Nota introduttiva e metodologia
Il presente rapporto è una sintesi ragionata e fedele delle argomentazioni sviluppate dalla giornalista e ricercatrice italiana Maria Zuppello in quattro testi redatti tra il 2019 e il 2024. Non si tratta quindi di un’indagine indipendente, bensì di una ricostruzione ordinata della sua argomentazione, delle sue fonti e dei suoi casi di studio.
I quattro testi utilizzati sono: (1) l'articolo di sintesi «The Threat of Islamic Radicalism in Latin America» (Diálogo, 21 ottobre 2024); (2) la recensione di Emili J. Blasco del libro di Zuppello «Il Jihad ai Tropici. Il patto tra terrorismo islamico e crimine organizzato in America Latina» (Paese Edizioni, Roma, 2019); (3) « L’Iran è collegato agli attacchi falliti di Hezbollah in America Latina » (Investigative Project on Terrorism, 13 marzo 2024); e (4) «I jihadisti del Sudamerica: uno sguardo alle reti affiliate ad Al-Qaeda designate dagli Stati Uniti in Brasile e nell’area del Triplice Confine» (15 febbraio 2022).
Riserve sul metodo. La stessa autrice sottolinea che diverse affermazioni – in particolare le presunte visite di Osama bin Laden e Khalid Sheikh Mohammed nella regione della Triplice Frontiera negli anni ’90 – si basano su fonti di intelligence anonime e rimangono «difficili da confermare». Questi elementi vengono riportati tali e quali, con il loro grado di incertezza. Il rapporto distingue, per quanto possibile, i fatti accertati in sede giudiziaria (condanne, sanzioni del Tesoro statunitense, operazioni di polizia) dalle ipotesi analitiche.
Posizionamento. La tesi di Zuppello si inserisce in una scuola di pensiero (vicina a think tank quali la Foundation for Defense of Democracies) attenta alla minaccia iraniana e al nesso tra terrorismo e criminalità organizzata in America Latina.
Sintesi esecutiva
L'argomentazione centrale di Maria Zuppello è che l'America Latina non è né una terra marginale né un semplice rifugio per il jihadismo globale, ma uno spazio funzionale integrato nell'economia del terrorismo internazionale: al tempo stesso «distributore di banconote» (finanziamento) e «punto cieco» (occultamento, rifugio, preparazione di attentati).
La sua argomentazione si articola in sei punti:
- Una minaccia a due teste, ma convergente. Hezbollah (proxy sciita dell’Iran) e lo Stato Islamico (ISIS, sunnita) sono ideologicamente opposti, ma in America Latina condividono lo stesso terreno: l’ascesa dell’antisemitismo dalla guerra di Gaza, una visione anti-occidentale, il reclutamento di personale locale e il proselitismo nelle comunità indigene.
- Una svolta strategica: il reclutamento di “locali”. L’operazione Trapiche (polizia federale brasiliana, novembre 2023) ha messo in luce un nuovo metodo utilizzato da Hezbollah: affidare gli attentati a reclute locali prive di impegno ideologico, per diluire la responsabilità e far passare un attentato per un crimine d’odio antisemita.
- Un modello di proselitismo basato sulle vulnerabilità sociali. In Perù (centro Inkarri-Islam) come nell’Amazzonia brasiliana, le reti sfruttano la povertà e l’emarginazione delle comunità indigene: un «modello Afghanistan/Pakistan» trasposto nelle Ande e nella foresta.
- Finanziamenti legati alla criminalità organizzata.Riciclaggio tramite criptovalute, contrabbando (sigarette elettroniche, tabacco), traffico di cocaina, settore halal: la chiave del successo risiede in un'alleanza di fatto con le organizzazioni criminali latinoamericane.
- Antiche teste di ponte geografiche. La Triplice Frontiera (Brasile-Paraguay-Argentina) rimane l'epicentro storico del finanziamento di Hezbollah; Trinidad e Tobago costituisce il contingente più numeroso di combattenti stranieri dell’emisfero in termini pro capite; il Venezuela chavista ha fatto da «hub» iraniano.
- Un vuoto giuridico e un ostacolo politico. Solo cinque dei trentatré paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno designato Hezbollah come organizzazione terroristica. Il Brasile non lo ha fatto, e la posizione anti-israeliana del presidente Lula è presentata dall'autrice come un fattore aggravante.
1. Contesto generale: una “jihad tropicale”
Il punto di partenza di Zuppello, come sintetizzato nella recensione del suo libro Il Jihad ai Tropici (2019), è uno spostamento dello sguardo. Si associa spontaneamente il jihad al Medio Oriente, al Sahel africano o all’area Afghanistan-Pakistan-India. Eppure anche l’America Latina occupa un posto in questa geografia, ma in modo particolare.
La regione svolge in questo contesto due ruoli complementari. Innanzitutto un ruolo di finanziamento: la cocaina è per gli islamisti ciò che l’eroina è per i talebani, una risorsa da cui traggono profitto. In secondo luogo, un ruolo di occultamento: le spiagge caraibiche o brasiliane sono «l’ultimo posto che verrebbe in mente come nascondiglio per i jihadisti». Da qui l’immagine, coniata dall’autrice, dei «jihadisti da caipirinha»: elementi radicalizzati che vivono con apparente normalità nel contesto latinoamericano, ma inseriti in reti criminali più sinistre di quanto il soprannome lasci intendere.
Il sottotitolo dell’opera – «Il patto tra terrorismo islamico e criminalità organizzata in America Latina» – riassume l’argomentazione. Il Brasile vi viene identificato come il fulcro dei collegamenti con il resto della regione e con le strutture internazionali dei vari gruppi jihadisti. Zuppello documenta in particolare il legame tra il predicatore salafita Imran Hosein e la radicalizzazione di Samy Amimour, uno dei terroristi dell’attentato al Bataclan (Parigi, 2015), nonché le ramificazioni dei brasiliani arrestati durante l’operazione Hashtag, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio (2016).
La domanda che pone è duplice: l’America Latina diventerà «il nuovo distributore di denaro del jihad globale»? Oppure «qualcos’altro: un rifugio per combattenti stranieri in fuga, o una nuova piattaforma per gli attentati – o entrambe le cose»?
2. Il reclutamento: dalla diaspora alla “popolazione locale”
2.1 Il reclutamento di cittadini locali (Hezbollah e ISIS)
Secondo Emanuele Ottolenghi (Foundation for Defense of Democracies), citato dall’autrice, l’operazione Trapiche – che, nel novembre 2023, ha sventato una serie di attacchi di Hezbollah contro le comunità ebraiche in Brasile – ha messo in luce una strategia inedita del proxy iraniano: il reclutamento di «locali» per compiere gli attentati. La logica è descritta esplicitamente come un cambiamento di dottrina: esternalizzare la responsabilità penale a terzi.
«Con il moltiplicarsi degli episodi di antisemitismo nel mondo, un attacco riuscito avrebbe potuto essere spacciato per un crimine d’odio ordito da estremisti locali, piuttosto che per un’operazione orchestrata da Hezbollah.» - Emanuele Ottolenghi (Fondazione per la Difesa delle Democrazie)
Questo ricorso a terzi non è una novità da parte iraniana: già nel 2021, tre cittadini azeri hanno tentato di assassinare la dissidente Masih Alinejad a New York; nello stesso anno, un agente iraniano ha reclutato due criminali colombiani per colpire uomini d’affari e diplomatici israeliani e statunitensi.
Per quanto riguarda l’ISIS, la radicalizzazione avviene soprattutto tramite Internet. Zuppello cita il caso di Fábio Samuel da Costa Oliveira, 20 anni, condannato nel luglio 2024 a sette anni di reclusione per terrorismo e reclutamento di minori: insieme a un amico, radicalizzatosi online, stava pianificando attacchi contro le ambasciate israeliana e statunitense in Brasile e cercava di reclutare adolescenti a San Paolo e Rio. In Argentina, nell’agosto 2024, è stata smantellata una rete jihadista locale nella provincia di Mendoza, che utilizzava i social network e le app di messaggistica per diffondere la propaganda dell’ISIS e preparare attacchi contro obiettivi ebraici.
Distinzione analitica fondamentale, formulata da Rashmi Singh (Pontificia Universidade Católica de Minas Gerais): «La grande differenza è che i locali reclutati dall’Hezbollah non hanno, finora, alcun legame ideologico con l’organizzazione, a differenza dei giovani radicalizzati dall’ISIS. » L’Hezbollah recluta semplici esecutori; l’ISIS converte militanti.
2.2 Il proselitismo nelle comunità indigene
Il secondo fronte del reclutamento prende di mira le popolazioni indigene, sfruttando il terreno fertile costituito dalla povertà e dall’emarginazione. Due casi di studio strutturano l’argomentazione.
Il Perù e il centro Inkarri-Islam. Nell’ottobre 2023, il colonnello Max Anhuamán, all’epoca capo della Direzione antiterrorismo peruviana (Dircote), affermò che le manifestazioni politiche di quel periodo erano state infiltrate da giovani peruviani radicalizzati in Iran. Indica come reclutatore Edwar Quiroga Vargas, un attivista indigeno peruviano che, secondo Ottolenghi, «si è convertito all’Islam sciita e ha studiato per tre mesi in Iran con Mohsen Rabbani» – la mente dell’attentato all’AMIA (Buenos Aires, 1994, 85 morti). Al suo ritorno in Perù, Quiroga Vargas ha fondato Inkarri-Islam, il primo centro culturale sciita del Paese.
«Inkarri-Islam incarna perfettamente la strategia iraniana di fusione degli insegnamenti tradizionali indigeni con l’Islam sciita rivoluzionario. Mettendo a confronto narrazioni simili – la credenza sciita nel ritorno del Mahdi e i miti indigeni come il ritorno dell’Inca – Quiroga ha conferito al suo centro una parvenza di legittimità, pur perseguendo un programma radicale per conto dell’Iran.» - Emanuele Ottolenghi
L'Amazzonia brasiliana. Nello Stato dell'Amazzonia è stata recentemente scoperta una rete di salafiti – che condividono la stessa ideologia dell’ISIS – che convertiva giovani indigeni e li portava in Turchia. Rashmi Singh vede in questo la riproduzione di uno schema collaudato:
«Ciò che emerge è che il drammatico livello di povertà in Amazzonia viene sfruttato e che queste comunità indigene sono completamente prive di diritti e non ricevono un’istruzione adeguata da parte delle istituzioni. È esattamente lo stesso modello utilizzato in Afghanistan e in Pakistan, quando i giovani venivano reclutati per la jihad nelle madrasse.» - Rashmi Singh (PUC Minas Gerais)
3. Il finanziamento illecito e il nesso con la criminalità organizzata
Secondo Zuppello, il pilastro della presenza jihadista in America Latina è di natura finanziaria. Hezbollah e l’ISIS si stanno nuovamente avvicinando in questa regione attraverso attività illecite, in primo luogo il riciclaggio tramite criptovalute.
3.1 Riciclaggio di denaro, criptovalute e contrabbando
La seconda fase dell’operazione Trapiche ha portato alla luce una rete di riciclaggio di diversi milioni messa in piedi da Hezbollah attraverso tabaccherie. I conti bancari aperti dai suoi membri per occultare parte dei profitti derivanti dal contrabbando di sigarette elettroniche facevano parte di un sistema gestito da criminali brasiliani, che riciclavano miliardi di reais tramite criptovalute.
L'uso delle criptovalute viene presentato come un anello debole sfruttato anche dalle diverse branca dell'ISIS: l'attacco al Crocus City Hall di Mosca (22 marzo 2024, oltre 140 morti) è stato infatti finanziato con criptovalute. Lucas Webber (Tech Against Terrorism; The Soufan Center) approfondisce il ragionamento:
«In altre parti del mondo, si vedono filiali e membri dell’ISIS raccogliere criptovalute online. È quindi probabile che queste reti latinoamericane, ormai estese, possano aumentare la raccolta di fondi in questo modo. L’ISIS è inoltre attivo nei mercati illegali (…), il che potrebbe diventare una tendenza in crescita in America Latina.» - Lucas Webber (Tech Against Terrorism / The Soufan Center)
Jessica Davis (Insight Threat Intelligence) sottolinea la difficoltà operativa che ne deriva: la natura frammentata di queste reti fa sì che «la maggior parte delle persone che inviano fondi sia sconosciuta ai servizi di sicurezza, il che rende molto difficile bloccare i movimenti di denaro prima di un attentato».
3.2 La diaspora libanese, il halal e i percorsi storici
La recensione dell’opera del 2019 documenta la profondità storica di questi circuiti. Il traffico illecito genera milioni di dollari di denaro sporco riciclato attraverso circuiti internazionali, con un ruolo centrale delle «comunità della diaspora libanese» insediate a La Guaira, sull’isola di Margarita (Venezuela), nella zona franca di Colón (Panama) e nella Triplice Frontiera.
Zuppello sottolinea inoltre il settore halal e le sue certificazioni, in crescita esponenziale, che le autorità antiterrorismo di diversi paesi sospettano servano da copertura per il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro. Il commercio di carne halal sarebbe servito, in particolare, da copertura per decine di ispettori iraniani del settore carne che si sono stabiliti in modo permanente nella regione. Queste indagini hanno contribuito a far sì che diversi paesi latinoamericani riconoscessero per la prima volta, nel 2019, Hezbollah come gruppo terroristico.
4. Il collegamento iraniano e la Triplice Frontiera
4.1 L'asse Teheran-Caracas e l'alleanza «rossa-verde»
Nella prefazione all’opera di Zuppello, Ottolenghi sottolinea il legame tra elementi jihadisti e alcuni settori della sinistra latinoamericana, in particolare la sinistra bolivariana. Il messaggio estremista, scrive, «non differisce molto dalla retorica della rivoluzione anti-imperialista della sinistra radicale, profondamente radicata da decenni in America Latina».
È questo il fondamento dell’«alleanza rosso-verde»: il tema unificante è la «resistenza all’imperialismo americano». L’analisi sostiene che la creazione di un’alleanza strategica tra Teheran e Caracas abbia aperto all’Iran, alle Guardie della Rivoluzione e a Hezbollah le porte della regione, con il Venezuela che è diventato un «hub» per gli agenti iraniani. Dall’ascesa al potere di Hugo Chávez, la convergenza tra Venezuela e Iran avrebbe facilitato l’ottenimento di passaporti venezuelani da parte di radicali islamisti, i quali avrebbero anche preso parte al traffico di cocaina in cui sarebbe stato coinvolto lo stesso Stato venezuelano.
4.2 La Triplice Frontiera: l'epicentro finanziario storico
La Triplice Frontiera (Brasile-Paraguay-Argentina) è il punto di riferimento imprescindibile quando si parla di Hezbollah in America Latina. Gli attentati di Buenos Aires – all’ambasciata di Israele (1992) e all’AMIA (1994) – avevano lì la loro origine operativa e, da allora, i legami finanziari di questa «zona» geografica con il gruppo sciita sono stati ampiamente documentati.
Il procuratore argentino Alberto Nisman, assassinato nel 2015, nel suo rapporto del 2013 sulle reti terroristiche iraniane aveva segnalato il ruolo centrale di Trinidad e Tobago nei piani iraniani e aveva individuato il coinvolgimento del trinidadiano Kareem Ibrahim – condannato all’ergastolo per il tentato attentato all’aeroporto JFK di New York (2007) – con il regime iraniano e con Yasin Abu Bakr, fondatore del gruppo Jamaat al-Muslimeen (autore di un tentativo di colpo di Stato nelle Antille nel 1990).
4.3 L'operazione Trapiche: la «mano» dell'Iran dietro Hezbollah
L'articolo del marzo 2024 approfondisce l'aspetto iraniano dell'operazione Trapiche. Secondo i documenti della polizia federale brasiliana ottenuti dall’Investigative Project on Terrorism, i due ideatori ricercati dall’Interpol – Mohamad Khir Abdulmajid (siriano naturalizzato brasiliano) e Haissam Houssim Diab (libanese) – avevano solidi legami con il Centro culturale islamico di beneficenza di Brasilia (CCBIB), un centro sciita finanziato dall’Iran dal 2019. Abdulmajid ne è stato il principale promotore nel 2019, pur rimanendo assente dalla struttura ufficiale – un passo indietro interpretato come deliberato.
La rete clericale è al centro della dimostrazione. Lo statuto del centro si ispirava a un progetto dello sceicco Mohammed Sadeq Maadel (Moaddel Ebrahimi), a lungo braccio destro di Bilal Mohsen Wehbe – designato nel 2010 dal Tesoro statunitense come «principale rappresentante di Hezbollah in Sudamerica, responsabile della supervisione del controspionaggio del gruppo nella zona della Tripla Frontiera». Un rapporto dell’International Institute for Counter-Terrorism (Università Reichman) sostiene che Ebrahimi potrebbe far parte della gerarchia clericale di Hezbollah, o addirittura del suo nuovo Dipartimento per le relazioni esterne (FRD), rendendolo non un semplice guida spirituale, ma forse un «ufficiale di collegamento» (handler) che collega Teheran alle comunità sciite di tutto il mondo.
5. Hezbollah: l'intreccio operativo con il narcotraffico
L'articolo del marzo 2024 illustra in dettaglio l'architettura finanziaria del piano brasiliano. Non potendo onorare le somme promesse alle loro reclute, Diab e Abdulmajid – piccoli commercianti della diaspora sciita locale, tra l’altro imparentati – hanno indotto la polizia a indagare sull’origine dei fondi.
La risposta rimanda all'organizzazione interna di Hezbollah: l'External Security Organization (ESO), incaricata degli attentati internazionali, avrebbe finanziato il complotto brasiliano tramite la sua filiale, il Business Affairs Component (BAC), che supervisiona il traffico di droga e il riciclaggio di denaro per finanziare le attività terroristiche, l'acquisto di armi e il sostegno alle famiglie dei combattenti.
I legami criminali di Diab sono stati tracciati con precisione: collegamento con il trafficante libanese Akram Abed Ali Kachmar (perquisizione a Ciudad del Este, Paraguay, nel 2017); appartenenza alla rete di traffico gestita dal finanziere di Hezbollah Ali Issa Chamas (condannato a 42 mesi a Miami per traffico di cocaina verso gli Stati Uniti, poi nuovamente in Paraguay); contatti telefonici con agenzie di cambio, tra cui la Chams Exchange, sanzionata dal Tesoro statunitense nel 2019 per riciclaggio di «narcodollari» tra una decina di paesi; contatti con Sobhi Fayad, finanziatore di Hezbollah nella Tripla Frontiera, sanzionato già dal 2006.
6. Trinidad e Tobago e i Caraibi: un focolaio sottovalutato
Zuppello dedica un approfondimento specifico a Trinidad e Tobago, che Sanjay Badri-Maharaj, consigliere del Ministero della Sicurezza nazionale, descrive come «un covo di idee radicali, in particolare legate allo Stato Islamico».
Il dato saliente: queste isole caraibiche hanno fornito il maggior numero di combattenti stranieri pro capite di tutto l’emisfero occidentale: almeno 130 persone sono partite per ingrossare le file dell’ISIS, la maggior parte delle quali è morta in combattimento o è detenuta nei campi in Siria e in Iraq. L’estremismo, tuttavia, continua a crescere in queste zone.
L'autrice sottolinea tre fattori di rischio a livello regionale. Innanzitutto, la comparsa di nuove bande criminali di ispirazione islamista (come «Unruly ISIS»), che prendono il posto della storica Jamaat al-Muslimeen. In secondo luogo, la diffusione del fenomeno delle bande: secondo il rapporto 2024 dell’UNODC, nel 2023 nel Paese erano state censite 186 bande e circa 1.700 presunti membri, quasi tutti integrati in strutture più ampie. Infine, l’assenza dell’obbligo di visto per i cittadini di Trinidad che viaggiano nel resto dei Caraibi, il che comporta il rischio di una diffusione regionale della minaccia, esacerbata dal conflitto in Medio Oriente.
Zuppello rileva infine un paradosso strategico: l’ISIS e l’ISIS-KP, ideologicamente opposti a Hezbollah e all’Iran, «traggono tuttavia vantaggio da questo conflitto e dai sentimenti ostili presenti nel mondo musulmano riguardo al conflitto israelo-palestinese, che utilizzano per potenziare il reclutamento, la propaganda e la raccolta di fondi » (Lucas Webber).
7. Al-Qaeda in Brasile e nella Triplice Frontiera: il contesto storico
L'articolo del febbraio 2022 documenta la presenza più antica: quella di Al-Qaeda. Il 22 dicembre 2021, il Tesoro statunitense ha aggiunto alla propria lista dei terroristi una rete brasiliana di individui e società legati ad Al-Qaeda: Haytham Ahmad Shukri Ahmad Al-Maghrabi (egiziano naturalizzato, stabilitosi in Brasile nel 2015, presentato come uno dei primi membri della rete e agente di collegamento con Ahmed Mohammed Hamed Ali, capo delle operazioni paramilitari di Al-Qaeda per l’Afghanistan, coinvolto negli attentati del 1998 contro le ambasciate statunitensi in Tanzania e in Kenya); Mohamed Sherif Mohamed Awadd (arrivato nel 2018, coinvolto nella stampa di denaro contraffatto); e Ahmad Al-Khatib (sceicco di origine libanese, in Brasile da 32 anni, presidente dell’ONG «Livro Aberto» che fornisce assistenza ai rifugiati siriani).
Il caso Al-Khatib illustra il «doppio gioco» dei facilitatori. Sanzionato da Washington in quanto facilitatore finanziario di Al-Qaeda, è stato inoltre indagato (senza essere incriminato) dalla giustizia brasiliana nell’ambito dell’operazione Hashtag – la rete filo-Stato Islamico smantellata nel 2016 prima dei Giochi di Rio, grazie a una segnalazione dell’FBI. Nel gruppo Telegram «Defenders of Sharia», alcuni membri lo citavano tra le poche «autorità religiose» del Brasile che condividevano la loro visione e sostenevano l’ISIS. Egli ha negato qualsiasi coinvolgimento («Al-Qaeda non esiste nemmeno in Brasile; quella gente negli Stati Uniti ha una fantasia da Hollywood»).
Zuppello ne trae una conclusione analitica di grande rilevanza: in America Latina, molte persone lavorano contemporaneamente per diverse organizzazioni terroristiche, sebbene questi gruppi siano in conflitto tra loro in altre parti del mondo.
«Per gli estremisti islamici, l’America Latina funge da fonte di finanziamento per la jihad: un luogo dove finanziare attività terroristiche, far transitare cocaina e agenti in vista di eventuali attacchi sul suolo americano, e riciclare denaro. Questo spiega il doppio ruolo di questi facilitatori, al servizio di gruppi rivali. Non hanno alcun motivo di combattersi; al contrario, è più vantaggioso collaborare e condividere il mercato illecito latinoamericano.» - Maria Zuppello
L'articolo ripercorre le tappe storiche (riportate con cautela dall'autrice): la testimonianza resa al Congresso da Roger Noriega (2011), che collega lo sceicco Khaled Taky El Din alla rete di Hezbollah nella Tripla Frontiera e menziona la presunta accoglienza riservata a Bin Laden e a Khalid Sheikh Mohammed nel 1995; le agende di Abu Zubaydah (2002) in cui compare un numero paraguaiano (Ali Nizar Dahroug, accusato di aver inviato dieci milioni di dollari per finanziare Al-Qaeda e Hamas); il finanziatore di Hezbollah Assad Ahmad Barakat, con presunti legami con Bin Laden; o ancora Khaled Hussein Ali, presentato come il capo della sezione di propaganda online di Al-Qaeda (Jihad Media Battalion) con base in Brasile. L’autrice precisa che molti di questi elementi – tra cui la visita di Bin Laden a Foz do Iguaçu – rimangono «difficili da verificare».
8. Il vuoto giuridico e l'ostacolo politico
Il filo conduttore dei quattro testi è l'esistenza di un vuoto giuridico che garantisce una quasi impunità. Due esempi ricorrono con insistenza.
La non retroattività della legge antiterrorismo brasiliana. Nel caso Hashtag, Al-Khatib e due coimputati (Antônio Andrade, Vitor Barbosa) non sono stati incriminati «perché, nonostante l’abbondanza di prove a sostegno del sostegno e della promozione dello Stato Islamico, tutte le conversazioni registrate erano anteriori all’entrata in vigore della legge 13.260/2016». Il Brasile ha adottato una legislazione antiterrorismo solo nel marzo 2016, non retroattiva, e un decreto che ratifica le sanzioni dell’ONU contro Al-Qaeda e l’ISIS solo a partire dal luglio 2016. Allo stesso modo, Khaled Hussein Ali, arrestato nel 2009, ha trascorso solo 21 giorni in carcere in mancanza di un capo d’accusa applicabile.
La mancata designazione di Hezbollah. Solo cinque dei trentatré paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno ufficialmente designato Hezbollah come organizzazione terroristica: il Brasile non figura tra questi. Pertanto, Zuppello ritiene improbabile che Diab e Abdulmajid, rifugiati in Libano, possano essere condannati ai sensi della legislazione antiterrorismo brasiliana.
Il fattore politico. L'autrice collega questo vuoto alla congiuntura politica. Riporta, citando la Federazione Israelita dello Stato di San Paolo, un aumento degli episodi antisemiti in Brasile, che mette in relazione con le dichiarazioni del presidente Lula da Silva che accusano Israele di «genocidio» a Gaza – dichiarazioni che sono valse a Lula la dichiarazione di persona non grata da parte del capo della diplomazia israeliana. Secondo lei, «questo vuoto giuridico, unito alla posizione anti-israeliana di Lula, potrebbe creare nuove minacce, non solo in Brasile ma in tutta l’America Latina».
9. Valutazione complessiva e aspetti da tenere in considerazione
Al termine di questa sintesi, la tesi di Zuppello può essere riassunta in una formula: l’America Latina è diventata un’infrastruttura condivisa del terrorismo transnazionale, dove gruppi nemici altrove (Hezbollah sciita, ISIS e Al-Qaeda sunniti) cooperano di fatto perché la logica dominante non è ideologica, ma economica e logistica.
Secondo i suoi studi, quattro dinamiche meritano particolare attenzione:
- La convergenza tra terrorismo e criminalità organizzata, che rende le reti resilienti e difficili da classificare giuridicamente (reato di diritto comune vs terrorismo).
- L'esternalizzazione a reclute locali, che confonde l'attribuzione degli attentati e sfrutta l'ascesa dell'antisemitismo come copertura.
- Il focus sulle popolazioni vulnerabili (popolazioni indigene andine e amazzoniche), trasposizione di un modello di radicalizzazione già collaudato altrove.
- I punti ciechi istituzionali: lacune legislative, mancata designazione di Hezbollah, libera circolazione nei Caraibi, opacità delle criptovalute e delle donazioni religiose non tassate.
L’autrice raccomanda, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani (agosto 2021) che ha sconvolto gli equilibri, un rafforzamento dei controlli non solo nella Triplice Frontiera ma in tutto il subcontinente, con particolare attenzione ai flussi finanziari nazionali e internazionali e alle donazioni religiose esenti da imposte, che sfuggono in gran parte al monitoraggio delle istituzioni finanziarie.
Fonti primarie
Corpus di Maria Zuppello analizzato:
- Maria Zuppello, «La minaccia del radicalismo islamico in America Latina», Diálogo Américas, 21 ottobre 2024.
- Emili J. Blasco (recensione), «The caipirinha jihadists» - su Maria Zuppello, Il Jihad ai Tropici. Il patto tra terrorismo islamico e crimine organizzato in America Latina, Paese Edizioni, Roma, 2019, 215 p.
- Maria Zuppello, «L’Iran è coinvolto negli attacchi falliti di Hezbollah in America Latina», Investigative Project on Terrorism (IPT), 13 marzo 2024.
- Maria Zuppello, « I jihadisti del Sudamerica: uno sguardo alle reti affiliate ad Al-Qaeda designate dagli Stati Uniti in Brasile e nell’area del Triplice Confine », 15 febbraio 2022.
Esperti e istituzioni citati dall'autrice: Emanuele Ottolenghi (Foundation for Defense of Democracies); Rashmi Singh (PUC Minas Gerais); Lucas Webber (Tech Against Terrorism / The Soufan Center); Jessica Davis (Insight Threat Intelligence); Sanjay Badri-Maharaj (Ministero della Sicurezza Nazionale di Trinidad e Tobago); il defunto procuratore Alberto Nisman; International Institute for Counter-Terrorism (Università Reichman); UNODC (rapporto del 2024 sulle bande caraibiche); Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (designazioni del 2006, 2010, 2019, 2021).
Dott.ssa Florence Bergeaud-Blackler
Antropologa, ricercatrice presso il CNRS (HDR)
Presidente e fondatrice del CERIF - Centre Européen de Recherche et d'Information sur le Frérisme
cerif.eu