza.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 22 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di Majid Rafizadeh (“Iran: What Next?»), in cui sostiene che le sanzioni economiche non sono state sufficienti a contenere la Repubblica islamica e invoca una combinazione di pressioni militari mirate, sostegno documentato ai dissidenti iraniani e smantellamento della rete regionale dei proxy iraniani (Hezbollah in Libano, Houthi nello Yemen, milizie sciite in Iraq e in Siria), definita dall’autore come una matrice di proiezione ideologica sciita parallela a quella dei Fratelli Musulmani sunniti
Il 22 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Majid Rafizadeh intitolato «Iran: What Next?». L’autore sostiene che le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti a partire dal 2018 non siano state sufficienti a contenere la Repubblica islamica e che Teheran abbia approfittato dei periodi di disimpegno occidentale per ricostituire le proprie capacità militari e la propria rete regionale. Rafizadeh invoca una combinazione di pressione militare mirata, sostegno documentato ai dissidenti iraniani e smantellamento della rete regionale dei proxy iraniani: Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen, le milizie sciite in Iraq e in Siria. Egli definisce questo ecosistema una matrice di proiezione ideologica sciita parallela a quella dei Fratelli Musulmani sunniti – tesi ricorrente nella linea editoriale di Gatestone (Rafizadeh, 8 agosto 2026; Abu Toameh, 17 agosto 2026). L’editoriale si inserisce nel dibattito americano sul nesso tra la massima pressione sull’Iran e la designazione come organizzazione terroristica straniera (FTO) delle sezioni libanese, giordane ed egiziane della Confraternita, adottata dal presidente Trump nel novembre 2025 e successivamente integrata nel gennaio 2026.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 23 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di opinione di Guy Millière (“Europe in Free Fall”) in cui si collega la crisi migratoria, la crescita demografica musulmana in Europa e l’indebolimento dei quadri politici nazionali; l’autore collega questa sua analisi alla fragilità delle democrazie europee di fronte all’islam politico e all’antisemitismo, in linea con gli articoli di Robert Williams (16 agosto) e di Majid Rafizadeh (8 e 22 agosto) pubblicati dalla stessa redazione
Il 23 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Guy Millière intitolato «Europe in Free Fall». L’autore sostiene che diversi paesi europei stiano attraversando una fase di «declino accelerato», mettendo in relazione le successive crisi migratorie, la crescita demografica delle popolazioni musulmane secondo le proiezioni da lui citate e la progressiva scomparsa dei quadri politici nazionali. Millière collega la sua analisi alla fragilità delle democrazie europee di fronte all’islam politico e all’antisemitismo, in linea con gli articoli di Robert Williams («European Leaders: In Urgent Need of Deradicalization», 16 agosto 2026) e di Majid Rafizadeh (8 e 22 agosto 2026), pubblicati dalla stessa redazione, sui legami tra Turchia, Qatar e la Fratellanza e sulla strategia iraniana. Il testo adotta un tono pessimista, caratteristico della linea editoriale estiva di Gatestone sull’Europa.
Leggi nell'edizione → - Seine-Saint-Denis - Il 7 agosto il Tribunale amministrativo di Montreuil respinge il ricorso d’urgenza presentato dall’associazione religiosa di Aulnay-Sud (Acas) contro il decreto prefettizio del 27 luglio che ordinava, in base all’articolo L. 227-1 del Codice della sicurezza interna, la chiusura per sei mesi della moschea Attaqwa, detta «Chanteloup», ad Aulnay-sous-Bois; il giudice del procedimento d’urgenza ritiene che le dichiarazioni rese nella moschea e sui social network dai responsabili religiosi costituiscano un incitamento alla violenza, all’odio e alla discriminazione in relazione al rischio terroristico, e ritiene che le misure correttive annunciate dall’associazione (tra cui l’allontanamento di due imam) siano insufficienti; l’avvocato dell’Acas annuncia un ricorso dinanzi al Consiglio di Stato
Il 7 agosto 2026, il tribunale amministrativo di Montreuil respinge il ricorso d’urgenza presentato dall’associazione religiosa di Aulnay-Sud (Acas), ente gestore della moschea Attaqwa, detta «Chanteloup», ad Aulnay-sous-Bois, contro il decreto prefettizio del 27 luglio 2026 che ordinava la chiusura provvisoria del luogo di culto per sei mesi. Il giudice del procedimento d’urgenza ritiene che la decisione del prefetto Julien Charles non costituisca una violazione grave e manifestamente illegittima della libertà di culto o della libertà di espressione. Rileva che all’interno della moschea e sugli account dei social network delle persone che vi officiano sono state pronunciate frasi che costituiscono incitamento alla violenza, all’odio o alla discriminazione in relazione al rischio terroristico, oppure apologia di atti di terrorismo. Il tribunale ritiene che le misure correttive presentate dall’Acas – tra cui l’allontanamento di due imam su cui si concentrano la maggior parte delle contestazioni – rimangano insufficienti alla luce dei motivi della chiusura, tanto più che il prefetto ha inoltre rilevato la persistenza all’interno della moschea di persone che diffondono tali idee. Il tribunale amministrativo si allinea al provvedimento di congelamento dei beni dell’associazione adottato dal governo nel luglio 2026. L’avvocato dell’Acas annuncia un ricorso dinanzi al Consiglio di Stato, definendo la decisione «più politica che giuridica».
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - La Charity Commission for England and Wales avvia il 7 agosto un’indagine statutaria ai sensi dell’articolo 46 del Charities Act 2011 nei confronti della Al-Khair Foundation (numero di registrazione 4037542), a seguito dell’arresto nel Regno Unito del suo dirigente Mohammad Yousef Hasna, perseguito dalla giustizia federale statunitense per aver presumibilmente sfruttato la propria posizione all’interno di una ONG internazionale per raccogliere e convogliare fondi a Hamas sotto le spoglie di aiuti umanitari; la Commissione emette contestualmente un provvedimento restrittivo ai sensi dell’articolo 76, paragrafo 3, lettera f), che limita i movimenti finanziari dell’organizzazione senza il suo previo consenso
Il 7 agosto 2026, la Charity Commission for England and Wales ha annunciato l’avvio di un’indagine statuta (statutory inquiry) ai sensi dell’articolo 46 del Charities Act 2011 nei confronti della Al-Khair Foundation (numero di registrazione 4037542). L’indagine fa seguito a segnalazioni relative a presunti legami tra l’associazione, i suoi partner operativi a Gaza e Hamas, organizzazione messa al bando nel Regno Unito, nonché all’arresto nel Regno Unito di Mohammad Yousef Hasna, dirigente di un partner di Al-Khair per la distribuzione di aiuti a Gaza. La giustizia federale statunitense (Eastern District of New York) accusa Hasna, cittadino turco di 45 anni, di aver «sfruttato la sua posizione di dirigente in una ONG internazionale per sollecitare donazioni e convogliare denaro » a Hamas, mascherando i trasferimenti come aiuti umanitari, presumibilmente in coordinamento con il dirigente di Hamas Ghazi Hamad. Contemporaneamente, la Charity Commission adotta, ai sensi dell’articolo 76(3)(f) del Charities Act 2011, un’ordinanza restrittiva che subordina i movimenti finanziari dell’organizzazione al proprio previo consenso. L’indagine esaminerà la governance dell’associazione, la verifica dei partner internazionali, il monitoraggio dei fondi e la responsabilità degli amministratori. Secondo l’accusa statunitense, le entrate dichiarate dalla Al-Khair Foundation sarebbero passate da 41 milioni di dollari nel 2023 a circa 100 milioni di dollari nel 2025. La Al-Khair Foundation si definisce un’«organizzazione umanitaria britannica» trasparente e annuncia la sua piena collaborazione.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il 7 agosto AK Polis pubblica un articolo del giurista Murat Kayman, ex dirigente della DITIB, in cui contesta la tesi secondo cui le federazioni musulmane costituirebbero attori efficaci nella prevenzione dell’islamismo, in risposta alle interviste del sociologo Özgür Özvatan pubblicate dopo l’attentato islamista contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino; Kayman si basa sui dati del consorzio di ricerca MOTRA per sostenere che la rigida certezza religiosa rafforzi le posizioni islamiste, sottolinea il silenzio pubblico della DITIB all’indomani dell’attentato e invoca il mantenimento del termine «islamismo» nel dibattito pubblico tedesco
Il 7 agosto 2026, AK Polis pubblica un articolo di Murat Kayman, giurista ed ex dirigente della Direzione degli affari religiosi turchi in Germania (DITIB). Kayman contesta due recenti interviste pubbliche del sociologo Özgür Özvatan, il quale presenta le federazioni musulmane tedesche come interlocutori legittimi e attori nella prevenzione della radicalizzazione islamista, nel contesto dell’attentato del 25 luglio contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino. Kayman contesta questa interpretazione su diversi fronti. Ricorda che la tesi secondo cui l’appartenenza comunitaria proteggerebbe dall’estremismo rimane empiricamente non dimostrata. Si basa sui dati del consorzio di ricerca MOTRA (Monitoring System and Transfer Platform Radicalisation) per sostenere che una rigida certezza religiosa, che rifiuta altre interpretazioni, si accompagna a un rafforzamento delle posizioni islamiste. Critica la proposta di abbandonare il termine «islamismo», che ritiene necessario per distinguere la religione dalla sua strumentalizzazione politica. Sottolinea infine il silenzio pubblico della DITIB all’indomani dell’attentato di Berlino, in contrasto con la sua rapida mobilitazione in occasione di crisi precedenti. Kayman conclude che le comunità musulmane potrebbero diventare utili punti di riferimento per la prevenzione, ma che è necessaria una trasformazione sostanziale, piuttosto che un riconoscimento automatico.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Europa - Il 12 agosto il Gatestone Institute pubblica la seconda parte di un’intervista di Grégoire Canlorbe con il saggista Alexandre del Valle (“The Dangerous Neo-Ottomans and the Great Bat Ye’or”); l’intervista analizza l’ambizione neo-ottomana di Erdoğan, definisce Milli Görüş «l’equivalente turco dei Fratelli Musulmani » e documenta il ruolo delle reti religiose turche (DITIB) nella strutturazione dell’Islam politico in Europa, sullo sfondo del finanziamento congiunto delle federazioni di origine turca da parte di Turchia, Qatar e Pakistan
Il 12 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica la seconda parte di un’intervista condotta da Grégoire Canlorbe con il saggista Alexandre del Valle, dal titolo «The Dangerous Neo-Ottomans and the Great Bat Ye’or». Del Valle definisce la Turchia di Erdoğan un «pericolo paragonabile all’Impero ottomano», sostenendo che il presidente turco si consideri l’erede dei sultani e cerchi di ripristinare un’influenza imperiale. L’intervista descrive la politica migratoria e demografica condotta a Cipro del Nord, la strategia di Erdoğan volta a presentarsi come il leader naturale dell’Islam europeo attraverso le reti religiose turche e l’istituzione DITIB, e definisce esplicitamente Milli Görüş come «l’equivalente turco dei Fratelli Musulmani». Del Valle ricorda inoltre la dichiarazione di Erdoğan del 2008, in cui definiva l’assimilazione dei turchi in Germania «un crimine contro l’umanità», e sottolinea il finanziamento congiunto da parte del Qatar, della Turchia e del Pakistan di associazioni europee legate alla Confraternita e ostili a Israele. L’articolo si inserisce nella linea editoriale di Gatestone sui legami tra Turchia e Fratelli Musulmani (Coughlin, 2 agosto; Rafizadeh, 8 agosto).
Leggi nell'edizione → - Austria - Il 4 agosto il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI) ha annunciato la pubblicazione di diversi articoli dei propri esperti sulla rivista digitale «The Hub. Insights», dedicata alla radicalizzazione; l’annuncio prosegue una serie di pubblicazioni del DPI nel 2026 sul finanziamento di Hezbollah in Europa, sul processo all’imam di Vienna e sulla presenza della Confraternita nell’area di lingua tedesca
Il 4 agosto 2026, la Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI, in italiano “Documentazione austriaca sull’Islam politico”) segnala la pubblicazione di diversi contributi dei propri esperti sulla rivista digitale «The Hub. Insights», dedicata alla prevenzione e all’analisi della radicalizzazione. L’annuncio si inserisce nella continuità delle pubblicazioni della DPI nel 2026: lo studio di Nicolas Khatib sul finanziamento di Hezbollah in Europa (15 aprile), l’intervento del vicedirettore Haberl sul cosiddetto processo all’imam di Vienna (25 giugno), interventi alla conferenza CERIF di Parigi (giugno) e lavori sul radicamento della Confraternita e dei suoi referenti in Austria e nell’area di lingua tedesca.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il senatore Ted Cruz (R-Texas), presidente della sottocommissione “Federal Courts, Oversight, Agency Action, and Federal Rights” della commissione giudiziaria del Senato, terrà il 5 agosto un’audizione dal titolo “Hidden in Plain Sight: Confronting the Muslim Brotherhood Network in America» sulla presunta influenza della Fratellanza e delle sue organizzazioni affiliate negli Stati Uniti (CAIR, Islamic Society of North America, North American Islamic Trust); i cinque senatori democratici della sottocommissione (Sheldon Whitehouse, Richard Blumenthal, Mazie Hirono, Alex Padilla, Peter Welch) boicottano l’audizione, definita da loro un «spettacolo politico raccapricciante» rivolto contro i musulmani americani; Cruz collega esplicitamente il filmato alla nomina di Abdul El-Sayed come primo candidato musulmano democratico a un’elezione senatoriale
Il 5 agosto 2026, il senatore Ted Cruz (R-Texas) presiede al Senato degli Stati Uniti un’audizione dal titolo «Hidden in Plain Sight: Confronting the Muslim Brotherhood Network in America», nell’ambito della sottocommissione Federal Courts, Oversight, Agency Action, and Federal Rights della commissione giudiziaria (Senate Judiciary Subcommittee) da lui presieduta. L’audizione si propone di esaminare «come la Fratellanza abbia costruito la propria rete negli Stati Uniti e quale sia l’attuale configurazione di tale rete» e verte sulla presunta infiltrazione in organizzazioni senza scopo di lucro, università, tribunali e programmi finanziati dai contribuenti. Cruz punta esplicitamente il dito contro il Council on American-Islamic Relations (CAIR), l’Islamic Society of North America (ISNA) e il North American Islamic Trust (NAIT), basandosi sui documenti prodotti durante il processo alla Holy Land Foundation (2008). Vengono ascoltati tre testimoni: Lara Burns, ex agente speciale dell’FBI (oggi presso la George Washington University); Arielle Klepach, del National Jewish Advocacy Center; Kyle Shideler, del Center for Security Policy. Klepach invita in particolare il Congresso a colmare la «successor organisation loophole», ovvero la scappatoia che consente alle organizzazioni designate di riorganizzarsi sotto un altro nome. I cinque senatori democratici della sottocommissione – Sheldon Whitehouse (Rhode Island), Richard Blumenthal (Connecticut), Mazie Hirono (Hawaii), Alex Padilla (California) e Peter Welch (Vermont) – annunciano il loro boicottaggio prima della seduta, definendo l’audizione uno «spettacolo politico raccapricciante» che prende di mira i musulmani americani in un contesto di violenze contro i luoghi di culto. Cruz collega la vicenda alla vittoria, ottenuta il giorno prima alle primarie democratiche del Michigan, di Abdul El-Sayed, da lui presentato come «esempio dell’influenza della Fratellanza» – collegando così l’udienza, l’offensiva di Stitt in Oklahoma (12 agosto) e la copertura mediatica su El-Sayed e il CAIR (10–13 agosto) in un’unica sequenza politica a livello federale e statale.
Leggi nell'edizione → - Oklahoma - Il 12 agosto il governatore repubblicano Kevin Stitt ha firmato il decreto esecutivo n. 2026-29, con cui ordina all’Ufficio per la Sicurezza Interna dell’Oklahoma e al Dipartimento di Pubblica Sicurezza dell’Oklahoma di condurre una valutazione di intelligence sul Council on American-Islamic Relations (CAIR), sui Fratelli Musulmani e sui loro affiliati nello Stato, e incarica i funzionari statali di sollecitare il governo federale affinché designi le due entità come organizzazioni terroristiche straniere (Foreign Terrorist Organizations); Stitt diventa il terzo governatore repubblicano a prendere di mira queste entità dopo Greg Abbott (Texas) e Ron DeSantis (Florida)
Il 12 agosto 2026, il governatore repubblicano dell'Oklahoma Kevin Stitt ha firmato il decreto Executive Order 2026-29, come reso noto in un comunicato diffuso il 13 agosto dall'ufficio del governatore. Il decreto ordina all’Oklahoma Office of Homeland Security e all’Oklahoma Department of Public Safety di condurre una valutazione dei servizi di intelligence per determinare se il Fratelli Musulmani, il Council on American-Islamic Relations (CAIR) o qualsiasi entità, agente o persona che agisca di concerto con essi svolgano in Oklahoma attività che costituiscano una minaccia terroristica o per la sicurezza pubblica, e di adottare tutte le misure preventive o investigative basate su tali informazioni. Il decreto impone inoltre ai responsabili delle agenzie di pubblica sicurezza di sollecitare il governo federale affinché designi i Fratelli Musulmani e il CAIR come organizzazioni terroristiche straniere. Il governatore cita il legame storico tra la Confraternita e Hamas e il cosiddetto caso Holy Land Foundation (2009). Il decreto si inserisce nella continuità della designazione come FTO adottata dal presidente Trump nel novembre 2025 nei confronti di diverse sezioni della Fratellanza e fa di Stitt il terzo governatore repubblicano a prendere di mira esplicitamente il CAIR e i Fratelli Musulmani dopo Greg Abbott (Texas) e Ron DeSantis (Florida), la cui designazione era stata bloccata da un giudice federale adito dal CAIR. Il CAIR dell’Oklahoma denuncia una decisione basata su «teorie complottistiche confutate».
Leggi nell'edizione → - Michigan / Washington - Dopo la vittoria di Abdul El-Sayed alle primarie democratiche del 5 agosto per l'elezione al Senato del Michigan – la prima designazione di un candidato musulmano a questa elezione da parte del Partito Democratico –, il Council on American-Islamic Relations (CAIR) avvia, a partire dal 10 agosto, una campagna di mobilitazione a sostegno della candidatura, sostenuta da un articolo di PolitiFact del 10 agosto che smentisce le affermazioni della deputata Nancy Mace (R-S.C.) e di influencer conservatori che dipingono El-Sayed come un sostenitore della sharia negli Stati Uniti sulla base di un discorso pronunciato nel 2022 in occasione di un gala del CAIR a Oklahoma City
Il 5 agosto 2026, l’ex responsabile della sanità pubblica Abdulrahman Mohamed «Abdul» El-Sayed vince le primarie democratiche per l’elezione al Senato del Michigan e diventa il primo candidato musulmano designato dal Partito Democratico a questo livello. Il 10 agosto, PolitiFact pubblica una verifica dei fatti classificata come «Pants on Fire» che smentisce le affermazioni diffuse dalla deputata Nancy Mace (R-S.C.) e da diversi influencer conservatori, che presentano El-Sayed come un sostenitore dell’introduzione della sharia negli Stati Uniti sulla base di un discorso pronunciato nel 2022 in occasione di un gala del Council on American-Islamic Relations (CAIR) a Oklahoma City. Le stesse puntate del 10 e del 13 agosto riportano una mobilitazione del CAIR nell’ambito della sua campagna «August Recess Advocacy Toolkit» (annunciata a fine luglio) a sostegno della candidatura, nonché contenziosi locali legati a progetti di moschee a McKinney (Texas), a Mooresville (Carolina del Nord) e a Broken Arrow (Oklahoma, ricorso presentato dall’Islamic Society ad agosto ai sensi del Religious Land Use and Institutionalized Persons Act). L’episodio fornisce al CAIR argomenti a sostegno della campagna per le elezioni senatoriali estive e coincide con l’offensiva del governatore Kevin Stitt in Oklahoma (Ordine Esecutivo 2026-29 del 12 agosto).
Leggi nell'edizione → - Washington - L'8 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di Majid Rafizadeh (“President Trump: Beware the Motivations of Regional 'Friends'”) che mette in guardia dal coinvolgimento diplomatico di Turchia, Qatar e Pakistan nei negoziati con l'Iran; Rafizadeh definisce questi tre Stati come attori che perseguono «ambizioni espansionistiche ispirate dal Fratelli Musulmani» e chiede una «resa incondizionata» della capacità militare iraniana, paragonabile a quella della Germania nazista nel 1945
L'8 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un editoriale di Majid Rafizadeh intitolato «President Trump: Beware the Motivations of Regional 'Friends'». L'autore critica la strategia diplomatica del presidente Donald Trump nei confronti di Turchia, Qatar e Pakistan nella questione iraniana. Rafizadeh sostiene che questi tre Stati intervengano sistematicamente per negoziare con l’Iran proprio nel momento in cui le sue capacità militari sono indebolite, prolungando così la minaccia. Egli definisce questi governi come attori che perseguono «ambizioni espansionistiche ispirate dai Fratelli Musulmani » e sostiene che la loro mediazione sia dannosa per gli interessi statunitensi. L’editoriale invoca una «resa incondizionata» della capacità militare iraniana, paragonabile a quella della Germania nazista nel 1945, e si allinea alla recente linea editoriale di Gatestone sulle relazioni tra Turchia e Qatar – Confraternita (Coughlin, 2 agosto; Canlorbe / del Valle, 12 agosto).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 16 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di Robert Williams (“European Leaders: In Urgent Need of Deradicalization”) che documenta quella che l’autore definisce una “ossessione antisemita” dei leader europei nei confronti di Israele: il tempo dedicato dal Parlamento britannico al conflitto, il sostegno della presidente irlandese a una flottiglia filo-Hamas, le indagini avviate in Francia, la messa in scena filo-Hamas in una scuola di Madrid; Williams inserisce questa «ossessione» nel quadro più ampio delle retropessate europee di fronte all’Islam politico e della fragilità delle comunità ebraiche europee
Il 16 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Robert Williams intitolato «European Leaders: In Urgent Need of Deradicalization». L’autore sostiene che l’atteggiamento sistematicamente ostile di diversi leader europei nei confronti di Israele nasconda un antisemitismo strutturale. Cita diversi esempi: il tempo dedicato dal Parlamento britannico, secondo lui, al conflitto israelo-palestinese a scapito delle questioni interne; il sostegno pubblico della presidente irlandese a una flottiglia che l’autore presenta come legata a Hamas; le indagini francesi avviate nei confronti di personalità israeliane; una messa in scena a favore di Hamas documentata, secondo l’articolo, in una scuola di Madrid. Williams traccia un parallelo storico con l’antisemitismo europeo del XX secolo e sostiene che l’ossessione anti-israeliana indebolisca l’interesse nazionale degli Stati europei, mettendo al contempo a rischio le loro comunità ebraiche. Il testo si inserisce nella copertura da parte di Gatestone delle retrovie europee di fronte all’Islam politico pubblicata quest’estate.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 12 agosto The Long War Journal pubblica un articolo di Seth J. Frantzman (“ Il comandante della Forza Qods dell’IRGC Qaani si reca in Iraq tra le pressioni sul disarmo delle milizie ») che documenta il viaggio in Iraq del comandante della Forza Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, Esmail Qaani, sullo sfondo delle pressioni statunitensi e irachene relative al disarmo delle milizie sciite; il testo colloca questo spostamento nel quadro della strategia iraniana volta a preservare i propri punti di appoggio regionali – un filone seguito dalla stessa redazione nella serie di analisi «Axis of Aggressors» del 12 agosto
Il 12 agosto 2026, The Long War Journal pubblica un articolo di Seth J. Frantzman intitolato «Il comandante della Forza Qods dell’IRGC, Qaani, si reca in Iraq tra le pressioni sulle armi delle milizie». L’articolo documenta il viaggio a Baghdad del generale Esmail Qaani, comandante della Forza al-Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC-QF), mentre Washington e Baghdad continuano a esercitare pressioni sulle milizie sciite armate da Teheran. Frantzman colloca questo viaggio nella strategia iraniana di salvaguardia dei punti di appoggio regionali, in linea con gli studi della Foundation for Defense of Democracies (FDD) sugli Stati che sponsorizzano l’ecosistema frerista (Iran, Qatar, Turchia, Pakistan), documentati dalla fine di luglio 2026. La redazione del Long War Journal prosegue lo stesso giorno la serie video «Generation Jihad | China, Russia, Iran, North Korea: Inside the Axis of Aggressors».
Leggi nell'edizione → - Seine-Saint-Denis - Il 27 luglio la prefettura ha pubblicato un comunicato in cui annunciava la chiusura amministrativa per sei mesi della moschea Attaqwa, nota come «Chanteloup», ad Aulnay-sous-Bois, in base all’articolo L. 227-1 del Codice della sicurezza interna, per apologia del terrorismo e incitamento alla violenza; la prefettura contesta agli imam e agli oratori ospiti la diffusione di un’ideologia islamista radicale, la legittimazione della jihad e l’esaltazione della morte da martire. L’associazione culturale gestrice (ACAS) ha adito il 28 luglio il tribunale amministrativo di Montreuil con un ricorso d’urgenza, contestando le «affermazioni estrapolate dal contesto»
Il 27 luglio 2026, la prefettura della Seine-Saint-Denis ha pubblicato un comunicato in cui annunciava la chiusura amministrativa per sei mesi della moschea Attaqwa, nota come «Chanteloup», ad Aulnay-sous-Bois. La misura è stata adottata ai sensi dell’articolo L. 227-1 del codice della sicurezza interna, che consente la chiusura provvisoria di un luogo di culto qualora le affermazioni, le idee o le teorie ivi diffuse provocano violenza, odio o discriminazione, fanno apologia del terrorismo o incitano alla sua commissione. La prefettura contesta agli imam titolari e agli oratori occasionali la diffusione, nelle prediche e sui profili dei social network, di un’ideologia islamista radicale che riprende la retorica delle organizzazioni terroristiche, legittima la jihad ed esalta la morte da martire. Secondo l’AFP, un video diffuso su X mostra un imam che, intervenendo nella moschea, esorta i fedeli a picchiare i propri figli di almeno undici anni che non pregassero. L’associazione religiosa di Aulnay-Sud (ACAS), responsabile della gestione del luogo di culto, il 28 luglio ha presentato ricorso d’urgenza al tribunale amministrativo di Montreuil per contestare la decisione, invocando dichiarazioni «decontestualizzate» e una violazione della libertà di culto. Il 1° agosto, la stampa locale (MonAulnay) riferisce che la chiusura resterà in vigore fino all’esame nel merito.
Leggi nell'edizione → - Germania - All'indomani dell'attentato islamista contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino, il 29 luglio AK Polis pubblica una riflessione di Thierry Chervel (cofondatore della rivista Perlentaucher) che collega l’evento al dibattito tedesco sull’Islam politico, alle voci poco ascoltate dei dissidenti musulmani Güner Balci e Ahmad Mansour, e alla polemica suscitata dalla definizione di « anomalie » (Abnormalitäten) da parte di Burhan Kesici, presidente del Consiglio islamico tedesco, in riferimento ai motivi presenti in una campagna istituzionale sulla diversità musulmana
Il 29 luglio 2026, AK Polis pubblica un testo di Thierry Chervel, cofondatore della rivista culturale Perlentaucher, in risposta all’attentato islamista del 25 luglio contro la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino (una vittima, diverse decine di feriti; l’autore è stato ucciso il 26 luglio a Spandau). L’autore concentra il proprio commento sui dibattiti relativi al rapporto tra Islam politico e libertà in Germania. Ricorda che l’autore dell’attacco, Abdul Ballout, è cresciuto nelle scuole tedesche, mette in discussione il trasferimento della responsabilità dello Stato sulla società civile e sottolinea l’insufficiente spazio concesso ai dissidenti musulmani come Güner Balci e Ahmad Mansour. Chervel torna sulla recente controversia riguardante Burhan Kesici, presidente del Consiglio islamico tedesco (Islamrat, storicamente vicino al movimento Milli Görüş), il quale ha definito «anomalie » (Abnormalitäten) quattro motivi (insegnante senza velo, coppia mista, coppia omosessuale, uomo che beve rakı) presenti in una campagna istituzionale tedesca sulla diversità musulmana – proprio il tipo di libertà che è stato preso di mira dall’attentato.
Leggi nell'edizione → - Turchia – Stati Uniti – Il 2 agosto il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di Con Coughlin (“ Il corteggiamento di Erdogan nei confronti del presidente Trump”) che mette in guardia contro la revoca delle restrizioni sulla vendita degli F-35 alla Turchia e documenta i tentativi di Erdoğan e dei suoi alleati qatarioti di dissuadere Hamas dal disarmo, in particolare attraverso progetti di trasferimento di armi all’Autorità palestinese o di «stoccaggio sicuro», presentati come volti a preservare il potere del movimento a Gaza
Il 2 agosto 2026, il Gatestone Institute pubblica un articolo di Con Coughlin, ex caporedattore della sezione Difesa del Daily Telegraph, intitolato «Erdogan's Courtship of President Trump». L’autore mette in guardia contro la volontà manifestata da Donald Trump di prendere in considerazione la revoca delle restrizioni sulla vendita di aerei da combattimento F-35 ad Ankara. Sostiene che Erdoğan e i suoi alleati islamisti del Qatar abbiano cercato di dissuadere Hamas dall’accettare qualsiasi forma di disarmo nell’ambito dell’accordo di Gaza, proponendo stratagemmi - trasferimenti di armi all’Autorità palestinese o «stoccaggio sicuro» » – che Coughlin descrive come concepite per preservare il potere del movimento a Gaza. L’editoriale ricorda i legami documentati di Erdoğan con i Fratelli Musulmani e sottolinea il divario tra le mosse presidenziali statunitensi e l’obiettivo dichiarato del «disarmo completo» di Hamas. Si inserisce nel solco della nota pubblicata il 31 luglio da Nils A. Haug (Gatestone) sui rischi strategici di un trasferimento di F-35 alla Turchia.
Leggi nell'edizione → - Washington - Natalie Ecanow (FDD) ha pubblicato il 30 luglio una nota (“L’ex primo ministro israeliano afferma che il Qatar ha finanziato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana ») che documenta e contestualizza la dichiarazione pubblica dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, secondo cui Doha avrebbe finanziato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, in linea con la nota dell’FDD del 23 luglio sull’assenza di pressioni statunitensi sul Qatar
Il 30 luglio 2026, la Foundation for Defense of Democracies (FDD) pubblica una nota di Natalie Ecanow intitolata «L'ex primo ministro israeliano afferma che il Qatar ha finanziato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC)». Il documento documenta e contestualizza una dichiarazione pubblica dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, secondo cui il Qatar avrebbe finanziato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Il documento fa parte di una serie di pubblicazioni della FDD dedicate a Doha: già la nota del 23 luglio 2026 della stessa autrice sollevava interrogativi sull’assenza di pressioni politiche da parte degli Stati Uniti sul Qatar affinché procedesse all’estradizione dei responsabili di Hamas e di altri soggetti terroristici ospitati sul suo territorio, mentre lo status del Qatar come alleato di primo piano non membro della NATO rimane immutato.
Leggi nell'edizione → - Egitto / Golfo - Mariam Wahba (FDD) ha pubblicato il 31 luglio una nota (“ Drone Strike on Egypt Spotlights Iran's Expanding Pressure Campaign») che colloca l’attacco attribuito all’Iran contro l’Egitto nel contesto di una campagna di pressione regionale rivolta agli Stati arabi che sono rimasti vicini all’approccio di disarmo di Hamas sostenuto dall’amministrazione Trump
Il 31 luglio 2026, la Foundation for Defense of Democracies pubblica un policy brief di Mariam Wahba, intitolato «Drone Strike on Egypt Spotlights Iran's Expanding Pressure Campaign». L’analisi colloca l’attacco con droni attribuito all’Iran contro l’Egitto nel contesto di una campagna di pressione regionale rivolta agli Stati arabi rimasti vicini all’approccio statunitense di disarmo di Hamas. Si inserisce nella copertura da parte della FDD, della settimana precedente, sulle designazioni dell’OFAC del 23 luglio 2026 che prendono di mira Mahmoud al-Abyari (segretario generale del Segretariato generale degli Fratelli Musulmani egiziani) e la rete finanziaria di Hamas in Indonesia, a Gaza e in Turchia.
Leggi nell'edizione → - Gaza - Mark Dubowitz e Ben Cohen (FDD) pubblicano il 1° agosto sul *New York Post* un'analisi (“ La proposta del Consiglio per la pace di Trump ha incontrato un ostacolo nel contesto della ricostruzione della Striscia di Gaza”) che individua nel disarmo di Hamas il punto di stallo del piano di governance transitoria promosso dall’amministrazione Trump, sullo sfondo della resistenza degli attori freristaregionali
Il 1° agosto 2026, la Foundation for Defense of Democracies segnala la pubblicazione sul New York Post di un'analisi firmata congiuntamente da Mark Dubowitz (direttore esecutivo della FDD) e Ben Cohen intitolata «La proposta di Trump per il Board of Peace ha incontrato un ostacolo nel contesto della ricostruzione della Striscia di Gaza». Gli autori individuano nel rifiuto di Hamas di qualsiasi forma di disarmo, alimentato a loro avviso dai sostenitori regionali del movimento (Qatar e Turchia), il principale punto di stallo della proposta statunitense del «Board of Peace», chiamato a supervisionare la governance transitoria e la ricostruzione della Striscia di Gaza. L’analisi fa riferimento alle designazioni dell’OFAC relative a Fratelli Musulmani e al loro ecosistema finanziario, effettuate a partire da gennaio 2026.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il Council on American-Islamic Relations (CAIR) e CAIR Action annunciano il 30 luglio la pubblicazione del loro « 2026 August Recess Advocacy Toolkit » e l’organizzazione, la sera stessa, di un webinar nazionale volto a preparare gli attivisti musulmani a incontrare i propri rappresentanti al Congresso durante la pausa estiva; l’annuncio accompagna la pubblicazione da parte del CAIR di un rapporto che documenta un aumento del 183% degli «incidenti» ai danni di luoghi di culto musulmani rispetto allo stesso periodo del 2025
Il 30 luglio 2026, il Council on American-Islamic Relations (CAIR) e la sua divisione dedicata alle attività di advocacy, CAIR Action, annunciano la pubblicazione del loro «2026 August Recess Advocacy Toolkit» e l’organizzazione, alle 20:30 (ora della costa orientale), di un webinar nazionale volto a preparare gli attivisti musulmani a incontrare i propri rappresentanti federali durante la pausa estiva del Congresso. L’iniziativa, coordinata a livello nazionale, rientra nella strategia di affermazione politica del CAIR – organizzazione definita da diversi studi (Middle East Forum, ISGAP) come punto di riferimento storico dell’ecosistema dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti. L’iniziativa accompagna la pubblicazione da parte del CAIR di un rapporto che segnala, solo nei mesi da maggio a luglio 2026, un aumento dichiarato del 183% degli «incidenti» ai danni di luoghi di culto musulmani rispetto allo stesso periodo del 2025.
Leggi nell'edizione → - Washington - Il 31 luglio MEMRI ha pubblicato un'analisi dell'ambasciatore Alberto M. Fernandez (“Cheap Wars, Expensive Men”, MEMRI Daily Brief n. 959) che traccia un bilancio strategico della «guerra contro l’Iran» durata 39 giorni (da fine febbraio a inizio aprile 2026) e documenta il divario tra la portata degli attacchi statunitensi e israeliani e il fatto che l’Iran abbia risparmiato la leva petrolifera, mentre l’Iran rimane uno degli Stati identificati come sponsor dei freristarelè in Europa e in Nord America
Il 31 luglio 2026, MEMRI pubblica un’analisi dell’ambasciatore Alberto M. Fernandez, vicepresidente dell’istituto (“Analysis: Cheap Wars, Expensive Men”, MEMRI Daily Brief n. 959). Il testo traccia un bilancio strategico della «guerra contro l’Iran» durata 39 giorni (da fine febbraio a inizio aprile 2026): la principale leva economica del regime iraniano – le sue esportazioni di petrolio – è rimasta indenne per tutta la durata della campagna americano-israeliana, contribuendo alla sopravvivenza finanziaria dell’apparato di sicurezza e dei suoi punti di appoggio regionali. L’analisi rientra nella copertura da parte di MEMRI degli Stati che sponsorizzano l’ecosistema frerista (Iran, Turchia, Qatar, Pakistan), identificati nelle analisi pubblicate nella stessa settimana dalla FDD (Ecanow, Wahba) e da Gatestone (Coughlin) - l’Iran viene considerato da questi think tank come un attore regionale che sostiene strategicamente Hamas e i movimenti che si rifanno alla Fratellanza, nonostante le divergenze confessionali. Il 28 luglio, il MEMRI ha pubblicato anche un’Inquiry & Analysis (n. 1963) di Tufail Ahmad e Yigal Carmon sulla percezione pakistana di questa stessa guerra («Pakistan's Perceptions Of America's Defeat And Of Its Own Victory In The U.S.-Iran War, che alimentano le richieste di una guerra nucleare contro l’India»).
Leggi nell'edizione → - Italia - Il 28 luglio “Il Giornale” pubblica un’intervista di Francesca Neri al giurista Tommaso Virgili (ricercatore presso il WZB Berlin Social Science Center, esperto del CERIF e coautore, insieme a Florence Bergeaud-Blackler, del rapporto «Unmasking the Muslim Brotherhood») su quella che egli definisce la «schizofrenia cognitiva» della sinistra occidentale, che combatte le oppressioni religiose ma allo stesso tempo si allea, per clientelismo elettorale, ai movimenti islamisti; egli descrive le alleanze tattiche dei Fratelli Musulmani con le correnti femministe e LGBT e la strumentalizzazione del velo presentato come «empowerment»
Il 28 luglio 2026, il quotidiano italiano *Il Giornale* pubblica un’intervista di Francesca Neri a Tommaso Virgili, giurista, ricercatore presso il WZB Berlin Social Science Center ed esperto del Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo (CERIF). Virgili analizza in questa occasione quella che definisce la «schizofrenia cognitiva» della sinistra occidentale: una posizione che denuncia le oppressioni religiose ma che, per clientelismo elettorale, si allea con movimenti islamisti ostili ai diritti delle donne e delle minoranze sessuali. Egli descrive la strategia delle «alleanze tattiche» attraverso la quale i Fratelli Musulmani stringono partnership con correnti femministe o LGBT per affermarsi nelle società liberali – a differenza del salafismo, più frontale - e la strumentalizzazione del velo, presentato come strumento di «empowerment» di fronte a una presunta «doppia discriminazione». Coautore, insieme a Florence Bergeaud-Blackler, del rapporto «Unmasking the Muslim Brotherhood » (ECR, Parlamento europeo, 2025), Virgili estende al dibattito italiano le analisi condotte in seno al CERIF sulla strategia di influenza frerista in Europa.
Leggi nell'edizione → - Berlino - Il 26 luglio un attentato islamista, di cui è stata rivendicata la responsabilità, ha colpito la marcia del Christopher Street Day (Pride): Abdul Ballout, 21 anni, tedesco di origini libanesi, si è lanciato con un veicolo a noleggio contro la folla per poi proseguire l’attacco con un machete; il bilancio è di un morto e almeno 29 feriti. Il sospettato era stato condannato nel 2025 a 22 mesi di reclusione per aver tentato di raggiungere lo Stato Islamico in Siria passando per il Libano, pena ampiamente coperta dalla sua detenzione preventiva; il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt definisce l’attacco un sospetto attentato terroristico islamista.
Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2026, la marcia del Christopher Street Day (Pride) di Berlino è stata oggetto di un attentato rivendicato di matrice islamista. Abdul Ballout, 21 anni, tedesco di origine libanese, si lancia con un veicolo a noleggio contro la folla nei pressi del corteo e prosegue poi l’attacco con un machete. Il bilancio provvisorio è di un morto e almeno 29 feriti. Il sospettato aveva diffuso propaganda dello Stato Islamico su Instagram nel 2024 e nel 2025 aveva tentato di raggiungere l’organizzazione in Siria passando per il Libano, il che gli era valso una condanna a 22 mesi di reclusione, in gran parte già scontati durante la custodia cautelare. Il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt definisce l’attacco un presunto attentato terroristico islamista. Ballout è stato ucciso dalla polizia al termine del suo arresto. L’evento riaccende in Germania il dibattito sul monitoraggio post-carcerario dei soggetti che sono passati attraverso le reti jihadiste, all’indomani dello scioglimento del Centro islamico di Amburgo (IZH) nel luglio 2024 e sulla scia dei dibattiti parlamentari suscitati dalle decisioni del Verfassungsschutz sulla sorveglianza dei movimenti legati ai Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - Amburgo - La senatrice di Amburgo responsabile per la Scienza, Maryam Blumenthal (Verdi), il 24 luglio ha espresso pubblicamente il proprio sostegno al progetto di trasformare i locali confiscati al Centro islamico di Amburgo (IZH) – sciolto nel luglio 2024 dopo essere stato definito «strumento del regime terroristico iraniano» – in un memoriale dedicato alle vittime dell’islamismo; ritiene che la proposta sia «molto riconciliatoria» e la colloca nella storia ambivalente dell’edificio
Il 24 luglio 2026, AK Polis (Arbeitskreis Politischer Islam) riporta la presa di posizione di Maryam Blumenthal, senatrice di Amburgo con delega alla Scienza (Bündnis 90/Die Grünen), a favore della trasformazione dei locali confiscati al Centro islamico di Amburgo (Islamisches Zentrum Hamburg, IZH) in un memoriale dedicato alle vittime dell’islamismo. L’IZH, sciolto dal ministro federale dell’Interno nel luglio 2024 dopo diversi decenni di sorveglianza da parte del Verfassungsschutz, era stato definito all’epoca «strumento del regime terroristico iraniano» per il suo ruolo di tramite del clero sciita iraniano in Europa. Blumenthal evoca «la storia ambivalente» dell’edificio e ritiene che il progetto abbia «qualcosa di molto riconciliatorio». Il destino dei locali rimane incerto a due anni dal divieto, e la proposta, sostenuta in particolare da associazioni della diaspora iraniana, si scontra con le decisioni politiche comunali e con la rivendicazione concorrente di un uso confessionale.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il 23 luglio AK Polis ha pubblicato un’analisi dell’intervento televisivo su ZDF di Burhan Kesici, presidente del Consiglio islamico tedesco (Islamrat), il quale ha definito «anomalie » (Abnormalitäten) quattro motivi di una campagna istituzionale sulla diversità musulmana (insegnante senza velo, coppia mista, coppia omosessuale, uomo che beve rakı); l’analisi ricorda che il 70% delle donne musulmane in Germania non indossa il velo
Il 23 luglio 2026, AK Polis pubblica un’analisi dell’intervento di Burhan Kesici, presidente del Consiglio islamico tedesco (Islamrat), sul canale pubblico ZDF. Kesici ha definito «anomalie» (Abnormalitäten) quattro esempi che illustrano una campagna istituzionale sulla diversità delle pratiche musulmane in Germania: un’insegnante senza velo, una coppia mista, una coppia omosessuale e un uomo che beve rakı. L’analisi di AK Polis mette a confronto questa caratterizzazione con i dati disponibili, secondo cui circa il 70% delle donne musulmane in Germania non indossa il velo, e riporta le reazioni politiche: un sottosegretario di Stato dell’SPD ha paragonato pubblicamente Kesici a un esponente dell’estrema destra, affermazione che ha suscitato polemiche in seno al Bundestag. L’Islamrat è una delle principali federazioni musulmane tedesche, regolarmente indicata per i suoi legami storici con il movimento Milli Görüş.
Leggi nell'edizione → - Europa - Il 26 luglio il Gatestone Institute ha pubblicato un’intervista di Grégoire Canlorbe al geopolitologo Alexandre del Valle (“The Exploding Islamization of the West, Part I”), che individua tre vettori di islamizzazione in Europa: i movimenti islamisti transnazionali (Fratelli Musulmani, Tabligh pakistano), gli Stati sponsor (Turchia, Qatar, Pakistan) e la «correzione politica» delle élite occidentali; l’intervista si basa in particolare sull’analisi di Pierre Brochand (ex DGSE, 2002-2008)
Il 26 luglio 2026, il Gatestone Institute pubblica la prima parte di un’intervista di Grégoire Canlorbe al geopolitologo Alexandre del Valle, dal titolo «The Exploding Islamization of the West: A Conversation with Alexandre del Valle, Part I». Del Valle individua tre vettori di quella che definisce l’islamizzazione politica del continente europeo: i movimenti islamisti transnazionali (in primo luogo i Fratelli Musulmani e il Tabligh pakistano); gli Stati sponsor (Turchia, Qatar, Pakistan e, in misura minore, Arabia Saudita) che finanziano reti associative e operazioni di influenza; e infine la «correzione politica» delle élite occidentali che renderebbe invisibile la portata ideologica di questi attori. L’intervista cita Pierre Brochand, ex direttore generale della Sicurezza esterna (2002-2008), in merito alla dimensione autoalimentata dei flussi migratori verso l’Europa, e ricorda i 57 Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OCI).
Leggi nell'edizione → - Washington - Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il 23 luglio, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), la designazione di Mahmoud al-Abyari, segretario generale del Segretariato generale degli Fratelli Musulmani egiziani residenti a Londra (con doppia cittadinanza egiziana e austriaca), nonché di tre persone fisiche e tre entità collegate al finanziamento di Hamas; tra le entità interessate figurano due false organizzazioni caritative (Tujah Bulah Global in Indonesia e Madad Palestine Charitable Society a Gaza) e una piattaforma bancaria parallela turca (El-Kahira for General Trading)
Il 23 luglio 2026, il Dipartimento del Tesoro statunitense annuncia, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’inserimento di sette soggetti nell’elenco per aver fornito sostegno materiale ad Hamas e al suo braccio armato (le Brigate Al-Qassam). La designazione di spicco riguarda Mahmoud al-Abyari, segretario generale del Segretariato Generale dei Fratelli Musulmani egiziani (Muslim Brotherhood General Secretariat), residente nel Regno Unito e in possesso della doppia cittadinanza egiziana e austriaca. Sono stati designati parallelamente altri tre individui e tre entità: Tujah Bulah Global, una falsa organizzazione benefica con sede in Indonesia; la Madad Palestine Charitable Society, con sede a Gaza; e El-Kahira for General Trading, una piattaforma di banking parallelo registrata in Turchia che, secondo il comunicato, avrebbe trasferito centinaia di migliaia di dollari all’ala militare di Hamas. Le misure congelano i beni delle entità designate sul territorio statunitense e ne vietano l’accesso ai sistemi finanziari americani. L’inserimento nell’elenco di al-Abyari, dirigente residente a Londra, invia un segnale politico esplicito al governo britannico, che nel 2015 (rapporto Jenkin) aveva scelto di non vietare i Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - FDD - Il 23 luglio Natalie Ecanow pubblica «Why Hasn't Washington Pressed Qatar To Extradite Terrorists?», un’analisi critica della mancanza di pressioni da parte degli Stati Uniti su Doha riguardo all’estradizione dei leader di Hamas e di altri attori terroristici ospitati sul territorio del Qatar, nonostante l’amministrazione Trump stia intensificando le misure di designazione contro le reti di finanziamento della Fratellanza
Il 23 luglio 2026, la Foundation for Defense of Democracies (FDD) pubblica un’analisi di Natalie Ecanow intitolata «Why Hasn’t Washington Pressed Qatar To Extradite Terrorists?». Il testo mette in luce il divario tra, da un lato, l’intensificarsi delle designazioni dell’OFAC contro la rete finanziaria di Fratelli Musulmani e di Hamas (tra cui quelle annunciate lo stesso giorno nei confronti di Mahmoud al-Abyari), e, dall’altro, l’assenza di pressioni politiche statunitensi sul Qatar affinché estradi i leader di Hamas e altri attori terroristici ospitati sul suo territorio. Ecanow ricorda che Doha ospita l’ufficio politico di Hamas nonché diverse figure della Fratellanza soggette a sanzioni da parte di terzi, e che lo status di «alleato chiave non membro della NATO» del Qatar rimane immutato sotto l’amministrazione Trump. L’analisi si inserisce nel contesto della copertura da parte del CERIF, la settimana precedente, della nota FDD di Ciddi-Stapleton sulla prevista rivendita dei sistemi russi S-400 da parte della Turchia al Qatar o agli Emirati Arabi Uniti.
Leggi nell'edizione → - New York - JNS (Jewish News Syndicate) riporta il 24 luglio la solidarietà espressa dal Council on American-Islamic Relations (CAIR) e la sua sezione newyorkese nei confronti del sindaco di New York Zohran Mamdani all’indomani di un accoltellamento antisemita nell’Upper West Side (due uomini accoltellati il 23 luglio, con l’aggressore che gridava «Allahu Akbar»); il B'nai B'rith International (Daniel S. Mariaschin) denuncia l'iniziativa del CAIR, mentre il ministro israeliano Gideon Sa'ar accusa Mamdani di incitamento
Il 24 luglio 2026, JNS (Jewish News Syndicate) pubblica, a firma di Jessica Russak-Hoffman, un articolo che documenta la solidarietà espressa dal Council on American-Islamic Relations (CAIR) e dalla sua sezione newyorkese (CAIR-NY) nei confronti del sindaco di New York Zohran Mamdani, all’indomani di un accoltellamento antisemita avvenuto il 23 luglio nell’Upper West Side di Manhattan: due uomini sono stati accoltellati da un aggressore che ha gridato «Allahu Akbar» prima di essere arrestato. Il comunicato del CAIR accusa diverse organizzazioni filoisraeliane di equiparare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla comunità ebraica americana, senza menzionare l’aggressione con coltello. Daniel S. Mariaschin, direttore esecutivo del B'nai B'rith International, denuncia pubblicamente l'approccio del CAIR. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar accusa Zohran Mamdani di incitamento, facendo eco alle polemiche sorte sin dalla campagna elettorale comunale a causa dei legami del sindaco con il movimento Students for Justice in Palestine. Il 26 luglio, Fox News pubblica un editoriale di Charles Asher Small (ISGAP) che si basa su un rapporto del 2025 dell’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy per ripercorrere il percorso politico di Mamdani (cofondazione di una sezione SJP al Bowdoin College, donazione di 100.000 dollari da parte del CAIR) e la colloca nell’ideologia dei Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - Parigi - Il 15 luglio, in occasione del centenario della Grande Moschea di Parigi, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez annuncia una «strategia nazionale di lotta contro gli atti antireligiosi», che si avvale delle Assise nazionali e territoriali attualmente in corso; ricorda un aumento dell’88% degli atti anti-musulmani nel 2025 (326 episodi registrati) e dichiara: «Per la Repubblica laica, che non riconosce alcun culto, attaccare un musulmano significa attaccare uno dei suoi figli»
Il 15 luglio 2026, la Grande Moschea di Parigi celebra il centenario della sua inaugurazione (luglio 1926) alla presenza del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, della ministra Aurore Bergé, del prefetto di polizia Patrice Faure, del sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire, della presidente della Regione Île-de-France Valérie Pécresse e del rettore Chems-Eddine Hafiz. Il ministro annuncia in tale occasione che è in fase di elaborazione una «strategia nazionale di lotta contro gli atti antireligiosi», che si avvale delle Assise nazionali e territoriali convocate dal Presidente della Repubblica e incentrata sulla formazione, la prevenzione e la ricerca. Ricorda un aumento dell’88% degli atti antimusulmani nel 2025 (326 episodi registrati) e circa 2.500 atti antireligiosi, di tutte le confessioni, nello stesso anno. Nuñez dichiara: «Per la Repubblica laica, che non riconosce alcun culto, attaccare un musulmano significa attaccare uno dei suoi figli», e ricorda il «debito di sangue e di riconoscenza» all’origine dell’edificio, in riferimento ai 70.000 tiratori musulmani caduti a Verdun nel 1916. L’annuncio si inserisce nel solco delle Assise dipartimentali tenutesi in diverse prefetture a partire dal giugno 2026 e della preparazione di un disegno di legge governativo contro l’entrismo, attualmente all’esame del Consiglio di Stato.
Leggi nell'edizione → - Causeur - Il 18 luglio Dominique Labarrière pubblica «Velo islamico: il divieto, una trappola per idioti?», un editoriale che torna sulle divergenze emerse tra Marine Le Pen e Jordan Bardella all’interno del Rassemblement National riguardo al divieto del velo islamico negli spazi pubblici; l’autore sostiene che la legislazione sull’abbigliamento islamico debba fondarsi su principi giuridici e repubblicani (uguaglianza di genere, diritti fondamentali) piuttosto che su principi confessionali.
Il 18 luglio 2026, Causeur pubblica un editoriale di Dominique Labarrière intitolato «Il velo islamico: il divieto, una trappola per idioti?». Il testo documenta le divergenze pubbliche emerse tra Marine Le Pen – che dal 2012 sostiene un divieto generale del velo negli spazi pubblici – e Jordan Bardella, il quale attribuisce maggiore importanza e priorità al divieto negli edifici pubblici, ritenendo che l’applicazione per strada sia «più complessa». L’autore vi vede un’esitazione strategica all’interno del RN e critica l’impostazione mediatica che confina il dibattito esclusivamente sul piano confessionale. Sostiene la necessità di un fondamento giuridico e repubblicano basato sull’uguaglianza di genere e sui diritti fondamentali, piuttosto che sulla dimensione religiosa dell’abbigliamento islamico, al fine di evitare contestazioni giuridiche e comunitarie della misura. L’articolo documenta la polarizzazione politica francese sull’Islam politico in un momento in cui il governo Nuñez sta preparando il proprio disegno di legge contro l’entrismo (al Consiglio di Stato) e la proposta Retailleau è in attesa di essere esaminata all’Assemblea nazionale.
Leggi nell'edizione → - Austria - Centro di documentazione sull'Islam politico: Lucian Reinfandt pubblica il 16 luglio, nel 15° bollettino dell'EU Knowledge Hub sulla prevenzione della radicalizzazione, un’analisi del populismo islamista che documenta come alcuni attori religiosi politicizzino il linguaggio islamico secondo schemi populisti classici (opposizione «noi contro loro», pretesa di rappresentare «il vero Islam» e «tutti i musulmani»)
Il 16 luglio 2026, il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI) segnala la pubblicazione di un contributo di Lucian Reinfandt, uno dei suoi ricercatori, nel 15° bollettino dell’EU Knowledge Hub, la piattaforma della Commissione europea dedicata alla prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo. L’analisi documenta come alcuni attori dell’Islam politico fondino le proprie rivendicazioni su schemi populisti classici: opposizione «noi contro loro», pretesa di parlare a nome del «vero Islam» e di «tutti i musulmani», screditamento delle autorità religiose concorrenti e delle istituzioni democratiche presentate come illegittime. Reinfandt sostiene che la radicalizzazione politica così generata non è necessariamente estremista né violenta, ma indebolisce il pluralismo democratico imponendo una lettura identitaria dell’appartenenza confessionale. Egli sostiene l’utilità di un quadro analitico populista per individuare queste dinamiche a monte delle derive violente o penalmente rilevanti e per elaborare risposte istituzionali proporzionate.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Stati Uniti - Gatestone Institute: il 19 luglio Con Coughlin pubblica «Trump Must Abandon His Dangerous Plan to Sell F-35s to Turkey», un monito contro la decisione dell’amministrazione Trump di revocare il divieto di vendita degli F-35 statunitensi ad Ankara, motivata dai legami documentati di Erdogan con Fratelli Musulmani e Hamas, nonché dal ruolo della Turchia nel bloccare gli sforzi di disarmo di Hamas nell’ambito del piano di pace per Gaza
Il 19 luglio 2026, il Gatestone Institute pubblica un’analisi di Con Coughlin intitolata «Trump Must Abandon His Dangerous Plan to Sell F-35s to Turkey». Il testo si oppone alla presunta intenzione dell’amministrazione Trump di revocare il divieto di vendita degli F-35 statunitensi alla Turchia, imposto in seguito all’acquisto da parte di Ankara dei sistemi antiaerei russi S-400 nel 2019 (sanzioni CAATSA). L’autore documenta il sostegno turco ai gruppi islamisti radicali – Fratelli Musulmani e Hamas in primo luogo – e illustra in dettaglio come Ankara, secondo le fonti da lui citate, avrebbe sabotato un'operazione congiunta americano-israeliana volta a destabilizzare il regime iraniano tramite un'incursione curda, oltre ad aver attivamente ostacolato i tentativi di disarmo di Hamas previsti dal piano di pace per Gaza. Coughlin conclude che i legami di Erdogan con la Fratellanza Musulmana e Hamas, uniti alle sue minacce nei confronti di Israele, rendono la vendita incompatibile con gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati (Israele, Grecia). L’analisi fa seguito alla copertura da parte del CERIF, la settimana precedente, della nota FDD di Ciddi-Stapleton sulla prevista rivendita degli S-400 al Qatar o agli Emirati.
Leggi nell'edizione → - Florida - Il 17 luglio il giudice federale Mark E. Walker (Distretto settentrionale della Florida) ha respinto la richiesta di un’ordinanza restrittiva d’urgenza presentata dal Council on American-Islamic Relations (CAIR) e dal CAIR Florida contro l’attuazione della legge HB 1471 da parte del governatore Ron DeSantis, ritenendo di «non essere convinto che debba essere concesso un provvedimento d’urgenza» prima dell’udienza contraddittoria dei convenuti; il Florida Department of Law Enforcement (FDLE) annuncia nel contempo un rinvio della data prevista per la designazione
Il 17 luglio 2026, il giudice federale Mark E. Walker (Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale della Florida) respinge la richiesta di ordinanza restrittiva d’urgenza (temporary restraining order) presentata dal Council on American-Islamic Relations (CAIR) e la sua sezione della Florida, CAIR Florida, contro l’attuazione da parte del governatore Ron DeSantis della legge HB 1471, entrata in vigore il 1° luglio e che autorizza lo Stato della Florida a designare alcune organizzazioni come «organizzazioni terroristiche interne». Il giudice scrive di non essere «convinto che debba essere concesso un provvedimento d’urgenza prima che i convenuti siano stati ascoltati». La decisione fa seguito alla denuncia federale presentata il 1° luglio dall’ACLU della Florida e dal Southern Poverty Law Center per conto del CAIR e del CAIR Florida, invocando il Primo e il Quattordicesimo emendamento. Il 14-15 luglio, il Florida Department of Law Enforcement (FDLE) ha annunciato parallelamente un rinvio della procedura di designazione, senza fissare una data precisa, prolungando così l’incertezza giuridica per le organizzazioni interessate.
Leggi nell'edizione → - Texas - Middle East Forum (Islamist Watch): il 17 luglio Sam Westrop ha pubblicato «Texas Islamist Charter School Funded With $75 Million of State Monies», un’inchiesta che documenta l’erogazione di circa 75 milioni di dollari di fondi pubblici alla rete Manara Academy (tre scuole a Irving e Arlington), identificata come legata a un ecosistema islamista salafita della regione di Dallas-Fort Worth (moschea di Valley Ranch, Islamic Center of Irving)
Il 17 luglio 2026, il Middle East Forum (Islamist Watch) pubblica un’inchiesta di Sam Westrop intitolata «Texas Islamist Charter School Funded With $75 Million of State Monies», ripresa anche dalla Texas Public Policy Foundation. Il testo documenta l’erogazione di circa 75 milioni di dollari di fondi pubblici – di cui oltre 60 milioni tramite il Foundation School Fund dello Stato del Texas – alla rete Manara Academy, tre scuole pubbliche convenzionate con sede a Irving e Arlington. Westrop dimostra, sulla base di fonti documentali, i legami della rete con un ecosistema islamista salafita dell’area di Dallas-Fort Worth, tra cui la moschea di Valley Ranch e l’Islamic Center of Irving, i cui dirigenti e insegnanti hanno fatto parte di istituzioni identificate come appartenenti alla corrente legata a Hamas. L’inchiesta descrive in dettaglio la partnership pubblica dichiarata tra Manara e queste strutture ancora nell’aprile 2026, nonché eventi scolastici orientati alla causa palestinese, e alimenta l’indagine avviata dallo Stato del Texas su circa 50 scuole private islamiche e cinesi, in parte avviata sulla base del lavoro di Westrop.
Leggi nell'edizione → - Lille - Il quotidiano “Le Monde” riferisce che l’8 luglio la Corte amministrativa d’appello di Douai ha annullato la sentenza dell’aprile 2025 che ripristinava il contratto di associazione tra lo Stato e il liceo musulmano Averroès di Lille, per un vizio di procedura (mancata presentazione di un ricorso amministrativo preliminare al prefetto); l’istituto, notoriamente legato alla corrente dei Fratelli Musulmani, presenta un ricorso d’urgenza per la sospensione della decisione e si rivolge nuovamente al prefetto in vista dell’inizio dell’anno scolastico 2026
L'8 luglio, la Corte d'appello amministrativa di Douai ha emesso una sentenza che annulla la sentenza del Tribunale amministrativo di Lille dell'aprile 2025, con cui era stato ripristinato il contratto di associazione tra lo Stato e il liceo privato musulmano Averroès di Lille. La corte giudica inammissibile la richiesta iniziale, poiché l'istituto ha omesso di presentare il ricorso amministrativo preliminare al prefetto, come richiesto prima di adire il giudice. La decisione è stata presa per vizio di procedura e non nel merito della controversia relativa alla risoluzione pronunciata nel 2023. Averroès, regolarmente identificato nei rapporti pubblici per la sua vicinanza alla corrente dei Fratelli Musulmani, annuncia di voler presentare un ricorso d’urgenza per la sospensione, al fine di mantenere in vigore gli effetti del contratto di associazione fino all’inizio dell’anno scolastico 2026, e di rivolgersi nuovamente al prefetto per un riesame. Le Monde, Le Parisien e Mediacités riportano la sentenza lo stesso giorno.
Leggi nell'edizione → - Il quotidiano “Le Parisien” riferisce del lancio di una consultazione nazionale da parte dell’esecutivo volta a individuare un nuovo portavoce dei musulmani di Francia, dopo il fallimento della rappresentanza assicurata dal Consiglio francese del culto musulmano (CFCM) e dal Forum dell’Islam di Francia (Forif); l’obiettivo dichiarato è quello di «liberarsi delle influenze straniere che parassiterebbero alcune grandi strutture»
Il 12 luglio, *Le Parisien* pubblica un articolo intitolato «Islam: i musulmani consultati per trovare un nuovo portavoce». Il testo riferisce, a seguito di una riunione presieduta all’Eliseo, il lancio di una consultazione nazionale volta a individuare un nuovo organo rappresentativo dell’Islam in Francia, dopo il fallimento dei successivi tentativi promossi dal CFCM (Consiglio francese del culto musulmano) e successivamente dal Forif (Forum dell’Islam di Francia). Il governo inserisce questa iniziativa nell’obiettivo esplicito di «liberarsi delle influenze straniere che parassiterebbero alcune grandi strutture» – una formulazione che riprende la linea del rapporto governativo del maggio 2025 su «I Fratelli Musulmani e l’islamismo politico in Francia». La consultazione dovrebbe aprirsi nella settimana del 14 luglio.
Leggi nell'edizione → - Fondazione Jean-Jaurès - Farid Vahid, condirettore dell’Osservatorio per il Nord Africa e il Medio Oriente della Fondazione, pubblica «Guerra e pace in Iran: lo scontro delle razionalità», un’analisi strategica del periodo 2025-2026 tra Washington, Gerusalemme e Teheran e della divergenza dei modelli di razionalità che ha portato alla guerra di giugno e poi alla tregua attualmente in corso
L'8 luglio, la Fondazione Jean-Jaurès pubblica un'analisi di Farid Vahid intitolata «Guerra e pace in Iran: lo scontro tra razionalità». Il testo ripercorre la sequenza di eventi iniziata con il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2018 e conclusasi con la guerra del giugno 2026: l’autore sostiene che Washington abbia sottovalutato la capacità del regime iraniano di assorbire una pressione militare fintantoché questa non intaccasse la legittimità interna della Repubblica islamica. L’analisi invita a una lettura non speculare dei processi decisionali di Teheran e documenta il divario tra le logiche coercitive occidentali e i calcoli del regime, in cui la sofferenza interna funge da strumento di negoziazione. Tutte le parti escono indebolite da questa vicenda, con la società civile iraniana che ne paga il prezzo più alto.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Stati Uniti - Foundation for Defense of Democracies: Sinan Ciddi e Tyler Stapleton pubblicano «Selling the S-400 to Qatar or the UAE Solves Turkey's Problem, non quello di Washington», una nota di analisi che si oppone alla rivendita dei sistemi russi S-400 acquistati dalla Turchia a partner del Golfo, un’operazione prevista per revocare le sanzioni CAATSA e consentire il ritorno di Ankara nel programma F-35
Il 10 luglio, la Foundation for Defense of Democracies (FDD) ha pubblicato una nota di analisi firmata da Sinan Ciddi e Tyler Stapleton intitolata «Selling the S-400 to Qatar or the UAE Solves Turkey's Problem, Not Washington's». Gli autori si oppongono all’operazione studiata da Ankara, che consiste nel rivendere a un paese del Golfo (Qatar o Emirati Arabi Uniti) i sistemi di difesa antiaerea russi S-400 acquistati nel 2019, al fine di ottenere la revoca delle sanzioni CAATSA e il ritorno della Turchia nel programma statunitense F-35. Il testo sottolinea che la rivendita non ridurrebbe la vulnerabilità operativa derivante dalla cooperazione tecnica russo-turca e trasformerebbe, nel caso del Qatar, un fornitore storico di Hamas e della propaganda degli Fratelli Musulmani in detentore di un sistema russo di nuova generazione. L’analisi rientra nella copertura del vertice NATO di Ankara documentata dal CERIF la settimana precedente.
Leggi nell'edizione → - Israele - Il Gatestone Institute pubblica un'analisi di Nils A. Haug intitolata «Israel: Lo Stato di diritto in crisi», che documenta il primo caso in assoluto in cui il governo israeliano si è rifiutato di dare esecuzione a una sentenza della Corte Suprema e accusa quest’ultima di attivismo giudiziario che va oltre le sue prerogative costituzionali
L'8 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Nils A. Haug intitolata «Israel: Rule of Law in Crisis». Il testo documenta il rifiuto, per la prima volta nella storia dello Stato ebraico, da parte del governo Netanyahu di dare esecuzione a una sentenza della Corte Suprema israeliana, con l’esecutivo che accusa l’istituzione giudiziaria di attivismo che va oltre le sue prerogative costituzionali. L’autore ricostruisce la sequenza degli eventi nel solco della riforma giudiziaria del 2023 e della controversa nomina del procuratore generale, e sottolinea gli effetti della crisi sulla legittimità interna dello Stato di diritto israeliano in un contesto di guerra regionale protratta.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Il Middle East Forum (Focus on Western Islamism) riporta la lettera inviata il 3 luglio dal Muslim Council of Britain (MCB) all'autorità di regolamentazione Ofcom per chiederle di sanzionare la piattaforma X per aver ospitato il documentario «Citizen Vigilante», ritenuto «islamofobo»; l’articolo sottolinea che lo stesso MCB, così come MEND e 5Pillars, si avvale di X per diffondere la propria agenda
Il 10 luglio, il Middle East Forum (Focus on Western Islamism) ha pubblicato un’analisi intitolata «Le organizzazioni musulmane del Regno Unito chiedono un intervento contro X pur utilizzando la piattaforma per promuovere l’islamismo». Il testo riporta la lettera inviata il 3 luglio dal Muslim Council of Britain (MCB) all’autorità britannica di regolamentazione dei media Ofcom, nella quale si chiedono sanzioni contro la piattaforma X per la diffusione del documentario «Citizen Vigilante», definito «islamofobo». L’analisi illustra la doppia strategia del MCB, del Muslim Engagement and Development (MEND) e di 5Pillars: queste organizzazioni chiedono restrizioni sui contenuti critici nei confronti dell’Islam politico, pur utilizzando le stesse piattaforme per diffondere il proprio discorso. Una nota dell’ottobre 2025 della parlamentare conservatrice Claire Coutinho aveva già classificato l’MCB e il MEND tra le organizzazioni «islamiste e antisemite».
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - NGO Monitor pubblica «NGO Malpractice: MSF (Medici Senza Frontiere) e la campagna sul “genocidio” a Gaza», un rapporto di analisi sulla campagna di denuncia di un “genocidio” a Gaza condotta da Medici Senza Frontiere e sui suoi effetti sulla credibilità di un’organizzazione umanitaria di riferimento
NGO Monitor pubblica, nella settimana dal 6 al 13 luglio, un rapporto di analisi intitolato «NGO Malpractice: MSF (Medici Senza Frontiere) e la campagna sul “genocidio” a Gaza». Il testo esamina la campagna di sensibilizzazione condotta da Medici Senza Frontiere sulla qualifica di «genocidio» a Gaza, riporta le successive prese di posizione dell’organizzazione a partire dall’autunno 2023 e documenta il divario tra tali prese di posizione e la dottrina storica di neutralità e imparzialità operativa di MSF. L’analisi mette in discussione la credibilità umanitaria di un’organizzazione di riferimento che è entrata nell’ambito politico del conflitto.
Leggi nell'edizione → - Florida - Il 1° luglio il governatore Ron DeSantis annuncia l'entrata in vigore della legge HB 1471, approvata nell'aprile 2026, che autorizza lo Stato a designare come organizzazioni terroristiche il Council on American-Islamic Relations (CAIR) e la sua sezione della Florida, Fratelli Musulmani, il movimento Antifa e un centinaio di organizzazioni straniere; lo stesso giorno l’American Civil Liberties Union e il Southern Poverty Law Center presentano una denuncia federale a nome del CAIR e del CAIR Florida, integrata il 4 luglio da una richiesta di ordinanza restrittiva d’urgenza
Il 1° luglio, il governatore della Florida Ron DeSantis ha annunciato l’entrata in vigore della legge HB 1471, approvata nell’aprile 2026, che autorizza lo Stato a designare come organizzazioni terroristiche il Council on American- Islamic Relations (CAIR) e la sua sezione della Florida, CAIR Florida, i Fratelli Musulmani, il movimento Antifa e un centinaio di organizzazioni straniere, tra cui il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana e il cartello di Sinaloa. Tale designazione vieta a queste strutture l’accesso ai finanziamenti pubblici, agli appalti statali e all’impiego pubblico, e prevede sanzioni penali per chi fornisce sostegno materiale. Lo stesso 1° luglio, l’American Civil Liberties Union (ACLU) della Florida e il Southern Poverty Law Center (SPLC) hanno presentato una denuncia federale a nome del CAIR e del CAIR Florida, invocando il Primo e il Quarto Emendamento; il 4 luglio viene presentata una richiesta di ordinanza restrittiva d’urgenza, con i ricorrenti che sostengono che le organizzazioni sarebbero costrette a interrompere le loro attività civili in Florida entro l’8 luglio. La decisione proroga l’ordinanza prefettizia del gennaio 2026, sospesa nel marzo 2026 dal giudice federale Mark Walker.
Leggi nell'edizione → - Il Middle East Forum pubblica «L’apertura degli Stati Uniti verso Ahmed Al-Sharaa: una scommessa rischiosa sull’“islamismo riformato” islamismo», un’analisi critica dell’avvicinamento diplomatico dell’amministrazione Trump al nuovo capo di Stato siriano Ahmed al-Sharaa, presentato come «la mutazione più sofisticata dell’ideologia salafita-jihadista nell’era contemporanea»
Il 10 luglio, il Middle East Forum (MEF Online) ha pubblicato un’analisi intitolata «L’apertura degli Stati Uniti verso Ahmed Al-Sharaa: una scommessa rischiosa sull’islamismo “riformato”». Il testo esamina l’avvicinamento diplomatico avviato dall’amministrazione Trump con Ahmed al-Sharaa, capo di Stato siriano proveniente dalla nebulosa jihadista ed ex dirigente del Fronte Al-Nosra, ora partner di Washington. L’autore sostiene che il percorso di Al-Sharaa, da terrorista internazionale a partner diplomatico, costituisca «la trasformazione più sofisticata dell’ideologia salafita-jihadista nell’era contemporanea » e mette in guardia da una lettura riformista della sua evoluzione pubblica.
Leggi nell'edizione → - FDD - Bradley Bowman pubblica sul New York Post l'articolo «Europe is stepping up to fortify NATO 3.0 - and we must do the same», in cui sostiene la necessità di un aumento del bilancio della difesa statunitense subordinato all'impegno europeo di raggiungere il tre per cento del PIL
L'11 luglio, Bradley Bowman, direttore senior del Center on Military and Political Power della Foundation for Defense of Democracies, ha pubblicato sul New York Post un articolo intitolato «L'Europa si sta mobilitando per rafforzare la NATO 3.0 – e noi dobbiamo fare lo stesso». Il testo, pubblicato all’indomani del vertice di Ankara, sostiene che l’impegno europeo di raggiungere il tre per cento del PIL in spese per la difesa entro il 2032 costituisca una vera e propria svolta e che Washington debba rispettare la propria parte dell’accordo per rafforzare la credibilità della deterrenza collettiva nei confronti di Mosca e Pechino.
Leggi nell'edizione → - Gatestone Institute - Majid RafizIadeh pubblica “Iran Fears the Israel Factor”, un appello a favore dell’integrazione strutturale di Israele in qualsiasi negoziazione o operazione statunitense sulla questione iraniana
L'11 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Majid Rafizadeh intitolata «L'Iran teme il fattore Israele». Il testo sostiene la necessità di coinvolgere sistematicamente Israele nei negoziati avviati da Washington con Teheran, sostenendo che Gerusalemme rappresenti il partner americano più affidabile nella valutazione delle minacce iraniane e che la Repubblica islamica, in assenza di pressioni da parte di Israele, sfrutti i negoziati per ricostituire le proprie capacità balistiche e la propria influenza regionale.
Leggi nell'edizione → - Gatestone Institute - Amir Taheri pubblica «Iran: Management of Uncertainty», un’analisi della tregua di sessanta giorni concordata tra Donald Trump e Teheran e dello stallo interno del regime iraniano di fronte alla ripresa dei negoziati
Il 12 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Amir Taheri intitolata «Iran: Management of Uncertainty». Il testo esamina la tregua di sessanta giorni concordata tra Donald Trump e la Repubblica islamica e documenta lo stallo interno al regime: i riformisti non dispongono di una base sociale, mentre i conservatori rifiutano la negoziazione per paura di perdere le posizioni di potere acquisite dal 2005. L’autore individua in questa situazione di stallo il principale fattore di incertezza riguardo all’esito della fase militare prevista per giugno 2026.
Leggi nell'edizione → - Gatestone Institute - Ahmed Charai pubblica «Iran Failed Trump's Test», un'analisi secondo cui la Repubblica islamica non sarebbe riuscita a cogliere l'occasione di tregua offerta dalla Casa Bianca al termine degli attacchi del giugno 2026
Il 10 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Ahmed Charai intitolata «Iran Failed Trump's Test». L’autore sostiene che la Repubblica islamica non sia riuscita a cogliere l’occasione di tregua offerta dalla Casa Bianca al termine degli attacchi del giugno 2026 e sia tornata «ai suoi soliti metodi: missili, droni, minacce, ricatti e violenza». Il testo viene pubblicato a margine delle analisi di Rafizadeh e Taheri sulla stessa vicenda.
Leggi nell'edizione → - Gatestone Institute - Pierre Rehov pubblica «After Khamenei, Nothing Has Changed - But It Might», un’analisi post-Khamenei della dottrina iraniana e dei cambiamenti nella strategia statunitense
Il 12 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Pierre Rehov intitolata «After Khamenei, Nothing Has Changed - But It Might». Il testo, pubblicato diversi mesi dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, avvenuta nel febbraio 2026, sostiene che «la dottrina, le esecuzioni e la scommessa sull’affaticamento occidentale» rimangono immutate da parte iraniana, ma che Washington ha modificato la struttura della propria strategia regionale. L’analisi va letta parallelamente ai testi di Taheri e Rafizadeh sulla tregua in corso.
Leggi nell'edizione → - Hauts-de-Seine - CNews riferisce che il prefetto Alexandre Brugère (autore dello studio Fondapol del maggio 2025 intitolato «Combattere l'islamismo sul campo», con prefazione di Bruno Retailleau) ha vietato il weekend associativo organizzato dall’AMFAR – Associazione dei musulmani di Fontenay-aux-Roses – previsto per il 4 e 5 luglio, a causa di una documentazione amministrativa incompleta e di riferimenti ritenuti settari («barbecue al 100% femminile», «spazio riservato alle sorelle»); la sala di preghiera dell’AMFAR era già stata chiusa per motivi amministrativi alla fine del 2017 per apologia del terrorismo
Il 6 luglio, CNews ha pubblicato un articolo intitolato «Hauts-de-Seine: vietato un evento organizzato dall’Associazione dei musulmani di Fontenay-aux-Roses per comunitarismo». Il prefetto degli Hauts-de-Seine Alexandre Brugère, autore tra l’altro dello studio Fondapol del maggio 2025 «Combattere l’islamismo sul campo» – con prefazione del senatore Bruno Retailleau –, ha vietato con un decreto il weekend associativo organizzato dall’AMFAR (Associazione dei musulmani di Fontenay-aux-Roses / AMFAR Développement) il 4 e 5 luglio allo stadio dei Blagis: torneo di calcio, barbecue, attività per famiglie. Ai motivi amministrativi addotti (documentazione trasmessa in ritardo, dispositivo di sicurezza incompleto) si aggiunge una lettura politica esplicita: diverse diciture presenti sui volantini («barbecue al 100% femminile», «spazio riservato alle sorelle») sono qualificate come segni di un «comunitarismo evidente» contrario ai principi repubblicani. L’AMFAR contesta tale analisi e sostiene che fossero state adottate «tutte le misure necessarie». L’associazione gestisce inoltre una sala di preghiera chiusa amministrativamente per oltre un mese alla fine del 2017 per «istigazione all’odio o alla violenza» e «apologia del terrorismo».
Leggi nell'edizione → - Unione europea - Il JDD riferisce, a seguito di una richiesta pubblica dell’eurodeputata Marion Maréchal, che l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo avrebbe deciso, il 7 luglio, di escludere il Forum of European Muslim Youth and Student Organisations (FEMYSO) da tutte le attività del Parlamento, a cominciare dall’European Youth Event (EYE); la misura fa seguito a una lettera firmata da una trentina di eurodeputati di destra; il FEMYSO dichiara di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale e chiede chiarimenti
Il 9 luglio, il JDD ha pubblicato un articolo intitolato «Parlamento europeo: un’organizzazione vicina ai Fratelli Musulmani vietata dopo l’allarme lanciato da Marion Maréchal». Il quotidiano riferisce, a seguito di una richiesta pubblica dell’eurodeputata Marion Maréchal (gruppo ECR) diffusa su X l’8 luglio, che l’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo avrebbe deciso il 7 luglio di escludere il Forum of European Muslim Youth and Student Organisations (FEMYSO) da tutte le attività del Parlamento, a cominciare dall’European Youth Event (EYE). La misura farebbe seguito a una lettera firmata da una trentina di eurodeputati di destra. Il rapporto del governo francese del maggio 2025 su «I Fratelli Musulmani e l’islamismo politico in Francia» viene presentato come il punto di svolta che ha inasprito la posizione europea. Il FEMYSO, interpellato in merito, dichiara di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dall’Ufficio di presidenza del Parlamento e chiede un chiarimento «senza indugio», ricordando «tre decenni di collaborazione trasparente con le istituzioni europee». Il contraddittorio è aperto; da seguire.
Leggi nell'edizione → - Italia - Middle East Forum: Dexter Van Zile riporta le conclusioni di un rapporto del Ministero israeliano della Diaspora che identifica cinque organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani in Italia - UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia), GMI (Giovani Musulmani d'Italia), AMI (Associazione Musulmani Italiani), API (Associazione Palestinesi in Italia) e l'Istituto Bayan; il rapporto conferma le segnalazioni del Parlamento italiano sul finanziamento del Qatar
L'8 luglio, il Middle East Forum (Focus on Western Islamism) ha pubblicato un'analisi di Dexter Van Zile intitolata «Israeli Investigative Report Confirms Five Brotherhood Affiliates in Italy». Il testo riporta le conclusioni di un rapporto del Ministero israeliano della Diaspora e della lotta all’antisemitismo che identifica cinque strutture principali della rete frerista in Italia: l’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), i GMI (Giovani Musulmani d’Italia), l’AMI (Associazione Musulmani Italiani), l’API (Associazione Palestinesi in Italia) e l’Istituto Bayan. Il rapporto conferma e documenta gli allarmi lanciati dal 2024 da diversi parlamentari italiani sui circuiti di finanziamento del Qatar diretti verso queste strutture.
Leggi nell'edizione → - Germania - Il Middle East Forum riferisce dell'esclusione di Islamic Relief Deutschland da una federazione di ONG umanitarie tedesche a seguito della pubblicazione tardiva di una relazione di revisione contabile del Bundesrechnungshof che rivelava legami documentati con i Fratelli Musulmani e Hamas
Il 6 luglio, il Middle East Forum (Focus on Western Islamism) ha pubblicato un’analisi di Dexter Van Zile intitolata «Islamic Relief Franchise Takes Another Hit, This Time in Germany». Il testo riporta l’esclusione di Islamic Relief Deutschland (IRD) – filiale tedesca della rete Islamic Relief Worldwide – da una federazione di ONG umanitarie tedesche. La decisione fa seguito alla pubblicazione tardiva di una verifica contabile del Bundesrechnungshof (Corte dei conti federale) che ha rivelato legami documentati tra l’IRD, dirigenti identificati di Fratelli Musulmani e interlocutori vicini a Hamas. L’analisi si inserisce nella sequenza documentata dal CERIF sulle successive restrizioni imposte alla rete Islamic Relief nel Regno Unito, in Svezia, nei Paesi Bassi e ora in Germania.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - NGO Monitor pubblica “Imported Influence”, un rapporto di centoventinove pagine che traccia un quadro di quaranta importanti campagne di mobilitazione anti-israeliane nel Regno Unito a partire dal 7 ottobre 2023; undici organizzazioni su quaranta sono identificate come legate all’Iran, al CGRI, ad Hamas, a Hezbollah, al FPLP o a Fratelli Musulmani; il rapporto documenta i canali di finanziamento e il coinvolgimento di CAGE e Palestine Action
L'8 luglio, NGO Monitor ha pubblicato «Imported Influence: Foreign Funding, Regulatory Black Holes and Extremist Connections of the Post-October 7 UK Protest Infrastructure», un rapporto di centoventinove pagine che traccia una mappa delle quaranta principali campagne di mobilitazione anti-israeliana nel Regno Unito a partire dal 7 ottobre 2023. Undici organizzazioni su quaranta sono identificate come aventi legami documentati con l’Iran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), Hamas, Hezbollah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) o i Fratelli Musulmani. Il rapporto documenta i circuiti di finanziamento, compresi quelli tramite criptovalute per CAGE e Palestine Action, ed evidenzia le zone d’ombra della normativa britannica in materia di organizzazioni benefiche.
Leggi nell'edizione → - Turchia / NATO - Gatestone Institute: Amir Taheri analizza il vertice NATO di Ankara come un’operazione di comunicazione interna per Recep Tayyip Erdoğan, accompagnata da un segnale diplomatico rivolto al mondo musulmano
Il 5 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Amir Taheri intitolata «NATO's Photo-Op in Ankara». Il testo offre una lettura critica del vertice della NATO tenutosi ad Ankara quella stessa settimana: secondo l’autore, l’evento è servito innanzitutto come operazione di comunicazione a livello interno per il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, oltre che come segnale diplomatico rivolto al mondo musulmano sul ruolo della Turchia come potenza chiave. L’articolo documenta il divario tra la reale portata militare delle decisioni prese e la loro rappresentazione da parte dei media filo-governativi turchi.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Africa - La Fondazione Jean-Jaurès pubblica uno studio sulla presenza mediatica turca in Africa attraverso TRT Afrika, emittente creata nel 2023 e posta sotto il controllo diretto della Direzione presidenziale delle comunicazioni turca; lo studio traccia un parallelo con le iniziative russe e cinesi
L'8 luglio, la Fondazione Jean-Jaurès ha pubblicato uno studio intitolato «TRT Afrika e la presenza mediatica turca in Africa». Il testo analizza lo sviluppo, a partire dal 2023, dell’emittente TRT Afrika, posta sotto il controllo diretto della Direzione presidenziale delle comunicazioni turca e sostenuta dall’apparato diplomatico di Ankara. Lo studio traccia un parallelo con le strutture mediatiche russe (RT / Sputnik) e cinesi (CGTN Africa) e sottolinea il modo in cui l’apparato mediatico turco contribuisce alla proiezione regionale del governo di Erdoğan sul continente africano.
Leggi nell'edizione → - Middle East Forum - Sam Westrop indaga sulle attività in Texas del Jammu Kashmir Liberation Front (JKLF) e del suo leader Raja Muzaffar, chiedendo che la designazione « Fratelli Musulmani », avviata dal governatore Greg Abbott nel 2025, venga estesa a livello federale
Il 3 luglio, il Middle East Forum (Islamist Watch) ha pubblicato un’inchiesta di Sam Westrop intitolata «How Texas Became the Hub of a Terror-Linked Kashmiri Outfit’s Activities». Il testo documenta le attività condotte in Texas dal Jammu Kashmir Liberation Front (JKLF) e dal suo leader Raja Muzaffar, e ripercorre i legami organizzativi con le reti kashmiri e pakistane attive negli Stati Uniti. L’autore chiede che la designazione « Fratelli Musulmani », adottata nel 2025 dal governatore repubblicano del Texas Greg Abbott, venga estesa a livello federale.
Leggi nell'edizione → - FDD - Sinan Ciddi e Jonathan Schanzer pubblicano, in occasione del vertice NATO di Ankara, un'analisi in cui esortano gli alleati a non «ripulire» il bilancio di Recep Tayyip Erdoğan in materia di repressione interna, l’ospitare in modo continuativo dirigenti di Hamas e il riciclaggio di fondi iraniani documentato tra il 2012 e il 2016
Il 6 luglio, la Foundation for Defense of Democracies (FDD) ha pubblicato un'analisi firmata da Sinan Ciddi e Jonathan Schanzer intitolata «Don't Launder Erdogan's Record at the NATO Summit». Il testo, pubblicato in occasione del vertice NATO di Ankara, esorta gli alleati a non rivalutare né «ripulire» il bilancio del presidente turco, in particolare su tre questioni: la repressione interna degli oppositori, la continua ospitalità riservata ai dirigenti di Hamas a Istanbul e il riciclaggio di fondi iraniani (circa 20 miliardi di dollari) documentato nel periodo 2012-2016. L’analisi viene pubblicata in concomitanza con la lettura critica del vertice a cura di Amir Taheri per il Gatestone Institute.
Leggi nell'edizione → - FDD - Andrea Stricker documenta il proseguimento concreto, da parte dell'Iran, dei lavori in un sito nucleare chiave, in violazione dell'accordo recentemente concluso con gli Stati Uniti
L'8 luglio, la Foundation for Defense of Democracies ha pubblicato un'analisi di Andrea Stricker che documenta il proseguimento concreto, da parte della Repubblica islamica dell'Iran, dei lavori in un sito nucleare chiave, in violazione dell'accordo recentemente concluso con gli Stati Uniti. L’articolo si basa su dati di osservazione satellitare e su documenti diplomatici. Esso completa la copertura della settimana sulla posizione iraniana, dopo che quattro giorni prima il Gatestone Institute aveva riportato la dichiarazione ufficiale del regime secondo cui esso «non ha altra scelta» se non quella di costruire l’arma nucleare.
Leggi nell'edizione → - Il Gatestone Institute analizza l'annuncio da parte di Hamas dello scioglimento formale del proprio organo di governo a Gaza, pur mantenendo integralmente le proprie capacità militari e il controllo territoriale
Il 9 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Khaled Abu Toameh intitolata «Hamas's Latest Trick: Leaving Government, Keeping Weapons». Il testo documenta l’annuncio da parte del movimento Hamas dello scioglimento formale del proprio organo di governo a Gaza, pur conservando integralmente le proprie capacità militari, la propria rete finanziaria e il proprio controllo territoriale. L’analisi viene pubblicata nel contesto dei negoziati internazionali sul futuro della Striscia e sottolinea la dimensione tattica di tale mossa.
Leggi nell'edizione → - Il Gatestone Institute pubblica un’analisi secondo cui diverse fazioni jihadiste indicano il Kashmir come prossimo teatro di scontro, mentre le popolazioni locali del Kashmir si stanno allontanando dalla logica di strumentalizzazione promossa dalle reti pakistane
L'8 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi di Anna Mahjar-Barducci intitolata «Jihadists Look to Kashmir, Kashmiris Look Away». Il testo documenta come diverse fazioni jihadiste internazionali, tra cui esponenti legati ad Hamas e alle reti pakistane, indichino ormai il Kashmir indiano come prossimo teatro di scontro e mobilitazione, mentre le popolazioni locali del Kashmir prendono le distanze da questi appelli e rifiutano la logica di strumentalizzazione promossa da Islamabad.
Leggi nell'edizione → - Il Gatestone Institute documenta le persecuzioni sistematiche perpetrate dalla Repubblica Islamica dell'Iran contro le comunità cristiane: perquisizioni nelle chiese domestiche, arresti, pressioni amministrative sugli assiri e sugli armeni
Il 7 luglio, il Gatestone Institute ha pubblicato un'analisi intitolata “The Islamic Republic of Iran's War on Christians”. Il testo documenta le persecuzioni sistematiche condotte dal regime iraniano contro le comunità cristiane del Paese: perquisizioni e chiusure di chiese domestiche, arresti di convertiti, pressioni amministrative sulle comunità assire e armene. L’articolo si inserisce nel filone della copertura giornalistica della settimana dedicata alla strategia religiosa e regionale del regime.
Leggi nell'edizione → - GNET Research (Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione, King's College di Londra): Ruben Celada analizza le reazioni pubbliche degli ecosistemi online legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, evidenziando una divergenza tra la condanna opportunistica dell’azione «occidentale» e la denuncia del regime sciita iraniano
Il 2 luglio, Ruben Celada ha pubblicato per GNET Research (Global Network on Extremism and Technology, ospitato dall’International Centre for the Study of Radicalisation del King’s College di Londra) un’analisi intitolata «Online Jihadist Responses to the Iran War: Divergence, Propaganda, and Positioning». Il testo documenta le reazioni pubbliche degli ecosistemi online legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, e individua una divergenza tra le correnti jihadiste sunnite: da un lato, una condanna opportunistica dell’azione «occidentale»; dall’altro, la denuncia del regime sciita iraniano. L’articolo illustra le modalità di riposizionamento narrativo di questi ecosistemi a seguito di un grave shock geopolitico.
Leggi nell'edizione → - MEMRI diffonde un video in cui il predicatore canadese Abu Ibrahim afferma che «la generazione Z musulmana non si vergogna più della sharia» e si presenta come la nuova generazione incaricata di «portare a termine l'opera iniziata dai Fratelli Musulmani»
Il 7 luglio, MEMRI ha diffuso un estratto video del predicatore canadese Abu Ibrahim, con il titolo «Lo studioso islamico canadese Abu Ibrahim: i musulmani della Generazione Z non si tirano indietro di fronte alla sharia… Dobbiamo portare a termine l’opera iniziata dai Fratelli Musulmani». Il predicatore afferma che la generazione nata dopo il 2000 affronta pubblicamente la questione della sharia e del califfato senza remore e si presenta come la nuova generazione incaricata di «portare a termine l’opera iniziata dai Fratelli Musulmani». L’estratto illustra il proselitismo di una nuova generazione legata al movimento frerista in Canada.
Leggi nell'edizione → - Le Monde pubblica un articolo intitolato «Il garante dei servizi segreti e la cautela di fronte alla questione dell’entrismo islamista», dedicato alla posizione del Coordinatore nazionale dell’intelligence e della lotta al terrorismo (CNRLT) nel dibattito avviato dalla proposta di legge di Bruno Retailleau approvata dal Senato il 5 maggio 2026
Il 25 giugno, Le Monde pubblica nella sua rubrica “Società” un articolo intitolato «Il gendarme dei servizi segreti e la cautela di fronte alla questione dell’entrismo islamista». L’articolo verte sulla posizione della Coordinazione nazionale dei servizi di intelligence e della lotta al terrorismo (CNRLT) – organo interministeriale collegato all’Eliseo che coordina l’insieme dei servizi di intelligence francesi - riguardo alla questione dell’entrismo islamista, mentre la proposta di legge presentata dal senatore Bruno Retailleau e approvata in prima lettura dal Senato il 5 maggio 2026 prosegue il suo iter parlamentare. Il testo si inserisce nella sequenza documentata dall’Osservatorio CERIF a partire dalla primavera del 2026, che ha visto susseguirsi l’editoriale dei cinquanta giuristi pubblicato sul Figaro (12 maggio), l’approvazione da parte del Senato (5 maggio) e la Reazione n. 2026/18 di Florence Bergeaud-Blackler per conto del CERIF (21 giugno).
Leggi nell'edizione → - Austria - Il quotidiano "Die Presse" pubblica un editoriale di Ferdinand Haberl, vicedirettore del Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), intitolato «Politischer Islam: Ein Freispruch ist keine Entwarnung»: Haberl distingue la sentenza emessa nell’ambito dell’Operazione Luxor – che esprime un principio dello Stato di diritto – dall’analisi scientifica del fenomeno dell’islamismo politico in Austria, e ricorda che un’assoluzione non equivale a un «cessato allarme» riguardo alla struttura del frerismo
Il 23 giugno, *Die Presse* pubblica un editoriale firmato da Ferdinand Haberl, vicedirettore della *Dokumentationsstelle Politischer Islam* (DPI), il centro austriaco di documentazione sull'Islam politico istituito dal governo nel 2020. Intitolato «Politischer Islam: Ein Freispruch ist keine Entwarnung» («Islam politico: un’assoluzione non è un cessato allarme»), il testo reagisce all’assoluzione, pronunciata a Vienna il 17 giugno, di un imam processato nell’ambito dell’indagine «Operazione Luxor» – una vasta operazione di polizia avviata nel 2020 sull’Islam politico in Austria, di cui una parte dei capi d’accusa è stata archiviata in appello. Haberl distingue due livelli: la decisione giudiziaria, che esprime un principio dello Stato di diritto e applica i criteri penali dell’intenzionalità e della prova, e l’analisi scientifica delle organizzazioni islamiste, che si inserisce in un quadro diverso. Egli sostiene che un’assoluzione individuale non possa essere interpretata come una «revoca dell’allerta» sulla struttura del frerismo in Austria, e ricorda la necessità, distinta dai procedimenti giudiziari, di un lavoro pubblico di documentazione e prevenzione. L’articolo è stato ripubblicato il 25 giugno sul sito ufficiale della DPI.
Leggi nell'edizione → - Austria - La Muslimische Jugend Österreich (MJÖ) lancia, in occasione del suo trentesimo anniversario e con il sostegno dell’ex presidente del Consiglio nazionale Wolfgang Sobotka (ÖVP), una campagna educativa nazionale dal titolo «Gemeinsam gegen den politischen Islam»: formazione di responsabili giovanili volontari, pubblicazioni scientifiche, strumenti argomentativi contro i «predicatori di TikTok» che diffondono un discorso antidemocratico e misogino
Il 25 giugno, la Muslimische Jugend Österreich (MJÖ), la principale organizzazione giovanile musulmana dell’Austria, ha annunciato il lancio ufficiale di una campagna educativa nazionale intitolata «Gemeinsam gegen den politischen Islam» («Insieme contro l’Islam politico»). L’iniziativa, presentata in occasione del trentesimo anniversario dell’organizzazione, gode del sostegno pubblico di Wolfgang Sobotka (ÖVP), ex presidente del Consiglio nazionale ed ex ministro dell’Interno, particolarmente impegnato sulle questioni dell’antisemitismo e dell’estremismo religioso. Il programma si articola in tre parti: la formazione di animatori giovanili volontari, la pubblicazione di analisi teologiche e politiche e la messa a disposizione di strumenti argomentativi che consentano agli adolescenti di rispondere ai predicatori estremisti («TikTok-Predigern») che reclutano tramite i social network. La MJÖ punta esplicitamente ai contenuti «antidemocratici e misogini» diffusi dagli algoritmi. Il 29 giugno si tiene a Vienna una conferenza stampa ufficiale presso il centro stampa APA. L’iniziativa viene ripresa da ORF Religion, Heute.at e oe24.
Leggi nell'edizione → - Danimarca - Il ministro dell’Immigrazione e dell’Integrazione Morten Bødskov (Socialdemocratici) rilancia l’indagine giuridica sulla possibilità di vietare o limitare la chiamata alla preghiera (bønnekald) negli spazi pubblici danesi; terzo ministro socialdemocratico a riprendere l’iniziativa dal 2020, giustifica la mossa con la necessità di frenare quella che definisce «islamizzazione» del Paese
Il 24 giugno, il ministro danese dell’Immigrazione e dell’Integrazione Morten Bødskov (Socialdemokraterne) ha annunciato di voler riaprire l’indagine giuridica sulla possibilità di vietare o limitare la chiamata alla preghiera (bønnekald) negli spazi pubblici danesi, notizia diffusa dall’agenzia Ritzau e ripresa dal Kristeligt Dagblad. Si tratta del terzo ministro socialdemocratico a intraprendere questa iniziativa dal 2020, dopo che i lavori precedenti – tra cui un’indagine condotta dal suo predecessore Rasmus Stoklund su novantotto comuni (di cui settantotto hanno risposto, tre dei quali hanno registrato reclami: Copenaghen, Brøndby e Odense) – fossero state interrotte dal calendario elettorale. Bødskov giustifica l’iniziativa con la necessità di frenare quella che definisce «islamizzazione» del Paese e dichiara che le chiamate alla preghiera «non hanno posto» in Danimarca. La notizia è stata ripresa in inglese dal *The Copenhagen Post* lo stesso giorno ed è stata oggetto di commenti editoriali nei giorni successivi.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Levent Kenez riporta la testimonianza dell’operatore dell’ISIS Ömer Deniz Dündar, indagato per l’attentato alla stazione ferroviaria di Ankara del 2015 (oltre 100 morti), secondo cui l’organizzazione sarebbe stata in «trattative» con le autorità turche al momento dei fatti; Dündar menziona inoltre piani di assassinio che prendevano di mira personalità pubbliche straniere, tra cui il pastore americano Andrew Brunson
Il 24 giugno, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’analisi della testimonianza in tribunale di Ömer Deniz Dündar, membro di alto rango dello Stato Islamico indagato per l’attentato dinamitardo alla stazione ferroviaria di Ankara del 2015 (oltre cento morti). Secondo Dündar, l’attentato sarebbe stato condotto senza una rivendicazione formale da parte della dirigenza dell’organizzazione perché quest’ultima «stava portando avanti quella che lui ha descritto come una trattativa con le autorità turche» al momento dei fatti. La testimonianza menziona inoltre piani di assassinio mirati a personalità pubbliche, tra cui il pastore americano Andrew Brunson, il cui monitoraggio da parte dello Stato Islamico avrebbe «affiancato una cospirazione parallela condotta da reti criminali legate allo Stato». Le autorità turche respingono categoricamente queste accuse di contatti tra i servizi dello Stato e lo Stato Islamico. L’inchiesta fa seguito alla pubblicazione del Nordic Monitor del 16 giugno sul ruolo della Turchia come corridoio di transito per i combattenti stranieri dello Stato Islamico attraverso Gaziantep (trattato nel numero S27).
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt riporta le accuse dell’ex alto funzionario di polizia Mustafa Okumuş, secondo cui il giornalista Ruşen Çakır, dirigente della società mediatica Medyascope, sarebbe stato reclutato come agente del servizio di intelligence turco (MIT); Okumuş afferma di aver visto Çakır incontrare in due occasioni l’alto funzionario del MIT Sebahattin Asal
Il 29 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta sulle accuse mosse da Mustafa Okumuş, ex alto funzionario di polizia, nei confronti di Ruşen Çakır, dirigente della società mediatica Medyascope e figura di spicco nel panorama mediatico turco. Okumuş afferma di aver visto Çakır incontrare in due occasioni Sebahattin Asal, ufficiale di alto rango dei servizi segreti interni turchi (MIT), in circostanze che ritiene incompatibili con un normale contatto giornalistico, suggerendo piuttosto un'interazione tra un agente e la sua fonte sotto supervisione. L’articolo documenta diverse prese di posizione editoriali di Çakır a difesa di gruppi islamisti radicali, tra cui Hezbollah, allineate alle posizioni del governo di Erdoğan. L’inchiesta fa parte della serie di Nordic Monitor che documenta le operazioni di influenza del MIT nell’ecosistema mediatico turco e internazionale.
Leggi nell'edizione → - Gatestone Institute: Khaled Abu Toameh documenta il ruolo della Turchia di Erdoğan come “rifugio” operativo e logistico di Hamas, identificando per nome i leader di Hamas con base a Istanbul (in particolare Zaher Jabarin, capo delle operazioni per la Cisgiordania), nonché una rete clandestina di cambio valuta che ha fatto transitare «centinaia di milioni di dollari» iraniani verso il movimento
Il 25 giugno, Khaled Abu Toameh ha pubblicato per il Gatestone Institute un'analisi intitolata «Turkey: Hamas's Safe Haven and the West's Dangerous Blind Spot». L’autore sostiene che la Turchia sotto Erdoğan ospiti una base operativa strutturata di Hamas, che funge sia da rifugio politico che da piattaforma logistica. Secondo fonti di sicurezza israeliane citate nell’articolo, la sede di Hamas per la Cisgiordania opera da Istanbul sotto la guida di Zaher Jabarin, e diversi dirigenti del movimento – tra cui Ayman Sharawna, Mohammed Mallah, Majed Jaaba, Walid Abu Nassar e Salam Yaish – hanno trovato rifugio in Turchia. L’articolo documenta l’utilizzo del sistema finanziario turco – istituti bancari, uffici di cambio e società costituite dopo il 2011 – per massicci trasferimenti di fondi iraniani: una «rete segreta di cambio valuta» avrebbe fatto transitare «centinaia di milioni di dollari» dall’Iran verso Hamas. Abu Toameh conclude che l’inclusione della Turchia nell’iniziativa statunitense «Board of Peace» per Gaza sia incompatibile con questi dati e che Ankara debba essere considerata un sostenitore attivo del movimento piuttosto che un mediatore neutrale.
Leggi nell'edizione → - JNS - Al JNS International Policy Summit tenutosi a Gerusalemme presso il Waldorf Astoria, il ministro israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo Amichai Chikli (Likud) ha identificato «il nuovo asse» geopolitico frerista come costituito dalla Turchia di Erdoğan, dalla Siria di al-Sharaa e dal Qatar, definito «Stato PR dei Fratelli Musulmani », e ha giudicato questo blocco « ben più preoccupante dell’Iran », ormai indebolito
Il 23 giugno, il ministro israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo Amichai Chikli (Likud) è intervenuto al secondo JNS International Policy Summit tenutosi al Waldorf Astoria di Gerusalemme. Secondo il resoconto pubblicato lo stesso giorno da JNS a firma di David Isaac, il ministro identifica «il nuovo asse» geopolitico post-indebolimento dell’Iran: un blocco a predominanza frerista che riunisce la Turchia di Erdoğan, la Siria di al-Sharaa e il Qatar. Definisce il Qatar uno «Stato di pubbliche relazioni dei Fratelli Musulmani» attraverso il ruolo di Al-Jazeera e accusa il presidente turco Erdoğan di perseguire una visione neo-ottomana di espansione regionale. Chikli ritiene che questo blocco sia «molto più preoccupante dell’Iran», ormai indebolito. Il ministro invita inoltre ad armare gli agenti di sicurezza delle comunità ebraiche all’estero, in riferimento ai recenti attacchi di Montréal e di Bondi Beach, e critica le risposte dei governi canadese e australiano, ritenute insufficienti di fronte all’ascesa dell’antisemitismo.
Leggi nell'edizione → - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt riferisce dell’incriminazione federale, nel distretto orientale del Michigan, di Ahmet Kerem Korkaya – ex studente di medicina all’Università del Michigan il cui padre, Hasan Körkaya, è legato a istituzioni universitarie turche affiliate al governo di Erdoğan - e di sette coimputati, per un piano di minacce, avvelenamento e incendio ai danni di entità filo-israeliane tra il 2024 e il 2026
Il 25 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta sull’incriminazione federale, nel distretto orientale del Michigan, di Ahmet Kerem Korkaya, cittadino americano naturalizzato nato in Turchia, ex studente di medicina all’Università del Michigan che aveva partecipato alle attività della Muslim Students Association al Georgia Tech. Suo padre, Hasan Körkaya, è ricercatore in oncologia presso il Karmanos Cancer Institute e intrattiene rapporti professionali con università turche affiliate al governo di Erdoğan. Korkaya è perseguito insieme a sette coimputati (Zainab Aliasgar Hakim, Amatullah Aliasgar Hakim, Paige Elizabeth Feyock, Jonathan Hongru Zou, Alexander Matthew Sepulveda, Mariam Muhammed Odeh, Colin Hunter Weger) per cospirazione finalizzata a trasmettere minacce nel commercio interstatale ed estero. Le comunicazioni criptate allegate al fascicolo fanno riferimento all’avvelenamento di vittime e all’incendio di beni, con l’obiettivo di colpire istituzioni e personalità filoisraeliane tra il 2024 e il 2026. L’indagine mette in luce la dimensione nordamericana delle reti di intimidazione legate al movimento turco.
Leggi nell'edizione → - Il CERIF pubblica una replica di Florence Bergeaud-Blackler all’editoriale dei cinquanta giuristi apparso su *Le Figaro* il 12 maggio 2026 contro la proposta di legge Retailleau; ritiene «fondata» la segnalazione dei giuristi, ma raccomanda quattro modifiche per rendere il testo efficace: indicare espressamente l’«entrismo islamista» come obiettivo, sottoporre il congelamento dei beni a un controllo giudiziario preventivo, definire con precisione i comportamenti oggetto di intervento e fissare un limite massimo alla durata delle misure amministrative
Il 21 giugno, il Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo (CERIF) pubblica, a firma della sua presidente Florence Bergeaud-Blackler, direttrice di ricerca presso il CNRS, la Reazione n. 2026/18 intitolata «Legge sull'entrismo islamista: un allarme fondato». Il testo risponde all’editoriale pubblicato il 12 maggio 2026 su Le Figaro da oltre cinquanta giuristi, che mettevano in guardia sui rischi che la proposta di legge volta a combattere l’entrismo islamista – presentata dal senatore Bruno Retailleau e approvata in prima lettura dal Senato il 5 maggio 2026 – avrebbe comportato per le libertà pubbliche. L’articolo 6 prevede in particolare il congelamento dei beni delle persone che «provocano» o «contribuiscono» alla discriminazione, all’odio o alla violenza, per decisione ministeriale e senza previa condanna penale; gli esperti di diritto vi vedevano una «lettera di cachet moderna» suscettibile di essere strumentalizzata contro organizzazioni operanti nei settori più disparati. Bergeaud-Blackler ritiene che l’allarme sia «fondato», ma sostiene che il difetto principale del testo sia di natura redazionale e formula quattro raccomandazioni: indicare espressamente l’«entrismo islamista» come oggetto della legge, richiedere un controllo giudiziario preventivo al congelamento dei beni, definire con precisione i comportamenti perseguiti e fissare una durata massima per le misure amministrative. Secondo l’autore, tali correzioni consentirebbero al contempo di tutelare le libertà pubbliche e di rafforzare l’efficacia del dispositivo contro l’islamismo legalista.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - The Spectator: Dean Godson, direttore di Policy Exchange, denuncia il divario tra l'approccio britannico all'islamismo non violento – trattato come un problema estraneo all'ambito della sicurezza – e quello di Francia, Germania, Austria, Belgio, Danimarca, dei Paesi Bassi, della Spagna e della Svezia, che pubblicano rapporti pubblici o monitorano attivamente le reti freristas
Il 17 giugno, The Spectator pubblica un articolo a firma di Dean Godson, direttore del think tank Policy Exchange, intitolato «Islamismo, Fratellanza Musulmana e i limiti della determinazione del Partito Laburista». L’autore sostiene che l’apparato di sicurezza britannico abbia ritenuto che «l’islamismo non violento non sia un suo problema», concentrando la propria azione sui gruppi violenti come al-Qaeda e l’ISIS, trascurando al contempo la minaccia ideologica alla base. Egli ricorda che l’MI5 menziona pubblicamente l’ISIS e al-Qaeda ma si astiene dal fare riferimento ai Fratelli Musulmani, e che alcuni funzionari britannici considerano gli islamisti non violenti come una sorta di «Sinn Féin islamico» destinato a moderare gli elementi violenti. Godson sottolinea che il rapporto francese del 2025 sugli Fratelli Musulmani aveva identificato due strutture britanniche – la Muslim Association of Britain e l’Islamic Forum of Europe – e ricorda che Germania, Francia, Austria, il Belgio, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Spagna e la Svezia pubblicano rapporti o sorvegliano attivamente le reti frerista, mentre la Germania ha appena lanciato l’allarme sull’infiltrazione delle strutture politiche da parte dei Fratelli Musulmani e la Francia ha vietato un incontro frerista a Nantes. L’autore raccomanda l’effettiva pubblicazione del rapporto «State of Extremism» promesso dal governo, l’assegnazione di risorse dedicate all’MI5, la ripresa della pubblicazione degli elenchi dei predicatori vietati e la creazione di «fusion centers» sul modello danese.
Leggi nell'edizione → - Belgio - Gatestone: Grégoire Canlorbe pubblica la seconda parte della sua intervista a Joël Rubinfeld, presidente e fondatore della Lega belga contro l’antisemitismo, che documenta l’aumento del 1.000% degli atti antisemiti registrati da Unia nei tre mesi successivi al 7 ottobre 2023, l’aumento delle partenze annuali di ebrei belgi (da 60 a oltre 300 all’anno dal 2000) e la presa di posizione di otto partiti politici belgi su dodici che accusano Israele di genocidio
Il 19 giugno, il Gatestone Institute ha pubblicato, a firma di Grégoire Canlorbe, la seconda parte di un’intervista a Joël Rubinfeld, presidente e fondatore della Lega belga contro l’antisemitismo e della Coalizione ebraica per il Kurdistan, ex presidente del Comitato di coordinamento delle organizzazioni ebraiche in Belgio. Rubinfeld documenta l’aumento del 1.000% degli atti antisemiti registrati da Unia nei tre mesi successivi al 7 ottobre 2023, e l’aumento delle partenze annuali di ebrei belgi, passate da una sessantina all’anno prima del 2000 a oltre trecento in media oggi, in correlazione con gli episodi di conflitto in Medio Oriente. Ricorda diverse decisioni amministrative belghe percepite come discriminatorie: il rifiuto di fornire servizi consolari a cittadini belgi ebrei residenti in Cisgiordania, il divieto di sorvolo per gli aerei che trasportano materiale militare destinato a Israele. Osserva infine che otto partiti politici belgi su dodici accusano Israele di genocidio. L’intervista descrive l’antisemitismo come un «virus» che «si adatta al proprio ambiente» e alimenta sia il discorso di una parte della sinistra che quello della destra.
Leggi nell'edizione → - Austria - Il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI) pubblica una nota in cui riferisce della propria partecipazione al secondo convegno del CERIF tenutosi il 10 giugno 2026 a Saint-Ouen: il suo vicedirettore Ferdinand Haberl è intervenuto sulle modalità d’azione delle Fratelli Musulmani («attività all’interno delle strutture della società civile» piuttosto che uno scontro aperto), mentre il responsabile della ricerca Alexander Weissenburger ha parlato dell’organizzazione salafita IMAN, attiva nell’area di lingua tedesca
Il 18 giugno, il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), centro austriaco di documentazione sull’Islam politico istituito dal governo nel 2020, ha pubblicato una nota in cui rende conto della propria partecipazione al secondo convegno del Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo (CERIF) tenutosi il 10 giugno 2026 a Saint-Ouen, nei pressi di Parigi, sul tema «L’islamismo in Europa». Il vicedirettore Ferdinand Haberl è intervenuto sul tema «Chi sono i Fratelli Musulmani e come operano? », sottolineando che l’influenza frerista si esercita «attraverso attività all’interno delle strutture della società civile» piuttosto che tramite lo scontro aperto, ed esaminando le controstrategie democratiche che potrebbero essere opposte all’islamismo legalista. Il responsabile della ricerca Alexander Weissenburger ha presentato un’analisi dell’organizzazione salafita IMAN, attiva nell’area di lingua tedesca, sottolineando che, nonostante le loro differenze ideologiche, i vari movimenti islamisti condividono «obiettivi sociopolitici simili» e possono cooperare per una società più islamizzata. Lo stesso giorno, il DPI riferisce dell’intervento della sua direttrice Lisa Fellhofer al Parlamento del Land di Salisburgo sulle necessità di intervento in materia di politica di integrazione in relazione all’Islam politico.
Leggi nell'edizione → - Germania - Markus Lanz (ZDF) dedica una puntata al dibattito sull'islamismo politico e sull'infiltrazione frerista nei partiti (SPD, Verdi, Die Linke) con Lamya Kaddor (Verdi/Bundestag), Sascha Adamek (FOCUS Online), Güner Balci (integrazione a Berlino-Neukölln) e la giornalista Khola Maryam Hübsch; la discussione prosegue sulla stampa Springer
Il 16 giugno alle 22:45, il programma «Markus Lanz » (ZDF) dedica un dibattito all’islamismo politico in Germania, in diretta prosecuzione dell’allarme lanciato da Sinan Selen (BfV) al Bundestag il 5 giugno (vedi S25) e dell’opuscolo DEVI presentato da AK Polis in S24. Sascha Adamek, giornalista investigativo di FOCUS Online già citato nel resoconto precedente per le sue inchieste su Neukölln, denuncia un «problema gigantesco» di infiltrazione della Fratellanza Musulmana nei partiti politici, in particolare a Berlino sotto la precedente amministrazione dell’SPD. Lamya Kaddor, portavoce per le questioni religiose del gruppo dei Verdi al Bundestag, critica le dichiarazioni contraddittorie del governo federale, che un mese prima aveva affermato che non vi era «alcun aumento significativo» dei pericoli. Güner Balci, responsabile dell’integrazione a Berlino-Neukölln, denuncia un Islam «ultra-reazionario» che considera la separazione dei sessi come «l’età della pietra». La pubblicista Khola Maryam Hübsch ha avuto un acceso scambio con Lanz sul velo e sull’omosessualità, che lei definisce «non gradita a Dio». La vicenda ha avuto seguito sulla stampa Springer: «Bild» ha pubblicato un articolo in cui si attribuiva a una giornalista la dichiarazione «i musulmani mi dicono che la Germania deve perdere», e Hübsch ottiene poco dopo un’einstweilige Verfügung (provvedimento d’urgenza) contro Bild, che in precedenza l’aveva definita «islamista» e «nemica della Costituzione» dopo un’apparizione a «hart aber fair».
Leggi nell'edizione → - Germania - La Bayerischer Rundfunk (ARD) trasmette un servizio intitolato «Bedeckte Mode boomt» che presenta la «Modest Fashion» islamica come una tendenza di massa; il viceministro e presidente della Baviera Hubert Aiwanger (Freie Wähler) chiede alla politica di «mostrare il cartellino rosso all’islamismo»
A metà giugno, l’emittente pubblica regionale Bayerischer Rundfunk (ARD) trasmette un servizio intitolato «Bedeckte Mode boomt» che presenta la «Modest Fashion» – moda pudica di ispirazione islamica – come una tendenza di massa, prendendo spunto da un negozio di Norimberga specializzato in moda islamica. Il servizio è stato ampiamente criticato per aver presentato un fenomeno di prescrizione religiosa come un semplice stile di abbigliamento moderno, senza alcuna contestualizzazione critica. La sequenza più commentata è quella in cui il marito della proprietaria del negozio paragona le donne a telefoni cellulari protetti da una custodia. Hubert Aiwanger, viceministro presidente della Baviera (Freie Wähler), ha reagito invitando la politica a «mostrare il cartellino rosso» (rote Karte) all’islamismo. Il servizio si inserisce nel lavoro storico del CERIF sul consumo religioso come vettore di islamizzazione soft (cfr. l’opera «Le marché halal» di Florence Bergeaud-Blackler).
Leggi nell'edizione → - Germania - La «Berliner Zeitung» denuncia il «modello commerciale» (Geschäftsmodell) della critica all’Islam e si chiede: «Si vuole davvero un dibattito serio?»; un contrappunto degno di nota alla vicenda Lanz/Bild/BR
Nello stesso periodo, la Berliner Zeitung pubblica un editoriale che critica l’ecosistema mediatico della «critica all’Islam» tedesca, dal titolo «Geschäftsmodell Islamkritik: Ist eine ernsthafte Diskussion überhaupt gewollt?». L’articolo mette in discussione il modello economico e politico degli «esperti» mediatici interpellati sulla questione dell’Islam e sostiene che la copertura sensazionalistica di Bild o di Lanz ostacoli un dibattito di fondo. L’articolo documenta la polarizzazione dei media tedeschi sull’argomento: da un lato Bild (gruppo Axel Springer) con una critica frontale nei confronti dei pubblicisti musulmani, dall’altro la Berliner Zeitung con una critica al «business» della critica all’Islam. L’Osservatorio CERIF presenta entrambi i punti di vista in linea con la propria linea editoriale.
Leggi nell'edizione → - Unione europea / Turchia - Nordic Monitor: Levent Kenez analizza la relazione 2025 del Parlamento europeo che chiede di valutare la possibilità di vietare sul territorio europeo le organizzazioni affiliate ai Lupi Grigi (Ülkü Ocakları), la cessazione del sostegno alle strutture legate ai Fratelli Musulmani e la fine delle campagne di influenza politica condotte da Ankara all’interno delle diaspore turche in Europa
Il 19 giugno, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’analisi della relazione del Parlamento europeo del 2025 sulla Turchia, che condanna le attività di repressione transnazionale condotte dal governo turco oltre i propri confini – intimidazioni, rimpatri forzati, uso improprio dei meccanismi di cooperazione internazionale, sospetti di abuso dei canali dell’Interpol per localizzare e perseguire oppositori politici residenti nell’Unione, persecuzione dei sostenitori del movimento Gülen e strumentalizzazione dell’agenzia Anadolu, presentata come un «organo di propaganda» che indebolisce la coesione sociale degli Stati membri. La relazione formula tre richieste operative: valutare il divieto delle organizzazioni affiliate ai Lupi Grigi (Ülkü Ocakları), movimento ultranazionalista legato al partito MHP e presente in Francia, Austria e Germania; cessare ogni sostegno alle organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani; porre fine alle campagne di influenza politica condotte da Ankara presso le diaspore turche in Europa.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt documenta, sulla base di un interrogatorio dell’FBI allegato a un procedimento giudiziario statunitense, il ruolo della Turchia come corridoio di transito per i combattenti stranieri che si sono uniti allo Stato Islamico in Siria passando per Gaziantep, e ricorda che le indagini dei pubblici ministeri turchi (2014-2016), che coinvolgevano i servizi segreti (MIT), sono state interrotte sotto il governo di Erdogan
Il 16 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta basata su documenti giudiziari statunitensi e su un interrogatorio dell’FBI allegato a un procedimento penale federale negli Stati Uniti. Il caso principale è quello di Emraan Ali, cittadino di Trinidad e Tobago di 59 anni, che si è dichiarato colpevole del reato di sostegno materiale al terrorismo dopo aver transitato dalla Turchia nel marzo 2015 per raggiungere, insieme alla moglie e ai sei figli, le zone controllate dallo Stato Islamico in Siria. I documenti descrivono un sistema strutturato di selezione tramite cooptazione («qualcuno deve dire di conoscervi e raccomandarvi»), un coordinamento logistico che passa per Gaziantep, trasferimenti finanziari tramite Western Union e intermediari informali (hawala). L’indagine identifica İlhami Balı («Abu Bakr») come comandante di frontiera dell’organizzazione incaricato di coordinare i movimenti delle reclute straniere e indica, sulla base di documenti interni turchi, che egli ha ricevuto cure ospedaliere nel luglio 2016 nonostante fossero in vigore mandati di arresto a suo carico. Le indagini avviate dai pubblici ministeri turchi tra il 2014 e il 2016 sul coinvolgimento dei servizi di intelligence (MIT) sono state interrotte dal governo di Erdogan; gli investigatori sono stati successivamente licenziati, perseguiti penalmente o incarcerati.
Leggi nell'edizione → - Gatestone: Khaled Abu Toameh sostiene che il Memorandum d’intesa firmato tra l’amministrazione Trump e l’Iran abbia già incoraggiato Hamas, che invita apertamente a intensificare gli attacchi contro Israele e a spostare il fulcro della propria jihad da Gaza alla Cisgiordania, dove nel maggio 2026 i media affiliati al movimento hanno registrato 243 atti di «resistenza» sono stati registrati nel maggio 2026 dai media affiliati al movimento
Il 18 giugno, Khaled Abu Toameh ha pubblicato per il Gatestone Institute un'analisi intitolata «Trump's Iran 'Deal' Has Already Emboldened Hamas». L’autore sostiene che il Memorandum d’intesa firmato tra l’amministrazione Trump e l’Iran abbia già indotto Hamas a intensificare i propri appelli all’escalation contro Israele e ad annunciare lo spostamento del fulcro della propria jihad da Gaza alla Cisgiordania. Il portavoce militare del movimento, Abu Obeida, ha elogiato le recenti sparatorie e ha esortato i palestinesi a «intensificare gli attacchi». Secondo i dati raccolti dai media affiliati ad Hamas, nel solo mese di maggio 2026 sono stati registrati 243 atti di «resistenza» – sparatorie, attacchi con auto lanciate contro la folla e scontri armati. L’autore ritiene che l’accordo presenti tre difetti: non affronta la questione delle forze ausiliarie iraniane (Hamas, Hezbollah, Houthi), viene interpretato dalle organizzazioni terroristiche come un segnale di debolezza e la prevista revoca delle sanzioni libererà fondi che finanzieranno il terrorismo per procura. Egli ricorda che «gli accordi internazionali e le intese diplomatiche non convincono le organizzazioni terroristiche» ad abbandonare la loro ideologia jihadista.
Leggi nell'edizione → - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt riferisce dell’opposizione di oltre 1.100 vittime del terrorismo sponsorizzato dall’Iran all’accordo di sospensione del procedimento penale (DPA) approvato il 17 giugno 2026 dal giudice federale Richard M. Berman a favore della banca pubblica turca Halkbank, che sfugge a qualsiasi multa, ammissione di colpa e risarcimento, con il Dipartimento di Giustizia che invoca «considerazioni diplomatiche e di sicurezza nazionale» legate ai negoziati su Gaza
Il 22 giugno, Abdullah Bozkurt pubblica su Nordic Monitor un'inchiesta che documenta l'opposizione di oltre 1.100 vittime di attacchi terroristici sponsorizzati dall'Iran – tra cui i sopravvissuti all'attentato di Beirut del 1983 (241 militari statunitensi uccisi) - all’accordo di rinvio dell’azione penale (Deferred Prosecution Agreement, DPA) firmato il 6 marzo 2026 e approvato il 17 giugno 2026 dal giudice federale Richard M. Berman a favore della banca pubblica turca Halkbank. L’accordo consente a Halkbank di evitare qualsiasi multa, qualsiasi ammissione di colpa e qualsiasi risarcimento alle vittime, le cui sentenze non pagate a carico dell’Iran superano i 10 miliardi di dollari. Il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump invoca «considerazioni diplomatiche e di sicurezza nazionale» legate ai negoziati tra Stati Uniti e Turchia riguardanti la Striscia di Gaza, la liberazione degli ostaggi israeliani e un cessate il fuoco con Hamas. Le vittime ritengono che i negoziati abbiano «trasformato un procedimento penale in uno strumento di contrattazione diplomatica». L’indagine ricorda che Halkbank è accusata di aver contribuito a trasferire circa 20 miliardi di dollari per conto dell’Iran tra il 2012 e il 2016, nell’ambito di uno schema di elusione delle sanzioni al quale il presidente Erdogan avrebbe acconsentito personalmente.
Leggi nell'edizione → - Il tribunale di Strasburgo assolve Florence Bergeaud-Blackler (CNRS, presidente del CERIF) e annulla il procedimento per diffamazione avviato dalla dottoranda Iman El Feki, per mancanza di un’identificazione precisa dei passaggi contestati
Il 12 giugno, il JDD rivela in un articolo firmato da Victor Lefebvre che il tribunale giudiziario di Strasburgo ha pronunciato, l’11 giugno 2026, la nullità del procedimento per diffamazione avviato contro Florence Bergeaud-Blackler, antropologa, direttrice di ricerca presso il CNRS e presidente del CERIF, da parte di Iman El Feki, dottoranda in sociologia all’Università di Strasburgo. La denuncia riguardava un messaggio pubblicato su X il 4 marzo 2025, in cui la ricercatrice scriveva: «L’ideologia frerista si è progressivamente affermata nelle università negli ultimi trent’anni. » Il tribunale ha dichiarato la nullità per violazione dell’articolo 50 della legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa, ritenendo che le affermazioni oggetto della denuncia non fossero state identificate con sufficiente precisione. La presidente dell’Università di Strasburgo, Frédérique Berrod, si era impegnata con lettera del 22 maggio 2025 a farsi carico di 1.800 euro di spese processuali della dottoranda. Gli avvocati della ricercatrice, Louis Cailliez e Vinciane de Sigy, dichiarano: «Il Tribunale ha seguito l’unica bussola che conta: il diritto».
Leggi nell'edizione → - Le Figaro: Etienne Jacob riferisce in merito al secondo convegno del Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo (CERIF), tenutosi a Saint-Ouen, dove undici ricercatori – tra cui Pierre Vermeren, Fabrice Balanche e Lorenzo Vidino – lanciano un monito sull’ascesa del frerismo e del salafismo in Francia e in Europa; Florence Bergeaud-Blackler descrive una «visione integralista» che si sta diffondendo su scala mondiale
Il 10 giugno, *Le Figaro* pubblica un resoconto, a firma di Etienne Jacob, del secondo convegno del Centro Europeo di Ricerca e Informazione sul Frerismo (CERIF), tenutosi a Saint-Ouen, che ha riunito undici ricercatori per discutere della minaccia che l’entrismo islamista rappresenta per le democrazie occidentali. La presidente del CERIF, l’antropologa Florence Bergeaud-Blackler, ha lanciato un allarme su una «visione integralista» promossa dai Fratelli Musulmani e dai salafiti che si sta diffondendo su scala mondiale, come dimostra in particolare la diffusione del halal in tutti i settori economici. Lo storico Pierre Vermeren sottolinea che, per i Fratelli Musulmani, «la scuola laica deve essere combattuta» e deplora gli attacchi alla laicità scolastica. Il geografo Fabrice Balanche denuncia l’influenza delle correnti radicali all’università, ritenendo che «l’obiettivo degli islamo-sinistristi sia quello di impedire qualsiasi critica all’Islam». Tra gli altri relatori figurano Sergio Altuna, Ferdinand Haberl, Alexander Weissenburger e Lorenzo Vidino (Università George Washington). L’articolo si inserisce nella constatazione di una progressiva diffusione congiunta del frerismo e del salafismo sul territorio.
Leggi nell'edizione → - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt rivela, sulla base di un documento trapelato, un'operazione di sorveglianza condotta dai servizi segreti turchi a Strasburgo durante una manifestazione del 25 giugno 2025 davanti al Consiglio d'Europa, le cui informazioni raccolte sono state successivamente trasmesse alla polizia di Ankara e poi presentate a un tribunale turco contro un oppositore in esilio in Germania
L'11 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un'inchiesta basata su un documento interno del governo turco che descrive un'operazione di sorveglianza condotta dai servizi segreti turchi a Strasburgo il 25 giugno 2025, in occasione di una manifestazione pacifica della Peaceful Actions Platform che ha riunito circa 5.000 partecipanti – eurodeputati, membri dell’APCE, accademici e attivisti – per chiedere l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la Turchia. Le note informative raccolte sui partecipanti sono state trasmesse alla direzione della polizia di Ankara il 22 luglio 2025, e successivamente depositate presso un tribunale di Ankara dal capo della polizia Engin Aydın nel maggio 2026 a carico di un critico del regime residente in Germania, dove aveva ottenuto asilo politico. Bozkurt colloca questo caso in un quadro documentato di operazioni di sorveglianza condotte dai servizi turchi in Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - The Spectator: Andrew Gilligan (Policy Exchange) documenta la perdita di rilevanza del Muslim Council of Britain, la cui effettiva rappresentatività si basa sull’influenza della UK Islamic Mission (braccio della Jamaat-e-Islami pakistana) e dell’Islamic Forum of Europe (braccio del Jamaat-e-Islami del Bangladesh)
Il 13 giugno, The Spectator pubblica un nuovo articolo di Andrew Gilligan, senior fellow presso Policy Exchange, che documenta lo smantellamento istituzionale del Muslim Council of Britain (MCB). Il segretario generale Wajid Akhter ammette la propria incapacità di riorganizzare l’ente e nessun candidato si è presentato per succedergli. I termini per la presentazione delle candidature all’assemblea generale annuale sono stati prorogati per mancanza di partecipanti; nel 2021 sono stati registrati solo 167 voti. Sebbene l’MCB dichiari di contare oltre 500 organizzazioni affiliate, Gilligan evidenzia una forte sovrapposizione a vantaggio di due strutture dominanti: la UK Islamic Mission (29 affiliati), descritta come una filiale britannica del partito islamista pakistano Jamaat-e-Islami, e l’Islamic Forum of Europe (15 affiliati), braccio della versione bengalese dello stesso movimento – due organizzazioni ideologicamente legate ai Fratelli Musulmani. L’articolo fa seguito all’inchiesta dello stesso autore sulla National Association of Muslim Police pubblicata la settimana precedente (vedi S25).
Leggi nell'edizione → - Germania - Middle East Forum (Focus sull'islamismo occidentale): Jules Gomes riporta gli avvertimenti di Sinan Selen, presidente del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV, servizi di intelligence interni), sull'influenza mirata esercitata dai gruppi islamisti – e in particolare Fratelli Musulmani - sulle strutture statali e politiche tedesche, con l’obiettivo di trasformare lo Stato e la società
Il 14 giugno, il Middle East Forum pubblica, tramite la sua piattaforma Focus on Western Islamism e a firma di Jules Gomes, un articolo dedicato agli avvertimenti di Sinan Selen, 54 anni, presidente dal 2025 del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), il servizio di intelligence interno tedesco. Secondo Selen, «i gruppi islamisti in generale e i Fratelli Musulmani in particolare esercitano un’influenza mirata sulle strutture statali e politiche in Germania al fine di trasformare lo Stato e la società». Egli descrive l’obiettivo finale di questi tentativi di infiltrazione come «l’instaurazione di una società islamica» e ritiene che «i partiti situati a sinistra dello scacchiere politico siano più aperti e più esposti ai contatti e all’infiltrazione degli islamisti».
Leggi nell'edizione → - Austria - La direttrice della Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), Sandra Fellhofer, interviene su *Die Presse* in merito al fondo per l’integrazione ÖIF e su Ö1 per distinguere tra islam e islamismo e mettere in guardia sulla radicalizzazione online delle giovani donne e sui finanziamenti transfrontalieri di Hezbollah in Europa
L'8 giugno, il Dokumentationsstelle Politischer Islam (DPI), centro austriaco di documentazione sull’Islam politico istituito dal governo nel 2020, pubblica una nota sui recenti interventi mediatici della sua direttrice Sandra Fellhofer su *Die Presse*, sul portale del Fondo per l’integrazione ÖIF e sulla radio pubblica Ö1. Fellhofer ribadisce in tale nota la distinzione tra l’Islam come religione e gli orientamenti islamisti o estremisti, segnala le tendenze religiose tra i giovani viennesi, le problematiche di integrazione e i matrimoni forzati, e insiste sull’urgenza di un lavoro di prevenzione in ambito scolastico per rafforzare i valori democratici. L’intervento richiama inoltre lo studio pubblicato dal DPI nell’aprile 2026 sulle reti di finanziamento di Hezbollah in Europa e mette in guardia dalla polarizzazione alimentata dalle ideologie religiose estremiste, in particolare sui social network rivolti alle giovani donne.
Leggi nell'edizione → - Svezia - ECLJ: Youssef Ayed analizza la decisione del governo svedese di abbandonare gradualmente il termine «islamofobia» nelle sedi europee e dell’ONU, poiché la ministra degli Affari esteri Maria Malmer Stenergard ritiene che il concetto sia «problematico» in quanto confonde la legittima critica a una religione con la discriminazione; l’autore vede in ciò un segno rivelatore di un’architettura istituzionale europea e delle Nazioni Unite che protegge eccessivamente l’Islam dalle critiche
Il 1° maggio, l’European Centre for Law and Justice (ECLJ) pubblica, a firma di Youssef Ayed, un’analisi della decisione del governo svedese di abbandonare progressivamente l’uso del termine «islamofobia» nelle sedi europee e dell’ONU. La ministra degli Affari esteri svedese Maria Malmer Stenergard ritiene che «il concetto di islamofobia sia problematico»: il suffisso «-fobia» rimanda a paure individuali irrazionali piuttosto che ad atti concreti di discriminazione, e il termine rischia di confondere la legittima critica di una religione con l’odio o la discriminazione nei confronti delle persone. Stoccolma privilegia ora i concetti di «razzismo anti-musulmano» o di «odio anti-musulmano». L’ECLJ inserisce questa decisione in una critica più ampia dell’architettura istituzionale europea e delle Nazioni Unite, che ritiene preoccupata di proteggere l’Islam da ogni critica pur rimanendo, secondo l’autore, in silenzio sulle persecuzioni dei cristiani (stimati in 380 milioni di persone colpite nel 2025), per le quali non esiste alcun meccanismo di protezione paragonabile.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt rivela l'esistenza di una rete civile di mobilitazione di stampo paramilitare, guidata da Orhan Uzuner, suocero di Necmettin Bilal Erdogan, e costituita a partire dal 2016 con il sostegno di agenzie statali, comuni dell’AKP e organizzazioni civiche filogovernative
Il 15 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta su una rete civile filogovernativa di mobilitazione su scala nazionale, definita dall’autore una struttura paramilitare de facto. La rete è guidata da Orhan Uzuner, suocero di Necmettin Bilal Erdogan, figlio minore del presidente turco, ed è stata costituita dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016 con il sostegno di agenzie statali, dei comuni controllati dall’AKP e di organizzazioni civiche filogovernative. L’inchiesta descrive in dettaglio la combinazione di un reclutamento su scala nazionale, uno stretto coordinamento con le istituzioni pubbliche, un’infrastruttura di comunicazione sicura e sospetti di accesso ad armi da fuoco, che alimentano il dibattito sulla reale natura dell’organizzazione: movimento civico volontario o forza di fedeltà politica destinata a proteggere il potere in periodi di crisi. Il dossier si inserisce nella documentazione di Nordic Monitor sulle strutture paramilitari associate al regime, in particolare la società SADAT.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Cipro - Nordic Monitor: Levent Kenez analizza le reazioni di Ankara all'accordo di cooperazione in materia di difesa tra Francia e Cipro firmato l'8 giugno 2026, ai ravvicinamenti diplomatici tra Cipro e l'Asia centrale (Kazakistan) e all’approfondimento dell’asse Israele-Grecia-Cipro, in un contesto in cui il bilancio turco del 2026 destina quasi il 50% degli aiuti a Cipro del Nord alle spese per la difesa
Il 12 giugno, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’analisi delle nuove sfide diplomatiche che Ankara deve affrontare riguardo alla questione cipriota. Il presidente Erdogan ha avvertito che qualsiasi tentativo di «violazione dei diritti dei turchi e dei turco-ciprioti» riceverebbe una «risposta molto chiara e molto ferma». L’avvertimento giunge mentre la Francia e Cipro hanno firmato l’8 giugno 2026 un accordo di cooperazione in materia di difesa che estende il coordinamento militare e le esercitazioni congiunte – accordo al quale il Ministero della Difesa turco ha pubblicamente sollevato obiezioni l’11 giugno. Cipro ha nel contempo rafforzato i propri legami diplomatici con l’Asia centrale, in particolare con il Kazakistan, mentre Israele, la Grecia e Cipro stanno approfondendo le loro partnership strategiche in materia di difesa ed energia. Il bilancio 2026 degli aiuti turchi a Cipro del Nord destina quasi il 50% delle proprie spese al settore militare, a testimonianza dell’importanza che la sicurezza riveste nel posizionamento dell’isola. La questione si inserisce nel contesto avviato dall’accordo economico turco-cipriota del nord dell’aprile 2026 e dalla relazione dell’Accademia nazionale di intelligence turca analizzata da Kenez nel secondo semestre del 2025.
Leggi nell'edizione → - Gatestone: Khaled Abu Toameh analizza, a seguito dei negoziati del Cairo condotti da Egitto, Qatar e Turchia, il rifiuto di Hamas di deporre le armi e la strategia di contrattazione che consiste nel subordinare qualsiasi consegna delle armi a garanzie politiche e di sicurezza per i propri dirigenti
L'11 giugno, Khaled Abu Toameh ha pubblicato per il Gatestone Institute un'analisi intitolata «The Ongoing Charade of Hamas Disarmament». L’autore sostiene che Hamas non stia deponendo le armi, ma stia negoziando, subordinando qualsiasi consegna delle armi a garanzie politiche e di sicurezza per i propri dirigenti. Secondo lui, i negoziati condotti al Cairo con la mediazione di Egitto, Qatar e Turchia consentono a Hamas di guadagnare tempo: «le organizzazioni terroristiche non negoziano volontariamente la propria scomparsa» e «qualsiasi accordo che consenta a Hamas di sopravvivere politicamente mantenendo la propria influenza non fa altro che rimandare la prossima guerra». Il Qatar e la Turchia, storici sostenitori politici e finanziari del movimento, non sono in grado di esercitare una pressione credibile. L’autore ritiene che la ricerca di stabilità da parte dell’amministrazione Trump sia interpretata da Teheran e dai suoi alleati come un segnale di debolezza.
Leggi nell'edizione → - Gatestone: Robert Williams documenta l’intensificarsi della cooperazione militare tra l’amministrazione Trump e il Qatar (sistemi anti-droni, velivoli a pilotaggio remoto), ricorda la valutazione di un ex funzionario del Mossad secondo cui «il Qatar è in testa al finanziamento del terrorismo nel mondo, più dell’Iran», e la stima dei 400 miliardi di dollari di donazioni qatariote alle istituzioni universitarie americane
Il 10 giugno, Robert Williams ha pubblicato per il Gatestone Institute un’analisi intitolata «Qatar: l’amministrazione Trump sta rendendo di nuovo grandi gli Stati che finanziano il terrorismo». L’autore documenta il potenziamento militare del Qatar reso possibile dall’amministrazione Trump, attraverso la fornitura di sistemi anti-droni e velivoli teleguidati, che sta trasformando la flotta aerea qatariota – insignificante nel 2014 - in «una delle più potenti del Medio Oriente». Ricorda la valutazione dell’ex responsabile del Mossad Udi Levy (YNet, aprile 2024), secondo cui «il Qatar è in testa al finanziamento del terrorismo nel mondo, più dell’Iran», nonché la stima, talvolta contestata, di oltre 400 miliardi di dollari di donazioni qatariote alle istituzioni universitarie americane. Williams descrive Doha come una «macchina di propaganda anti-israeliana genocida» ed esprime preoccupazione per le conseguenze a lungo termine in materia di sicurezza.
Leggi nell'edizione → - GW Program on Extremism (The Threat): Jeffrey Parsons documenta l’attività di volontariato medico svolta dal candidato al Congresso del New Jersey Adam Hamawy presso il Benevolence International Fund (BIF) in Bosnia negli anni ’90, organizzazione successivamente designata come «Specially Designated Global Terrorist» dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per i suoi legami con al-Qaeda
L'8 giugno, Jeffrey Parsons ha pubblicato su Substack, nella rubrica "The Threat" del GW Program on Extremism, un articolo di approfondimento sul candidato al Congresso del New Jersey Adam Hamawy. L’autore afferma che Hamawy, all’epoca tirocinante in medicina, ha prestato assistenza medica al Benevolence International Fund (BIF) a metà degli anni ’90, operando a Sarajevo e Zenica per periodi che andavano da una decina di giorni a diverse settimane durante la guerra civile bosniaca. Il BIF, oggi sciolto, è stato designato dal Tesoro statunitense come «Special Designated Global Terrorist»: con il pretesto degli aiuti umanitari, l’organizzazione avrebbe convogliato risorse ai combattenti jihadisti, dato che la sua dirigenza era legata a figure di al-Qaeda quali Enaam Arnaout e Adel Batterjee, vicini a Osama bin Laden. Parsons precisa che Hamawy non è accusato di aver consapevolmente sostenuto le attività terroristiche della BIF e che il suo volontariato è avvenuto diversi anni prima della designazione pubblica dell’organizzazione.
Leggi nell'edizione → - «Ho infinitamente più rispetto per i leader di Hamas che per quelli dello Stato di Israele»: Le Figaro approfondisce i retroscena della condanna in appello dell’islamologo François Burgat per apologia del terrorismo (5.000 € di multa e tre anni di ineleggibilità)
Il 5 giugno, *Le Figaro* torna sulla condanna di François Burgat, islamologo ed ex direttore di ricerca al CNRS, dichiarato colpevole di apologia del terrorismo dalla Corte d’appello di Aix-en-Provence il 27 maggio 2026 e condannato a una multa di 5.000 euro e a tre anni di ineleggibilità – un anno dopo la sua assoluzione in primo grado da parte del tribunale correzionale di Aix-en-Provence. L’azione penale verteva su alcune pubblicazioni diffuse su X nel gennaio 2024 riguardanti Hamas, tra cui la condivisione di un comunicato del movimento in risposta a un’inchiesta del New York Times sulle violenze sessuali commesse il 7 ottobre 2023, nonché la frase ormai diventata emblematica del ricercatore: «Ho infinitamente più rispetto per i leader di Hamas che per quelli dello Stato di Israele. » François Burgat, che denuncia una decisione «politica» e «influenzata», ha annunciato la sua intenzione di ricorrere in cassazione, come passo preliminare a un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’articolo documenta la mobilitazione di una parte del mondo accademico e delle reti filopalestinesi a difesa del ricercatore.
Leggi nell'edizione → - «È una sorta di “halalizzazione” della città»: Le Figaro raccoglie le segnalazioni relative alle preghiere diffuse dagli altoparlanti e alle preghiere di strada durante l’Eid al-Adha, e documenta la difficoltà dei sindaci nel conciliare l’ordine pubblico e la neutralità dello spazio pubblico
Il 4 giugno, *Le Figaro* pubblica un’inchiesta di Stéphane Kovacs sulle segnalazioni ricevute da diversi comuni francesi dopo l’Eid al-Adha del 27 maggio 2026. A Bry-sur-Marne (Val-de-Marne), comune privo di moschea, il sindaco Charles Aslangul (LR) riferisce di aver ricevuto una cinquantina di reclami in seguito alla diffusione di preghiere islamiche tramite altoparlanti tra le 7:30 e le 9:30 da un comune limitrofo; il prefetto del Val-de-Marne ha incaricato le forze dell’ordine di identificare l’origine dell’impianto audio, in coordinamento con i comuni limitrofi. Segnalazioni analoghe sono state riportate a Noisy-le-Grand, Fontenay-sous-Bois, Villemomble, Nantes, Marsiglia e Chalon-sur-Saône. Il sindaco di Chalon-sur-Saône, Gilles Platret (DVD), vi vede lo stesso obiettivo delle preghiere di strada: «imporre una pratica religiosa» nello spazio pubblico. L’antropologa Florence Bergeaud-Blackler, citata da Le Figaro, definisce questi fenomeni «strategie coordinate e progressive elaborate a partire dagli anni ’90». L’inchiesta prosegue la serie avviata dalle dichiarazioni di Laurent Nuñez sulla legge sull’entrismo e dal rapporto Beauvau sugli atti antireligiosi (S24).
Leggi nell'edizione → - Germania - Il presidente dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), Sinan Selen, mette in guardia il Bundestag, nel corso di una colazione parlamentare a porte chiuse, sulla strategia di infiltrazione dei Fratelli Musulmani nei partiti tedeschi; i servizi identificano la Deutsche Muslimische Gemeinschaft (DMG) come la principale struttura del movimento, con circa 1.450 membri
Il 3 giugno, il quotidiano BILD rivela, in un articolo di Filipp Piatov, che Sinan Selen, presidente del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), ha allertato diversi deputati del Bundestag riuniti in occasione di una colazione parlamentare a porte chiuse organizzata sotto il patrocinio del segretario di Stato agli Interni Christoph de Vries (CDU) in merito alla strategia di infiltrazione condotta dai Fratelli Musulmani nelle istituzioni e nei partiti tedeschi. Secondo alcuni partecipanti, Selen avrebbe descritto un approccio non violento ma «particolarmente strategico e a lungo termine», consistente nel stringere relazioni con rappresentanti eletti, funzionari e organizzazioni della società civile per influenzare progressivamente le decisioni politiche secondo una visione ispirata alla sharia. I Fratelli Musulmani rispetterebbero le leggi tedesche «purché queste siano compatibili con la sharia». I servizi ritengono che la Deutsche Muslimische Gemeinschaft (DMG) costituisca la principale struttura organizzativa del movimento in Germania, con circa 1.450 membri. Secondo Selen, i partiti dello spettro politico di sinistra sarebbero particolarmente esposti a questi tentativi di contatto, a causa della scarsa conoscenza delle strutture islamiste o di una tolleranza mal interpretata. La dichiarazione arriva un mese dopo una risposta scritta del governo (6 maggio 2026) che negava di disporre di prove concrete di infiltrazioni riuscite nel Bundestag. Il JDD riporta la notizia il 5 giugno con un articolo di Louise Dugast; AK Polis ne propone una sintesi in tedesco già dal 4 giugno, mentre il CERIF pubblica una nota di lettura il 3 giugno.
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis, DEVI e.V. e Mernissi-de Gouges Bildungswerk annunciano una conferenza pubblica presso il Rathaus Neukölln il 19 giugno sulle strategie dei Fratelli Musulmani a Berlino, con Sascha Adamek, Martin Hikel (SPD), Seyran Ateş e Frederik Schindler (WELT)
Il 4 giugno, AK Polis ha annunciato lo svolgimento di una conferenza pubblica il 19 giugno presso il Rathaus di Neukölln, dal titolo «Neuköllner Dialog für Integration: Muslimbruderschaft in Berlin», dedicata alle strategie della Fratellanza in Germania e ai rischi che essa comporta per la democrazia. Il programma prevede un’introduzione del sindaco del distretto Martin Hikel (SPD), un intervento del giornalista investigativo Sascha Adamek sulle sue inchieste e una tavola rotonda che riunirà rappresentanti eletti dell’SPD e della CDU, l’imam Seyran Ateş e il conduttore Frederik Schindler (WELT). La conferenza è coorganizzata da AK Polis, DEVI e.V. e dal Mernissi-de Gouges Bildungswerk. L’evento si inserisce nel filone avviato dalle dichiarazioni di Sinan Selen al Bundestag (vedi sopra) e dall’opuscolo DEVI destinato agli insegnanti presentato da AK Polis in S24.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - The Spectator pubblica un’inchiesta di Andrew Gilligan (Policy Exchange) su un documento della National Association of Muslim Police redatto da Khaldoun Kabbani, che definisce il sionismo una «manifestazione di odio anti-musulmano», le Forze di Difesa di Israele (Tsahal) di «gruppo terroristico sionista» e difende Hamas dalle versioni dei fatti relative al 7 ottobre
Il 5 giugno, The Spectator pubblica un'inchiesta firmata da Andrew Gilligan, senior fellow presso Policy Exchange, su un documento di 39 pagine pubblicato dalla National Association of Muslim Police (NAMP), organismo ufficiale che rappresenta gli agenti di polizia musulmani britannici e affiliato ad almeno 16 delle 43 forze di polizia del Regno Unito. Il documento, intitolato «Confronting Anti-Muslim Hatred» e redatto da Khaldoun Kabbani, all’epoca vicepresidente della NAMP, definisce il sionismo una «manifestazione di odio anti-musulmano» che «priva i musulmani della loro umanità», descrive le Forze di Difesa di Israele (Tsahal) come «gruppo terroristico sionista» e difende Hamas da «racconti non verificati e allarmistici» sulle violenze commesse il 7 ottobre 2023 e nei giorni successivi. Il testo chiede inoltre l’eliminazione dei termini «islamista» e «jihadista» dal vocabolario delle forze dell’ordine in materia di antiterrorismo. Una nota di lettura del CERIF redatta da Florence Bergeaud-Blackler definisce il documento «entrismo frerista istituzionale» attraverso la paziente sostituzione del quadro concettuale islamista all’interno delle strutture di polizia britanniche. La Campaign Against Antisemitism chiede l’avvio di un’indagine formale.
Leggi nell'edizione → - Svizzera / Italia - Middle East Forum (Focus on Western Islamism): due vescovi cattolici, lo svizzero Marian Eleganti e l'italiano Antonio Suetta, rompono con la linea vaticana sul dialogo interreligioso e mettono in guardia dalla minaccia dell'islamismo in Europa dopo una serie di attacchi jihadisti
Il 5 giugno, Jules Gomes pubblica per il Middle East Forum (programma “Focus on Western Islamism”) un’inchiesta su due vescovi cattolici europei che prendono pubblicamente le distanze dalla politica vaticana di dialogo con l’Islam. Il vescovo svizzero Marian Eleganti definisce l’Islam una «religione anticristiana per natura» e rimprovera a una parte dell’episcopato di minimizzare il legame tra le violenze jihadiste e l’insegnamento islamico. Il vescovo italiano Antonio Suetta, dal canto suo, lancia un programma di evangelizzazione rivolto ai musulmani, presentando «l’annuncio del Vangelo» come il «dono più prezioso» che possa offrire loro. Le loro prese di posizione si discostano nettamente dalla linea di papa Leone XIV e del defunto papa Francesco, favorevoli al dialogo interreligioso, e intervengono dopo una serie di attacchi di tipo jihadista in Europa.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt rivela che Musa Akkari, alto rappresentante di Hamas in Turchia, designato come terrorista dagli Stati Uniti nel giugno 2024, afferma di aver ricevuto da Erdogan la promessa personale di una protezione «come se fossero i nostri stessi figli»
Il 4 giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta su Musa Akkari, palestinese nato a Gerusalemme, ex membro delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam (braccio armato di Hamas), liberato nell’ottobre 2011 in occasione dello scambio Shalit e residente in Turchia dal febbraio 2023, dove ricopre il ruolo di rappresentante di alto livello di Hamas. Designato nel giugno 2024 come terrorista dalle autorità statunitensi (OFAC), Akkari avrebbe dichiarato che il presidente Erdogan promette personalmente ai militanti di Hamas in esilio in Turchia: «Vi proteggeremo e ci prenderemo cura di voi come dei nostri stessi figli. » Secondo Bozkurt, Akkari partecipa regolarmente a riunioni ministeriali con Erdogan e dirige strutture mediatiche legate a Hamas che operano dal territorio turco. L’articolo colloca questa protezione nell’ambito della strategia sistematica di accoglienza degli operatori di Hamas da parte di Ankara a partire dall’accordo Shalit dell’ottobre 2011 e conferma il ruolo della Turchia come base logistica, finanziaria e di propaganda per il movimento.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Levent Kenez analizza un rapporto dell’Accademia nazionale di intelligence turca che identifica Israele come concorrente strategico in Siria e nel Mediterraneo orientale e raccomanda una «strategia a più livelli» che combini il dialogo diplomatico e la preparazione militare
Il 2 giugno, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’analisi di un rapporto interno dell’Accademia nazionale dei servizi segreti turchi reso pubblico il 20 maggio 2026. Il documento identifica Israele come un potenziale concorrente strategico in Siria e nel Mediterraneo orientale e raccomanda una «strategia multilivello» che combini il dialogo diplomatico e la preparazione militare. Le raccomandazioni principali riguardano il rafforzamento delle difese aeree e antimissili, la protezione delle infrastrutture critiche e il miglioramento della resilienza di fronte alle minacce informatiche. L’analisi prosegue il filone avviato dall’accordo economico turco-cipriota del nord dell’aprile 2026, presentato da Ankara come un riconoscimento di Cipro del Nord come «fronte strategico» di fronte a Israele (vedi S24).
Leggi nell'edizione → - Gatestone: Khaled Abu Toameh analizza il modo in cui Hamas e l’Iran interpretano i segnali di debolezza inviati dalla diplomazia statunitense e l’effetto di incoraggiamento che ciò ha sulle organizzazioni jihadiste
Il 4 giugno, Khaled Abu Toameh ha pubblicato per il Gatestone Institute un’analisi intitolata «What Happens When Jihadists Smell Weakness». L’autore sostiene che le esitazioni e la moderazione diplomatica occidentali siano interpretate da Hamas e dall’Iran non come una volontà di pace, ma come un’ammissione di debolezza. A quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, nonostante la perdita di numerosi quadri militari, Hamas mantiene il controllo di Gaza e rifiuta di deporre le armi. Secondo Abu Toameh, gli attriti pubblici tra Washington e Gerusalemme, così come le pressioni statunitensi riportate per limitare gli attacchi israeliani contro Hezbollah, incoraggiano le organizzazioni terroristiche, che operano su tempi generazionali e non elettorali: «La debolezza, l’esitazione e le divisioni pubbliche trasmettono esattamente il messaggio sbagliato».
Leggi nell'edizione → - Beauvau pubblica il suo primo rapporto annuale dettagliato sugli atti antireligiosi in Francia: 2.489 atti registrati nel 2025, di cui il 53% antisemiti e l'88% anti-musulmani; Laurent Nuñez denuncia un «odio antireligioso che si sta diffondendo in tutto il nostro territorio»
Il 28 maggio, il Ministero dell’Interno pubblica il suo primo rapporto annuale dettagliato sugli atti antireligiosi in Francia, in vista di audizioni a livello nazionale e territoriale volte a mobilitare tutti gli attori per prevenire, documentare e perseguire meglio tali atti. Dati chiave per il 2025: 2.489 atti antireligiosi registrati in totale, di cui 1.320 atti antisemiti (il 53% del totale, mentre la popolazione ebraica rappresenta meno dell’1% della popolazione francese), 843 atti anticristiani (34%) e 326 atti anti-musulmani (13%). L’aumento degli atti anti-musulmani è particolarmente marcato: +88% rispetto al 2024 e +35% rispetto al 2023, trainato principalmente dalle violenze contro le persone (+151%). Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez denuncia un «odio antireligioso in crescita che colpisce tutte le confessioni, ovunque sul nostro territorio» e dichiara di voler mobilitare «una pluralità di servizi dello Stato che lavorino in stretta collaborazione » (ministeri della Giustizia, dell’Istruzione nazionale, della Cultura e dell’Uguaglianza e della Lotta contro le discriminazioni). L’articolo prosegue la serie iniziata con le dichiarazioni di Nuñez a *Le Monde* e *CNews* sulla legge contro l’entrismo (vedi S20-S22), con il divieto del RAMO a Nantes (S23) e della fiera «Aux Sources» a Meyzieu (S23).
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis sulla brochure pubblicata dall'associazione DEVI rivolta a insegnanti e assistenti sociali per riconoscere le correnti e i simboli dell'islamismo
Il 28 maggio, AK Polis presenta un opuscolo di circa trenta pagine pubblicato dall’associazione berlinese DEVI e destinato a insegnanti, assistenti sociali scolastici e altri professionisti del settore dell’istruzione. Il documento offre una panoramica delle principali correnti, organizzazioni e simboli dell'islamismo in Germania. Tratta delle varianti sunnita e sciita, descrive in dettaglio organizzazioni come Fratelli Musulmani e Hamas e include schemi analitici per individuare comportamenti problematici in ambito scolastico. L’opuscolo rientra in un’iniziativa di prevenzione coordinata dai Länder tedeschi per contrastare la diffusione di discorsi religiosi assolutisti tra i giovani (vedi S23).
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Levent Kenez sull'accordo economico tra la Turchia e la Cipro del Nord che sancisce la militarizzazione dell'isola come fronte contro Israele
Il 26 maggio, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’analisi dell’accordo di cooperazione economica e finanziaria 2026 tra la Turchia e la Repubblica Turca di Cipro del Nord (KKTC), firmato il 9 aprile. L’accordo prevede 20,7 miliardi di lire turche (453 milioni di dollari), di cui quasi il 47% (9,65 miliardi) destinato alla difesa. Il documento, secondo l’autore, abbandona la rappresentazione di Cipro del Nord come semplice controversia territoriale per descriverla come una «risorsa strategica» al centro delle tensioni regionali che coinvolgono Gaza, l’Iran e la competizione energetica nel Mediterraneo orientale. Kenez collega questo riposizionamento all’abbandono da parte di Ankara del modello federale per promuovere una «soluzione a due Stati» fondata sulla parità sovrana, in linea con la svolta neo-ottomana descritta dal JISS la settimana precedente (vedi S23).
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt sulla chiusura della Rey Airlines, vetrina turca delle Forze Quds del CGRI, e sulla persistenza delle società di copertura iraniane in Turchia
Il 1° giugno, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta su Hossein Hafez Amini, cittadino turco naturalizzato di origine iraniana identificato dalle autorità statunitensi come membro delle Forze Quds del CGRI (braccio operativo estero dell’Iran). La Rey Airlines, con sede a Istanbul e guidata da Amini, avrebbe funzionato come «piattaforma logistica e operativa per le attività clandestine delle Forze Quds in Turchia», facilitando l’aggiramento delle sanzioni, i rapimenti e i tentativi di omicidio contro dissidenti iraniani in Turchia. Da quando è stato pubblicamente segnalato, Amini è scomparso e la Rey Airlines ha sospeso le proprie attività. L’indagine sottolinea tuttavia la massiccia presenza di strutture iraniane in Turchia: 109 società iraniane costituite solo nel primo trimestre del 2026, un numero superiore a quello delle società tedesche nonostante il volume degli scambi commerciali iraniani sia dieci volte inferiore.
Leggi nell'edizione → - L'ISGAP chiede un'indagine federale sulla Qatar Foundation International, accusata di aver destinato oltre 220 programmi educativi e 65 milioni di dollari all'istruzione primaria, secondaria e superiore negli Stati Uniti
Il 27 maggio, l’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP), diretto da Charles Asher Small, pubblica un rapporto intitolato «Institutional Capture: Qatar Foundation International: Use of Soft Power to Reshape Education in the United States» e chiede al contempo l’avvio di un’indagine federale. Il documento rileva oltre 65 milioni di dollari di finanziamenti erogati tra il 2009 e il 2025 in più di 220 programmi educativi a livello scolastico (dalla scuola materna alle superiori) e universitario. Secondo l’ISGAP, la Qatar Foundation International avrebbe oltrepassato il proprio ruolo dichiarato di insegnamento della lingua araba per influenzare in modo duraturo i programmi scolastici, la formazione degli insegnanti e i contenuti didattici, in particolare avvalendosi dei Centri Title VI finanziati dal governo federale. Il rapporto conclude che si tratti di una strategia pluriennale e coordinata volta a plasmare la rappresentazione del Medio Oriente nelle aule scolastiche statunitensi.
Leggi nell'edizione → - Texas - Gatestone: Robert Williams descrive l'insediamento locale dei Fratelli Musulmani dopo la loro designazione da parte del governatore Greg Abbott come organizzazione terroristica straniera
Il 29 maggio, Robert Williams ha pubblicato per il Gatestone Institute la prima parte di un’inchiesta intitolata «La guerra dei Fratelli Musulmani per distruggere gli Stati Uniti dall’interno: Parte I – La jihad in Texas». L’autore si basa su un memorandum interno della Fratellanza del 1991, presentato come prova nel processo «Holy Land Foundation» (2008), per descrivere quella che definisce una «jihad civilizzatrice» condotta negli Stati Uniti da diversi decenni. In Texas, Williams censisce oltre 314 moschee, scuole islamiche e progetti di enclavi comunitarie come «The Meadow». Ricorda che nel novembre 2025 il governatore Greg Abbott ha designato Fratelli Musulmani e il Council on American-Islamic Relations (CAIR) come organizzazioni terroristiche straniere e criminali transnazionali, vietando l’acquisto di beni immobili da parte di tali strutture, e presenta Yasir Qadhi come una figura centrale di questa strategia di insediamento locale.
Leggi nell'edizione → - Islamic Relief USA ha presentato una denuncia presso un tribunale federale di New York contro Islamic Relief Worldwide per raccolta fondi illegale, violazioni delle sanzioni e documenti falsi relativi al sostegno agli orfani
Il 27 maggio, AK Polis torna sul procedimento avviato da Islamic Relief USA (IRUSA) dinanzi alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York contro la sua società madre Islamic Relief Worldwide (IRW), registrata nel Regno Unito. La denuncia di 113 pagine, depositata il 23 marzo, accusa IRW di raccolta illegale di donazioni negli Stati Uniti sotto il marchio comune «Islamic Relief», di appropriazione indebita, di rifiuto di collaborare alle verifiche contabili e di trattenere diversi milioni di dollari di sovvenzioni non utilizzate. Si fa inoltre riferimento a un trasferimento di 240.000 euro in contanti verso la Turchia e a «falsi fascicoli di sostegno agli orfani», oltre che a sospetti di violazioni delle sanzioni statunitensi. IRUSA, allertata dalle autorità federali in merito al rischio che gravava sul suo status di organizzazione esente da imposte, ha sospeso la propria adesione nell’ottobre 2025; IRW, in un memorandum depositato il 23 aprile 2026, chiede il rinvio della controversia a un arbitrato privato. Il procedimento prolunga l’indagine della commissione Ways and Means della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e si inserisce nel più ampio dibattito sui legami del movimento Islamic Relief con i Fratelli Musulmani (cfr. S23 sulla relazione della Corte federale dei conti tedesca).
Leggi nell'edizione → - Nantes - La giustizia conferma il divieto del 15° Incontro annuale dei musulmani dell'Ovest (RAMO); il primo ministro Sébastien Lecornu lo considera «un passo importante nella lotta contro l'entrismo dei Fratelli Musulmani»
Il 22 maggio, il prefetto della Loira Atlantica ha emanato un decreto che vieta la 15ª edizione dell'Incontro annuale dei musulmani dell'Ovest (RAMO), previsto per il 23 e 24 maggio presso la moschea Assalam di Nantes, organizzato dall’AMSO (Associazione dei musulmani del Sud-Ovest e dell’Ovest). Il decreto mira in particolare alla presenza di relatori identificati come dirigenti di «Musulmans de France» (ex UOIF, braccio storico dei Fratelli Musulmani in Francia), che secondo il prefetto potrebbero tenere discorsi che costituiscono reati penali o che ledono la dignità umana e i principi e i valori della Repubblica. Il 23 maggio, il tribunale amministrativo di Nantes, adito in sede di procedimento d’urgenza dall’AMSO, ha confermato il divieto prefettizio. Il primo ministro Sébastien Lecornu plaude alla decisione in un comunicato, definendola «una tappa importante nella lotta contro l’entrismo dei Fratelli Musulmani » e affermando che «di fronte all’islamismo politico, la Repubblica deve essere ferma, precisa e giuridicamente ineccepibile». L’AMSO prende atto della decisione, ribadendo al contempo il proprio attaccamento allo Stato di diritto e la volontà di promuovere «il dialogo, la condivisione delle conoscenze, la spiritualità e la convivenza nel rigoroso rispetto dei valori repubblicani».
Leggi nell'edizione → - Meyzieu (Rodano) - Il sindaco Issam Benzeghiba ha vietato con un’ordinanza comunale il convegno «Aux Sources», previsto per il 13 e 14 giugno, a causa dell’annunciata presenza del predicatore Vincent Souleymane
Il 22 maggio, Issam Benzeghiba, sindaco (di centro) di Meyzieu, a est di Lione, ha firmato un’ordinanza comunale che vieta lo svolgimento del convegno «Aux Sources», previsto per il 13 e 14 giugno a Meyzieu. L’ordinanza è motivata dalla prevista presenza di Vincent Guyot, alias Vincent Souleymane, un predicatore presentato dalle autorità come vicino ai Fratelli Musulmani e descritto da Lyon Capitale come salafita. Il sindaco invoca un «grave turbamento dell’ordine pubblico» e prese di posizione «contrarie ai valori repubblicani», ricordando che Souleymane è «noto per le sue posizioni di natura antisemita» e per dichiarazioni ostili ai movimenti femministi e LGBT. Il sindaco si è inoltre rivolto al prefetto del Rodano, Étienne Guyot, per rafforzare la base giuridica del divieto. Antecedenti: l’edizione 2025 della stessa fiera era già stata vietata dal precedente sindaco, prima che il tribunale amministrativo di Lione sospendesse il provvedimento in sede di procedimento d’urgenza; nel 2023, una conferenza di Souleymane a Lione era stata vietata sia dalla prefettura che dal Comune ecologista di Grégory Doucet. È probabile che si giunga a un nuovo procedimento d’urgenza amministrativo entro la data prevista per lo svolgimento della fiera.
Leggi nell'edizione → - Florence Bergeaud-Blackler: come l'Assemblea nazionale e il Senato parlano (e non parlano) dell'islamismo
Il 20 maggio, Florence Bergeaud-Blackler ha pubblicato sul suo Substack una nota di analisi semantica del CERIF relativa a 184 interrogazioni parlamentari francesi dedicate all’islamismo. L’autrice osserva che tre termini – «islamismo», «Fratelli Musulmani» e «frerismo» – strutturano gli interventi secondo linee politiche distinte, mentre la parola «frerismo » compaia solo due volte nei dibattiti. L’autrice sostiene che questi tre termini rimandino a tre modelli interpretativi difficilmente conciliabili, il che spiegherebbe la difficoltà del Parlamento nel definire e poi affrontare il fenomeno. La nota si inserisce nel solco dei dibattiti avviati dal rapporto « Fratelli Musulmani e l’islamismo politico in Francia » del maggio 2025 e dalla proposta di legge contro l’entrismo adottata dal Senato il 5 maggio (vedi S20-S22).
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis su una relazione della Corte dei conti federale che mette in discussione i finanziamenti erogati dal Ministero degli Affari Esteri a Islamic Relief Deutschland
Il 23 maggio, AK Polis pubblica un'analisi di una relazione della Corte federale dei conti (Bundesrechnungshof) dedicata ai finanziamenti concessi dal Ministero degli Affari esteri tedesco (Auswärtiges Amt) a Islamic Relief Deutschland (IRD), un'organizzazione descritta come legata al movimento dei Fratelli Musulmani. Secondo il rapporto, tra il 2013 e il 2020 sarebbero stati versati circa 15 milioni di euro senza un’adeguata valutazione preliminare dell’idoneità del beneficiario; la Corte rileva la distruzione di documenti costitutivi, avvisi interni ignorati riguardanti i legami con i Fratelli Musulmani, un controllo insufficiente sull’utilizzo dei fondi e un trasferimento in contanti di 240.000 euro verso la Turchia. L’ufficio Siria del ministero aveva segnalato il rischio di rafforzare involontariamente strutture frerista in zone di conflitto.
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis riporta gli avvertimenti del teologo Mouhanad Khorchide sull'islam assolutista diffuso tra i giovani
Il 18 maggio, AK Polis ha pubblicato un’intervista al professor Mouhanad Khorchide, direttore del Centro di teologia islamica dell’Università di Münster, il quale mette in guardia contro un discorso religioso assolutista che presenta i musulmani come superiori e gli altri come inferiori. Esprime preoccupazione per i contenuti diffusi sui social network rivolti ai giovani musulmani, che descrivono l’Occidente come ostile e i musulmani come vittime. Khorchide sostiene un «islam cosmopolita» compatibile con i valori democratici e l’uguaglianza di genere, e ritiene che la formazione di imam e insegnanti che condividano questo approccio avrebbe effetti duraturi sulla società.
Leggi nell'edizione → - Europa - Gatestone: Robert Williams su un rapporto del gruppo ECR che elenca le «zone di illegalità» in Europa
Il 20 maggio, Robert Williams ha pubblicato per il Gatestone Institute un’analisi di una relazione del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) al Parlamento europeo, che individua tra le 900 e le 1.000 «zone di illegalità» distribuite principalmente in sette Stati membri dell’Unione in cui la popolazione musulmana supera nettamente la media europea. La relazione descrive quartieri caratterizzati da un alto tasso di criminalità, attività di reclutamento e l’insediamento di società parallele che operano secondo le norme islamiche piuttosto che secondo il diritto nazionale. L’autore attribuisce il deterioramento della situazione alla riluttanza dei responsabili europei ad affrontare apertamente l’argomento e menziona le pressioni esercitate sulle donne in materia di abbigliamento e comportamento.
Leggi nell'edizione → - Turchia - JISS: Gabi Siboni ed Erez Winner descrivono la svolta neo-ottomana di Ankara e il suo sostegno ad Hamas
Il 20 maggio, il JISS pubblica uno studio di Gabi Siboni ed Erez Winner che analizza la trasformazione della Turchia da partner strategico di Israele a attore percepito come una minaccia, sotto l’influenza delle aspirazioni neo-ottomane. Gli autori descrivono lo slittamento ideologico di Erdogan verso una politica che mescola nazionalismo turco e Islam politico, il potenziamento militare di Ankara e il suo sostegno attivo a Hamas, insieme ad altre correnti tra cui Fratelli Musulmani. Essi sostengono che la Turchia miri ormai a un’egemonia regionale nel Mediterraneo orientale, fondata su una visione imperiale piuttosto che su una logica di alleanza.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt sulla riduzione delle pene inflitte dalla Corte di cassazione a due membri dell’ISIS nel caso dell’attacco a una struttura della NATO a Smirne
Il 25 maggio, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta su una sentenza della Corte di cassazione turca che ha annullato le condanne per terrorismo pronunciate nei confronti di due membri dello Stato Islamico coinvolti nell’attacco a una struttura della NATO a Smirne nel 2019, pur mantenendo i capi d’accusa di tentato omicidio. La Corte adduce vizi procedurali, in quanto i pubblici ministeri non hanno formulato un atto d’accusa per tentato sovvertimento dell’ordine costituzionale. L’autore vi ravvisa un trattamento giudiziario diseguale, più severo nei confronti degli oppositori del governo che nei confronti delle organizzazioni terroristiche, e collega la decisione all’indebolimento delle azioni penali antiterrorismo a seguito delle epurazioni di magistrati e agenti di polizia tra il 2014 e il 2017 (vedi S21-S22).
Leggi nell'edizione → - Israele / Qatar - JISS: Ariel Admoni sulle relazioni tra Doha e Hamas alla prova della guerra con l'Iran
Il 20 maggio, il JISS ha pubblicato uno studio di Ariel Admoni sullo stato delle relazioni tra il Qatar e Hamas nel contesto della guerra che oppone Israele e gli Stati Uniti all’Iran. L’autore ritiene che le tensioni emerse, in particolare le notizie su una possibile partenza dei leader di Hamas da Doha, siano da ricondurre a un esercizio di equilibrio da parte del Qatar piuttosto che a una rottura. Egli sottolinea il proseguimento parallelo degli aiuti umanitari, dei progetti di ricostruzione a Gaza e degli incontri diplomatici ad alto livello, e interpreta gli annunci di crisi come segnali politici destinati ai partner del Golfo, mentre il Qatar mantiene i propri rapporti con il movimento attraverso canali distinti.
Leggi nell'edizione → - Marcia commemorativa della Nakba 78 a Parigi: Urgence Palestine e il CNPJDPI mobilitano in Place de la République, manifestazioni parallele nelle regioni
Il 16 maggio, su iniziativa di Urgence Palestine e del Collettivo nazionale per una pace giusta e duratura tra palestinesi e israeliani (CNPJDPI, che riunisce un centinaio di organizzazioni tra cui l’AFPS, l’UJFP, Solidaires, Attac e diversi partiti di sinistra), un corteo ha sfilato a Parigi in Place de la République alle ore 14:00 in occasione del 78° anniversario della Nakba. Manifestazioni parallele si sono tenute in diverse città francesi (Lione, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux, Rennes). La mobilitazione rientra nella giornata mondiale di azione coordinata dalla rete Palestine Solidarity (Solace Global ha registrato 736 eventi in 39 paesi nel corso del fine settimana). «Urgence Palestine» figura tra i collettivi identificati dai servizi di intelligence europei come attori della corrente filopalestinese laica che, secondo il rapporto del BfV pubblicato nella stessa settimana (vedi Europa / Germania), funge da «ponte narrativo» tra l’estrema sinistra e le correnti islamiste.
Leggi nell'edizione → - Chems-Eddine Hafiz teme «un regime di emergenza» contro i musulmani in Francia
Il 14 maggio, il JDD pubblica un’intervista a Chems-Eddine Hafiz, rettore della Grande Moschea di Parigi, il quale afferma di temere l’instaurazione di «un regime di eccezione» rivolto contro i musulmani nel contesto del progetto di legge governativo contro l’entrismo e del testo di Bruno Retailleau adottato dal Senato il 5 maggio. Il rettore ribadisce «la necessità che lo Stato combatta l’estremismo e ogni forma di attacco alla Repubblica», chiedendo al contempo che tale azione sia condotta «con discernimento, nel rispetto delle libertà fondamentali e senza stigmatizzazione collettiva». Dichiara che «la legge non può prendere di mira un gruppo o singoli individui a causa della loro religione», evoca un sentimento di «saturazione e ingiustizia» tra i musulmani e critica la strumentalizzazione delle sue parole da parte dell’estrema destra. L’intervento prosegue la serie di eventi avviata dalla pubblicazione del rapporto «Fratelli Musulmani e islamismo politico in Francia» nel maggio 2025 e dalle dichiarazioni di Laurent Nuñez a CNews il 7 maggio (vedi S21).
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Londra, marcia della Nakba 78 di fronte al raduno di Tommy Robinson: 4.000 agenti di polizia mobilitati, 12 arresti, di cui uno per sostegno all’organizzazione fuorilegge Palestine Action
Il 16 maggio, a Londra hanno sfilato due cortei rivali: la marcia “Nakba 78”, organizzata dalla Palestine Solidarity Campaign (PSC), dalla Stop the War Coalition e dalla Muslim Association of Britain, e la manifestazione “Unite the Kingdom” dell’attivista anti-immigrazione Tommy Robinson. La Metropolitan Police ha schierato circa 4.000 agenti per un costo stimato di 4,5 milioni di sterline: una delle più grandi operazioni di mantenimento dell’ordine dell’anno. Gli organizzatori della marcia della Nakba hanno dichiarato che i partecipanti fossero fino a 250.000, mentre la Met ne ha stimati 30.000; 50.000 persone si sono unite al corteo di Tommy Robinson. Bilancio: 43 fermi, di cui 20 al raduno di Robinson e 12 alla marcia della Nakba (tre per rifiuto di togliersi il velo, uno per sostegno a Palestine Action – organizzazione messa al bando dal governo britannico nel luglio 2025 – e uno per aggressione a pubblico ufficiale). Nel corso della giornata, quattro agenti di polizia sono stati aggrediti e sei sono stati vittime di reati d’odio. La Met aveva precedentemente annunciato che slogan come «Globalize the intifada» sarebbero stati banditi dai cortei e perseguiti; l’attivista Peter Tatchell era già stato fermato il 31 gennaio 2026 per aver gridato uno slogan simile.
Leggi nell'edizione → - Belgio - Bruxelles, marcia nazionale «Giustizia per la Palestina, Stop alla Nakba»: diverse migliaia di manifestanti tra la Gare du Nord e la Gare Centrale
Il 17 maggio, diverse migliaia di manifestanti hanno sfilato a Bruxelles tra la Gare du Nord e la Gare Centrale, su iniziativa dell’Associazione belga-palestinese, dell’Unione dei progressisti ebrei del Belgio (UPJB), di Oxfam Belgio e di Amnesty International Belgio, nell’ambito della commemorazione dei 78 anni della Nakba. Il corteo chiedeva in particolare la fine dei trasferimenti di armi verso Israele, sanzioni contro gli autori di violazioni del diritto internazionale e la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione europea e Israele. Gli organizzatori avevano pubblicamente invitato a manifestare in modo rigorosamente pacifico, escludendo antisemitismo, razzismo e islamofobia. Nessun incidente di rilievo è stato riportato dalla stampa belga (La Libre, RTBF, DH).
Leggi nell'edizione → - Svezia - Gatestone: Stoccolma abbandona il termine «islamofobia» a favore di «odio anti-musulmano»
Il 12 maggio, Robert Williams ha pubblicato per il Gatestone Institute un’analisi della decisione del governo svedese di abbandonare il termine «islamofobia» nella sua comunicazione ufficiale a favore di «razzismo anti-musulmano» o «odio anti-musulmano», annunciata dal ministro degli Affari esteri Maria Malmer Stenergard nel corso di un dibattito parlamentare. La decisione risponde alle interrogazioni dei Democratici di Svezia e si inserisce nella politica del governo di coalizione conservatore in materia di immigrazione, integrazione e islam politico. L’autore colloca la decisione sulla scia del rapporto francese del maggio 2025 sui Fratelli Musulmani, che documenta in particolare la presenza del movimento in Svezia. Diverse testate conservatrici europee (Brussels Signal, European Conservative) riportano la notizia nel corso della settimana.
Leggi nell'edizione → - Italia - European Conservative: un discorso del presidente della Comunità islamica di Roma riaccende il dibattito sull’«islam politico»
Il 13 maggio, Michael Curzon ha pubblicato su European Conservative un articolo sulla polemica scaturita da un discorso di Ahmed Vall, presidente della Comunità islamica di Roma, ripreso mentre esortava i musulmani a «andare a votare per tutti i musulmani e per tutti i cittadini liberi» in occasione del referendum sulla riforma della giustizia del governo di Giorgia Meloni (limitazione dei poteri della magistratura e revisione del ruolo dei magistrati). Vall difende in esso una giustizia indipendente, sostenendo che essa proteggerebbe i musulmani dalla chiusura delle moschee e dai rimpatri ritenuti ingiusti. Il filmato ha suscitato vive reazioni nella destra italiana: l’eurodeputata della Lega Silvia Sardone definisce la lotta contro l’islamismo «una priorità assoluta per difendere l’Italia», mentre Il Giornale ritiene che il video dimostri che «l’islam politico è tra noi» e vi vede un intervento che sfida lo Stato laico. L’episodio alimenta il ricorrente dibattito italiano sull’entrismo e sulla prospettiva di una legge contro il separatismo (vedi S14 e S16).
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis su un rapporto del BfV che documenta la convergenza tra islamisti ed estrema sinistra attorno alla causa palestinese
Il 13 maggio, AK Polis ha pubblicato un’analisi di un rapporto dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) dedicato alla cooperazione tra estremisti filopalestinesi, di estrema sinistra e islamisti in Germania. Il BfV descrive l’antisemitismo e l’ostilità verso Israele come una «narrazione ponte» che consente a movimenti distinti di agire insieme, e rileva un’intensificazione del fenomeno dal 7 ottobre 2023, in particolare a Berlino, attorno a organizzazioni come Young Struggle. Il rapporto sottolinea il ruolo centrale degli attori filopalestinesi laici, che creano ponti ideologici e operativi tra gruppi islamisti e strutture di estrema sinistra.
Leggi nell'edizione → - Germania - AK Polis sul rinnovo dell'insegnamento confessionale islamico nel Baden-Württemberg
Il 13 maggio, AK Polis pubblica una nota sulla decisione della coalizione Verdi-CDU del Baden-Württemberg di prorogare l'insegnamento religioso islamico confessionale tramite la «Stiftung Sunnitischer Schulrat», fondazione creata dallo Stato regionale nel 2019 per fungere da partner religioso nelle scuole pubbliche. Il testo riporta le critiche del costituzionalista Hartmut Kreß, il quale vede in questa scelta l’estensione ai musulmani di un regalismo ecclesiastico del XIX secolo, e osserva che il 72% dei tedeschi si dichiara favorevole a un insegnamento comune di etica. AK Polis sottolinea che il mantenimento di un approccio confessionale frammentato preserva la posizione delle strutture conservatrici e alimenta la loro influenza sulla formazione degli insegnanti e sull’organizzazione del culto musulmano nel Land.
Leggi nell'edizione → - Israele / Qatar - JISS: Ariel Admoni sul coinvolgimento del Qatar nel caso sudafricano contro Israele dinanzi alla Corte internazionale di giustizia
Il 12 maggio, il JISS pubblica uno studio di Ariel Admoni che documenta l’operazione di influenza multicanale del Qatar a sostegno del procedimento avviato dal Sudafrica contro Israele dinanzi alla Corte internazionale di giustizia. L’autore individua quattro assi: un allineamento diplomatico – il presidente Ramaphosa aveva annunciato la denuncia proprio da Doha nel novembre 2023 –, un rafforzamento dei legami economici (esplorazione del gas da parte di QatarEnergy nel marzo 2024, acquisizione del 25% di Airlink da parte di Qatar Airways nell’agosto 2024), una pressione giudiziaria che mette in discussione i rapporti tra Doha e il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan, e una copertura mediatica coordinata tramite Al-Jazeera. Lo studio analizza l’intreccio tra gli interessi economici del Qatar e l’operato diplomatico sudafricano in merito alla questione.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Gatestone: Khaled Abu Toameh sulla Turchia come “hub” per Hamas e i Fratelli Musulmani
L'11 maggio, Khaled Abu Toameh ha pubblicato per il Gatestone Institute un articolo in cui definisce la Turchia di Erdogan un «punto nevralgico operativo, logistico e finanziario» dell'infrastruttura di Hamas. L’autore documenta la presenza in Turchia di dirigenti e reti del movimento, l’addestramento militare impartito ai membri (in particolare al pilotaggio di droni) e l’esistenza di circuiti di riciclaggio di denaro iraniani operanti sul territorio turco. Ricorda l’allineamento ideologico di Erdogan con i Fratelli Musulmani e il persistente rifiuto di Ankara di designare Hamas come organizzazione terroristica, e invita l’amministrazione Trump a integrare questo dossier nella sua strategia antiterrorismo resa nota il 6 maggio (vedi S21).
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Levent Kenez rivela che un uomo d'affari indagato a Istanbul avrebbe lavorato per il MIT in Europa e negli Stati Uniti
Il 15 maggio, Levent Kenez ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta su Hüseyin Gün, un uomo d’affari turco accusato a Istanbul di spionaggio a favore di Israele, degli Stati Uniti e del Regno Unito, il quale sostiene invece di aver lavorato in realtà per i servizi segreti turchi (MIT). Secondo le sue dichiarazioni, avrebbe raccolto informazioni sugli oppositori di Erdogan in Europa e negli Stati Uniti, tra cui membri del movimento Gülen. Il caso rientra nel procedimento giudiziario a carico del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoglu, principale rivale del presidente alle elezioni presidenziali del 2028, per il quale sono state richieste pene detentive da 15 a 20 anni con l’accusa di divulgazione di dati digitali ed elettorali.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor: Abdullah Bozkurt sulla rinascita della rete islamista curda KİDH sotto tutela giudiziaria
Il 18 maggio, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un’inchiesta sul Kürdistan İslami Devrim Hareketi (KİDH), un movimento che unisce il nazionalismo curdo e l’ideologia islamista radicale e che mira alla creazione di uno Stato islamico curdo indipendente che comprenda Turchia, Siria, Iraq e Iran. L’autore sostiene che il governo di Erdogan abbia ottenuto, tramite revisione giudiziaria, l’annullamento delle condanne per terrorismo pronunciate nei confronti dei membri del gruppo, con la riqualificazione dei loro atti in reati di diritto comune. Il movimento opera attraverso strutture legali come la rivista «Mizgin» e l’associazione Toplum-Der, e ha finanziato le proprie operazioni con rapine, estorsioni e riscatti. L’inchiesta approfondisce l’analisi pubblicata l’11 maggio (vedi S21) sulla trasformazione del sistema giudiziario turco attraverso le epurazioni dei magistrati avvenute tra il 2014 e il 2017.
Leggi nell'edizione → - Toronto - Anas Altikriti, relatore previsto al congresso della Muslim Association of Canada, è stato respinto a Montréal
Il 14 maggio, JNS riferisce che le autorità di frontiera canadesi hanno interrogato per undici ore Anas Altikriti, direttore della Muslim Association of Britain, all’aeroporto di Montréal, prima di rimpatriarlo nel Regno Unito. Altikriti era atteso come relatore al congresso annuale della Muslim Association of Canada (MAC), tenutosi dal 16 al 18 maggio all’Enercare Centre di Toronto, struttura comunale situata all’Exhibition Place. JNS ricorda che Altikriti aveva in precedenza negato i massacri del 7 ottobre 2023 e definito la presa di ostaggi una «azione militare strategica». La MAC denuncia in un comunicato pubblicato il 14 maggio un «eccesso» da parte del governo canadese, che attribuisce a una «pressione in malafede» da parte di gruppi filoisraeliani volta a soffocare le voci critiche nei confronti di Israele, e segnala che quasi tutti i suoi relatori internazionali sono stati oggetto di annullamenti di visti, ritardi nelle autorizzazioni o interrogatori ai valichi di frontiera.
Leggi nell'edizione → - Toronto - Manifestazione per la Nakba 78 a Sankofa Square: migliaia di manifestanti per la «Giornata nazionale di azione»
Il 16 maggio, diverse migliaia di manifestanti si sono radunati a Sankofa Square (Toronto, ex Yonge-Dundas Square) alle ore 15:00 nell’ambito della «Giornata nazionale di azione» per commemorare il 78° anniversario della Nakba, su iniziativa, tra gli altri, del Palestinian Youth Movement (PYM) e del Toronto Palestinian Youth Movement. Il raduno rientra nel ciclo settimanale di mobilitazioni filopalestinesi che si tengono a Toronto dall’ottobre 2023 e coincide con il congresso annuale della Muslim Association of Canada (MAC), tenutosi nello stesso fine settimana all’Enercare Centre (vedi articolo precedente). La stampa canadese non ha riportato alcun incidente di rilievo per quella data specifica; il Toronto Police Service aveva effettuato alcuni arresti durante raduni precedenti (undici arresti documentati nel 2024 da The Globe and Mail).
Leggi nell'edizione → - Australia - Sydney e Melbourne, manifestazioni per la Nakba 78: Giornata nazionale di azione coordinata dal Palestine Action Group
Il 15 maggio a Sydney (Town Hall, ore 18) e il 17 maggio a Melbourne (State Library of Victoria) sono state organizzate manifestazioni a sostegno della Palestina nell’ambito della «Giornata nazionale di azione » Nakba 78, coordinata a livello nazionale dal Palestine Action Group Sydney, da Free Palestine Melbourne e da Justice for Palestine Brisbane. Il clima in Australia è teso: il 9 febbraio 2026, la polizia del Nuovo Galles del Sud aveva disperso violentemente una manifestazione contro la visita del presidente israeliano Isaac Herzog davanti al Sydney Town Hall (27 fermi, 9 incriminazioni, uso di gas al peperoncino e percosse documentati da Al Jazeera); a Melbourne, nel maggio 2025, sei manifestanti erano stati arrestati durante una precedente manifestazione per la Nakba che aveva visto contrapposti attivisti filopalestinesi e il movimento cristiano sionista ICEJ (la polizia del Victoria stimava un totale di 7.000 partecipanti). Al momento della pubblicazione di questa edizione, non era stato reso noto alcun bilancio ufficiale relativo alle manifestazioni del fine settimana dal 15 al 17 maggio 2026.
Leggi nell'edizione → - Laurent Nuñez precisa che la legge sull’«entrismo» non si riferisce necessariamente all’islamismo politico
Il 7 maggio, in una nuova intervista a CNews, Laurent Nuñez ha precisato che il suo disegno di legge contro l’entrismo e il separatismo «mira all’entrismo e al separatismo senza necessariamente fare riferimento all’islamismo politico» e avrà come obiettivo tutte le strutture separatiste o ultraviolente, «come i gruppi di estrema destra». Il ministro definisce l’entrismo come «una strategia di infiltrazione volta a imporre la legge religiosa attraverso manovre ingannevoli, pressioni e minacce». Il 6 maggio, Causeur pubblica un articolo di Ivan Rioufol che giudica queste misure «inutili» fintanto che la politica migratoria non verrà modificata. Il servizio fa seguito all’intervista di Laurent Nuñez a Le Monde del 3 maggio (vedi S20).
Leggi nell'edizione → - Belgio - Joël Rubinfeld su Gatestone: «Israele, il Dreyfus delle nazioni»
Il 5 maggio, Gatestone pubblica la prima parte di un’intervista di Grégoire Canlorbe a Joël Rubinfeld, presidente della Lega belga contro l’antisemitismo e della Coalizione ebraica per il Kurdistan. Rubinfeld paragona la situazione di Israele a quella di Dreyfus e indica le agenzie delle Nazioni Unite, Amnesty International, Human Rights Watch, Oxfam e la Lega per i diritti umani – fondata nel 1901 sulla scia del caso Dreyfus – come i «pubblici ministeri» di un processo permanente. Egli paragona le manifestazioni filopalestinesi europee alle marce degli anni ’30 in Germania, analizza il fenomeno degli ebrei antisemiti come un tentativo di sfuggire alla pressione sociale ed esprime la sua preoccupazione per il futuro della comunità ebraica belga all’orizzonte del 2050.
Leggi nell'edizione → - Germania - Lale Akgün su AK Polis: «Il halal non è certificabile»
Il 7 maggio, AK Polis pubblica un articolo di Lale Akgün sulla commercializzazione dei prodotti halal in Germania. L’autrice sostiene che la certificazione non possa standardizzare i valori morali e critica la concentrazione dei flussi finanziari affidata agli organismi di certificazione: «chi definisce l’halal controlla i flussi finanziari e le coscienze ». Il testo mette esplicitamente in discussione alcune strutture segnalate dai servizi di sicurezza tedeschi: l’Islamische Gemeinschaft Millî Görüş (IGMG), branca tedesca del movimento turco Milli Görüş, e il Centro islamico di Amburgo (IZH), messo al bando nel 2024. Lale Akgün è una deputata socialdemocratica di origine turca e cofondatrice di AK Polis.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Abdullah Bozkurt sulla presunta protezione di una rete di al-Qaeda responsabile dell'assassinio dell'ambasciatore Karlov
Il 7 maggio, Abdullah Bozkurt pubblica su Nordic Monitor un’inchiesta sull’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia Andrej Karlov, ucciso ad Ankara nel dicembre 2016 dal poliziotto Mevlüt Mert Altıntaş. L’autore sostiene che le autorità turche abbiano scartato le piste che portavano alle reti jihadiste per attribuire il caso al movimento di Gülen, e documenta la radicalizzazione dell’assassino da parte di predicatori legati ad al-Qaeda e a organizzazioni caritative che sostengono il jihad in Siria. L’articolo descrive l’uso di testimonianze inventate e di manipolazioni giudiziarie per costruire la versione ufficiale, mentre la Russia avrebbe portato avanti le proprie indagini in parallelo.
Leggi nell'edizione → - Turchia - Nordic Monitor sulla trasformazione del sistema giudiziario in strumento politico
L'11 maggio, Abdullah Bozkurt ha pubblicato su Nordic Monitor un'analisi che ripercorre la trasformazione del sistema giudiziario turco in strumento politico sotto la presidenza di Erdogan, a partire dalle indagini anticorruzione del dicembre 2013 rivolte alla cerchia ristretta del presidente. L’autore descrive la progressiva sostituzione di circa 4.000 magistrati con fedelissimi del partito al potere, in particolare dopo il tentativo di colpo di Stato del luglio 2016, e sostiene che alcuni esponenti dell’opposizione abbiano contribuito a legittimare queste epurazioni presentarle come necessarie contro i sostenitori del movimento di Gülen. L’articolo completa l’inchiesta pubblicata il 7 maggio sul caso Karlov.
Leggi nell'edizione → - Israele - JISS: Eran Lerman sui margini di manovra militare di Israele sotto l'amministrazione Trump
Il 5 maggio, il generale di brigata (in riserva) Eran Lerman ha pubblicato per il JISS una nota sugli scenari operativi a disposizione di Israele riguardo all’Iran, al Libano e a Gaza, tenendo conto dei vincoli imposti dall’amministrazione Trump. L’autore osserva che Washington privilegia una posizione di «pace» dichiarata e di pressione economica rispetto alle operazioni militari, e raccomanda «eccezioni» negoziate preventivamente con gli Stati Uniti per alcune minacce iraniane, nonché una moderazione nei confronti delle infrastrutture libanesi e di Beirut. La nota fa seguito alle sue pubblicazioni del 20 e 21 aprile sull’agenda europea di Israele (vedi S19).
Leggi nell'edizione → - FDD - La strategia antiterrorismo 2026 definisce i Fratelli Musulmani come “fonte” del terrorismo islamista moderno
L'8 maggio, la Foundation for Defense of Democracies pubblica un'analisi della nuova strategia nazionale antiterrorismo resa nota dalla Casa Bianca il 6 maggio 2026. Il documento identifica i Fratelli Musulmani come «la fonte di tutto il terrorismo islamista moderno» e annuncia che l’amministrazione designerà «presto» altre brance del movimento come organizzazioni terroristiche straniere. La strategia estende le designazioni del gennaio 2026 relative alle ramificazioni libanese (al-Jamaa al-Islamiyah, FTO e SDGT), giordana, egiziana e sudanese dei Fratelli Musulmani, e pone il movimento sullo stesso piano delle organizzazioni jihadiste classiche e dei cartelli del narcotraffico. L’amministrazione Trump afferma di voler «ridurre lo spazio in cui i Fratelli Musulmani possono operare».
Leggi nell'edizione → - Counter Extremism Project - Alexander Ritzmann invita a passare da un approccio basato sui “singoli episodi” a una categoria denominata “estremismo antisemita orientato alla violenza”
Il 6 maggio, il Counter Extremism Project ha pubblicato un rapporto di Alexander Ritzmann, intitolato “Rethinking the Fight against Antisemitism after October 7”, in cui si ritiene che le attuali risposte pubbliche siano “troppo incentrate sull’incidente” piuttosto che sugli attori organizzati. Il documento propone di creare una categoria denominata «estremismo antisemita orientato alla violenza» (VAE) per identificare le reti, i finanziamenti e i coordinatori che si celano dietro le minacce. Le raccomandazioni includono l’adozione di strumenti per la lotta all’estremismo violento, il monitoraggio dei finanziamenti, una cooperazione internazionale rafforzata e la moderazione dei contenuti online che incitano alla violenza.
Leggi nell'edizione → - GW Program on Extremism - Sergio Altuna sulla divergenza tra l'ISIS e al-Qaeda alla luce della guerra in Iran
Il 5 maggio, il Program on Extremism della George Washington University pubblica uno studio di Sergio Altuna, intitolato “The Iran Stress Test: How the War Clarifies the ISIS–Al-Qaeda Divide”. L’autore sostiene che l’escalation che coinvolge l’Iran funga da «test di stress» per il movimento jihadista: lo Stato Islamico intensifica la sua retorica settaria ponendo l’Iran al centro della propria propaganda, mentre al-Qaeda mantiene un atteggiamento più riservato in cui l’Iran è in gran parte assente. La crisi ridefinisce la competizione tra le due organizzazioni per la legittimità e l’influenza nel campo jihadista.
Leggi nell'edizione → - Québec - Québec solidaire critica le dichiarazioni del leader del PQ sul « frerismo » e propone la cittadinanza ai residenti permanenti
Il 5 maggio, *La Presse* riporta che Gabriel Zanetti, candidato di *Québec solidaire* nella circoscrizione di Anjou–Louis-Riel, ritiene che le dichiarazioni del leader del PQ Paul St-Pierre Plamondon sul « frerismo » (vedi S19) utilizzino «codici negativi che danno un'immagine negativa degli immigrati». Québec solidaire presenta nel contempo una proposta per offrire la cittadinanza del Québec ai 300.000 residenti permanenti in caso di vittoria al referendum, presentata come un segnale di apertura del movimento sovranista verso le comunità culturali. La sequenza dà seguito alla polemica scatenata dall’intervento di Paul St-Pierre Plamondon all’assemblea del CIJA del 15 aprile.
Leggi nell'edizione → - Laurent Nuñez illustra nel dettaglio il suo disegno di legge contro «ogni forma» di separatismo e di entrismo
In un’intervista a *Le Monde* pubblicata il 3 maggio e ampiamente ripresa dalla stampa, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez precisa l’ambito di applicazione del disegno di legge del governo, attualmente all’esame del Consiglio di Stato. Il testo introduce un ottavo motivo di scioglimento delle associazioni, l’«entrismo», ed estende da uno a tre anni il termine per opporsi alle pubblicazioni pericolose per i giovani. Mira inoltre a vietare in Francia le attività di organizzazioni sciolte e poi ricostituite all’estero; il ministro cita esplicitamente il «Collectif contre l’islamophobie en France». Nuñez precisa che il testo non mira solo all’entrismo islamista, ma a «tutte le forme di separatismo e di entrismo», comprese le organizzazioni di estrema destra. Afferma: «Non ho alcun problema con l’Islam in Francia, ma combatto coloro che lo utilizzano per minare la nostra Repubblica».
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Due ebrei accoltellati a Golders Green, l'attacco è stato rivendicato da Ashab al-Yamin
Il 29 aprile, due uomini ebrei – uno di circa 70 anni, l’altro sulla trentina – sono stati accoltellati in Golders Green Road, a Londra. L'aggressore, un cittadino britannico di 45 anni nato in Somalia, è stato immobilizzato dalla pattuglia di quartiere Shomrim prima di essere arrestato dalla polizia metropolitana. Poche ore dopo i fatti, il gruppo Ashab al-Yamin, presentato come legato all’Iran, ha rivendicato l’attacco su Telegram, incitando a nuove aggressioni contro i «sionisti» e all’assassinio di Donald Trump. Joe Truzman sottolinea che si tratta della prima rivendicazione del gruppo contro singoli individui, dopo sedici attacchi attribuiti dal mese di marzo contro istituzioni ebraiche e occidentali in Europa. Le autorità britanniche hanno qualificato i fatti come incidente terroristico e hanno innalzato il livello di minaccia nazionale.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Campaign Against Antisemitism documenta l'attacco a Golders Green
Lo stesso giorno, la Campaign Against Antisemitism pubblica il proprio resoconto dei fatti, che illustra in dettaglio la cronologia dell'attacco, l'intervento della pattuglia Shomrim e le prime cure prestate dal servizio medico comunitario Hatzola. Questa fonte documenta la prospettiva comunitaria dell’evento, a integrazione dell’analisi jihadologica del Long War Journal dell’FDD.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Albania - Nordic Monitor sull'incidente scolastico a Maarif e sulla rete educativa di Erdogan
Il 28 aprile, Levent Kenez ha documentato per Nordic Monitor un episodio verificatosi in una scuola Maarif a Elbasan (Albania), dove il preside Fatih Konuksever ha confiscato e gettato via i pasti portati dagli studenti. L’articolo colloca l’episodio nel contesto della Fondazione Maarif, strumento di politica estera del governo turco presente in 64 paesi con 517 scuole, due università e 15 centri educativi. Il bilancio della fondazione è passato da 422,5 milioni di lire turche nel 2019 a 6,7 miliardi nel 2025. Le critiche sottolineano un reclutamento basato su legami politici, qualifiche professionali insufficienti e il proseguimento delle attività in contesti problematici, in particolare l’Afghanistan sotto il regime talebano.
Leggi nell'edizione → - Svezia / Turchia - Il MIT avvia un procedimento contro il giornalista Abdullah Bozkurt
Il 29 aprile, Nordic Monitor rivela che una lettera riservata del Millî İstihbarat Teşkilatı (MIT), datata 22 gennaio 2025, chiede una pena detentiva fino a diciassette anni nei confronti di Abdullah Bozkurt, giornalista in esilio in Svezia e fondatore del sito. La lettera, firmata dal consulente legale del MIT Fuat Midas, fa seguito all’inchiesta condotta da Bozkurt sui presunti legami tra i servizi segreti turchi e Anas Hasan Khattab, ex responsabile delle operazioni legate ad al-Qaeda in Siria e ora direttore dei servizi segreti siriani. Il 2 aprile 2026 il procuratore Ahmet Ardıç ha presentato un atto d’accusa e il 22 aprile un tribunale turco ha accettato il caso, avviando un processo in contumacia. La Svezia aveva precedentemente respinto una richiesta di estradizione, ritenendo che le accuse fossero motivate da ragioni politiche.
Leggi nell'edizione → - Israele / Hamas - Bassam Tawil sul silenzio internazionale di fronte agli abusi di Hamas
Il 30 aprile, il Gatestone Institute ha pubblicato un articolo di Bassam Tawil in cui vengono riportate le testimonianze di donne palestinesi che descrivono abusi sessuali attribuiti a membri di Hamas, talvolta in cambio di aiuti alimentari, nonché aggressioni ai danni di minori. L’autore sottolinea il silenzio delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani e dei movimenti femministi, e critica l’inefficacia del «Board of Peace» dell’amministrazione Trump nel ottenere il disarmo di Hamas, sei mesi dopo il cessate il fuoco.
Leggi nell'edizione → - Giordania - Il FDD analizza la ridenominazione del Fronte d'Azione Islamico in «Partito dell'Umma»
Il 1° maggio, Ahmad Sharawi ha pubblicato per la Foundation for Defense of Democracies un’analisi sul cambio di nome del Fronte d’Azione Islamico (FAI), ala politica dei Fratelli Musulmani in Giordania. Il 26 aprile, il consiglio consultivo del FAI ha accettato di diventare il «Partito dell’Ummah» e il 29 aprile la Commissione elettorale indipendente ha confermato la nuova denominazione. Il cambiamento deriva dalla legge giordana del 2022 sui partiti politici, che vieta i riferimenti religiosi nei nomi dei partiti, e interviene dopo lo scioglimento del ramo giordano dei Fratelli Musulmani nell’aprile 2025. L’autore osserva che i dirigenti rimangono quelli del movimento sciolto, come Ahmad al-Qatawna, capo del gruppo parlamentare ed ex membro del comitato esecutivo dei Fratelli giordani, e definisce l’operazione un «rebranding cosmetico». L’analisi chiarisce la portata della designazione da parte degli Stati Uniti, nel gennaio 2026, delle sezioni libanese, giordana, egiziana e sudanese dei Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - B'nai Brith Canada - record di 6.800 episodi di antisemitismo nel 2025
Il 27 aprile, B'nai Brith Canada e la sua Lega per i diritti umani pubblicano il Rapporto annuale sugli episodi di antisemitismo relativo all'anno 2025. L'organizzazione ha registrato 6.800 episodi, pari a 18,6 al giorno, il totale più alto da quando è stato avviato il monitoraggio nel 1982. Si tratta di un aumento del 9,4% su base annua e del 145,6% rispetto al 2022, l’ultimo anno prima degli attacchi del 7 ottobre. L’analisi rileva 6.491 casi di molestie, 299 di vandalismo e dieci atti di violenza fisica. Richard Robertson, direttore della ricerca e delle attività di advocacy, definisce la situazione una «crisi nazionale» e chiede un approccio «pan-governativo». Il rapporto ricorda il contesto in cui, nel settembre 2025, il governo federale ha presentato il disegno di legge C-9 sui crimini d’odio.
Leggi nell'edizione → - LFI - polemica sul riconoscimento dell'entrismo
Il 21 aprile Atlantico pubblica un articolo di Hugues Serraf che riprende le dichiarazioni di Nadia Meziane, attivista che si presenta pubblicamente come islamista, la quale rimprovera a Jean-Luc Mélenchon di negare l’esistenza di un’influenza islamista all’interno di La France insoumise. Il testo viene pubblicato all’indomani delle elezioni al CNOUS del 1° aprile (vedi S18) e delle conclusioni della commissione d’inchiesta parlamentare sui legami tra partiti politici e movimenti islamisti.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Israele - Nordic Monitor descrive Hizb ut-Tahrir come una «fonte di radicalizzazione» dopo l'attacco al consolato israeliano di Istanbul
In un’inchiesta pubblicata da Nordic Monitor, Abdullah Bozkurt documenta l’attentato dinamitardo del 7 aprile contro il consolato israeliano a Istanbul, in cui due dei tre attentatori erano legati a Hizb ut-Tahrir. L’articolo ripercorre le vicende di Onur Çelik, che da due anni frequentava una sede dell’organizzazione a Gebze, e di Abdulkadir Ercan, reclutato da Hizb ut-Tahrir nel 2007 e successivamente da al-Qaeda e dallo Stato Islamico. Ricorda la sentenza della Corte costituzionale turca del 2018 che ha depenalizzato il gruppo nonostante le precedenti designazioni amministrative e presenta Hizb ut-Tahrir come una struttura legalista che funge da canale verso la violenza jihadista.
Leggi nell'edizione → - Israele / Europa - Il JISS pubblica un articolo di Eran Lerman in cui si esorta a non rinunciare all'Europa nonostante l'attivismo islamista
Il generale di brigata (in riserva) Eran Lerman, ex numero due del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, pubblica un articolo per il JISS in cui individua nell’attivismo islamista radicale uno dei fattori alla base delle manifestazioni anti-israeliane in Europa, senza però considerarlo l’unica spiegazione. Egli distingue i movimenti islamisti organizzati dalle opinioni più diffuse tra il pubblico europeo e formula sei raccomandazioni strategiche per Israele, tra cui il rafforzamento dei legami con la Grecia, Cipro e l’Europa centrale.
Leggi nell'edizione → - Europa - antisemitismo e «alleanza rosso-verde»
In un articolo pubblicato il 22 aprile da Gatestone, Nils A. Haug analizza la recrudescenza dell’antisemitismo in Europa a partire dal 7 ottobre 2023. L'autore individua quella che definisce una «alleanza rosso-verde» tra una parte della sinistra occidentale e i movimenti islamisti organizzati, e sostiene che Israele non debba basare la propria sicurezza sulla protezione delle cancellerie europee.
Leggi nell'edizione → - Europa - analisi strategica del JISS
In una nota pubblicata dal JISS il 20 aprile, Gabi Siboni ed Erez Winner propongono un’analisi della posizione europea dopo il conflitto in Iran, che attribuiscono a una combinazione di «dipendenza dalla pace», immigrazione mal regolamentata e disinvestimento in materia di sicurezza. La pubblicazione fa seguito alla nota di Eran Lerman del 21 aprile (in prima pagina) sull’agenda europea di Israele e offre un quadro di riferimento per i dibattiti in corso sul ruolo dell’Islam politico nella società europea.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti - 11° Muslim Advocacy Day al Campidoglio: la Fondazione RAIR mette in guardia sulla presenza dell’USCMO e del CAIR
Dal 20 al 21 aprile, l’US Council of Muslim Organizations (USCMO) ha organizzato la sua 11ª Giornata Nazionale di Sensibilizzazione Musulmana al Campidoglio, che ha riunito oltre mille delegati provenienti da 33 Stati per circa 260 incontri con i membri del Congresso. La RAIR Foundation, in un comunicato pubblicato il 9 aprile e aggiornato all’apertura dell’evento, chiede ai parlamentari di rifiutare questi incontri sulla base dei precedenti documentati del CAIR e dell’ICNA, identificate da diversi analisti come vicine alla corrente frerista statunitense. La vicenda coincide con la proposta di legge presentata il 9 aprile dal deputato Chip Roy (R-TX) volta a designare il CAIR come «Special Designated Global Terrorist».
Leggi nell'edizione → - Québec - Il leader del PQ usa il termine « frerismo »
Nel corso di un’assemblea pubblica organizzata il 15 aprile dal Centro consultivo per le relazioni ebraiche e israeliane (CIJA), Paul St-Pierre Plamondon, leader del Partito del Québec, ha parlato della « frerismo » come «una realtà documentata in diversi paesi europei» che, secondo lui, Ottawa si rifiuterebbe di documentare in Canada. Il 22 aprile, La Presse e Le Devoir riportano la replica del governo federale, che accusa il leader del PQ di diffondere «una teoria del complotto», e la richiesta di un incontro da parte del Consiglio nazionale dei musulmani canadesi (CNMC). Il 25 aprile, La Presse riporta che il leader del PQ «tende una mano» alle comunità culturali, menzionando la presenza di candidati musulmani nei collegi elettorali di Jeanne-Mance–Viger e Anjou–Louis-Riel.
Leggi nell'edizione → - Québec - la reazione del CNMC alla dichiarazione sul « frerismo »
Il 22 aprile, Le Devoir pubblica il punto di vista complementare contenuto nella risposta del Consiglio nazionale dei musulmani canadesi (CNMC). Stephen Brown, direttore generale dell’organizzazione, afferma di essersi sentito «scioccato» e ritiene che la dichiarazione di Paul St-Pierre Plamondon «semi la sfiducia nei confronti dei quebecchesi di fede musulmana». Il leader del Partito Quebecchese si dice «aperto a un eventuale incontro», ma ritiene che le sue posizioni siano «inconciliabili» con quelle dell’organizzazione.
Leggi nell'edizione → - Macdonald-Laurier Institute - dialogo tra Phillips e Babb
Il 16 aprile, il Macdonald-Laurier Institute pubblica una puntata di «Inside Policy Talks» con la commentatrice britannica Melanie Phillips e Casey Babb, direttrice del programma «The Promised Land» dell’istituto. La discussione verte sulla difficoltà dell’Occidente nel concepire l’Islam come progetto politico, e non solo come religione personale. La puntata fa seguito al lavoro di Casey Babb sulle reti frerista nordamericane e rientra nella finestra temporale di 14 giorni individuata dal monitoraggio.
Leggi nell'edizione → - Francia - Il sindacato UNI denuncia l'ingresso degli Studenti musulmani di Francia nel CNOUS
A seguito delle elezioni nazionali del 1° aprile presso il Centro nazionale delle opere universitarie e scolastiche, una lista comune che riuniva l’Unione studentesca (vicina a *La France insoumise*), la Federazione sindacale studentesca e gli Studenti musulmani di Francia (EMF) ha ottenuto il 32,1% dei voti e tre seggi. Il sindacato UNI denuncia un’alleanza che consente all’EMF, presentato da Florence Bergeaud-Blackler come il ramo studentesco dei Fratelli Musulmani in Francia, di accedere per la prima volta alla massima istanza rappresentativa studentesca e ai finanziamenti pubblici ad essa associati.
Leggi nell'edizione → - CNOUS - alleanza di estrema sinistra / EMF
Boulevard Voltaire analizza l'alleanza elettorale che ha permesso agli Studenti musulmani di Francia di entrare nel CNOUS, descritta come un caso di «entrismo» frerista facilitato dai sindacati studenteschi vicini a La France insoumise. L’articolo sottolinea come, grazie a questa rappresentanza, sia possibile accedere ai finanziamenti pubblici destinati alla vita studentesca.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Europa - I governi europei inaspriscono i controlli sulla Diyanet turca
In un’inchiesta firmata da Levent Kenez, Nordic Monitor illustra in dettaglio le misure adottate da diversi Stati europei – Germania, Francia, Austria, Paesi Bassi, Belgio – contro la Direzione degli affari religiosi turca. Blocco dei conti bancari delle fondazioni affiliate, norme di trasparenza finanziaria, incentivi alla formazione del clero a livello locale anziché importarlo dalla Turchia: le autorità considerano ormai la Diyanet come «il braccio lungo» di Ankara piuttosto che come un’istituzione religiosa indipendente.
Leggi nell'edizione → - Libano / Europa - Gatestone analizza le operazioni di Hezbollah e l’«indignazione selettiva» delle capitali europee
In un articolo pubblicato il 18 aprile, Majid Rafizadeh documenta la cronologia degli attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano, le successive violazioni del cessate il fuoco a partire dal 2024 e l’insediamento delle infrastrutture militari del gruppo in zone civili libanesi. L’autore critica la doppia morale delle condanne internazionali, che reagiscono alle risposte israeliane senza mettere in discussione le provocazioni del gruppo controllato dall’Iran. Il testo integra lo studio del DPI austriaco (15 aprile) sulle operazioni finanziarie di Hezbollah in Europa.
Leggi nell'edizione → - Turchia - nuova strategia religiosa globale di aggiramento
Il 16 aprile il Middle East Forum ha pubblicato un’inchiesta di Abdullah Bozkurt che documenta la risposta turca alle restrizioni europee analizzate nella stessa settimana dal Nordic Monitor. Anziché inviare imam da Ankara, la Diyanet forma ora il personale a livello locale attraverso il proprio Programma internazionale di teologia, diversifica i propri finanziamenti grazie a fondazioni e donazioni ed estende la propria rete di influenza religiosa, educativa e umanitaria a oltre 140 paesi. L’articolo costituisce un approfondimento complementare all’inchiesta di Nordic Monitor (in prima pagina).
Leggi nell'edizione → - I leader europei e l'islamismo - editoriale di Guy Millière
Gatestone pubblica un articolo di Guy Millière in cui si rimprovera ai leader dell’Europa occidentale la loro passività nei confronti dell’islamismo politico e dell’Iran. L’autore cita la diplomazia francese, britannica e tedesca, che ritiene ridotta a mere dichiarazioni di «preoccupazione», e ricolloca il dibattito nel contesto di decenni di immigrazione non integrata nell’Europa occidentale.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti / Qatar - Il Gatestone Institute chiede il divieto di Al-Jazeera
In un articolo pubblicato il 13 aprile, Bassam Tawil sostiene che l’emittente qatariota Al-Jazeera funga da veicolo di propaganda per Hamas e le organizzazioni legate a Fratelli Musulmani. L’autore documenta diversi casi di «giornalisti» palestinesi della redazione che appartenevano anche al braccio armato di Hamas, riprende i lavori del MEMRI sui contenuti antisemiti dell’emittente e invita Washington e le capitali occidentali ad avviare una procedura per designarla come entità che sostiene il terrorismo.
Leggi nell'edizione → - Nuñez - «metodo delicato» contestato
Sulla scia della visita di Laurent Nuñez alla Grande Moschea di Parigi (12 marzo) e del suo ritorno in Senato (8 aprile), diversi articoli di opinione criticano il «metodo morbido» del ministro dell’Interno: Causeur, Atlantico (4 aprile) e Boulevard Voltaire (9 aprile) mettono in discussione i suoi «cambiamenti di rotta» sull’islamismo e la sua posizione sul velo delle bambine, in vista del disegno di legge sul separatismo atteso per la fine di aprile in Consiglio dei ministri.
Leggi nell'edizione → - Unione europea - Il Gatestone Institute accusa la Commissione europea di finanziare strutture legate a Fratelli Musulmani
In un articolo di Robert Williams pubblicato il 17 aprile, il Gatestone Institute afferma che la Commissione europea, attraverso i propri programmi, finanzia organizzazioni legate al movimento frerista come ENAR (European Network Against Racism) e FEMYSO (Forum of European Muslim Youth and Student Organisations), nonostante le sue smentite. Il testo si basa su un rapporto del dicembre 2025 secondo cui questi gruppi «sfruttano i finanziamenti dell’UE per portare avanti la propria agenda». L’autore denuncia un circolo vizioso di autolegittimazione: il riconoscimento istituzionale europeo consente a questi attori di ottenere ulteriori finanziamenti, mentre l’accusa di «islamofobia» dissuaderebbe i responsabili dall’agire.
Leggi nell'edizione → - Austria / Europa - Il Dokumentationsstelle pubblica uno studio sulle operazioni finanziarie di Hezbollah in Europa
Il Centro di documentazione sull'Islam politico (DPI), con sede a Vienna, pubblica uno studio a cura di Lina Khatib (Chatham House) con il contributo dell'esperta Anrike Visser. Il rapporto analizza le strutture finanziarie di Hezbollah in Europa e ne documenta l’intreccio con aziende che operano a livello mondiale, nonché con circuiti economici sia legali che illegali.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - La Free Speech Union presenta ricorso contro la definizione governativa di «ostilità anti-musulmana»
La FSU ha inviato a Steve Reed, segretario di Stato per le Comunità, una lettera di 34 pagine in cui annuncia un ricorso giurisdizionale contro la definizione governativa di «ostilità anti-musulmana». L’istanza denuncia sei motivi di illegittimità, in particolare il ricorso a concetti vaghi come «prejudicial stereotyping» o «negative characteristics». Parallelamente, un’associazione sikh ha lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere l’azione legale.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Associazione sikh contro la definizione di “ostilità anti-musulmana”
Un'associazione sikh ha lanciato una campagna di crowdfunding per aderire al ricorso legale presentato dalla Free Speech Union contro la definizione governativa di «ostilità anti-musulmana», ritenendo che questo concetto giuridico vago minacci la libertà di espressione sulle questioni religiose.
Leggi nell'edizione → - Parlamento europeo - dibattito sugli obiettivi frerista
Un evento tenutosi presso il Parlamento europeo, riportato dall’European Times, è stato dedicato agli obiettivi del movimento dei Fratelli Musulmani in Europa e oltre, sulla scia della designazione federale statunitense delle sezioni libanese, giordana, egiziana e sudanese.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti - L'Università dell'Indiana ammette di avere legami istituzionali con un'organizzazione benefica fittizia collegata ad Hamas
A seguito di una lettera inviata da otto rappresentanti eletti dell’Indiana, l’università ha confermato che la sua Muslim Philanthropy Initiative (MPI) aveva organizzato, nel luglio 2025 e poi nel gennaio 2026, a Istanbul e in Indonesia, corsi di formazione congiunti con Hayat Yolu, designata il 12 marzo 2026 dall’OFAC come «organizzazione benefica fittizia» che finanzia Hamas. L’università ha sospeso le attività del programma e annunciato una revisione di tutte le sue partnership.
Leggi nell'edizione → - Indiana University - sospensione delle collaborazioni MPI
L'indagine interna condotta dall'Indiana University ha concluso che la sua Muslim Philanthropy Initiative non aveva violato né la legge federale né quella statale, poiché le attività con Hayat Yolu erano cessate prima della designazione dell'OFAC del 12 marzo. L’università ha tuttavia sospeso la stipula di nuove partnership, rivisto le collaborazioni in corso e annunciato un rafforzamento delle proprie procedure di due diligence.
Leggi nell'edizione → - JNS - Copertura nazionale del caso IU / Hayat Yolu
Il Jewish News Syndicate documenta la cronologia degli scambi tra la MPI e Hayat Yolu, ricordando che la designazione dell’OFAC del 12 marzo riguardava quattro «organizzazioni benefiche fittizie» turche che avevano fornito un «sostegno materiale significativo» a Hamas.
Leggi nell'edizione → - Francia - Nuñez torna a parlare davanti al Senato delle sue dichiarazioni «infelici» alla Grande Moschea di Parigi
Il ministro dell’Interno ha ammesso una «formulazione infelice» durante il suo intervento del 12 marzo alla Grande Moschea di Parigi, dove aveva parlato di «sviluppare» e «far conoscere meglio» l’Islam. Ha ribadito la sua opposizione personale al velo per le bambine, pur mantenendo la rotta del suo progetto di legge sul separatismo, atteso per la fine di aprile in Consiglio dei ministri.
Leggi nell'edizione → - Belgio - Bruxelles minimizza la minaccia frerista nonostante il rapporto francese del maggio 2025
Un rapporto dei servizi di sicurezza belgi, reso pubblico a metà aprile, riconosce che i Fratelli Musulmani mirano, a lungo termine, all’instaurazione di un regime islamico, ma conclude che non rappresentano «una minaccia immediata». Il testo contraddice frontalmente il rapporto francese del maggio 2025, che identificava il Belgio come polo europeo del movimento. Florence Bergeaud-Blackler vi vede «l’impotenza» dei servizi belgi di fronte a una sovversione ideologica non violenta.
Leggi nell'edizione → - Turchia - La Diyanet rinuncia all’invio di imam e forma in loco i propri dirigenti europei
Nel corso di un'audizione davanti a una sottocommissione parlamentare turca il 2 aprile, la Diyanet ha illustrato in dettaglio la propria strategia per aggirare le restrizioni europee: anziché inviare imam dalla Turchia, ora forma in loco, attraverso il proprio Programma internazionale di teologia (UIP), studenti della diaspora per poi reimpiegarli con contratti locali. Il sistema consolida una rete di 1.243 laureati provenienti da 15 paesi.
Leggi nell'edizione → - Italia - espulsione di un imam pakistano
Le autorità italiane hanno espulso l'imam Ali Kashif da Brescia a seguito di un'indagine con telecamera nascosta che lo ha ripreso mentre giustificava, in base a motivi religiosi, il matrimonio delle bambine sin dalla loro prima mestruazione. La prefettura ha addotto come motivazione una minaccia all’ordine pubblico, in un contesto in cui è in fase di elaborazione una legge italiana contro il separatismo islamista.
Leggi nell'edizione → - Spagna - regolarizzazione di massa
Il governo Sánchez ha regolarizzato oltre 500.000 migranti in situazione irregolare, consentendo loro di ottenere la cittadinanza e, successivamente, la libera circolazione nello spazio Schengen. Diverse analisi esprimono preoccupazione per l’impatto sulla diffusione delle reti islamiste in tutta l’UE.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti - MEMRI chiede che gli Stati Uniti li designino a livello federale Fratelli Musulmani
In un rapporto firmato da Steven Stalinsky, direttore esecutivo del MEMRI, il think tank osserva che i Fratelli Musulmani sono già stati designati come organizzazione terroristica da tre paesi arabi (Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita), ma non da Washington. Lo studio documenta la presenza operativa delle reti della Fratellanza negli Stati Uniti, in Europa (Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Austria, Irlanda) e persino in Argentina, e formula sette raccomandazioni per un’azione coordinata a livello federale negli Stati Uniti.
Leggi nell'edizione → - New York - attentato sventato a Brooklyn
Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato la dichiarazione di colpevolezza di Muhammad Shahzeb Khan, cittadino pakistano residente in Canada, il quale ha ammesso di aver tentato di entrare negli Stati Uniti per compiere una strage ispirata dallo Stato Islamico in un centro ebraico di Brooklyn, prevista in occasione dell’anniversario degli attacchi di Hamas del 7 ottobre.
Leggi nell'edizione → - Australia - Douglas Murray ripercorre l'ascesa e la caduta giudiziaria di Tariq Ramadan
Su *The Spectator Australia*, Douglas Murray analizza la condanna in contumacia a 18 anni di reclusione inflitta al nipote di Hassan al-Banna dal tribunale penale di Parigi (25 marzo). L’articolo si interroga non tanto sulla caduta quanto sull’ascesa: come ha fatto un intellettuale dalle credenziali contestate a diventare il «musulmano moderato» ufficiale delle cancellerie e delle università occidentali, a costo di un doppio linguaggio a seconda del pubblico?
Leggi nell'edizione → - Predicatori antisemiti - rivista politica
Un'analisi esamina la revoca del visto concessa da Canberra al predicatore bangladese Shaykh Ahmadullah e si interroga sulla capacità delle democrazie di adottare una dottrina comune nei confronti dei predicatori islamisti stranieri.
Leggi nell'edizione → - Francia - Il RAMF di Le Bourget autorizzato all’ultimo momento dal tribunale amministrativo
A meno di due ore dall'apertura, il tribunale amministrativo di Parigi ha sospeso il decreto prefettizio di divieto emanato su richiesta di Laurent Nuñez, ripristinando così lo svolgimento del 40° Incontro Annuale dei Musulmani di Francia al Parco delle Esposizioni di Le Bourget (3-6 aprile). Il giudice dei provvedimenti d’urgenza ha ritenuto che i rischi di turbativa dell’ordine pubblico invocati – attacco terroristico, contro-manifestazioni – non fossero «dimostrati» dagli atti depositati. L’evento, organizzato da Musulmans de France (ex UOIF, vicina a Fratelli Musulmani), si è svolto sotto stretta sorveglianza di sicurezza.
Leggi nell'edizione → - Francia - Nuñez presenta un nuovo disegno di legge contro il separatismo islamista
Il ministro dell'Interno ha annunciato un provvedimento presentato alla fine di aprile in Consiglio dei ministri, che proroga la legge del 2021. Il provvedimento prevede lo scioglimento accelerato delle organizzazioni islamiste, il congelamento amministrativo dei beni, il divieto di pubblicazioni per ragazzi che incitino all’odio e un controllo rafforzato delle strutture di accoglienza collettive per minori. L’annuncio ha coinciso con il divieto e la successiva autorizzazione giudiziaria del raduno di Le Bourget.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Rapporto della Henry Jackson Society
Il rapporto di Emma Schubart continua ad avere ripercussioni politiche: Nigel Farage e Restore Britain chiedono la messa al bando dei Fratelli Musulmani, ritenendo che l'attuale politica britannica «si basi su valutazioni ormai superate». Il Partito Laburista rimane in silenzio.
Leggi nell'edizione → - Turchia / Europa - inasprimento della linea nei confronti del Diyanet
Nordic Monitor rivela, sulla base di un'audizione parlamentare turca, che diversi governi europei (Germania, Paesi Bassi, Austria, Belgio, Francia) hanno rafforzato i propri controlli finanziari e religiosi sul Diyanet, che impiega 2.430 funzionari all’estero al servizio della proiezione politica di Ankara.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti - Chip Roy presenta un disegno di legge per designare il CAIR come «Specialy Designated Global Terrorist»
Il deputato texano ha presentato il “Designating Hamas Affiliates in America Act of 2026”, volto a inserire il Council on American-Islamic Relations nell’elenco federale delle organizzazioni terroristiche globali. Il testo prevede il congelamento dei beni, la revoca dello status fiscale 501(c)(3) e il divieto per qualsiasi cittadino statunitense di interagire con l’organizzazione. Il progetto si inserisce nel quadro dell’intensificarsi dell’azione federale contro le reti legate a Fratelli Musulmani, a seguito delle designazioni effettuate dal Texas e dalla Florida.
Leggi nell'edizione → - Stati Uniti - Florida: DeSantis promulga la legge che classifica il CAIR come organizzazione terroristica
Il governatore Ron DeSantis ha firmato una legge che autorizza lo Stato a designare alcune organizzazioni come «terroristiche» e a espellere gli studenti che le sostengono. Il testo prende di mira esplicitamente il CAIR, già oggetto di un decreto esecutivo bloccato da un giudice federale a gennaio. La legge, dal canto suo, procede secondo i termini previsti e suscita aspre critiche in materia di libertà di espressione e rispetto del giusto processo.
Leggi nell'edizione → - Associazione Musulmana del Canada - mobilitazione per Al-Aqsa
La MAC, identificata da diversi anni come uno dei principali punti di riferimento del movimento frerista in Nord America, ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui denuncia le restrizioni imposte da Israele alla moschea di Al-Aqsa e ha mobilitato le proprie reti locali per una campagna nazionale.
Leggi nell'edizione → - Australia - Visto revocato per un predicatore bangladese
Canberra ha revocato il visto al predicatore Shaykh Ahmadullah per dichiarazioni antisemite, impedendogli di portare avanti il suo tour in Australia. Il Ministero dell’Interno sta valutando un divieto permanente; il predicatore è inoltre legato al Jamaat-e-Islami, branca ideologica dei Fratelli Musulmani.
Leggi nell'edizione → - Francia - Tariq Ramadan condannato in contumacia a 18 anni di reclusione per stupro
Il tribunale penale di Parigi ha condannato Tariq Ramadan, nipote di Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, a 18 anni di reclusione, con l’emissione di un mandato di arresto internazionale e il divieto definitivo di ingresso sul territorio francese. Assente dal processo sin dall’inizio per motivi di salute contestati dai periti giudiziari, l’ex star della predicazione si è rifugiato in Svizzera. Il verdetto chiude un capitolo: quello di una figura che per due decenni è stata il volto intellettualmente rispettabile del discorso frerista in Europa.
Leggi nell'edizione → - Francia - Florence Bergeaud-Blackler: «I Fratelli Musulmani covano le loro uova nel nido di LFI»
All’indomani di un’ampia vittoria di LFI a Roubaix, sostenuta dal voto musulmano, l’antropologo sviluppa su CNEWS la sua tesi sul «parassitismo di covata»: i Fratelli Musulmani si insedierebbero nei partiti-ospite già affermati per farvi maturare i propri obiettivi politici, al riparo dalle accuse di islamofobia. Un’analisi che prosegue la battaglia ideologica avviata dal rapporto ministeriale del maggio 2025.
Leggi nell'edizione → - Nizza - denuncia per diffamazione presentata da un imam
Otmane Aïssaoui, presidente dell’Unione dei musulmani delle Alpi Marittime, ha sporto denuncia contro Gilbert Collard, CNews e il giornale *Frontières*, che lo accusano di vicinanza ai Fratelli Musulmani dopo il primo turno delle elezioni comunali a Nizza. Il caso pone la controversia legale relativa alla qualifica di «frerista» al centro delle campagne elettorali comunali.
Leggi nell'edizione → - Regno Unito - Il Partito Laburista è stato invitato a vietare i Fratelli Musulmani in seguito al rapporto della Henry Jackson Society
Il think tank Henry Jackson Society ha pubblicato alla fine di marzo un rapporto a firma di Emma Schubart in cui si chiede la messa al bando dei Fratelli Musulmani nel Regno Unito. Il testo ritiene che la politica britannica «si basi su valutazioni obsolete» e denuncia un «contesto operativo permissivo» di fronte a un graduale infiltrarsi nelle istituzioni. Reform UK e Restore Britain sostengono il divieto; il Partito Laburista è stato pubblicamente interpellato.
Leggi nell'edizione → - Italia - rapporto sulle “zone off-limits”
La fondazione New Direction (conservatori europei) pubblica un rapporto che evidenzia la sovrarappresentazione della popolazione musulmana in sette paesi europei. Fratelli d’Italia riprende la questione per denunciare la formazione di «società parallele» e chiedere una legge italiana contro il separatismo.
Leggi nell'edizione → - Editoriale del Washington Post - L'Europa sotto influenza
Un articolo di opinione pubblicato il 26 marzo sottolinea l'espansione delle reti frerista in Europa, in contrasto con il loro declino in Medio Oriente, ripreso dalla stampa statunitense per sostenere la tesi a favore di un divieto a livello federale.
Leggi nell'edizione → - Dipartimento di Stato - denominazione sudanese
Dopo aver designato come organizzazioni terroristiche i gruppi libanesi, giordani ed egiziani a gennaio, il 16 marzo Washington ha designato i Fratelli Musulmani sudanesi come organizzazione terroristica, proseguendo la sua campagna di pressione in vista dell'offensiva legislativa di aprile.
Leggi nell'edizione → - Canada - Un rapporto indipendente giudica «gravemente carente» la verifica fiscale della Muslim Association of Canada
La perizia della giurista Michelle Gallant (Università del Manitoba), commissionata dalla MAC, contesta le constatazioni di non conformità dell’Agenzia delle Entrate canadese, la sanzione di 1,3 milioni di dollari e la raccomandazione di revoca dello status di ente di beneficenza legate alle accuse di affiliazione a Fratelli Musulmani. Il rapporto alimenta il dibattito in vista delle audizioni parlamentari.
Leggi nell'edizione → - Australia - monitoraggio del divieto di Hizb ut-Tahrir
Le autorità proseguono nell'attuazione delle nuove leggi contro l'incitamento all'odio, applicate per la prima volta il 6 marzo contro Hizb ut-Tahrir, estendendo le indagini alle reti ad esso collegate.
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