Punti chiave
- Un semplice cambio di etichetta: il gruppo di lavoro sostituisce la parola «islamofobia», ormai politicamente logora, con «ostilità anti-musulmana». La portata è identica, ma il nuovo termine, meno connotato, è più facilmente adottato dalle amministrazioni e dalle imprese.
- Una soglia abbassata: in inglese, «hostility» ha un senso più ampio di «hatred» (l'odio). Comprende il semplice fatto di non gradire, di disapprovare o di opporsi a qualcosa. Un disaccordo argomentato può quindi bastare a ricadere sotto la definizione.
- Giudice e parte: i membri del gruppo di lavoro che hanno redatto la definizione sono anche i dirigenti dell'organismo designato dal governo per sorvegliarne l'applicazione (il British Muslim Trust, dotato di 2,6 milioni di sterline di fondi pubblici). Le stesse persone producono la norma, la applicano e ne traggono beneficio.
- Una reintroduzione mascherata di un dispositivo controverso: i Non-Crime Hate Incidents - segnalazioni di polizia di fatti non penalmente rilevanti motivati dall'odio - sono in via di abbandono a causa delle lesioni alla libertà di espressione che comportano. La nuova definizione li ripristina di fatto, ma a beneficio di un solo gruppo religioso.
1. Contesto
Per un pubblico di lettori non britannico, diversi elementi di contesto, tutti tratti dal rapporto stesso, devono essere richiamati per cogliere la posta in gioco del testo.
Una sequenza politica distesa su quasi dieci anni
Il dibattito britannico sulla definizione ufficiale dell'«islamofobia» risale al 2018, quando l'All-Party Parliamentary Group (APPG) on British Muslims - struttura parlamentare trasversale ai partiti - propose una definizione secondo cui «l'islamofobia è radicata nel razzismo e costituisce un tipo di razzismo che prende di mira le espressioni della musulmanità o della musulmanità percepita». Questa definizione APPG, richiamata più volte dagli autori, costituisce la matrice a partire dalla quale va compresa tutta l'evoluzione successiva. L'attuale governo laburista ha istituito un gruppo di lavoro, presieduto dal Rt Hon Dominic Grieve KC, ex Attorney General, incaricato di produrre una nuova definizione ufficiale.
Un progetto reso pubblico tramite una fuga di notizie organizzata
Il 15 dicembre 2025, il testo del progetto è stato trasmesso alla BBC. Nell'ora successiva al primo tweet del giornalista destinatario, la Baroness Shaista Gohir, membro del gruppo di lavoro, ha pubblicato un comunicato di 500 parole che confermava l'autenticità del testo e chiedeva al governo di adottarlo «senza indugio». Gli autori notano che questa pubblicazione è avvenuta all'indomani di un attentato islamista che aveva fatto quindici morti in Australia, sottolineando l'inopportunità della tempistica dell'operazione. Il rapporto rivela inoltre che la fuga di notizie è stata parziale: non sono stati comunicati alla stampa (i) un elenco di esempi di enunciati non qualificabili come ostili, e (ii) una clausola che autorizza le amministrazioni e le imprese ad adottare le proprie definizioni, eventualmente più ampie.
Il testo del progetto
Il progetto si compone di tre paragrafi.
Il primo qualifica come «ostilità anti-musulmana» il fatto di commettere o incoraggiare atti criminali (violenza, vandalismo, molestie, intimidazione «fisica, verbale, scritta o comunicata per via elettronica») diretti contro musulmani o persone percepite come tali a causa della loro religione, etnia o aspetto. Il secondo paragrafo prende di mira «la stereotipizzazione pregiudizievole e la razzializzazione dei musulmani, in quanto gruppo collettivo dotato di caratteristiche determinate, al fine di attizzare l'odio nei loro confronti». Il terzo estende la nozione a «la discriminazione vietata quando il comportamento in questione - inclusa la creazione o l'uso di pratiche e pregiudizi in seno alle istituzioni - mira a svantaggiare i musulmani nella vita pubblica ed economica».
Il substrato giuridico britannico mobilitato
Il rapporto rinvia a diversi testi che è importante identificare per un lettore continentale.
Il Crime and Disorder Act 1998 definisce il reato a carattere razzista o religioso come «motivato in tutto o in parte da un'ostilità verso i membri di un gruppo razziale o religioso». Il Sentencing Act 2020 riprende la stessa nozione di ostilità come circostanza aggravante. L'Equality Act 2010 definisce la razza attraverso «il colore, la nazionalità o le origini etniche o nazionali».
Questi tre testi costituiscono il quadro giuridico in vigore che, secondo gli autori, si tratta di aggirare.
Il dispositivo dei Non-Crime Hate Incidents (NCHI) - registrazione da parte della polizia britannica di fatti non costitutivi di reato ma segnalati come motivati dall'odio - è anch'esso centrale: circa 13 000 NCHI sono stati registrati nel 2024. La sentenza pronunciata dalla Corte d'appello nel caso Harry Miller ha criticato la soglia «eccezionalmente bassa» di queste registrazioni e il loro «effetto dissuasivo» sulla libertà di espressione.
Gli attori istituzionali ricorrenti
Il rapporto fa riferimento a diverse organizzazioni che il lettore non britannico deve poter collocare, poiché il loro intreccio costituisce il cuore del dispositivo denunciato. Il Muslim Council of Britain (MCB) è una federazione islamica a lungo tenuta a distanza dai successivi governi britannici, di ogni partito, a causa di posizioni giudicate incompatibili con i valori democratici; è oggi diretto da Wajid Akhter, di cui Policy Exchange ha documentato nel gennaio 2025 dichiarazioni pubbliche problematiche, in particolare l'appello affinché i musulmani britannici crescano i loro figli a identificarsi prioritariamente come musulmani piuttosto che come britannici. Il Muslim Women's Network, diretto da Shaista Gohir - lei stessa membro del gruppo di lavoro governativo - si è distinto qualificando come «ostilità verso i musulmani» la copertura mediatica di una corsa di moschea che escludeva le donne e le ragazze, dimostrando l'uso estensivo che intende fare del vocabolario che contribuisce a definire.
L'estromissione di Tell Mama è di per sé rivelatrice. Questa organizzazione, fondata da Fiyaz Mughal e attiva da tredici anni nel monitoraggio degli atti anti-musulmani, disponeva di un'esperienza sul campo unica; è stata appena messa da parte a favore di una struttura nuova e senza esperienza, il British Muslim Trust (BMT), dopo quella che Mughal definisce una «campagna di denigrazione». Ora il BMT, dotato fino a 2,6 milioni di sterline di fondi pubblici per sorvegliare l'applicazione della futura definizione, è diretto da Akeela Ahmed - che siede precisamente nel gruppo di lavoro incaricato di redigere questa definizione. In altre parole, la stessa persona redige la norma e ne diventa l'operatrice ufficiale, retribuita con fondi pubblici.
Il BMT è inoltre cofinanziato e cocontrollato dall'Aziz Foundation, creata dal promotore immobiliare Asif Aziz. Questa fondazione finanzia contemporaneamente MEND (Muslim Engagement and Development), l'Islamophobia Response Unit e l'Islamophobia Awareness Month, e collabora strettamente con il MCB - vale a dire l'insieme delle strutture che da anni militano per l'adozione di una definizione vincolante dell'islamofobia. La stessa fonte di finanziamento alimenta così i gruppi che rivendicano la definizione e l'organismo governativo che dovrebbe controllarne l'applicazione. L'East London Mosque, una cui manifestazione dell'ottobre 2025 - una corsa che escludeva le donne e le ragazze più grandi - ha alimentato la controversia mediatica, completa questa mappatura in quanto attore che cerca di far riqualificare la critica legittima come «ostilità anti-musulmana».
Ciò che appare qui non è dunque una pluralità di attori indipendenti, ma un dispositivo integrato in cui le stesse persone e gli stessi finanziatori ricoprono contemporaneamente i ruoli di produttore della norma, di applicatore istituzionale e di beneficiario.
Lo sfondo britannico del dibattito
Due dossier contestuali sono implicitamente evocati. Da un lato, i grooming gangs: lo scandalo di Rotherham, le carenze della polizia imputate al timore di essere qualificati come «razzisti», e la constatazione di una sovrarappresentazione di British Pakistanis in queste reti di violenze sessuali di gruppo - tema che il progetto di definizione, secondo gli autori, renderebbe difficile evocare pubblicamente. Dall'altro, la politica antiterrorismo: il rapporto ricorda che il terrorismo islamista è responsabile del 94% dei morti per terrorismo in Gran Bretagna nel corso dell'ultimo quarto di secolo, proporzione ancora più elevata negli ultimi dieci anni, e che il dispositivo Prevent è apertamente contestato dall'Aziz Foundation in quanto «nuoce attivamente ai musulmani».
Un primo intervento di Policy Exchange
Gli autori indicano di aver pubblicato nell'ottobre 2025 una prima nota, The Islamophobia Definition Observatory, che anticipava lo slittamento terminologico dall'«islamofobia» all'«ostilità anti-musulmana». Il presente rapporto ne costituisce il seguito, dopo la fuga di notizie di dicembre.
2. Tesi centrale
La sostituzione terminologica è strategica, non sostanziale. Eliminando la parola «islamofobia», divenuta politicamente ingombrante, il gruppo di lavoro si dota di un vocabolo meno connotato, dunque più facilmente utilizzabile dagli ambienti militanti e più facilmente adottabile dalle istituzioni pubbliche e private. Gli autori dimostrano che il campo semantico di «hostility» - attestato dai dizionari come comprensivo del semplice fatto di «non gradire», «non essere d'accordo» o «opporsi» - è strutturalmente più ampio di quello di «hate». La stessa Law Commission, citata nel rapporto, distingue «hatred» (condizione del reato di istigazione all'odio) da una «hostility» che include semplice sgradevolezza, derisione o offesa: «l'odio è qualcosa di più della semplice ostilità, o della derisione, o dell'offesa».
3. Struttura argomentativa
Il rapporto articola sei dimostrazioni.
a) Continuità dottrinale
Fin dal rapporto Runnymede Trust del 1997 - prima comparsa significativa del termine nel dibattito pubblico britannico - l'islamofobia era stata definita come «un'ostilità infondata verso l'islam». La stessa Shaista Gohir ha qualificato il nuovo testo come «definizione dell'islamofobia che non si chiama islamofobia». Il compromesso annunciato è dunque un repackaging.
b) Estensione del campo del controllo del discorso
Gli autori mobilitano un corpus di usi comprovati del termine «ostilità» da parte degli attori militanti per neutralizzare la critica legittima. Alcuni esempi: la copertura mediatica di una corsa organizzata dall'East London Mosque da cui erano escluse le donne e le ragazze più grandi, qualificata dal Muslim Women's Network nell'ottobre 2025 come «attenzione mediatica sproporzionata... che riflette un'ostilità più generale verso i musulmani piuttosto che una vera preoccupazione per la parità delle donne»; un'intervista qualificata come «impressionante per la sua ostilità» di Emma Barnett su BBC Woman's Hour con Zara Mohammed, ex segretaria generale del MCB, nel 2021, intervista che gli autori notano essere in realtà «del tutto normale»; la denuncia da parte del MCB di una presunta «lunga storia di ostilità verso i musulmani britannici» da parte di Policy Exchange; il boicottaggio della polizia di Rotherham nel 2015 con la motivazione dell'«ostilità» dopo lo scandalo dei grooming gangs, il cui leader, Muhbeen Hussain, ha poi svolto un ruolo chiave nella redazione della definizione APPG 2018.
c) Una fuga di notizie troncata e una delega in bianco alle istituzioni
Gli autori rivelano che il testo trasmesso alla BBC è stato deliberatamente privato di due elementi decisivi, scelta che illumina la strategia di comunicazione del gruppo di lavoro.
Il primo elemento occultato è l'elenco degli enunciati che la definizione considera non ostili - vale a dire ciò che resta lecito dire pubblicamente. Questo elenco, presentato come una garanzia per la libertà di espressione, si rivela in realtà restrittivo: autorizza ad esempio la critica teologica dell'islam - dibattito puramente dottrinale, poco suscettibile di essere sanzionato in una società secolarizzata - ma non autorizza l'enunciazione di un fatto statistico comprovato e documentato da diverse inchieste britanniche ufficiali, ossia la sovrarappresentazione dei British Pakistanis nei casi di grooming gangs (reti organizzate di violenze sessuali contro minorenni). In altre parole, la definizione protegge la controversia religiosa astratta ma rende attaccabile la constatazione fattuale che disturba. Ciò che l'elenco risparmia è secondario; ciò che non risparmia è precisamente quanto era stato, nel caso Rotherham, al cuore dello scandalo delle carenze della polizia motivate dalla paura di essere qualificati come «razzisti».
Il secondo elemento occultato è ancora più grave: il progetto contiene una clausola che autorizza le amministrazioni pubbliche, gli enti locali, le forze di polizia, le università, gli ospedali e le imprese private ad adottare, se lo desiderano, le proprie definizioni dell'«ostilità anti-musulmana» - potenzialmente più ampie di quella del governo. Concretamente, ogni comune, ogni direzione delle risorse umane, ogni dirigente di istituto potrà estendere la definizione a sua discrezione, senza controllo centralizzato e senza dibattito parlamentare. Gli autori definiscono questa disposizione una carta bianca istituzionale: trasforma un testo che si presenta come misurato in una matrice di declinazioni illimitate, lasciando agli attori più militanti - in particolare nei servizi di «diversità» e negli organismi di mediazione - la possibilità di imporre localmente le formulazioni più estensive. Il dispositivo non si limita dunque ad abbassare la soglia di ciò che viene qualificato come ostile: delega a migliaia di livelli decisionali il potere di abbassarla ancora di più.
d) «Ostilità»
Il terzo paragrafo del progetto - riferito a «la creazione o l'uso di pratiche e pregiudizi in seno alle istituzioni... destinati a svantaggiare i musulmani nella vita pubblica ed economica» - apre secondo gli autori la strada a una contestazione sistemica dei dispositivi antiterrorismo e delle politiche migratorie. Il rapporto documenta diversi usi anteriori della parola «ostilità» in questo senso: Amnesty International nel 2021 che denunciava l'ambiente «ostile e degradante» creato dalla sorveglianza antiterrorismo; il Migrants' Rights Network che riqualificava lo Home Office come «Hostile Office» (ufficio ostile) da smantellare; Mary-Ann Stephenson, oggi presidente dell'Equality and Human Rights Commission, che chiedeva nell'aprile 2025 la fine della «politica ostile» verso i migranti illegali; il divieto controverso imposto ai tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv di assistere a una partita all'Aston Villa, giustificato da «tanta ostilità e incertezza». Il rapporto cita anche la presentazione fatta al gruppo di lavoro da Amira Elghawaby, Special Representative on Combating Islamophobia del governo canadese, che definisce l'islamofobia come comprensiva del fatto di «considerare e trattare i musulmani come una minaccia securitaria superiore [a quella degli altri] a livello istituzionale, sistemico e sociale». Il MCB, nella sua guida sul luogo di lavoro, estende la nozione di ostilità alle assenze di pause per la preghiera, alle «microaggressioni» non intenzionali e agli eventi professionali «deliberatamente organizzati in bar con alcolici».
e) Aggiramento del diritto esistente
La nozione di «razzializzazione dei musulmani» - accolta nel progetto e difesa con insistenza dal MCB e dall'East London Mosque - riprende in una forma accademicamente nobilitata la tesi APPG 2018. L'East London Mosque sostiene che «ogni definizione volta ad affrontare il razzismo anti-musulmano deve riflettere la realtà secondo cui i musulmani sono regolarmente presi di mira in quanto minoranza razzializzata, e non semplicemente in quanto seguaci di una fede». Ora, l'Equality Act 2010 definisce la razza attraverso criteri oggettivi (colore, nazionalità, origine etnica o nazionale), e l'Equality and Human Rights Commission ha già confermato che l'odio anti-musulmano non è giuridicamente una forma di razzismo. Il governo stesso ha riconosciuto che i riferimenti razziali della definizione APPG non erano «conformi all'Equality Act». L'obiettivo dei promotori sarebbe dunque, secondo gli autori, di far evolvere giurisprudenza e politica per sedimentazione normativa, sperando che l'adozione ufficiale di una definizione che include la «razzializzazione» trascini col tempo i tribunali e il legislatore.
f) Confusione tra giudice e parte
Akeela Ahmed, membro del gruppo di lavoro, è stata contemporaneamente nominata direttrice generale del British Muslim Trust (questa struttura, nuova e priva di esperienza nel sostegno alle vittime, sostituisce Tell Mama, estromessa dopo tredici anni di attività). Il suo presidente, Shabir Randeree, giustifica la sua creazione con «una sensazione crescente che l'odio anti-musulmano in questo paese non fosse registrato correttamente». Il BMT è cofinanziato e cocontrollato dall'Aziz Foundation legata al MCB, con Shaista Gohir e con Dominic Grieve (presidenza della Citizens' Commission on Islam, Participation and Public Life, progetto finanziato dall'Aziz Foundation, che raccomandava già «l'adozione di una definizione del pregiudizio anti-musulmano»). Il BMT sarà l'operatore quotidiano della definizione, entità consultata dalle istituzioni e probabile parte interveniente dinanzi alle giurisdizioni.
4. Tre operazioni analitiche trasferibili
Il rapporto presenta un interesse metodologico in sé: fornisce tre direzioni analitiche.
In primo luogo, la documentazione delle catene di finanziamento e di personale incrociato. Gli autori non si limitano a denunciare una convergenza ideologica: stabiliscono metodicamente, con il supporto di fonti primarie (documenti ufficiali, relazioni di attività, tweet archiviati, bilanci contabili), che le stesse persone e gli stessi finanziatori si ritrovano contemporaneamente nel gruppo di lavoro redattore, nell'organismo ufficiale di monitoraggio (BMT), nella fondazione principale di finanziamento (Aziz Foundation) e nelle strutture militanti beneficiarie (MCB, MEND).
In secondo luogo, l'opposizione tra definizione legale stabilizzata e definizione militante estensibile. Piuttosto che discutere sul terreno emotivo o comunitario, gli autori confrontano sistematicamente il progetto militante con il diritto esistente, testo per testo: l'Equality Act 2010 che definisce rigorosamente la razza attraverso criteri oggettivi, il Crime and Disorder Act 1998 che inquadra la nozione di ostilità, la giurisprudenza Miller che protegge la libertà di espressione. Questo metodo giuridico sposta il dibattito dal registro morale al registro costituzionale: mostra che il progetto di definizione non aggiunge una protezione supplementare a un vuoto giuridico, ma che tenta di aggirare un diritto già protettivo introducendovi nozioni che gli sono estranee (la «razzializzazione»).
In terzo luogo, l'identificazione di un meccanismo di riattivazione dissimulata. I Non-Crime Hate Incidents (NCHI) - registrazioni di polizia di fatti non penalmente rilevanti segnalati come motivati dall'odio - sono in via di abbandono nel Regno Unito perché la giurisprudenza e il dibattito pubblico ne hanno stabilito il carattere liberticida. Gli autori mostrano che la nuova definizione permetterebbe di ripristinarli di fatto, ma questa volta a beneficio esclusivo di un gruppo religioso. Questa operazione - abbandonare una norma generale controversa reintroducendola al contempo sotto forma di protezione categoriale - costituisce un pattern identificabile e riproducibile. Saperlo nominare permette di anticiparlo: in Francia, ogni reintroduzione di dispositivi abbandonati (schedatura delle opinioni, misure di polizia amministrativa contestate) sotto la copertura della protezione di una minoranza potrà essere individuata e denunciata secondo la stessa griglia di lettura.
Dr Florence Bergeaud-Blackler
Antropologa, ricercatrice presso il CNRS (HDR)
Presidente-fondatrice del CERIF - Centre Européen de Recherche et d'Information sur le Frérisme
cerif.eu